38. SABATOBLOGGER – I blog che seguo

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Faithonmars (Cafè Days) è uno spazio dove si chiacchiera delle cose che piacciono ad Alessia. Che l’entusiasmano in realtà, mi viene da dire, vedendo con quanta passione ne parla: musica, serie tv, libri, cani e cibo, dice nella presentazione, ma c’è anche altro, ad esempio arte. Aggiunge che può passare dal pessimismo di Schopenhauer allo shopping spensierato con la lunaticità tipica di uno scorpione, ma io mi trovo più d’accordo con la sua conclusione: in fondo, siamo tutti un po’ folli… il primo articolo scelti: “Love, anger, depression, joy and dreams. …And Zeppelin. Totally.” sarà che quando si comincia ad andare un po’ in là con gli anni, nella vita cominciano a entrare gli angeli. Metaforici, s’intende, almeno nel mio caso. Angeli che mangiano fagioli e hanno le ali molto impolverate, diciamo così. Un po’ di anni fa ne ho scoperto uno, che è poi quello di cui si parla nel post. Non ne avevo mai saputo niente fino a quel momento, ho ascoltato la sua versione di Hallelujah e da quel momento per me non la può cantare nessun altro. La sua voce, se non altro, è davvero quella di un angelo. Da lì sono approdata a Grace e poi tutte le altre. troppo poche, purtroppo, una vita molto breve, cui la musica ha comunque sicuramente dato i momenti più felici. Madonna-Munch mi ha fatto scoprire un quadro inaspettato: inaspettato perché interpreta il soggetto in modo inedito ma anche inaspettato perché pur rientrando nello stile dell’autore, lo vedo molto diverso dall’Urlo, in tanti sensi. Una bella lettura, quella di Alessia. Tra le recensioni di libri O theos, theos mu su Un Uomo di Oriana Fallaci che anche per me è stato uno di quei libri-svolta, di quelli che ti restano dentro.

Bloody Ivy (Niente panico) Il blog ha appena compiuto due anni, in un certo senso il mio e il suo sono coetanei (anche se il mio è formalmente più vecchio, ma di fatto la sua vita è cominciata due anni fa). L’augurio che prosegua è molto sentito perché è un blog davvero particolare, molto ben scritto e tratta temi appassionanti e non così frequenti: criminologia, demonologia, filosofia e il male in genere, ma anche molto su Trieste (compresa la cucina) e diversi tag. Argomenti quindi molto vari ma trattati con molta competenza, post che sono come dei saggi brevi (benché lunghi per gli standard del web, ma se uno è curioso, la lunghezza non conta) senza comunque prendersi troppo sul serio o limitarsi troppo, del resto sono argomenti che si prestano a spaziare notevolmente. Difficile scegliere tre post rappresentativi, per i miei personali gusti io vorrei proporvi Rigirare la frittata perché adoro i modi di dire in qualunque lingua e la loro origine; Parresia perché sebbene non conosca Foucault (come tante altre cose) quanto dovrei e vorrei, ho per lui una buona dose di ammirazione e persino un certo affetto (l’affetto che si riserva agli autori della propria adolescenza e prima giovinezza, immagino) da quando mi interessavo di criminologia nei miei studi universitari. Infine, il racconto Un Pazzo? di Guy de Maupassant, perché per quanto appartenga a un genere che non frequento molto, un grande scrittore è pur sempre un grande scrittore.

Circolo16 Un blog che mi piace moltissimo per l’idea che c’è dietro, per le persone che partecipano, perché non è solo un collettivo di scrittura, né un salotto, ma ha l’idea di provare, se non altro, ad avvicinare la cultura alle persone, alla vita pratica, al mondo nel suo complesso. Senza svilirla, beninteso, ma restituendole lo scopo primario di cambiare i lettori e forse, indirettamente, il mondo attraverso l’immedesimazione, il rispecchiamento nelle emozioni e nelle parti umane più profonde. Questo è il mio sentire e in questo mi sono ritrovata. Non necessariamente un impegno sociale nel senso stretto del termine (per quanto possa ben essere presente). Condividere una parte di sé è già una forma di partecipazione. Vi propongo questo post di Marian Translature sulla definizione del buon libro anche se (o meglio, proprio perché) sembra poi giungere alla conclusione che qualunque definizione rischi di rivelarsi al tempo stesso vaga e riduttiva. Le citazioni di Calvino sono bellissime, mi confermano che lui aveva già capito tutto dell’argomento 🙂 Un altro bel tema è A chi serve la poesia, domanda che poi si è forse estesa alla cultura in generale. Io ho un particolare affetto per l’inutile, nel senso delle cose che non hanno usi “pratici” ma servono a dare alla vita qualcosa in più. E allora, per restare in argomento, suggerisco ancora questa poesia di Natale Pace, Versi impuri che nel cuore raccolgo perché anche qui, mi ci rispecchio, specialmente negli ultimi versi.

