SABATOBLOGGER 48. – I blog che seguo

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Versione un po’ ridotta per la rubrica di questa settimana, sono stancherrima e tendente alla non-connettenza.

Muninn (Davide Bovati) è un blog letterario e in quanto tale mi interessa; le recensioni sono molto personali. Vorrei lasciarvi il piacere di scoprire da soli la ragione del nome (per chi non l’avesse già intuita), dico solo che è legata a un Paese freddo e lontano e a un messaggero. E’ il posto giusto dove venire se avete voglia di un po’ di sugo, non solo il riassunto della trama. E’ il posto giusto per scoprire libri nuovi, anche se in circolazione da decenni. Muninn è fatto di libri che meritano di essere ricordati (dalla presentazione). Qualcuno sa della mia passione per miti e leggende e questo luogo è una miniera. Ho scelto  Di Golem e dei, perché potrebbe già bastarmi questa frase: Sembra quasi che sia molto meglio essere ingannati da chi racconta frottole, che da chi pretende di raccontare la verità; Il dramma scozzese perché amo Shakespeare, non c’è niente da fare; Welcome to Zamonia perché credo ci siano al mondo poche cose più divertenti delle Tredici Vite e Mezzo del Capitano Orso Blu (e sì, l’ha scritto un tedesco! Eppure…).

Erospea Dora è una poetessa non semplice, ma non difficile,  “spagina versi” e immagini, cattura momenti del mondo interiore ed esterno, prende appunti, annota emozioni, condivide ciò che vede e ciò che sente.   “…gli sposalizi di natura, convenzione, cultura, per finta, per serio, per costrizione, per gioco, per non so che, …, gli sposalizi della carne, le corporeità inesauste, la bellezza del cerchio, l’infrazione, e il bisogno, forse solo l’amore, da fare, da farsi, senza tempo, nel tempo, ad averci il tempo, di certo, in ogni cosa, la bellezza delle piccole cose, l’immenso fuori, l’immenso dentro, il tango e l’intangibile, la stasi e il movimento, la stasi in movimento, la sosta sul filo…” Ho scelto La gravità del verbo, omaggio a Maria come madre e donna, al suo dolore e a un mistero universale; Socchiusa, breve e intensa; e Non dirlo al vento che ha la spensierata crudeltà di quelle canzoni infantili che raccontano cose anche molto inquietanti  al ritmo di una musica allegra che non allevia nulla. Anzi.

Just a Little Place Bluebird è una studentessa universitaria, leggendo alcuni suoi post si ha l’impressione di una vita non facile, forse anche per la poca fiducia in se stessa, quello che lei chiama uno “zaino” pesante da portare. Eppure traspare anche non solo la sensibilità (che a volte aumenta il peso, con le troppe domande e le troppe pretese verso se stessi), ma anche l’ironia, la curiosità, interessi ben precisi e tutt’altro che banali e quindi insomma, delle risorse e degli strumenti che potrebbero portare lontano. Ho scelto If I Were perché le sue risposte al tag mi sono molto piaciute, specialmente alcune: amo moltissimo i lupi, è belle l’idea di speranza legata al verde, ho ovviamente una particolare simpatia per i viandanti e poi una persona che alla domanda “se fossi una città quale saresti” risponde San Francisco… beh, mi è simpatica a prescindere! One year e Coraggio perché a volte un modo di pensare alle cose può davvero fare la differenza tra volere qualcosa e realizzarla.

Parole scritte a matita (Piazza Angelo Music), già il titolo del blog fa pensare a una certa delicatezza, come di qualcosa che si vuol dire sottovoce, lasciando una traccia ma non eccessivamente calcata. in effetti molte delle parole di Angelo sono pensieri lievi e nessuna di esse è invadente. Ho scelto Stranieri perchè Angelo ha una particolare sensibilità (anche tradotta in azione, che non è così usuale) nei confronti non tanto degli “stranieri” come categoria di persone (perché già il termine categoria riferito alle persone è inadatto e triste), ma nei confronti proprio della parola e del suo senso. Ricordo un manifesto letto tanto tempo fa che diceva qualcosa come “tutti siamo stranieri quasi ovunque”. Ma potremmo anche pensare in effetti che il primo luogo dove sentirci “stranieri” possa essere la terra in cui si è nati (riprendendo una citazione di Erri De Luca), perché è il primo posto che ci insegna cosa significa sentirsi estranei, non capiti, il primo dove sentiamo che vorremmo cambiare qualcosa e raramente sappiamo di preciso cosa e come; 29 novembre 2016 e 13 novembre 2016 sono brevi pensieri sull’amore e la mancanza.

Pochissime parole su Wonderment, etc., un blog sull’adozione che avevo scoperto grazie a questo articolo, I don’t want you to be grateful, a letter from your (adoptive) mother, che condivido molto come altre cose che poi ho letto. Come Sit With Me in Shadows è un post sul dolore e su quei momenti in cui vogliamo che gli altri ci stiano vicino e non ci facciano sentire soli, ma non che cerchino di dare un senso a cose che non ne hanno, o di portare una luce a tutti i costi; To the Children IAm Not Preparing Adequately for Adulthood perché anche qui c’è molto che condivido e certo non è facile accettare che probabilmente qualunque cosa facciamo, non possiamo preparare adeguatamente i nostri figli a essere adulti, perché devono imparare da soli. E’ tutto in inglese, essendo americana l’autrice.

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