Robin’s Monday – Stand-up 4, Robin Williams Live On Broadway

È stato come sollevare il mare

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Il tuo ritorno sulle scene per il primo spettacolo dal vivo in dieci anni coincide con il periodo immediatamente successivo all’11 settembre 2001. Motivo di più per un rientro. “Ne abbiamo bisogno”, diceva la gente[1]. Tu, dal canto tuo, avevi bisogno della libertà, di ricaricare le batterie, ma i tempi erano anche maturi per affrontare quelle acque insidiose. Concorsi per Miss Burka Bagnato, tutto l’armamentario di quello che abbiamo passato, le misure di sicurezza. La comicità dal vivo è liberatoria, quella nei film è durissima, ammettevi[2]. L’esigenza si era fatta più forte dopo uno spettacolo di beneficenza a Washington con Whoopi Goldberg, dove ti eri reso conto che la gente si sentiva quasi sotto assedio, perché da tempo nessuno dava spettacolo a Washington, eccetto George [Bush][3]. Allora ho cominciato a esibirmi in qualche club di New York. Ho pensato che se c’era un posto che poteva essere un buon banco di prova era proprio New York. C’è un pubblico fantastico e molto tosto. Mi hanno incoraggiato a parlare di queste cose e allora ho pensato, ‘Okay, forse è il momento di tornare.’ È stato come sollevare il mare. La gente poteva tornare a ridere. Una risata può essere tante cose, una medicina, un’arma, dipende da chi la somministra, aggiungevi. Ma ha davvero questo potere curativo? Curativo non è la parola giusta. Terapeutico, magari, o catartico. Quando vieni da situazioni estreme, si può dire che ti riporta in vita[4].

Non era difficile trovare materiale, con Bush (Jr.), un Presidente che accenna un saluto con la mano a Stevie Wonder[5]. È quasi morto per un pretzel, cioè, abbiamo centinaia di milioni di dollari di copertura aerea sopra i cieli di Washington e lui rischia di morire per uno snack. Puoi parlare di qualunque cosa. Una bella l’ha detta qualcuno nel programma di Letterman, diceva ‘non riescono a trovare Bin Laden? È un Arabo alto due metri in dialisi, basta seguire le tracce nella sabbia’! Non parlo dell’incidente, ma di come il mondo è cambiato in conseguenza. Tipo, non puoi portare tagliaunghie sull’aereo perché hanno paura che possa dirottarlo. ‘Allontanatevi dall’area controlli, subito. Ho una limetta di cartone in mano!’ oppure ‘State seduti e fermi, o la pupa perderà un’unghia!’ George Bush ne fa una diversa ogni giorno e per un comico è un dono del cielo[6].

Prendevi in giro anche san Francisco (con affetto): abbiamo il Golden Gate, e a difenderlo ci sono due Guardie Nazionali in un Colibrì – parlo del fuoristrada militare – in tuta mimetica, che non scendono da quel cazzo di furgone e io dico, sono in tuta mimetica, ma devo dirglielo, il ponte è rosso dorato. Sembra che vengano dalla Scuola di Difesa di Taddeo (dei Looney Toones, una della tue imitazioni che il pubblico adorava) “Be vewwy, vewwy, quiet. I’m wooking for an Awab. Huhuhuhuhuh. E non fanno altro che star seduti lì. […] Però non lasciano attraversare i ciclisti – come se uno potesse nascondere qualcosa in calzoncini talmente stretti che puoi capire di che religione è. È una follia, quello che sta succedendo. Le perquisizioni – un mio amico ha una figlia di 7 mesi e l’hanno perquisita come se potesse avere una granata nel pannolino. Ma come abbiamo visto con il tizio che ci ha provato con le Air Jordan, c’è da stare attenti. Dico quello che ha cercato di dar fuoco a una scarpa ‘signore, questa è una zona per scarpe non fumatrici, si allontani per favore.

“Ci sono i comici, e c’è Robin Williams”, scriveva un altro giornale.[7] “Ci sono battute, e c’è quell’umorismo universale basato sull’esperienza umana con cui Williams è ormai identificato, nel bene e nel male. La vita può essere tanto un gioco crudele quanto una spensierata battaglia di cuscini e Williams domina le sue contraddizioni grazie all’ingegno della sua mente brillante, con raffiche di improvvisazioni così come con le sue osservazioni acute e taglienti”.

Per quanto fossi lontano dai teatri da un po’, le tue capacità non erano in dubbio e il pubblico lo sapeva perfettamente. D’altra parte lo humor, dicevi, aveva subito un colpo duro come tutto il resto, dopo gli attacchi, ma piano piano il pubblico e gli artisti erano arrivati a uno standard comune accettabile. Così, puoi iniziare a parlare di quando i funzionari del governo danno l’allarme sul rischio di terrorismo dicendo ‘non sappiamo dove, non sappiamo quando, ma sappiamo che qualcosa succederà. Buona fortuna. Ma cosa significa CIA, Agenzia Internazionale per le Intuizioni?

Uno spettacolo sfacciato, irriverente, volgare (nel senso buono del termine); nessuna concessione al comune senso del pudore o a qualunque altra forma del cosiddetto senso comune[8].

