Sconforto vs. fiducia

Lo sconforto delle persone che ci sono molto vicine è contagioso. Verissimo. Ma è anche contagiosa la fiducia. Non dico quella cieca, né quella finta, ma la fiducia profonda nelle risorse dell’altro. E anche un po’ nelle nostre. Vivo anch’io momenti in cui mi sento come se tutto l’universo ce l’avesse con me, però se mi guardo indietro, anche molto indietro,.fin da quando, da bambina, qualunque cosa facessi poteva essere punita a capriccio anche in maniera violenta, e l’insicurezza costante faceva di me un’istrice con gli aculei sempre dritti e un’imbranata senza uguali, se penso alla cosa che più mi ha aiutato, è stata quella fiducia anche magari irragionevole, forse davvero un po’ cieca, ma un’idea ben radicata dentro di me che le cose comunque sarebbero migliorate. E’ stato questo, credo, più di ogni altra cosa, a spingermi a lavorare perché migliorassero davvero. Non sempre possiamo direttamente trasferire le nostre esperienze sugli altri, ma è da lì, che ci piaccia o no, che dobbiamo partire per arrivare comunque agli altri. Da qui passa l’empatia, da qui passa anche la capacità di non lasciarci travolgere e distruggere, di non farci contagiare troppo dalla tristezza e dalla demoralizzazione altrui, ma di trasmettere piuttosto serenità, la consapevolezza che molto si può davvero affrontare e superare.

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24 Pensieri su &Idquo;Sconforto vs. fiducia

  1. L’altro giorno ho fatto un apprezzamento ad una mia collega e lei è arrossita, ma si vedeva che era contenta ma un po’ a disagio…non ci è abituata. Secondo me dovremmo esprimere il gradimento verso gli altri non tenercelo per noi. Chissà quanto ne gioverebbe il mondo, altro che punizioni.

    • Molto sentite, perché lo sconforto riguarda mio figlio piccolo, che ha passato momenti di grande sofferenza ancora non del tutto risolti. Però quando sento mettere molto l’accento sui problemi, per quanto sia giusto non chiudere gli occhi, penso che anche lui ha cominciato a stare meglio quando noi abbiamo smesso di lasciarci “distruggere” o comunque di lasciare che il suo umore avesse un peso enorme sul nostro, e abbiamo cercato di fare leva proprio sulle risorse nostre e sue (con l’aiuto di altri, non da soli).
      Così adesso che la scelta delle superiori sta diventando un altro stress, vorrei ancora una volta mettere l’accento sulla fiducia, sulle risorse, sulle possibilità, sulla bellezza di poter scegliere, anche…

  2. Anch’io, con mia figlia dislessica di tredici anni, stiamo vivendo un periodo non facile. Idem per la scelta delle superiori. Ci sono giorni che richiedono un surplus di energia e pazienza non indifferenti. E come dici tu, l’essenziale è non farsi “travolgere” negativamente dagli eventi .

  3. Condivido pienamente. Specie nel momento della crescita, risulta fondamentale lavorare sull’autostima per rinforzare un’immagine di sè un po’ troppo titubante. Lo dico da insegnante verso gli studenti e lo dico per me stessa, per tutte quelle volte che mi sono abbattuta o che continuo a scoraggiarmi. Devo sempre un grazie a chi ha saputo sostenermi nella giusta maniera e a coloro che mi hanno dato fiducia e, quindi, serenità.