Erodaria (Chiara): Un collettivo di identità varie, un essere umano, una donna semiadulta, una trimamma, un’agronoma (ma perché mai WP mi sottolinea ‘un’agronoma’ come errore?!) e varie altre cose in cui del resto credo ci potremmo riconoscere un po’ tutti. Il blog – aperto per incoscienza – è un minestrone (cito sempre Chiara) di desiderio di scrittura, di perle di pensiero divergente e filosofia “rubate” al mio amoroso trio di bimbe, di leggerezza e di assoluta inutilità. Ci trovano spazio per lo più cose piccole, qualche cosa media, di grandi cose proprio non se ne parla. Io lo adoro proprio perché ha la leggerezza che piace a me, non è vero poi che non tratti di cose grandi, solo che garbo, ironia e, appunto, leggerezza le fanno sentire più vicine. Mi piacciono tantissimo le sue filastrocche, allora ve ne propongo una sola, Ode al passato remoto, ma confido che poi vi venga voglia di leggerne altre e allora vi dico già che le trovate tutte qui, perché tra i tanti aspetti multipli, Erodaria è anche E-Rodari-A. Amo anche lo Zibaldone e glielo invidio un po’ perché per me, con due ragazzi già grandi, le occasioni di annotarsi invenzioni e fuochi d’artificio infantile si riducono, anche se il mio “piccolo”, pur ormai adolescente, è una bertuccia simpaticissima, ma la mimica è componente essenziale delle nostre risate. Comunque, questa è la prima puntata e ancora una volta, da lì scommetto che vi verrà voglia di proseguire. Ultimo dei tre La mia vita domestica in una manciata di film un po’ perché si parla, appunto, di film, un po’ perché mi ci riconosco, un po’ perché l’appellativo Signot Pàpici (che comunque troverete anche altrove, ovviamente) lo trovo incantevole come tutto il resto.

Boudoir77 (pagsy7): Simona sente moltissimo il Sud, io sento moltissimo il Nord, eppure ci si incontra in quella metà strada che non è solo la scrittura, è il mare, il vento, e il cielo. E’ una camera che può essere a nord e guardare a sud, e viceversa. E’ il riso e il sole dentro e l’istinto al canto. E’ l’amore per una terra, un’armonia di spazi, persone e natura, un luogo che ti spinge a fuggire e tu chiama e ti raggiunge se ti allontani, è un viaggio come la corrente elettrica attraverso i fili, in viaggio come acqua che discende a valle, in viaggio come aironi in cerca d’estate. Sono i libri e il teatro, il cinema e la fotografia, la musica e tutto quello che addolcisce giornate, pensieri e sentimenti. “Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta, e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo”, anche questa citazione di Virginia Woolf, che pure non amo (ok, fate conto che non l’abbia scritto) potrebbe essere un punto in comune. E dunque il blog, il boudoir, è una stanza dove esprimersi  liberamente, senza negare complessità e molteplicità ma riconducendole, forse, a una qualche forma di armonia. Come post ho scelto Shine on You Crazy Diamond e Ricomincio da me perché in entrambi si respira, nonostante l’amarezza, una gran voglia di nuovo inizio e la forza di riprendersi le cose buone. Mani d’inchiostro è una pagina, non un post, potete scorrerla tutta insieme o sorseggiarla piano piano ma credo valga la pena di arrivare fino in fondo.

Pensieri sparsi di una psicopatica (xoxangelxox) La follia come sapete mi piace, nel senso che quando è nella dose giusta in realtà la credo sintomo di equilibrio e saggezza. Mi piacciono i gatti neri e le parole sparse che cercano un senso nel turbinio della mente. Mi piace chi sa che non è possibile in fondo definirsi, né leggere definizioni altrui, senza uscirne con un gran mal di testa e senza saperne più di prima, perché le persone, tutte le persone, non si conoscono che da infiniti dettagli che vengono fuori nel tempo e dal tempo. Mi sembra molto carina l’idea (che un po’ invidio) di riuscire a dare spazio alla quindicenne che ancora vive dentro la trentenne e che nella vita di tutti i giorni deve farsi un po’ da parte. (Non che non mi sia successo qui di sfogare a più non posso una parte di me che al di fuori è un po’ più tenuta a freno). Visto il momento particolare ho scelto due post che parlano di viaggio, uno tra l’altro, I Love NYC, è dedicato all’America e a un senso di ritorno a casa che sono sicura proverò anch’io, benché a san Francisco non ci sia mai stata prima. Ma so che è casa mia. Bisogna ricominciare il viaggio invece è una citazione di Saramago, che faccio mia molto volentieri, la condivido in pieno. Me stessa 2.0 infine è un percorso in cui in parte pure mi riconosco, per trovare dietro la se stessa un po’ troppo buona, chiusa in una gabbia che sarà pure d’oro, ma sempre gabbia è, un’altra se stessa forse meno buona ma più vera.

Buon viaggio!

Non so se sabato prossimo riuscirò a scrivere la consueta puntata della rubrica… sarò in aereo… magari provo a fare un post programmato ma non prometto niente perché questa sarà comunque una settimana abbastanza di fuoco, credo, da più di un punto di vista 🙂

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