Prismi, ricordi e uragani

Tutti noi sappiamo di avere un’infinità di mondi dentro. Le persone che amiamo e ammiriamo di più spesso sono quelle che scardinano le nostre certezze, abbattono i cliché e non si lasciano incasellare in alcun modo. Persone al tempo stesso contraddittorie ed estremamente coerenti, ricchissime di sfaccettature che come in un prisma scintillano di colori diversi a seconda del luogo e del momento da cui le guardi, eppure si ricompongono in un tutto inscindibile.

E’ buffo, allora, che ci intestardiamo comunque, prima o poi, a cercar di rinchiudere queste persone in una qualche casella. Abbiamo bisogno di creare categorie e di classificare, pur quando qualcuno ci affascina per il fatto stesso di avere un numero maggiore di mondi e sfaccettature di quanti siamo abituati a vederne. Forse persino di più in questo caso, perché siamo affascinati ma anche intimoriti, preoccupati, magari un po’ contrariati, per quanto ci sforziamo, quello che è insolito e non comune ci sbilancia un po’ e quindi facilmente ci irrita; se una persona ci piace, cerchiamo di ricondurla a una sorta di armonia universale, o quanto meno al nostro personale senso di armonia: dopotutto era uno di noi, anche i ricchi piangono, il clown triste, la depressione dei comici, il lato oscuro della fama. Tu ne hai sempre sorriso, ogni volta che ti accorgevi di questi tentativi, continuando poi per la tua strada senza arrabbiarti – talvolta con un po’ di amarezza – e senza lasciarti cambiare.

E’ come se ci piacesse scompigliare il nostro mondo per un poco, così tanto per fare, per gioco, con la certezza che l’ordine sarà presto ripristinato. Il vento può muoverci i capelli, purché non ci agiti troppo e non ci faccia volare. Ma queste persone, quando sono sostanza e non apparenza, sono uragani, magari anche dolci e gentili, ma pur sempre uragani, e un uragano non lo riconduci all’ordine. Dovremmo desiderare soltanto di trovarci lì mentre passano, accettare lo scompiglio che lasciano e non cercare di cambiare la loro direzione o il loro movimento, che è perfetto così com’è, con tutta la sua illogicità, anzi, proprio per la sua illogicità, o meglio ancora, per il fatto che risponde a una logica insolita.

Dell’accanimento della vita contro chi meno lo meriterebbe quasi tutti ne abbiamo esperienza, fa male l’ingiustizia, male male, tanto da pensare che una forma di giustizia superiore deve esserci e se non c’è, bisognerebbe inventarla. Io ancora non so accettare che uno degli uomini più geniali, creativi, generosi, eccentrici, discreti, gentili, umili, buoni e altruisti al mondo abbia dovuto affrontare un destino che è forse il peggiore che possa capitare: perdere pezzo per pezzo la memoria e la ragione (oltre al controllo sul proprio corpo) ed esserne consapevole.

Ad ogni piccolo tassello che si aggiunge sempre più mi rendo conto che non solo eri unico e speciale (a nostro modo lo siamo tutti), ma che a questa unicità tu avevi saputo non dare un confine. La tua grandezza è tanto più preziosa perché bisogna cercarla, scoprirla, può forse intuirsi ma non è palese, mai e poi mai ostentata, ché tu poi neanche ci credevi del tutto.

E allora con tutto il dolore e l’ingiustizia che a volte mi agitano dentro come furie, penso che sono contenta che tu abbia dato alla tua donna una giornata speciale per dirle addio e abbia deciso di morire tenendo quell’addio ancora negli occhi e nel cuore. Che tu non fossi affatto infelice, come forse, egoisticamente, avremmo voluto, anche per non doverti rimproverare di una decisione che del resto non era di nessun altro che tua (mentre per qualche forma di morale che non capisco, non si dovrebbe poter morire fino quando l’infelicità e la pena non abbiano consumato completamente noi e le persone che abbiamo accanto). E anche, forse, perché nel nostro cuore molti di noi avrebbero voluto poterti rendere felice, ed era più facile pensare che nessun altro ne fosse capace. Se pure di depressione hai mai sofferto, non è stata quella la causa della tua decisione. Sono contenta che abbia mantenuto la scintilla di follia che ti eri scelto tu, e non quella che ti sarebbe stata imposta dalla malattia, contenta che abbia deciso di morire integro, finché eri vivo, senza lasciarti ghermire da alcuna forma di costrizione, neppure quella della morte. Sono contenta (forse il termine contenta suona strano in questo contesto, ma so che tu capiresti e questo mi basta) che tu abbia mantenuto fino all’ultimo quella capacità infinita di pensare agli altri prima di tutto e di prenderti cura di loro, che era in fondo la base di tutta quella gioia di vivere che, qualunque cosa dicano, hai sempre posseduto e trasmesso. Tu non ascoltarli, hai fatto bene a tenerti stretti i ricordi che ti erano rimasti, impedire che fossero cancellati, mai, né prima né dopo, perché se perdi quelli, cosa ti resta poi da desiderare al di là dei sogni? Ah, la tua memoria, la memoria prodigiosa con cui ricordavi una per una le battute di qualunque spettacolo e il nome di chiunque ti incrociasse per la strada, la memoria che hai voluto conservare, per quanto possibile, fino all’ultimo, in questo modo, almeno, resterà nel ricordo di chi resta. Più grande della tua memoria, solo la tua forza d’animo, con cui hai voluto sperare fino all’ultimo, per amore della vita e delle persone che amavi, che un finale diverso fosse possibile. Quando è stato chiaro che non era così, hai preso quell’amore e tutto il coraggio di cui disponevi, che non era poco, era un bel peso da portare, ma senza pensarci troppo ne hai fatto un fagotto, come quello dei viandanti di un tempo, te lo sei caricato sulle spalle e sei partito per il tuo cammino, lasciando a chi restava la parte migliore di tutto quello che avevi dato e avuto.

Tu sei il mio uragano, amore mio, lascia che ti chiami ancora così, nonostante tutto, sapessi come è stato importante per me trovarmi lì mentre passavi, com’è stato importante vederti e cercare solo di capirti, senza fare altro, per potermi capire, raccogliere quell’infinito numero di ricordi che hai lasciato per cercare di non perdere mai la mia memoria. Ci sono molti modi di incontrarsi. La mia ricerca non è finita. Io sono sempre qui.

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3 Pensieri su &Idquo;Prismi, ricordi e uragani

    • Grazie. Nasce da un paio di cose che ho letto/visto di recente. Niente che non avessi intuito e di cui non avessi già parlato. Ma vederlo scritto nero su bianco e raccontato nei dettagli fa effetto. In certi momenti di più, e allora ho bisogno di scriverne, ancora…

  1. Pingback: Prisms, memories and hurricanes | intempestivoviandante's Blog

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