Qualche giorno di assenza

Sono e sarò di nuovo un po’ assente per qualche giorno, chiedo scusa soprattutto a chi so che aspetta la rubrica Sabatoblogger, ma sono davvero alle ultimissime fasi della prima stesura del mio libro, conto di finirlo se non oggi, domani o dopo, quindi ci sto dando dentro, per così dire. In questo momento preferisco portare a termine quello, per poter poi dedicarmi a tutto il resto con testa e cuore (e tempo) più liberi.

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Di muri, di memoria e di parole

L’idea di affrontare l’immigrazione con i muri mi è sempre parsa bizzarra. E’ curioso, ogni volta che cercano di chiudere i confini, se pensi che a meno che tu non sia un Sioux, siamo tutti immigrati. La California è uno Stato ispanico per il 60% se non di più, chi li costruirebbe i muri, le stesse persone che vuoi tenere fuoriLa questione è come attuare i controlli, e l’idea di assimilazione che abbiamo, la intendiamo in un senso vecchioQuesto paese vive assimilando energie nuove, e potremmo dire che abbiamo l’opportunità di infondere queste energie ad ogni nuova ondata di immigrazione. I controlli sono necessari, certo, perché tutte queste persone lavorano per una paga sotto i livelli minimi e dobbiamo trovare un modo di affrontare anche questo. Un sacco di gente dice che non ci dovrebbe essere un controllo. Perché? Perché così hai a disposizione un intero bacino a cui attingere per trovare lavoratori sottopagati. E però delocalizziamo – questo è un concetto interessante per un comico – delocalizziamo per tanti posti per cui la gente dice ‘ci sono tante persone qui che potrebbero fare quel lavoro’ eppure le imprese delocalizzano. C’è parecchio materiale su cui discutere, ma bisognerebbe discuterne apertamente. Parlare, affrontare i problemi, proporre punti di vista e soluzioni, invece che utilizzare attacchi personali. Parlare, parlare davvero, parlare dell’immigrazione, dell’istruzione, dell’inquinamento. Se solo provi a entrare nell’oceano, ti trovi nella merda fino al collo […]. Il gas? Stronzate, molto presto sarà l’acqua il vero problema. (Robin Williams)

Queste cose Robin le diceva dieci anni fa (perché non è che il muro sia un’idea di ieri, eh…). Visto che proprio ieri traducendo una sua intervista mi sono imbattuta in questo argomento… Togliamo i riferimenti alla California e ai Sioux e possiamo immaginare di fare questo discorso per noi tutti, come antichissimi immigrati dall’Africa (quando è che diventi un “nativo”? Quante generazioni devono passare? Quesito interessante) e come immigrati sulla Terra, perché in fondo siamo in prestito.  Io della giornata della memoria penso questo: ogni volta che si costruisce un muro per dividere qualcuno da qualcun altro, muore un pezzo di memoria. E probabilmente anche un bel pezzo di presente e di futuro.

A proposito, se posso darvi un suggerimento su un film da vedere, Jakob il Bugiardo parla del ghetto di Varsavia, e il muro ha un ruolo tutt’altro che secondario.

Regalarsi senso

Qualche volta è dura. Qualche volta la odio, questa assenza, la sostanziale solitudine di scrivere a una parte di me. Amo pensare che tu in qualche luogo possa sentirmi e a volte lo spero, ma più spesso fingo. E’ proprio la meraviglia dell’amore a bruciarmi dentro. Perché tu hai fatto e io scrivo soltanto. No, non soltanto, è vero. Ma sento il tuo stesso desiderio, e non lo stesso coraggio, di dare così tanto di te in pubblico, e molto di più in segreto. Questo incrociare altre vite, incrociarle per caso e però volutamente rendere quell’incontro importante. Costruire intersecazioni, sentirti parte degli altri, esserci. Alleviare pesi, dare conforto nei momenti più duri. A costo magari anche di aumentare un po’ il tuo, di peso, ma regalandoti senso, alla fine.

SABATOBLOGGER 43. I che seguo

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Viaggi dal divano Anna fa un lavoro particolare che a me piace molto, non foss’altro che perché ha a che fare coi libri: si occupa di editing ma per i testi delle elementari. A un certo punto della sua vita ha cominciato a pensare che tra le varie possibilità, la migliore fosse fare una cosa che le piaceva molto, come scrivere e raccontare. Mi piace la sua pacatezza, l’equilibrio che traspare sia quando parla di sé e della sua famiglia (perché è equilibrio anche ammettere che si può sbarellare, ne sono fermamente convinta), e quello degli argomenti più di attualità, dall’infinità di fattori che incidono sulla felicità in una famiglia, quale che sia, ad esempio in Le colpe dei padri, al bullismo e quello che talvolta c’è dietro, in Vittime e carneficiLa domanda mi ha colpito perché è una che io in effetti non mi sono posta, non in quei termini: la me stessa di venticinque (più o meno) anni fa sarebbe orgogliosa di quella che sono oggi? Non lo so, immagino di sì, ma forse se glielo avessero detto non ci avrebbe creduto. Però penso spesso a tutto quello che mi ha portato qui, a volte prendo per mano la bambina, l’adolescente, la giovane donna che faceva così tanta fatica a vivere e penso che è la me stessa di oggi a essere orgogliosa di quella che sono, e anche di quella che sono stata.

