La pace che cerco

Vengo da te anche per cercare pace, ormai lo sappiamo entrambi. Perché tu? Mica so rispondere, sai. Ho scritto parole su parole per capirlo, ma la risposta ancora non ce l’ho. Forse è per questo. Non che tu sia mai stato misterioso, anzi; sei “solo” complesso. multiforme e non etichettabile.

Dunque, vengo da te per cercare pace, dicevamo, anche se (o perché) so che non potrei trovare la pace tranquilla, l’equilibrio definitivo; forse neppure quello provvisorio: il tuo sederti a testa in giù del resto mi affascina da tanto, vorrei imitarlo ma mi fermo sempre un attimo prima. Troppi limiti, così la mia diventa una pace frenata, fatta di silenzi, di cose che non mi permetto, di quieto vivere. La tua è una pace mai violenta ma comunque combattiva, mai cinica o scettica, ma attentissima a seminare dubbi e domande; una pace che cerca e scava sotto le rocce, che non accetta niente, non lascia passare niente, di tutto chiede conto. “Non sarebbe più prudente…”? – qualcuno obiettava. – “Più prudente non è una buona cosa”, era la tua risposta. E certo prudente credo che tu non lo sia stato mai; per questo è una pace imprudente quella che cerco, una pace che guarda, sente e racconta, una pace che resta vicino alle cose, quasi dentro, ma senza lasciarsene assorbire. Immergendocisi per poi uscirne e guardarle da fuori.

So bene che avevi delle paure, più serie ancora dei viaggi in Afghanistan e in Iraq, più serie della mancanza di protezioni e dei decolli notturni a luci spente, che dopotutto senza rete era il tuo modo di lavorare e di vivere. Ma poi l’imprudenza non è mica il contrario della paura, semmai forse l’incoscienza potrebbe esserlo; ma incosciente invece no, non lo eri. Eri coscientemente imprudente, ecco. Ed è una delle millemila cose che mi riempiono di meraviglia.

Le tue risate sono un dono di pace, perché quando ride, quella pace ride per amore, per voglia, per sete di vita, per l’unico potere che valga la pena di avere, quello di rompere le sbarre, aprire i gusci, liberarsi dalle corazze e sgretolare i muri.  Quella pace irrequieta che per me ha il tuo nome ed è, per adesso, l’unica che so cercare.

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