SABATOBLOGGER 43. I che seguo

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Viaggi dal divano Anna fa un lavoro particolare che a me piace molto, non foss’altro che perché ha a che fare coi libri: si occupa di editing ma per i testi delle elementari. A un certo punto della sua vita ha cominciato a pensare che tra le varie possibilità, la migliore fosse fare una cosa che le piaceva molto, come scrivere e raccontare. Mi piace la sua pacatezza, l’equilibrio che traspare sia quando parla di sé e della sua famiglia (perché è equilibrio anche ammettere che si può sbarellare, ne sono fermamente convinta), e quello degli argomenti più di attualità, dall’infinità di fattori che incidono sulla felicità in una famiglia, quale che sia, ad esempio in Le colpe dei padri, al bullismo e quello che talvolta c’è dietro, in Vittime e carneficiLa domanda mi ha colpito perché è una che io in effetti non mi sono posta, non in quei termini: la me stessa di venticinque (più o meno) anni fa sarebbe orgogliosa di quella che sono oggi? Non lo so, immagino di sì, ma forse se glielo avessero detto non ci avrebbe creduto. Però penso spesso a tutto quello che mi ha portato qui, a volte prendo per mano la bambina, l’adolescente, la giovane donna che faceva così tanta fatica a vivere e penso che è la me stessa di oggi a essere orgogliosa di quella che sono, e anche di quella che sono stata.

Fioche luci lontane una presentazione brevissima e intensa, poche parole a dire tutto, attraversare la vita da viva. E in effetti questo si sente, quando racconta delle frustrazioni causate da genitori che non fanno i genitori e costringono i loro bambini a non fare più i bambini (o a non farlo come sarebbe sano e buono per loro) e quando racconta di sé, delle emozioni e sensazioni che prova, anche solo per brevi momenti in una piscina, come  On the water, perché tutto è importante, i momenti, i giorni, i pensieri. E noi possiamo fare come gli alberi, anche quando la meteorologia è contro di noi, ascoltare le promesse di primavera e crederci, e germogliare. E infine un giorno, un inverno fa, che può essere un giorno qualunque di qualunque inverno, o anche di qualunque altra stagione, incontrare persone ai tavoli di un ristorante, tenerezza e allegria e passione, la poesia, l’amore carnale per l’uomo e Walt Whitman.

Mi dispiace per la versione ridottissima, questa puntata, ma non riesco a fare di più, vi auguro comunque un buon vagabondaggio tra i blog, a sabato prossimo!

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