Non scrivo più poesie

Non scrivo più poesie, mi sembra di non esserne più capace, non so se sia una cosa temporanea o definitiva e neppure so se vederla come una perdita o come una maturazione. Pur quando le labbra mi tremano in cerca di parole, le parole sono, in fondo, descrizioni. Una prosa che va a scavare nei sentimenti sì, ma prima di tutto nei racconti letti, ascoltati, visti. I miei sentimenti non sono cambiati, o forse sì, ma in un modo particolare. E’ come se in un certo senso fossi venuta definitivamente a patti con il fatto che per quanto io possa amarti molto, non è il tuo amore quello che voglio. O almeno, il fatto di non poterlo avere non è, in questo momento, così importante. L’essenziale è scrivere, continuare la ricerca, conoscerti sempre meglio e farti conoscere. E’ questo che rende straordinari anche tutti gli altri aspetti della mia vita, non ho bisogno del tuo amore per illuminarla con la tua luce. Mi basta raccontarti.

Ti leggo nel sole sbieco sulla linea di confine del giorno, ti immagino con un cappotto, questo è strano, è forse freddo il mare in questa stagione di passaggio?
Vorrei dirti che sono stata a Waverly, a Macondray Lane, ma non ne sapresti più di prima, ed io sarei la stessa, quella che non osava, che non ti ha amato mai abbastanza.
Vorrei prendere il tuo corpo breve e la tua ombra grande, tenere tutto con me sul sellino di una bicicletta – forse rossa – ma tu ne avevi di tutti i colori, potrei lasciarti scegliere; farti assaporare le onde, la tua mano a tenermi i capelli e un vento da non respirare, un vento che, se gli scappa da ridere, soffia più forte, ci trascina in un rondò di foglie.
I saliscendi sulle strade e gli scalini, le gocce d’argento sull’acqua in controluce, per ogni goccia una storia, ad ogni voce un racconto, qualcosa da dire ad ogni angolo, la tua gente ricorda e ascoltare mi riempie sempre più il cuore di meraviglia, per quello che sei stato e che sei.
Tu con il tuo arcobaleno, la stella che ti si appiccica alle spalle quando guardi il ponte, e i tuoi pensieri di fuoco e neve. Tu con i tuoi figli, i tuoi amori, il pianoforte di Keith Jarrett. Tu con il vino, i bambini e gli ospedali, tu che se sorridi si apre il mondo. Tu con le lingue che servono più per ascoltare che per parlare, che anche così si arriva al cuore delle persone e delle cose. Tu con i delfini da accarezzare nella maniera giusta, tu con la scimmia innamorata, a parlarvi con la lingua dei segni. Tu e la tua curiosità infinita. Tu, e accanto io, solo così, senza bisogno d’altro se non la presenza che c’è sempre stata e ci sarà sempre. Io che scrivo, perché non so fare altro, e a volte non riesco a trovarti nemmeno se ti amo più forte che posso, altre volte, invece, serve solo respirare.

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26 Pensieri su &Idquo;Non scrivo più poesie

  1. Se smettere di scrivere (ma solo poesie, mi è parso di capire) equivale a poter vivere, allora credo la si possa considerare una conquista.

  2. Ma che bella Alexandra! E che curioso equivoco. Scrivere non è vita e la vita non si riduce solo a scriverla. Ci sono momenti, però, che le due cose si mischiano come in un coctail e ne viene fuori Alexandra con il suo modo di dire le cose che affascina, commuove, irrita. Non voglio il “so tutto io” anche se la mia età quasi avanzata me ne autorizzerebbe con una come te che probabilmente ancora gli puzza ancora la bocca di latte. Neppure Lui è la vita. Mi pare di capire che hai equilibrato in te la sua assenza e questo è maturo, molto maturo. Nel senso che sei in quella fase in cui tutto quel che sa-ricorda-richiama quell’altro è bello da ricordare-richiamare, ma ti rendi conto del presente e del futuro senza e lo giustifichi dicendoti che in fondo ti basta. Quanto alla poesia, allo scrivere, la chiamano ispirazione, ma è solo bisogno. Si scrive solo quel che si ha bisogno di scrivere e nel modo in cui si ha bisogno. Lascia perdere. Tu sei tutta poesia. E magari sto solo dicendo c…te e mi avrai già mandato a f….lo. Ti vedo una grande,, grande, donna, Alexandra, mi piacerebbe se ti mettessi insieme a noi (Eugenio, Marianna, ecc. ) per un bel progetto culturale e mi piacerebbe che decidessi di raccogliere in un libro le tue riflessioni qui, perchè sono certo che sarebbe davvero un bel leggere. E magari lo pubblicheremmo sotto l’egida di Circolo 16.