Sul palco vestivi panni di un personaggio del tutto diverso da Sy Parrish o dall’assassino di Insomnia[9]. Un vero sollievo. Qualcuno direbbe che sto mettendo in atto tutti i pensieri sporchi, facendoli diventare reali; è una sorta di catarsi ed è nato tutto un po’ così, lo spettacolo inizia da quello che sta succedendo, poi diventa politico, religioso e poi all’improvviso tanto primitivo quanto è possibile esserlo. Sul set eri frenetico, un fascio di energia tenuto insieme dalla coerenza comica, dalle risate. Le risate ti tornano indietro, ti nutrono, ti spronano. Il tuo critico più severo era Cody, che a 10 anni ti diceva di darti dei limiti: è fantastico, come avere una piccola donnina che vive insieme a te. È dolcissimo ma molto diretto e onesto.

Sul palco non avevi paura di prendere di mira i politici e i reati societari, ma una giornalista ti aveva chiesto che cosa ti spaventava davvero in quel periodo[10]. Mi spaventa molto il fatto che il surplus di tre miliardi di dollari che avevamo sia scomparso. L’istruzione, anche. E adesso formeremo questa nuova agenzia per la sicurezza, quando non è che quella vecchia abbia funzionato benissimo. Il tema che mi inquieta di più è il Medio Oriente. Ho parlato con persone dell’una e dell’altra parte, Palestinesi e Israeliani, che cercano di trovare una soluzione. E quanto all’approvazione dell’invasione dell’Iraq da parte del Congresso: ah, l’approvazione pubblica del piano segreto! I nostri alleati non la considerano una grande idea perché fa esattamente il gioco di Bin Laden, quando dice ‘è una crociata’. È stata questa la scusa. Vanno dai Curdi a dire ‘tornate con noi, lo rifacciamo di nuovo, e i Curdi ‘sì, certo, come l’altra volta, quando ci avete detto ‘ribellatevi’ e poi lui ha usato il gas nervino su di noi’. E [gli Stati Uniti] lo hanno lasciato stare. Sono loro che lo hanno lasciato lì. È un uomo spregevole? Ha fatto cose orribili? Certo, ma loro gliele hanno lasciate fare. La cosa principale per me sono l’India e il Pakistan. Hanno fatto sette test nucleari ciascuno e la CIA non ne sapeva un cazzo prima che succedesse. Ecco, tutto questo mi angoscia. Io faccio mia la conclusione della giornalista: “continua a dirci come stanno le cose”: perché sai, tu pensavi che a essere davvero importanti fossero i medici, i grandi benefattori, gli scienziati. E magari avevi pure ragione (come sempre). Ma per quanto fossi consapevole di lasciare una qualche eredità, forse, per quella tua tendenza a non prenderti mai troppo sul serio, non ti sei mai reso conto fino in fondo di quanto grande e duratura fosse quell’eredità.

Persino la tua generosità nascondevi, per quanto possibile. Hai fatto infinitamente più bene di quanto sia venuto fuori durante la tua vita. Ma non è questo, è il mutamento della percezione, l’approfondimento delle cose, l’importanza delle domande. Che non cambia mica quando mutano gli scenari, sai? Il mondo va avanti, ma quelli restano punti fermi sempre. Reagan, Bush, Trump, non sono importanti loro, sei importante tu e il modo in cui ti interroghi sulle cose e spingi gli altri a pensarsi, guardarsi dentro. Le contraddizioni della vita le puoi padroneggiare imparando prima di tutto a vederle, poi a comprenderle a fondo. E infine a riderne.

La vita sa essere crudele e spensierata, verissimo. E tu hai cantato come nessun altro la fatica e la meraviglia di essere persone fino in fondo, perché si paga, si paga caro, ma in cambio si riceve qualcosa che non ha prezzo. L’ombra delle farfalle, la bellezza dei bruchi, una vita che basta a se stessa perché è solo quella che racchiude tutto il dolore ma anche l’incanto del quotidiano, dei dettagli in cui si nasconde l’infinito. La libertà è questa, in fondo, non altra. Mi hai lasciato, ci hai lasciato la rabbia, la commozione, il dolore, l’urlo dell’ingiustizia di un male che colpisce così ciecamente da distruggere qualcuno che in vita sua non ha fatto altro che costruire. Ma dietro tutto questo ci hai lasciato un amore infinito per il nostro cuore, per le emozioni e per la ricerca dell’unica verità possibile, una verità in movimento, luminosa e aperta come il cielo della Baia.

[1] Paul Fischer, One Hour Photo, cit.

[2] One Hour Photo Production Notes, cit.

[3] Andrew Phillips, Death to Smoochy Interview, chud.com, cit.

[4] Andy Simmons, Robin Williams Grows Up, cit.

[5] Heather Wadowski, Death to Smoochy Interview for Movie Habit, 26 marzo 2002 (dal Fansite).

[6] Phil Mason, Scottish sex line sheep noise, cit. e Andrew Phillips, Death to Smoochy Interview, cit.

[7] Duane Dudek, Williams Going Nuts over Darker Roles, cit.

[8] Bonnie Laufer, da Tribute, cit.

[9] Paul Fischer, One Hour Photo, cit.

[10] Christine Blosdale, Robin Williams – One Hour Photo, cit.

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