Una lettera (da non spedire, ma che andava comunque scritta)

Sono così stanca, ma così stanca… e triste, e arrabbiata. e ho paura. Mio adorato A., vorrei saperti dire che crescere è una fatica immensa e lo sappiamo, lo è stato per tutti, io potrei raccontarti di quando mi chiamavano vecchia befana e avevo quindici anni e stavo malissimo, non parlavo, avevo paura anche solo ad alzare la mano per chiedere di andare in bagno, figurarsi poi per rispondere a qualche domanda. Della volta che ho vomitato addosso alla professoressa di italiano te l’ho raccontato, e lei, meno male, era una che capiva. Ti ho detto di quando ho rischiato di odiare persino il mio nome, per quanto era oggetto di scherno. E delle volte in cui stare a casa era un incubo peggiore che stare a scuola e non solo per le botte. Le parole a volte fanno altrettanto male. Te l’ho raccontato e penso di aver fatto bene, ma capisco anche che tu non sei me e queste cose ti servono fino a un certo punto. Però, mio carissimo A., vorrei anche dirti che crescere è una fatica immensa ma che ripaga. Credo che in fondo tu sappia quanto amo la nostra vita di adesso. Vorrei che tu sapessi che dovrai rinunciare a mille cose, ma ne troverai duemila da curare, che la tua curiosità ti farà scoprire ogni giorno qualcosa. Vorrei darti la leggerezza di quando ballavamo in salotto, vorrei dirti che crescere è una passione, dunque contiene dolore, certo, ma anche entusiasmo, voglia, capacità di buttarsi nelle cose, capacità di giocare con tutto, anche con le cose che fanno male, e rimetterle così al loro posto. Vorrei, più che dirtelo, sapertelo trasmettere, ma in questo momento la fiducia cede alla stanchezza. Sono momenti, passano e di queste cose tu non saprai niente, della fatica e della stanchezza te ne accorgi, per forza, ma per tutto il resto aspetterò che il lato appassionato e gioioso dell’essere tua madre ridiventi di nuovo forte abbastanza, sempre di più, per poterne parlare non tanto con la voce, ma con tutto quello che non si dice e che però si vede. Dentro il mio cuore c’è una quercia, stamattina stillava miele e forse è un segno della confusione che ho in testa, ma quella quercia nel tempo è cresciuta, ha messo radici e foglie, tante foglie verdi e vivissime. Siamo forti, siamo forti da sempre tutti e due, e insieme di più. Lo scrivo per me, come questa lettera, ma spero che ricordarlo a me stessa serva a poterlo in qualche modo comunicare anche a te.

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39 Pensieri su &Idquo;Una lettera (da non spedire, ma che andava comunque scritta)

  1. Bellissima lettera. Parole scritte con il cuore dalle quali, oltre l’amore, scaturisce una tristezza immensa. Purtroppo il tempo passa inesorabilmente. Tu vorresti acchiappare quei momenti in cui tra le pareti di casa risuonava tanta allegria ma sai bene che non è possibile. L’avvenire è nelle mani dei nostri figli ma noi siamo ancora qui e possiamo ancora essere felici e gioiosi. Non so se A. leggerà queste parole ma credimi arrivano dritte al cuore. Bacione Bea un’inguaribile otrimista e sognatrice

    • Grazie Bea. In realtà anch’io sono ottimista e credo che traspaia dalla lettera anche quanto consideri “bello” che il tempo passi, quando significa anche crescere e superare fatiche e momenti difficili. I balli in salotto ci sono ancora anche se certo, a 14 anni sempre di meno, ma mi serve soprattutto tenerli nella mente per ritrovare la leggerezza, parola per me importantissima ma che in certi momenti è difficilissimo mettere in pratica. A. non leggerà proprio queste parole, ma le ho scritte per raccogliere le idee e per aiutare me stessa a trasmettere emozioni più positive.
      Grazie ancora, a presto :*
      Alexandra

  2. I momenti di stanchezza è normale che ci siano….non siamo robot e in quello che si fa, soprattutto per i nostri figli, c’è sempre tutto di noi e soprattutto il cuore….ci si svuota, e poi cisi ricarica e si riparte, all’infinito 😉

  3. Come ti capisco, Alex.
    Ricordi Ave Maria, di De Andrè? Donna per una notte, madre per sempre…
    E crescere fa male, come fa male vivere.
    Però lo ami, Alex, e questo è la cosa più importante. Questo gli rimarrà accanto per sempre.

  4. Tenerli per mano.
    Ma poi faticare ad intrecciare le loro dita. Che crescono. Che si muovono. Che desiderano libertà.
    Quanto è difficile!
    Ma le mani di noi mamme, son sempre aperte per richiuderle intorno al loro cuore. Ogni volta che chiedono coraggio o aiuto……

  5. Tu mi emozioni sempre. Tuo figlio, i tuoi figli, sono fortunati…ma questo te lo avevo già scritto, credo. Come scrive Dina, tu sai ascoltare anche i silenzi. Non tutte le mamme lo sanno fare.

    • Si cerca di imparare, giorno per giorno, anche da loro. Come dicevamo ieri con mia sorella, i figli ti insegnano a fare i conti con l’imprevisto, con quello che non ti aspetti e che forse non è come vorresti. Puoi anche scegliere di chiudere le porte e di pretendere che seguano i “tuoi” binari e forse puoi anche riuscirci, ma a che prezzo? Io vorrei che trovasse un sogno importante e avesse il coraggio di seguirlo.

  6. Coraggio!Te lo dice una che ne ha viste taaaaaaaaaaante….ma siamo qui e anche qui ci possiamo aiutare standoci vicini.

  7. io insegno ai quattordicenni e ogni giorno vedo madri disperate. Non c’è cosa peggiore per una madre che avere un figlio adolescente da crescere…poi passa… poi diventano grandi e i problemi diventano altri… forza, dai Alexandra che tu sei forte e ce la farai alla grande 🙂

    • Io non sono per nulla disperata, se non quando lo vedo nelle fasi depressive per tanto tempo e anche lì, più che di disperazione parlerei di momentaneo sconforto. So di essere molto forte, dieci anni fa non so se avrei saputo affrontare questa situazione, ma la fobia scolare (che non sapevo neanche esistesse prima di sbatterci la faccia) è difficile da affrontare. Io ho grandi risorse, mio figlio anche di più e ogni tanto devo ricordarmelo. Bisogna fare da guida, punto di riferimento, roccia ferma mentre tutto sembra vorticare intorno. L’adolescenza è un’età difficile, a volte un po’ di più, ma vedo i miei ragazzi conquistarsi la strada pezzetto per pezzetto e questo mi aiuta. Non è facile neanche aiutarli a staccarsi quando hai avuto così poco tempo perché si “attaccassero”, ma anche questo è il nostro compito. Esserci, ascoltare, avere fiducia, e questa è la cosa più importante. Anche nei momenti di sconforto, usare ogni mezzo possibile perché loro non se ne accorgono. Anche quando non sembra, siamo importantissimi per loro e se noi siamo (per quanto umanamente possibile) tranquilli e fiduciosi, loro lo avvertono e piano piano si tranquillizzano. Per questo scrivo, ogni tanto anche di questo 🙂
      Grazie mille, un abbraccio

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