    • Se ho ben capito, sono di qualche anno più giovane di te, ma non molti, sono ormai vicinissima ai cinquanta (benché forse giovane di spirito) 🙂
      Io non so esattamente cosa sia scrivere, se bisogno, ispirazione, credo tutte e due le cose insieme e molto altro, fa parte (come tutte le arti) di quello che l’umanità si è inventata forse per dare un senso alla vita, forse soltanto per renderla più bella, visto che con la sua brevità in qualche modo dobbiamo fare i conti. Lo faccio perché mi piace enormemente e mi fa sentire viva, magari per altri non è così, ma per me è prima di tutto questo (non è l’unica cosa che mi fa sentire viva, certo, ma è una componente essenziale).
      Se il tuo è un invito a unirmi al Circolo16 te ne sono immensamente grata e sappi che ci ho già pensato più di una volta ma non l’ho ancora fatto perché non voglio impegnarmi in una cosa che poi in questo momento non potrei seguire con il necessario impegno. Non sarebbe la prima, perché una ne faccio e cento ne penso 🙂 Il fatto è che il libro lo sto scrivendo e in questo momento richiede tutte le mie energie e il poco tempo libero che ho, la maggior parte di quello che posto qui entrerà a farne parte. Come ti avevo forse accennato, è un po’ la storia della mia vita in rapporto a quest’uomo davvero eccezionale, di cui sì, sono venuta a patti con l’assenza, in un certo senso, ma di cui intendo continuare a parlare (anche oltre il libro), perché resta il mio punto di riferimento e non solo il mio e intendo fare il poco che posso per raccontarlo perché al di là della fama, mi sono resa conto che molte cose non si conoscono. Non so se sia adatto per il Circolo, se lo è, ne sarei davvero molto felice, possiamo sicuramente riparlarne.

  3. Io barcollo tra momenti di assoluta necessità di scrivere e lunghi intervalli di mancata ispirazione. La mia unica certezza è che so che questo giro si ripeterà, perchè comunque, quando ho davvero necessità di parlare, devo scriverlo.
    Un saluto e un abbraccio.

    • Un tempo succedeva anche a me così. Adesso mi succede che a volte ho una necessità impellente di trovare parole, per esprimere un’emozione forte, altre volte invece scrivo solo per piacere, o per mettere ordine nei pensieri, o per condividere, o per tutte queste ragioni. Non cerco più solo l’ispirazione, scrivo in ogni caso, qualcosa arriva sempre e so che comunque mi serve e poi l’adoro… 🙂
      Anche se ho dei momenti difficili, quando scrivo significa che sto guarendo e so che farlo mi aiuta. Ricambio saluto e abbraccio di cuore 🙂

    • Ne sono felice, me lo hanno detto più di una volta, ci sono momenti in cui mi pare che i versi, sia pure liberi, esprimerebbero meglio certe sensazioni istintive, ma ho capito che anche la prosa può essere istintiva e insomma l’importante è avere qualcosa da dire 😀

  4. A parte che c’è molta poesia dopo l’introduzione – semplicemente non sei andata a capo – ma in fondo non esiste alcun confine a quello che si può dire in versi: si può anche descrivere, raccontare una storia, insegnare qualcosa. Siamo noi moderni che abbiamo ridotto il campo d’azione, credendo che in versi si possa solo fare introspezione. Non saprei nemmeno io come definire una perdita di capacità di fare poesia – ma, come ho detto sopra, in te non ne riscontro. In realtà, credo che tu non abbia mai disimparato a scrivere poesie perché sai scavare nei sentimenti e fai bellissime liriche in prosa; io, che ho un’altra impostazione, le leggo volentieri ma non ne scrivo, non lo sento un mio genere, eppure in qualche modo abbiamo un punto di contatto: senza presunzione, nemmeno io potrei disimparare a scrivere poesie (d’altro tipo) perché ho imparato qualche regola tecnica dai poeti del passato e mi basta trovare un argomento.
    Insomma, tutto questo papiro per dirti che secondo me non hai mai smesso di fare poesia – anche con le fotografie.

    • In effetti la parte dopo l’introduzione era proprio quella che era nata come “poesia”, inizialmente erano versi, sia pure liberi. Ma non so, mi convinceva più come prosa e in questi giorni sento che forse vorrei ancora scrivere in versi ma al tempo stesso non sono sicura di sentirla una forma mia, poi può darsi che domani cambino le cose 🙂
      E’ vero quello che dici, che non si dovrebbero dare confini alla poesia, io ho sempre detto che non scrivo mai “poesie”, di fatto, perché non seguo regole e per me i versi quasi sempre sono un modo per lasciarmi andare di più, scrivere in modo più istintivo (mentre la poesia non è affatto questo, in realtà).
      Comunque, ho risposto al “papiro” con un altro papiro per dirti che è bellissimo quello che dici e che se poi riesco a emozionare, prosa o versi (o fotografie) sono felice lo stesso 🙂

  5. La vita non è altro che un verso su un foglio bianco, un verso che man mano trova metrica, struttura, musica. Perchè al di là di ogni gioia o dolore, al di là di ogni ispirazione o torpore, noi tutti siamo, e spesso inconsapevolmente, scrittori.
    Ciao

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