Comicità e galateo

Tell me about the etiquette of comedy. When is it going too far?
Boy, are you talking to the wrong guy!

When does it become tasteless?
When people don’t laugh.

Parlatemi del galateo della comicità. Quando si va troppo oltre?
Ma, stai proprio parlando con l’uomo sbagliato!

Quando scade nel cattivo gusto?
Quando nessuno ride.

(da un’intervista a Robin Williams e Nathan Lane per Piume di Struzzo)

e io, che così raramente rido per i comici che piacciono “a tutti”, e tanto spesso li trovo di gusto orrendo, credo che non possano darsi risposte diverse. A meno che uno non faccia parte della pattuglia del politically correct.

Qual è il confine oltre il quale non andate? AIDS? Oklahoma City? [si riferisce all’attacco con un’autobomba del 1995]

Se tutto quello che fai è sfruttare, prenderti gioco di qualcosa per strappare una risata. E’ una decisione difficile. Una volta ho fatto una cosa sul movimento antiaborto. In pratica, sembra che non vogliano soffermarsi troppo a lungo, una volta che il bambino è nato, basta. Allora ho fatto questa battuta su un bimbo nato tossico che viene consegnato a una donna appartenente al movimento pro-vita e lei grida, “No!”. Hanno riso moltissimo. Poi ci sono persone che si infuriano e basta. E’ di cattivo gusto? Sì. Afferma un punto importante? Sì. [sempre dalla stessa intervista]

Oh, certo che i comici hanno un lato oscuro, perché voglio dire, lo guardano in faccia. Nel processo di creazione della comicità devi essere profondamente onesto. E nel farlo, scopri che esiste un altro lato. Occasionalmente, vai a scavare sotto le rocce, per trovare materiale per far ridere. Ma è sempre la faccenda del clown triste? No. Però trovo che i comici siano persone molto oneste, nel senso di guardare al materiale dai due lati, anzi, da tutti i lati… 

La comicità è uno strumento fantastico. Ridendo, puoi far passare l’idea di accettazione, ed è un buon momento per questo, visto che i politici stanno tentando di riscrivere la Costituzione americana su una lavagnetta cancellabile. A volte gli Americani dimenticano che c’è una statua in un certo porto che dice ‘give me your tired and your poor”—e non solo per due settimane per piccoli lavori domestici. [da un’intervista per Jack]

Quando Mork & Mindy è stato cancellato, [raccontava Eric Idle dei Monty Python] io dirigevo [Robin] in un piccolo cortometraggio sul Principe Ranocchio. La fine del telefilm non era inattesa, ma certo non ti aspetti di venirlo a sapere da qualcuno che ti allunga un giornale mentre sei su un altro set. Robin ha riunito i tecnici intorno a sé e si è messo a fare dei numeri da spettacolo ironizzando sui funzionari della TV. Tutti si rotolavano dalle risate e improvvisamente, la cosa aveva perso ogni importanza. Ho pensato che fosse il più utile esempio di comicità che avessi mai visto. [da un articolo-intervista di Jesse Kornbluth per Mrs. Doubtifire]

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22 Pensieri su &Idquo;Comicità e galateo

  1. Il discorso sui “limiti” da mettere alla comicità è molto interessante. Io apprezzo diversi stand up comedian che questi limiti hanno cercato di superarli, per esempio Hicks, Carlin, ma anche Ricky Gervais. Tu che ne pensi? A parte Williams apprezzi qualcuno in particolare?

    • Ti dirò, la comicità è solo uno degli aspetti di Robin Williams che amo, parte della sua multiforme personalità e umanità, ho proprio una passione per lui, tutto quello che ha fatto e il suo modo di pensare e di vedere le cose, mi rispecchio e mi identifico profondamente in lui e mi fa anche da punto di riferimento per come vorrei essere.
      Poi certo, ci sono alcuni comici che apprezzo molto, tutti datati in generale, penso a Rascel, Walter Chiari, degli americani non molti, la maggior parte li ho sentiti solo di nome.Beh, ovviamente Billy Crystal (e non è un caso). Ma sono pochissimi, davvero.

