San Francisco – Diario di viaggio 7. – 31.10.2016 (segue) – breve giretto del pomeriggio

Orsogrande questo pomeriggio ha voluto restare in albergo, io sono uscita, senza fretta, erano le cinque circa, ma voglio prendere confidenza, più la percorro più mi piace, questa città, ti conquista con la sua gentilezza, il sorriso spesso pronto, quel salutare anche gli sconosciuti con how was your day? (già dall’aereo!) che sarà pure una formalità ma io lo adoro, e se pure la giornata non fosse delle migliori, me la rallegrerebbe. Eppure, poi, quanti senzatetto, quanti! Persone che dormono in ogni angolo di strada, in ogni aiuola, nei quartieri più popolari come in quelli upper class. Nessuno, a quanto pare, alza barriere o fa crociate per ripulire la città, nessuno propone muri o deportazioni, però uno si domanda se questa naturalezza nel considerarli parte della città come tutto il resto sia accettazione, indifferenza, cultura della responsabilità individuale, o altro. Certo, nella totale (credo) assenza dello Stato immagino che ognuno possa fare poco, al di là della beneficenza che è considerata, mi par di capire, un dovere morale e sociale, ma sempre beneficenza è.

Insomma, questo sarebbe un aspetto da approfondire, e mette tristezza tanto più ora. Siamo ad Halloween, tutti sono in strada, moltissimi mascherati (mi ha fatto morire il signore molto distinto in giacca e cravatta che chiacchierava amabilmente con una… ehm… scheletressa? o forse era una zombie, ma insomma, ci capiamo). Tutti hanno voglia di festeggiare, divertirsi, mangiare bene e il contrasto stride.

Ho visto il St. Francis Westin Hotel (notevole) e avrei voluto vedere anche il Museum of Craft Arts (ma è chiuso il lunedì) e la Xanadu Gallery (anche quella chiusa, non so se temporaneamente, sarebbe un peccato non poterla visitare). Sono entrata invece, come da suggerimento della guida, nella rotonda del grande magazzino Neiman Marcus, ricoperto in granito italiano multicolore con la cupola in vetro colorato rimasta dal City of Paris, che prima si trovava nello stesso luogo fino al 1982.

Domani si va a Chinatown e North Beach direi, anche se tengo molto al Golden Gate Park e naturalmente alla gita a Tiburon più di ogni altra cosa. Poi ci sarebbe la Napa Valley e Russian Hill, e Telegraph Hill, e Filbert Street e Lombard Street e… aaargh! Prendi il tuo tempo… keep calm and take your time! 🙂

Pur cercando di vedere tutto ciò che è turisticamente consigliato, mi creo i miei personalissimi, eccentrici tragitti. Programmare non piaceva più di tanto al protagonista del mio viaggio e piace poco anche a me. Lo stretto necessario, poi ci si può lasciar trasportare dalla curiosità e dal vento. Finendo per scoprire nessi inediti che dalle piantine non si capiscono, come quello tra il Financial District e l’oceano, che dalla guida sembrerebbero distanti anni luce (e naturalmente lo sono, in un certo senso. Ma non geograficamente, anzi, sono vicinissimi).

La guida la guardo, la leggo, penso a un itinerario possibile, magari da quello inizio. Ma più che altro perché poi adoro prendere deviazioni, traverse, andare in direzione opposta a quella suggerita, o procedere ancora oltre. Con un po’ di disagio da parte di Orsogrande che oggi mi diceva “poi faccio confusione e non so più come tornare”. Lui che di solito si orienta molto meglio di me. E qui invece subentro io, quella che, appunto, non ha mai avuto senso dell’orientamento e adesso mi sento un po’ come se questi luoghi li conoscessi già. Un confronto veloce sulla carta, una conferma al mio intuito, e si va. E’ una sensazione strana, intensa, mi dà sicurezza. Quindi chissà cosa verrà domani. La meraviglia non è mica programmabile.

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14 Pensieri su &Idquo;San Francisco – Diario di viaggio 7. – 31.10.2016 (segue) – breve giretto del pomeriggio

  1. Ma scrivibile lo è, vedo. Questa serie è lunga da leggere ma appassionante, non vedo l’ora di vedere la prossima puntata – tra l’altro, meno male che hanno conservato quella cupola di vetro: non farlo sarebbe stato un delitto!

    • Eh, i giovani non sono più quelli di una volta…
      Devo ammettere però che benché abbia la mia dose di pigrizia nel muovermi da casa, una volta che sono fuori sono una stakanovista della camminata, non mi fermerei mai, più che altro perché c’è sempre qualcos’altro da vedere, oltre la prossima curva, oltre la prossima strada, oltre la prossima scalinata… ed è anche un’altra ragione per cui non seguo la guida più di tanto, la curiosità è più forte e mi porta spesso a seguire dei nessi tutti miei 🙂

      • credo che siamo parenti stretti in quello che dici. Pigro a uscire ma una volta fuori cammino, cammino. Ricordo una delle prime volte che sono capitato a Roma, ho consumato un paio di scarpe, e non scherzo, a furia di camminare

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