Diario di viaggio 4. Prima notte a San Francisco

A volte mi faccio prendere dall’ansia per delle sciocchezze, ero preoccupatissima all’idea di ritrovarmi nell’aeroporto di una città sconosciuta – che nella mia mente vedevo, tra l’altro, gigantesca e quasi un po’ minacciosa – e non riuscire a trovare un mezzo che ci portasse downtown. In realtà prendere il BART (Bay Area Rapid Transit, una sorta di treno metropolitano veloce che a San Francisco è usatissimo) e persino scendere alla fermata giusta è stato relativamente semplice. Basta chiedere, a volte non serve neanche quello, ti vengono incontro per darti una mano non appena ti vedono con l’aria un po’ smarrita.

Siamo scesi alla Powell Station e quando all’uscita abbiamo avuto l’improvvisa visione dell’AT&T Store illuminato contro il cielo scuro di una sera ormai così inoltrata da essere quasi notte, penso che gli occhi mi siano diventati due volte più grandi. Questa è la San Francisco che cercavo e che posso raccontarvi fino a un certo punto, perché nessuna immagine può rendere l’ooh di meraviglia che mi è uscito spontaneo di fronte al soffitto a cassettoni e ai decori di questo magnifico edificio Liberty, stagliato davanti a me senza nessun preavviso. L’inaspettato, la meraviglia, ancora una volta…

Per una notte abbiamo dovuto prenotare in ostello, perché a suo tempo pensavo partendo il 29 di arrivare necessariamente il 30, non avendo calcolato le 8 ore in meno del fuso orario. Ho provato ad allungare il soggiorno nell’albergo che avevo riservato ma non sono riuscita, è molto richiesto evidentemente. L’ostello era abbastanza terribile, devo dire, per una notte ci si adatta ma c’è stato un problema davvero fastidioso: una sola doccia in corridoio, in comune tra non so quante stanze, costantemente chiusa, presumibilmente occupata, ma a qualunque ora abbiamo provato a entrare, la porta è rimasta fermamente e inesorabilmente serrata.

Stamattina ci hanno chiesto se volessimo farci da noi i nostri pancake con gli ingredienti trovati in cucina. Rapida occhiata alla cucina, rapida consultazione e abbiamo optato per far colazione altrove. In particolare, ci siamo concessi una colazione all-American da Tad’s, con uova al bacon, toast, burro, sciroppo d’acero, caffè lungo, hot chocolate (la cioccolata la fanno con l’acqua…) e tutto l’armamentario. Pagata come un pranzo, ma tanto oggi credo che non mangeremo a mezzogiorno. Uno stile che ai miei occhi di profana sembra un misto tra l’idea americana di arredamento all’europea e la nostra idea di arredamento western. Fotografato, of course, anche se l’immagine non rende assolutamente.

img_20161030_083754

Al momento siamo finalmente giunti nella sistemazione definitiva, l’hotel Beresford. Prima impressione di San Francisco? Piovosa. Suona un po’ disappointed? Lo è. Ma solo perché scrivo appunto dall’albergo, in Italia sarebbero già le 8:30 di sera ma qui è appena mezzogiorno e mezzo e dovremmo essere a girare come dei matti, non stuck in albergo ad asciugarci. Già, perché per non farci mancare niente, ha cominciato a piovere (forte) nel preciso istante in cui siamo usciti dall’ostello per trasferirci nell’altro hotel. Che è indescrivibilmente meglio, ma questo non può certo compensare il tempo che stiamo perdendo qui… Solo io potevo presentarmi zuppa e gocciolante e con figlio altrettanto soaked through the skin in un albergo che è la quintessenza della discrezione, silenzioso e pieno di moquettes fino all’inverosimile. Consoliamoci col pensiero che da domani è previsto tempo variabile e poi una serie di giornate di sole!

Annunci

13 Pensieri su &Idquo;Diario di viaggio 4. Prima notte a San Francisco

  1. Leggendo mi è sembrato quasi di essere lì con voi 🙂 a noi è capitata una cosa simile a Riga, abbiamo praticamente “inzuppato” tutta la moquette della hall appena arrivati! Non vedo l’ora di leggerti ancora, a presto (speriamo con un bel sole). Marti

    • Benvenuta, sono proprio contenta di riuscire a rendervi “partecipi” di un viaggio che è stato per me stupendo per varie ragioni (sgocciolamenti sulle moquettes a parte… credevo di essere l’unica) 😀 Verrò a leggerti!
      A presto
      Alexandra

  2. Bellissimo leggere questo post. Anch’io prima di partire mi faccio tutta una serie di paturnie inutili e senza motivo, ma le faccio comunque sempre ….
    Poi tutto si aggiusta, anzi a volte, piccoli contrattempi ti danno la possibilità di fare belle scoperte!

    • Verissimo, poi fanno parte dei ricordi del viaggio, quelli su cui in seguito si ride, e restano nel cuore insieme alle cose più belle. Comunque sono contentissima di aver superato quel piccolo scoglio, mi sento un po’ più sicura per la prossima volta. Un pochino più orgogliosa di me per essermela cavata in una città (piccola alla fine,non gigantesca ma comunque) lontana, senza punti di riferimento, solo con l’iniziativa e l’aiuto di persone di una disponibilità di cui non avevo mai trovato l’uguale 🙂

  3. Forse, a volte, l’ansia al pensiero di quello che si dovra’ affrontare una volta arrivati a destinazione, nonche’ l’incertezza sul se ci si riuscira’ o meno, e’ parte integrante del pacchetto “eccitazione pre-viaggio” 😉

    Hope you enjoyed your staying in SF!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...