      • One Hour Photo non è male, ha avuto critiche molto positive e un buon successo forse soprattutto in patria (devo dire, in America Robin è amatissimo da sempre e nonostante lui ci scherzasse su, davvero pochissimi dei suoi film sono stati dei flop, e alcuni del tutto immeritatamente secondo me). A me su quel genere è piaciuto di più Insomnia e per quanto probabilmente non all’altezza degli altri sotto certi aspetti, ho amato visceralmente e irrazionalmente The Final Cut.
        Sono sempre felice quando trovo altri ammiratori di Robin, una persona veramente straordinaria

  2. credo la comicità sia l’evoluzione/rivisitazione del cinismo, una corrente filosofica mai apprezzata a dovere. Difficile tracciare la teorica riga che segna il limite del cosiddetto cattivo gusto, le logiche politically correct sono l’apoteosi dell’ipocrisia. In fondo, dopo milioni di barzellette e battute sugli ebrei e sull’olocausto, porre steccati mi pare impresa improponibile e poco credibile.

    • Una tesi interessante, sono andata a riguardarmi, molto superficialmente, qualcosa di più sul cinismo perché quanto meno non volevo limitarmi all’aspetto del disincanto, della sfiducia nell’umanità e così via, che sono proprio all’antitesi del motivo per cui amo la comicità di Robin Williams. Indifferenza ai bisogni e alle passioni, sprezzo degli ideali e indipendenza dal mondo esterno, no, direi proprio di no. Però se è vero che a questo si lega un profondo senso dell’etica, la libertà interiore, l’indifferenza beffarda (cito) alle convenzioni socialmente imposte in quanto tali, almeno in questi aspetti sì, anche la sua rientra nel quadro, anzi, ne è un esempio paradigmatico. Detto questo, anche se a volte la tentazione di mettere certi paletti la sentirei moltissimo, tendo a concordare con te. Il confine è una cosa talmente difficile da definire, c’è chi non si limita in nulla ma ha per propria predisposizione personale un fondamentale rispetto per le persone e quindi in fondo non ha nessun bisogno di porsi limiti; c’è chi non si pone neanche il problema; chi offende per partito preso (e comunque fa ridere alcuni). Ma davvero gli steccati finiscono sempre per essere poco credibili, inutili nella migliore delle ipotesi, spesso pericolosi. Si comincia con qualcosa che è “palesemente” disgustoso per “tutti”, poi…
      Il bello della comicità è che è la cosa più libera e soggettiva che esista. Abbatte muri, mette in discussione, sovverte verità accettate, ma solo se lo si vuole. Altrimenti, si passa semplicemente una serata in allegria, o ci si dedica ad altro.
      Grazie di essere passato, sono venuta a vedere il tuo blog, ci ritorno, è molto interessante.

      • mi fa piacere tu abbia ben pesato il mio commento, una forzatura solo apparente. Vieni a trovarmi quando vuoi e puoi, se lo ritieni opportuno, sarai ospite gradito

      • Grazie! Sto leggendo in questo momento il post (e i commenti) sull’apprezzare o disprezzare gli altri (gli artisti) per quello che sono o per quello che fanno. Questione che mi tocca da vicino. Ora commento sul tuo blog 🙂
        Alexandra
        (così mi presento intanto)

      • ho letto e pure risposto ma non ho capito a che livello la cosa ti coinvolge, forse trattasi di passione??? professione??? acculturamento a largo raggio??? non sei tenuta a darmi spiegazioni, non amo essere indiscreto 😉

      • No, nessuna indiscrezione, un po’ di mio eccesso di… boh? pudore? Comunque direi passione, nel post parlavo di Robin Williams e come dicevo, per me lui è un punto di riferimento, oltre a essere il protagonista assoluto del mio blog 🙂
        (sto scrivendo un libro su di lui ma ho sempre timore di “fare spamming”) 🙂

      • ma quale spamming??? non scherzare, come attore mi è sempre piaciuto, la notizia del suo suicidio mi ha lasciato molto perplesso, sicuramente tu conoscerai meglio di me la sua biografia. Come avrai letto da me, la depressione da successo crea down devastanti. Sarò felice di leggere il tuo libro, viaggi in totale autonomia oppure hai una guida?

