Robin’s Monday – Stand-up 1: Reality What a Concept

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I wonder what chairs think about all day. “Oops, here comes another asshole.”

Diretto da: Brooks Arthur e Neil Bogart.
Scritto da: Robin Williams.
Registrato dal vivo al Copacabana, New York e al Boarding House, San Francisco

Avendo esaurito gli oltre settanta ruoli cinematografici interpretati e le sue performance teatrali, non avrete mica pensato che la vita di Robin fosse tutta qui, vero? Anzi, direi che stiamo lentamente arrivando a quello che almeno per me è il clou, l’aspetto che amo più di ogni altro e che ha nello stand-up e nelle video-interviste la sua massima espressione: la sua meravigliosa capacità di creare un contatto, di cercare e trovare relazioni e non semplicemente un pubblico. Mettendosi in gioco persino troppo, ma è quello che lo rende unico. Molti sanno delle sue straordinarie doti di comico e improvvisatore, ma non tutti, specialmente qui in Italia (in America direi che è tanto conosciuto e amato come comico quanto come attore, se non di più, ed è principalmente per quell’aspetto che è comunemente ritenuto un genio). E ancora meno forse sono quelli che sanno quanto amasse proprio quella parte creativa del suo lavoro.

I ruoli cinematografici gli permettevano di scavare a fondo dentro di sé – talvolta anche di divertirsi moltissimo, ma sempre entro certi limiti ben definiti. Lo stand-up era la libertà, la possibilità e il rischio di essere a diretto contatto con il pubblico e di non avere limiti. La “tensione e l’eccitazione di essere sempre sul filo del rasoio”, l’aveva chiamata un critico. Se ricordate, avevo scritto di quando gli avevano chiesto, un giorno, dove cominciava il cattivo gusto in comicità, qual era il confine, quando era bene fermarsi. La sua risposta era stata quando nessuno ride. Il che nel suo caso non era e non è mai successo, neppure agli inizi, nei club semi-sconosciuti di Frisco e della California. Pubblico difficile, ma lui lo ha conquistato sempre. A caro prezzo, a volte. Ma sempre con quella serenità di fondo che un giornalista aveva saputo cogliere perfettamente, e con un coraggio che era considerato una delle caratteristiche fondamentali della sua comicità.

Brooks Arthur è stato in seguito il regista anche di A night at the Met, grandissimo spettacolo di comicità stand-up. Parte del materiale contenuto in Reality What a Concept è stato riutilizzato in show successivi, benché non ne esista uno uguale all’altro, neanche nella stessa tournée. Non c’è alcun video, solo un LP con l’audio e naturalmente questo fa perdere gran parte del divertimento e non rende giustizia al talento di Robin, ma per completezza andava citato, essendo il primo lavoro di un certo rilievo e il primo album comico registrato quando già era Incredibilmente Famoso, per dirla con le parole di uno degli innumerevoli colleghi che ha in vari modi aiutato (in questo caso chiedendogli di fare l’accompagnamento musicale) semplicemente per generosità. L’invidia era estranea al suo modo di essere al punto da non sapere neanche cosa fosse (e da non sapersene difendere a fondo, in alcuni casi).

Le informazioni sono tratte dal Fansite

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4 Pensieri su &Idquo;Robin’s Monday – Stand-up 1: Reality What a Concept

    • Robin aveva in passato sofferto per qualche tempo di depressione, ma non è stata questa la causa della sua morte, aveva una malattia degenerativa terribile, erroneamente diagnosticata come Parkinson (in realtà morbo di Lewy come si è scoperto dopo), ma sapeva benissimo che si stava “disgregando”, e il processo era irreversibile. Ha sempre detto che in caso di malattia degenerativa avrebbe considerato l’idea del suicidio, anche perché in quel caso “non si tratta solo di te ma anche delle persone che hai vicino”, cito a memoria ma il senso era quello. Un uomo straordinario è straordinario in tutto e lui aveva un cuore gigantesco, oltre a tutto il resto.

      • non conoscevo questa sua situazione, grazie per avermi illuminato in merito, azz… ha avuto il coraggio della coerenza, onore a lui.

      • Non l’ho scelto come modello di riferimento per caso… è stato istintivo, ma poi negli anni ho avuto continue conferme di aver intuito giusto e la scelta è diventata definitiva 🙂
        Lo ammiro moltissimo per svariate ragioni.
        Grazie a te!

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