Facciamo il punto

Sono arrivata più o meno a pagina 135 del mio libro (non crediate, so benissimo che non stavate più nella pelle dalla voglia di saperlo). E quindi? E quindi, manca ancora un bel pezzetto anche se certo, il più è fatto, ma il problema è che non dovrei assolutamente superare le 150 pagine. Ecco, già l’uso del condizionale con l’avverbio ‘assolutamente’ è indicativo (no, resta comunque condizionale! Vabbè). Io lo sapevo che il mio problema non sarebbe stata la sindrome da foglio bianco, ma la sindrome da pluralità di fogli (molto) densamente scritti, da sfoltire senza sapere che cosa tagliare…

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32 Pensieri su &Idquo;Facciamo il punto

  1. forse se aspetti qualche settimana, magari provando a iniziare a scrivere qualcosa d’altro per distrarre la mente … ma può essere una str…ta

    • No, non credo lo sia, penso anzi che dovrò farlo prima o poi, ma non in questo momento in cui sono lanciatissima, sto comunque arrivando verso la parte finale, il libro ha ormai preso forma e penso sia il tempo giusto per continuare sia a scrivere che risistemare. Poi arriverà anche il tempo di fermarsi e magari anche scrivere di altro, chissà 🙂

  2. Intanto scrivi. Appoggia le tue parole su quei fogli, dagli lo spazio che meritano, butta fuori tutto.
    Vedrai che poi sarà più facile togliere, sfrondare, limare.
    E le parole che rimarranno si assumeranno il peso anche di quelle che hai cancellato.
    Per il momento, in bocca al lupo!

    • Sto facendo un po’ così. Un po’ vado avanti a scrivere, un po’ sfrondo e tolgo e limo quello che avevo scritto prima. C’è tanto da dire ma è un utile esercizio quello di imparare a dirlo con meno parole 😀
      Grazie, e come dicevo altre volte, spero che il lupo mi porti sana e salva alla tana (o alla meta) 😀

  3. Io ti consiglierei di scrivere tutto di getto, poi di lasciar “marinare” per un po’ nell’oblio e rileggere con gli occhialetti critici. Può succedere, nella rilettura, di accorgersi di non aver saputo abbandonare in tempo certi personaggi, per un eccesso di affetto, o certe atmosfere, in cui noi autori, ci sentiamo a nostro agio, più dei nostri personaggi. I romanzi non sono la vita dei personaggi, sono occhiaie curiose sulla loro vita, sono ore, o giornate intense evocate e trascorse con loro e per loro, mai di più.

    • Questo non è un romanzo. Certo, non è neanche la “vita” del mio protagonista, c’è del vero in quello che dici, anche in una “biografia sentimentale” come questa. Ma vedo che per me dipende molto dal momento. A volte scrivo di getto, poi magari il giorno dopo ci torno, in altri momenti torno su cose scritte diversi giorni prima, per modificare in base a quello che è venuto dopo o perché mi tornano in mente e capisco che c’è un modo migliore di dirle. Però essendo la forma di questo libro molto particolare, credo abbia bisogno di un “processo di lavorazione” particolare (o forse sono io che sono strana, semplicemente) 😀

    • Non ho ancora capito se il processo di scrittura implica liberarsi della preoccupazione di come gli altri vedranno quello che scrivi, oppure invece mettersi nei panni dei lettori e leggere “con i loro occhi”. Bisognerebbe trovare un equilibrio di entrambe le cose. Facile a dirsi, appunto 🙂
      Grazie Massimo, buona domenica 🙂

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