Robin’s Monday – Stand Up 2: An Evening with Robin Williams

Quello che segue, per chi fosse curioso, è tratto dal mio libro. An Evening with Robin Williams è il secondo spettacolo di stand-up importante scritto e portato in scena da Robin (gli show che ha fatto in giro per piccoli e grandi teatri sono innumerevoli ma proprio per questo ho dovuto fare delle scelte, anche se mi sarebbe tanto piaciuto parlare di  tutti). Enjoy!

An Evening With Robin Williams
Diretto da: Don Misscher
Scritto da: Robin Williams e Steven Pearl
Musica: John Sebastian
Registrato nel 1982

Un paio di mesi fa hanno avvistato uno squalo bianco vicino alla costa nei pressi del Marin [il distretto più signorile di San Francisco], e la gente diceva, Grazie a Dio, almeno è bianco!”

[Qui lascio all’immaginazione di chi legge capire che cosa avevi fotografato]: Aspetta, farò per te una foto molto speciale. Eccoci. Sono contento che ci sia impostato il grandangolo. Vorrei proprio essere lì quando la porterai a sviluppare. ‘Oh mio Dio, cos’è quello? Un anaconda premuto contro il vetro di una finestra, cos’è?!” Potresti portarla al National Geographic e dire che è il Mostro di Loch Ness. Qualche scienziato magari dirà: “Mio Dio, non sapevo cbe avesse un occhio solo!”

Benché durante la lavorazione di Garp avessi per qualche tempo interrotto la tua attività dal vivo, non riuscivi comunque a starne lontano a lungo. Nel 1982, per esempio, hai fatto questa serata al San Francisco Music Hall, in cui portavi alcune delle tue battute ricorrenti, ma come sempre molto era lasciato all’improvvisazione, all’ispirazione del momento. Sgusciavi tra la gente, prendendo in prestito qualunque oggetto: un impermeabile, una bandana, una macchina fotografica, una cassa acustica (una piccola radio portatile polacca) per farne materiale di scena. Saltavi di palo in frasca coi tuoi meravigliosi voli pindarici, dallo squalo bianco vittima delle tensioni razziali nei pressi di Oakland, al sesso dei giapponesi con la macchina fotografica, alle Isole Falkland che per l’errore di un cronista erano diventate le ‘Fucking Islands’… Ne avevi per Margaret Thatcher e ne avevi per Alexander Haig, negoziatore della pace per gli Americani: far negoziare la pace ad Alexander Haig è un po’ come far fare l’infermiere a Charles Manson. Quanto ai missili da crociera beh, sono fatti per essere presi in giro, anche se i loro effetti non sono certo divertenti. E che dire della cappa da torero che si è ristretta nell’asciugatrice? O della giacca di pelliccia che scatena una serie di caricature e citazioni, dal documentario del cinema muto Nanuk l’Eschimese a Liberace, dal Gobbo di Notre Dame a Elephant Man? Per poi passare ai sommelier, e ai test della polizia per verificare il tasso alcolico, e a Mr. Happy, naturalmente (Pubertà è quando la natura dice ‘dai la mano a Mr. Happy’. (…) La cosa strana per i maschi della nostra specie è che passiamo nove mesi della nostra vita cercando di uscire dal grembo di una donna e il resto della vita a tentare di entrarci di nuovo). Jeez, avrò visto questo spettacolo almeno sette-otto volte, e ogni volta rido. Quanti sono capaci di questo? Più spesso che no, la prima è già troppo. E quanto eri dolce parlando del bambino in arrivo, e quante cose già sapevi del rapporto genitori-figli! Ancora adesso, nei momenti di difficoltà, mi rifugio nelle tue divertenti ma accuratissime descrizioni e mi consolo rendendomi conto che quasi tutto quello che ci succede è del tutto normale. Family man era un’altra etichetta che ti avevano affibbiato, eppure, di tante, forse una di quelle in cui ti riconoscevi di più.

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A couple of months ago they had a white shark off the coast of Marin, people went ‘thank God, at least it’s white!’

Let’s see, I’ll give you a very special picture. There you go! Yes, I’m glad you have the wide-angle lens on there. I can’t wait till you get that to FotoMat. “My God, what is that? An anaconda pressed against a plate glass window, what is that?!” Maybe you can send it to the National Geographic, going: “It’s the Loch Ness Monster.” And some scientist going: “My God, I didn’t know it had only one eye!”

Although you stopped doing stand-up while working on Garp, you couldn’t stay away from the scene for long. In 1982, for example, you did this gig at the San Francisco Music Hall, where you included a few running jokes, but as always, much was left to improvisation, to the spur of the moment. You slipped through the crowd, borrowing anything that could be used as prop: a coat, a bandana, a camera, a stage speaker (a little Polish Walkman radio). You kept going off on  a tangent in your wonderful flights of fancy, from the white shark involved in the racial tensions off Oakland, to the sex of the Japanese with the camera, to the Falkland islands that due to the mistake of a newscaster had become the ‘Fucking Islands’… You had something to say for Margaret Thatcher and something for Alexander Haig, who was sent to negotiate the peace for the Americans. Having Alexander Haig negotiate the peace is like having Charles Manson as a male nurse. As to the cruise missiles, well, they’re made to be laughed at, although their effects are far from funny. And what about the bulfighter’s cape that’s shrunk in the dryer? Or the fur coat, that triggers an array of impressions and quotes, from the silent documentary film Nanook of the North to Liberace, from the Hunchback of Notre Dame to Elephant Man? Moving on then to sommeliers, to the police drug driving tests, and to Mr. Happy, of course (puberty is when nature says ‘shake hands with Mr. Happy’. (…) isn’t it strange that the male of the species, as men, we spend nine months trying to get out of the womb and the rest of our life trying to get right back in). Jeez, I think I’ve seen this show about seven, eight times at least, and every time I laugh. How many are capable of that? More often than not, once is too much. And how sweet you were, speaking of your soon-to-be-born son, and how much you already knew of the parents-children relationship! Even now, when I’m in trouble, I turn to your funny yet extremely accurate descriptions and find some relief in realizing that almost everything that happens to us is quite normal. Family man was another label applied to you, but of many, maybe the one you identified with most.

 

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