      • Ne sono (ovviamente) molto felice! Non ho una guida purtroppo, ma è un libro particolare, diciamo la sua storia, o meglio, soprattutto le sue idee (da lui espresse nelle interviste e portate nei film e negli spettacoli), ma legata all’influenza che hanno avuto sulla mia vita e la mia formazione, parlerò anche un po’ di me insomma, ma in rapporto a lui e al suo pensiero e modo di vedere la vita

  3. Confine labilissimo e sottoposto alle più varie fluttuazioni: una cosa che faceva ridere nel 1930 oggi può non essere più divertente, o dall’altra parte sono nate nuove materie su cui far ridere che prima non c’erano – tipo le battute sui possessori dei telefonini, che dagli anni ’80 a oggi si aggiornano ma restano; poi gli eventi storici, le idee dominanti…
    Sul politicamente corretto sono d’accordo, è semplicemente un’idiozia: non è una parola a offendere, ma la persona che la usa, a seconda dell’intento che ha. A chi mi rimproverasse che non si dice “spazzino” ma “operatore ecologico”, oer esempio, risponderei che io non ho problemi con i mestieri degli altri e li chiamo col loro nome: se quella persona è tanto classista (pardon: “diversamente democratica”) da considerare un mestiere così utile e necessario troppo spregevole per parlarne senza un giro di parole umiliante per lo stesso spazzino, sono affari suoi. Si tenga per sé la propria ipocrisia (anzi: “deficit di sincerità”).

    • Ma, penso che il confine del buon gusto non stia tanto nell’argomento, certo che per un tedesco fare una battuta sugli ebrei nel ’47 sarebbe stato tabù, immagino, ma questo è un discorso di tempi. Ne parlava Nathan Lane nella stessa intervista, a proposito di Lenny Bruce che aveva fatto una battutaccia crudele su Jacqueline Kennedy il giorno dopo l’attentato, diceva, forse in alcuni casi la comicità è una questione di tempo anche in quel senso.
      Però il politicamente corretto sì. Certo, a volte è anche lì una questione di situazioni e di sensibilità. Oggi nessuno chiamerebbe più un disabile “handicappato”, anche se poi resta il problema delle barriere (architettoniche e non solo). Ho due fratelli sordi e ancora ho sentito qualcuno chiamare “sordomuti” i sordi profondi, che è semplicemente sbagliato, ma può anche ferire. Ecco, la crudeltà fine a se stessa… credo che di questo parlasse Robin, quando si riferiva allo sfruttare una cosa soltanto per far nascere una risata senza preoccuparsi minimamente dei sentimenti altrui. Ma appunto, in lui questo rispetto era una cosa innata, se oltrepassava il segno se ne rendeva conto (a volte è successo) e dalla crudeltà rifuggiva subito. Il che non gli impediva di essere feroce con chi lo meritava. Ma appunto, il confine è talmente labile e fluttuante che “chi non l’ha non se lo può dare”, mi sa… 🙂

      • Concordo, è difficile. Rimane una misurazione da fare di persona, confrontando i propri parametri con quelli degli altri; certo non sarebbe auspicabile né serio alcun tentativo di regolamentare certe cose, come qualcuno ha anche pensato per le espressioni politicamente corrette…

  4. la comicità e la sua l’ironia e in senso più ampio, la satira, così come viene chiamata oggi per circoscrivere il campo (o per chiuderla in un recinto?), ha delle potenzialità enormi, proprio perché riesce a raggiungere tutti gli strati delle posizioni sociali, non è casuale che il cosiddetto “potere esecutivo”, la guarda sempre con sospetto, pronto a intervenire. In passato artisti come Fo, Luttazzi o i vari Guzzanti, Grillo (quando faceva il comico) sono stati censurati o addirittura cancellati dalla televisione, perché con una risata divulgavano la verità, facendola entrare nelle case di tutti gli italiani. Anche le varie polemiche su Crozza giostravano su queste linee. poi è chiaro: fin dove si può spingere una battuta? Il buon gusto è sempre stata materia degli intelligenti e come tali, gli intelligenti dico, saranno sempre quelli che rimarranno nella memoria perché nel farci divertire, ci insegnano anche qualcosa, e Robin Williams è stato un esempio.
    Bel post…

    • Grazie, sono contenta che ti sia piaciuto. Sono d’accordo, lo scrivevo qualche giorno fa, (far) ridere come esigenza di libertà, l’atto di ribellione meno impositivo che esista, e il più definitivo. Eh ma lui per me è un mondo a parte 🙂

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