    Marirò

  4. spesso abbiamo la necessità di una piccola spinta per superare un momento di sconforto. Talvolta questa nasce dal nostro interno. La cosiddetta autostima. Ma fiducia e sconforto vanno a braccetto

    • Sì, ma quello che più di tutto volevo dire è che specialmente quando lo sconforto riguarda un bambino ed è diciamo rivolto a un ambito specifico, come in questo caso la scuola (ma in realtà sempre, poi) dare troppo peso ai limiti che può avere in questo momento è rischioso. Certo, non dico di chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà, l’autostima in fondo passa anche attraverso il riconoscimento e il “perdono” dei propri limiti. Però se le risorse ci sono (e ci sono eccome!), è importante anche vederle e farle vedere, più ancora dei limiti. Perché ognuno è sempre in crescita e i bambini di più. Deve esserci la libertà di provare, rischiare, mettersi in gioco, per imparare che se poi uno fa una scelta che non è la migliore per lui, si può cambiare ed è una libertà anche quella. Ma come possiamo noi sapere, adesso, a meno di quattordici anni, cosa sarà in grado di fare, se non lasciamo che sperimenti con la più ampia libertà anche di sbagliare?

      • Certo quello che scrivi è giustissimo. Sbagliando si impara. L’importante è sapere cogliere dove si è sbagliato per evitare lo stesso errore nel futuro. Ma questa capacità non sempre è sfruttata. Sia nel bambino che negli adulti. E gli errori si ripetono o si aggiungono.
        Nessuno intende togliere la libertà al bambino di provare. Il compito degli adulti è quello di vigilare e spiegare il motivo della scelta sbagliata. Ma ci riusciamo? Questo è un bel punto interrogativo.

      • Quando scelgo, non so se sia la scelta giusta. Se mi accorgo che non funziona, non torno sui miei passi ma opera un’altra scelta alla ricerca della strada giusta, almeno secondo me.
        Non mi lascio intrappolare dalle scelte non adatte a me o a noi, se queste coinvolgono più persone. Per quanto possa analizzare cosa sta dietro la siepe non saprò mai a priori cosa mi riserverà il futuro.

      • Il problema è che si pensa che un bambino vada guidato e c’è del giusto. Però in questo caso ci hanno messo, come genitori, una sorta di paletti, come dire, attenti che se sceglie quello “potrebbe” non farcela (per motivi di fatica a impiegare le energie, non di intelligenza). Proprio perché non si sa con certezza cosa riserverà il futuro (e men che meno quando parliamo di un bambino, è questo tipo di limite che a me preoccupa. Mi preoccupa anche che poi, fatta una scelta molto impegnativa, se non la regge possa viverlo come un “fallimento”, proprio perché autostima ne ha poca. Ma preferirei non limitarlo nei desideri, e se sarà il caso aiutarlo semmai in seguito a capire che si può provare un’altra strada che può essere ancora migliore. Se noi partiamo con l’idea che “forse potrebbe non farcela” è difficile fargli passare il messaggio positivo che invece “può”. Mentre se crediamo nelle sue risorse, potrebbe superare la sua fatica, imparare a impegnarsi per qualcosa che gli piace.

      • un giusto ragionamento il tuo e che è da condividere. Certo dobbiamo dare l’impressione che i genitori non lo guidano e non lo fanno sentire in colpa nei suoi fallimenti, che si saranno come per noi adulti. Però, secondo me, si deve fare attenzione a non caricarlo troppo di responsabilità, perché potremo indurlo a credere di essere un fallito.

    • Più che ferire, qui si tratta di capire se è più giusto fare riferimento a delle difficoltà che ha “in questo momento” (e quindi per essere proprio chiari, stare molto attenti se lui dovesse scegliere un liceo perché potrebbe non “reggere”, oppure passargli il messaggio che lui comunque le capacità le ha e quindi sostenerlo comunque nella scelta, col rischio che se poi non ce la fa come energia, questo lo faccia sentire male. Perché è una situazione delicata, parliamo di un ragazzo di notevole intelligenza, molto molto in gamba, che passa da momenti di “ansia da prestazione” in cui fa dei lavori perfetti, a momenti in cui non regge e magari non va neanche a scuola. Adesso la situazione è migliorata rispetto all’anno scorso, ma da pochissimo, quindi è ancora un po’ precaria e non sappiamo quanto. Ha dalla sua il fatto che sta crescendo e maturando, però l’equilibrio è ancora da trovare e rafforzare.
      Grazie di cuore, mi fa sempre molto piacere quando passi!

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