Ok, arrendiamoci un po’ a Sanremo… ma non troppo

Ho approfittato di un momento di pausa oggi per ascoltarmi alcune delle canzoni della serata di ieri senza dovermi sorbire il contorno, perché sono curiosa ma troppo snob per poter sopportare i conduttori, gli ospiti e i vari riempitivi per un tempo superiore ai 15 secondi. Ho sentito il primo paio di canzoni delle nuove proposte distrattamente, continuando a fare altro. Sulla terza mi sono fermata. E più andavo avanti più pensavo “bella”. Sono talmente fuori dal mondo che non solo non sapevo niente di polemiche e robe varie, ma neanche avevo capito che si parlava di migranti (l’ho scoperto andando poi a cercarmi qualche notizia sul cantante). Quindi il mio giudizio, posso dirlo, era del tutto incontaminato da questioni che non fossero “il testo mi piace”, “la musica mi piace”, “la voce mi piace” (così così, ma devo risentirla). Penso che quasi sempre quando una canzone colpisce ci voglia almeno un altro paio di ascolti per capire se poi vale davvero o no, per adesso tutto quello che posso dire è: ho sentito sei canzoni finora, una non mi è dispiaciuta ed era quella di Leonardo Lamacchia, ma l’unica che mi sono fermata ad ascoltare con attenzione, e di cui fino alla fine ho pensato “davvero, davvero bella” è stata quella di Braschi. Per quel che vale…

Footprints

Una delle primissime poesie che ho scritto, forse la prima (di tante), dedicata a Robin, mio punto di riferimento e capitano da una vita. Dovrebbe entrare nel libro, così l’ho tradotta. In attesa che si sbroglino le parole nuove che ho dentro, che come a volte mi succede, sono così tante e confuse da non sapere da dove cominciare a scriverle.

One of the first poems, or the very first, maybe, (of many) I wrote for Robin, my lifelong touchstone and captain. Should go into the book, so I’ve translated it. Waiting for when the new words I’ve got inside will unravel: it happens to me sometimes, there are so many and so entwined together, I can’t even begin to write them down.

L’originale qui The Italian version is here

The road lights up with the sea;
I leave sand footprints behind.
That’s how I spend my time:
watching the shape of my feet
betrayed by ever-changing weaves.
I think of you, even in this crisp air
beneath foreign mists.
I’m looking for the truth of your face
the flight of a kite in full swing
the quiet silence of a wait
that begins and ends in itself
without anything to fill.
I’ve got lips of exacerbated thirst
and no more white storks at my window.
Summer is gone
and you’re not back.

La La Land

Sono stata con mia madre a vedere La La Land stasera. Molto piaciuto. Bei dialoghi, bella musica, bravi gli attori protagonisti (non so se da Oscar, ma comunque ottimi). La storia è solo un pretesto: due giovani di belle speranze – aspirante attrice lei, musicista jazz lui – in cerca di fortuna a Los Angeles) si innamorano tra provini umilianti e serate a suonare musica scadente nei ristoranti. Pesano però i momenti di sconforto che ciascuno attraversa, e pesa il fatto che in un sogno devi metterci tutto te stesso. Sono le scene, i balli, le canzoni, le scenografie che sono magnifici secondo me. L’ho trovato delizioso nei momenti più divertenti e commovente in alcuni punti, fiabesco e realistico. Ne vale la pena di sognare? A un certo punto mi sono chiesta, avessi visto un film così, i sogni che mi sembravano folli, avrei avuto il coraggio di seguirli? O ero troppo attenta a tenere i piedi per terra, benché la mia testa fosse sempre comunque tra le nuvole? Comunque sì, ne vale la pena.

She told me
“A bit of madness is key
To give us new colors to see
Who knows where it will lead us?
And that’s why they need us”

So bring on the rebels
The ripples from pebbles
The painters, and poets, and plays

And here’s to the fools who dream
Crazy as they may seem
Here’s to the hearts that break
Here’s to the mess we make

Robin Williams’ Theater 1 – The Taming of the Shrew (La bisbetica domata)

Visto che i film di Robin sono finiti, ma sul mio blog il lunedì è ormai tradizionalmente dedicato a lui (beh, non solo il lunedì, ma quello è “istituzionale”), oggi inizierò a parlare del teatro, un aspetto forse meno conosciuto ma non certo meno importante.

A parte le registrazioni degli spettacoli di stand-up da lui scritti e portati nei teatri in tournée, Robin ha interpretato poche pièces teatrali, ma tutte significative. La prima è stata The Taming of the Shrew (La Bisbetica Domata, regia di James Dunn), da cui la foto sopra (praticamente irriconoscibile, eh? Ma comunque… ❤ ). Nata nel 1970 come rappresentazione scolastica, rivisitata in stile vecchio west, fu invitata a partecipare al Fringe Festival di Edimburgo del ’71 e vinse il premio per la Miglior Produzione. Su espressa, graziosa richiesta, venne poi eseguita una rappresentazione di gala appositamente per la Principessa Margaret, per dire.

In questo blog (che erroneamente attribuisce a Robin la parte di Petruchio nella commedia, mentre ebbe quella di Tranio, per quanto l’articolo che trovate qui ritenga che la sua performance non fosse comunque estranea al regale gradimento), si dà anche notizia di altre rappresentazioni cui Robin ha partecipato: un altro personaggio shakespeariano, Orsino, uno  dei protagonisti della commedia The Twelfth Night [La dodicesima notte), e un personaggio invece di Wilde, l’Algernon di The Importance of Being Earnest. Maggiori informazioni le trovate sul Fansite di Robin.

In più di un’occasione Robin ha parlato della propria formazione “classica”, per quanto riguardava la recitazione. Si riferiva principalmente alla Juilliard, ma c’è chi afferma che anche da queste precedenti esperienze al College of Marin abbia cominciato ad approfondire Shakespeare (di cui spesso infilava citazioni o finte citazioni un po’ qui e un po’ là) e preso alcuni gesti tipici (come quello di fingere una conversazione tra due persone diverse, girando rapidamente la testa da una parte all’altra). Già allora, inoltre, improvvisava – e il regista non solo lasciava fare, ma accoglieva le sue creazioni nel testo, come molti altri dopo di lui avrebbero fatto più che volentieri.

Racconta Dunn: “When he was my student I used to kick his a**, you’ve got to be able to put up with that. Robin’s a true genius like Charlie Chaplin, and I think he’ll be remembered the same way. It was an honor to know him personally and professionally” (Quando era un mio studente, gli facevo il c…Bisogna essere in grado di sopportarlo. Robin è un vero genio come Charlie Chaplin e penso che sarà ricordato nello stesso modo. E’ stato un onore conoscerlo, personalmente e professionalmente).