Sotto la pelle

Se vuoi che un luogo ti entri sotto le pelle, devi percorrerlo in larga parte a piedi. Capire come le sue strade si incrociano, viverlo quando pioviggina e quando c’è quell’aria che noi a Genova chiamiamo maccaja e che qui sicuramente ha un altro nome, ma è quella cosa lì, comunque, quel caldo umido e appiccicoso con il cielo che sembra appesantirsi e gravarti un po’ di più sulle spalle.

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Devi cogliere i momenti in cui la luce cambia, l’azzurro si appanna, l’arancio della sera si stempera nel blu della notte,

oppure la nebbia crea i suoi disegni davanti ai tuoi occhi, e il colore lo danno il sole del mattino o della sera, l’oceano, la fantasia delle nuvole.

Devi vedere le persone che dormono nei cartoni, quelle per cui la fortuna è trovare una vecchia poltrona per dormire più comodi, o una giacca pesante per difendersi dal freddo della strada. Devi attraversare i luoghi dove centinaia di persone si riuniscono come per un rito, tutte insieme a guardare e fotografare la stessa cosa, e poi allontanarti e trovare uno scorcio inatteso mentre finisci un pacchetto di noccioline per riprendere fiato dopo l’ennesimo su e giù per le infinite scale e le ripide salite e discese di questa meravigliosa città ondulata, e incontrare un gatto con tanta voglia di giochi e coccole, che è un’altra minuscola ragione per cui ti dispiace andar via, tra altre innumerevoli.

Devi provare un colpo di fulmine quando arrivi, poi litigarci, piangerci e riderci dentro, intuirne gli aspetti meno piacevoli e amarla lo stesso. Devi vederla sotto la pioggia scrosciante e bagnarti fino alle ossa, devi assaporare il vento, mangiarci bene e male, devi innamorarti dei suoi blu di prussia, del grigio tortora, del rosa perlaceo, del verde acqua che insieme ai porticati e ai mosaici rendono ogni casa diversa dall’altra.

Devi scovare un minuscolo parco non segnato in alcuna guida turistica, e vederne l’incanto.

Devi ascoltare il suo jazz, uscire quando è buio e ascoltare un ritmo diverso nella vita delle persone. Devi fare escursioni all’ora sbagliata e perdere autobus per un pelo o acchiapparne altri al volo. Perché succede così con gli amori, che ti stregano gli occhi subito, ma per appropriarsi di carne, mente, cuore e anima devi impararli a poco a poco fino a sentirli davvero parte di te, interamente tuoi. Ho fatto tutto questo e ora ce l’ho nel sangue, questa città fiorita, alberata, profumata, luminosa di luci in continuo mutamento, e luminosa del sorriso con cui accoglie, se anche solo chiedi un’informazione.

Al Golden Gate mio figlio mi ha fatto quasi la stessa domanda che avevi fatto tu, arrivando, tanti anni fa: è fumo? No, non è fumo, è nebbia, chissà se gli resterà nel cuore la stessa bellezza che tu avevi trovato e non più lasciato.

C’erano tante altre cose che avrei voluto sapere, persone con cui parlare, racconti da ascoltare, che qui a quanto sembra sono in tanti ad avere un pezzettino della tua storia da raccontare. Spero che ci sarà altro tempo, più tempo, il mio tempo. Perché forse un viaggio non finisce quando si torna, ma quando si smette di viverlo. Quindi questo durerà molto a lungo, fino a quando troverò il modo di tornare. Ho davvero trovato un’altra casa, sai.

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32 Pensieri su &Idquo;Sotto la pelle

  1. Mi piace l’amore che hai messo in questo viaggio. “Forse un viaggio non finisce quando si torna, ma quando si smette di viverlo”. Quello che dici mi ha fatto ripensare all’ “Infinito viaggiare” di Claudio Magris che ti consiglio di leggere prima o poi nella vita se non l’avessi già fatto. Ti potrebbe piacere. Buona giornata. 🙂

  2. concordo. Per conoscere un posto e questo diventi tuo, nel bene e nel male, bisogna percorrerlo a piedi, capire l’aria che si respira. Sa una vita lo faccio e non ho mai cambiato idea.
    Bello il post dove le parole si intrecciano con le immagini e viceversa.. Riesci a trasmettere la magia del posto.

  3. I commenti precedenti hanno espresso bene tutto ciò che ho provato anch’io leggendo e guardando questo tuo magnifico post, che mi ha fatto rinascere il desiderio di fare un bel lungo viaggio, come facevo prima di ammalarmi.
    Ora è come se avessi sempre paura che improvvisamente mi succeda qualcosa, quando mi trovo lontano da casa e dall’oncologo che mi ha in cura. Ma devo cercare di ricacciarla via e riprovare questa gioia. Il tuo post mi ha dato una bella spinta verso questa direzione… Grazie, grazie davvero!

    • Ma grazie a te, è una delle cose più belle che potessi dirmi, forse la più bella, spingere verso la realizzazione di un desiderio, verso una gioia, è il senso migliore che potessi trovare a questo post (e forse allo scrivere), mi sono commossa

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