Fioche luci lontane una presentazione brevissima e intensa, poche parole a dire tutto, attraversare la vita da viva. E in effetti questo si sente, quando racconta delle frustrazioni causate da genitori che non fanno i genitori e costringono i loro bambini a non fare più i bambini (o a non farlo come sarebbe sano e buono per loro) e quando racconta di sé, delle emozioni e sensazioni che prova, anche solo per brevi momenti in una piscina, come  On the water, perché tutto è importante, i momenti, i giorni, i pensieri. E noi possiamo fare come gli alberi, anche quando la meteorologia è contro di noi, ascoltare le promesse di primavera e crederci, e germogliare. E infine un giorno, un inverno fa, che può essere un giorno qualunque di qualunque inverno, o anche di qualunque altra stagione, incontrare persone ai tavoli di un ristorante, tenerezza e allegria e passione, la poesia, l’amore carnale per l’uomo e Walt Whitman.

Mi dispiace per la versione ridottissima, questa puntata, ma non riesco a fare di più, vi auguro comunque un buon vagabondaggio tra i blog, a sabato prossimo!

I Feel Good

Pausa temporaneamente finita, mi aspetta un weekend di lavoro intensivo. Mi consolo perché posso lavorare con la musica, che è un privilegio. Apro Spotify, lascio andare a caso una delle radio basate sui miei gusti e la prima che arriva è questa

Une di quelle che amo di più, forse la mia preferita in assoluto tra quelle che compongono la colonna sonora di Good Morning Vietnam, mio amore viscerale e senza tempo. Mio figlio lo sa, se l’è scaricata e me la fa sentire sempre quando è in vena di coccole (farne più che riceverne). Questa volta però è stata pura combinazione, che sia partita questa. Una carica di energia, meglio del caffè ❤

Pensieri

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Foto presa da qui

Prima metà del mese passata senza lavoro. Non sto male per niente. Un po’ di ansia, un po’ di preoccupazione, certo. Ma forse è davvero un segno. Ovviamente al momento scrivo, mi dedico alla casa e ai bambini, e praticamente quasi nient’altro (non che sia poco, scrivo otto ore al giorno alla fine, ed è sfiancante, ma è una stanchezza molto diversa da quella di quando lavoro). Beh, traduco lo stesso. Per me. Finito il libro potrò dedicarmi ad altri progetti lavorativi e non, evidentemente sta arrivando il momento giusto. E a proposito, ieri dalla finestra aperta è entrato di nuovo un pettirosso. quando ho aperto la porta della camera è volato fuori ma si è fermato poco lontano. Mi ha guardato un po’, poi si è allontanato. Oggi ho messo delle briciole di biscotti e un po’ d’acqua sul davanzale, forse è solo quello che vuole, ma chissà. Anche perché ieri ho anche letto una cosa detta da Robin che mi ha fatto suonare un campanello d’allarme:

There’s a biography out now about Peter Sellers, written by an unfunny man, which is kind of like having Ray Charles as an art critic. But if you have somebody with humour writing about you it’s great,

E’ uscita recentemente una biografia su Peter Sellers scritta da un tipo serioso, che è un po’ come se Ray Charles facesse il critico d’arte. Ma se è qualcuno con senso dell’umorismo a scrivere di te, è fantastico.

Caro Robin, aiutami tu, perché sul senso dell’umorismo non so come sto messa, ma so che come critica d’arte sarei pure peggio di Ray!

71. Absolutely Anything/ Un’occasione da Dio

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Ho visto questo film in aereo mentre ero in viaggio per San Francisco e questo potrebbe aver falsato le mie percezioni. Lo ricordo come non particolarmente memorabile ma carino. Ho scoperto dopo che praticamente è una reunion di tutti i Monty Python sopravvissuti: diretto da Terry Jones, vede la partecipazione di John Cleese, Terry Gilliam Eric Idle e Michael Palin, oltre allo stesso Jones. Tutti prestano comunque solo la voce agli esseri alieni che mettono alla prova un essere umano, dandogli i poteri appunto di fare “assolutamente qualunque cosa” per un giorno, prima di decidere se distruggere o meno la terra. Una via di mezzo tra gli dei greci e il Dio dell’Antico Testamento, è stato detto, i primi si divertivano a esaudire i desideri umani un po’ a modo loro, il secondo puniva l’umanità in modo distruttivo quando non usava il proprio libero arbitrio nel modo giusto.

Il prescelto è Neil Clarke (Simon Pegg), un insegnante di sostegno, potremmo definirlo, vessato dal preside e innamorato di una vicina che non se lo fila per niente. Quando si rende conto di essere in pratica onnipotente (anche se alcuni dei suoi desideri vengono comicamente fraintesi), deve pensare a come usare al meglio il suo ‘dono’.

Anche la partecipazione di Robin è solo vocale, interpreta Dennis, il cane di Neil, che a un certo punto ottiene la parola grazie a un desiderio del suo padrone/amico.

Mi dispiace concludere la mia carrellata dei film di Robin con un’altra solenne stroncatura, anche se lui non l’ha mai saputo e la stroncatura ha riguardato in generale più la regia, la storia e il modo in cui è stata sviluppata, poco originale e deboluccia, anche perché fin troppo misurata, contenuta, senza spazio all’improvvisazione e alla creatività. Certo comunque non il più rappresentativo. E forse proprio la presenza dei Monty Python ha reso la delusione più cocente e reso più severi i giudizi per quella che resta una commedia leggera e allegra tutto sommato.

Mi consolo perché comunque c’è ancora tanto da dire, adesso che i film sono finiti potrò dedicarmi alla tv, agli spettacoli di comicità dal vivo, al teatro… Robin era davvero infaticabile, dotato di enorme entusiasmo e curiosità, sempre in cerca di nuovi territori da esplorare.