#Film 1921 – Orphans of the Storm (Le due orfanelle)

Si parlava un paio di giorni fa su questo blog (Rock’n’Blog, tra l’altro molto piacevole) di sfighe varie che colpiscono i protagonisti delle storie che amiamo: in quel caso il tema erano i cartoni animati, ma direi che altre forme d’arte non sono da meno. Nella letteratura ottocentesca, ad esempio, mi pare che la ricerca della sfiga perduta fosse particolarmente in auge (non parliamo dei romanzi gotici). Proprio in questi giorni mi sono guardata questo film del 1921 di David W. Griffith, uno dei pionieri della cinematografia come la intendiamo oggi. Tra l’altro, si dice che il successo di The Birth of a Nation abbia avuto come conseguenza la prevalenza del formato del lungometraggio rispetto ad altre forme di cinema. Il film è stato molto criticato per le sue idee razziste. Un altro film molto noto è Intolerance, forse anche, in parte, una sorta di risposta alle critiche mosse al precedenteGriffith è stato comunque citato come maestro e fonte di ispirazione, tra gli altri, da Chaplin, John Ford, Alfred Hitchcock, Orson Welles, Jean Renoir, Eisenstein e Stanley Kubrick.

Orphans of the Storm, tratto dal dramma francese del 1874 “Les Deux Orphelines” di Adolphe d’Ennery e Eugène Cormon, è veramente  un cumulo di tragedie da non dirsi, fin dalla nascita delle due protagoniste: Louise, figlia dell’amore impossibile di una nobildonna e di un plebeo, viene strappata alle braccia della madre ed “esposta” come si diceva un tempo, ossia abbandonata sugli scalini di una chiesa. Henriette è la bimba di un pover’uomo che a sua volta vorrebbe abbandonarla sperando che qualcuno se ne prenda cura. Quando sta per farlo, però, nota l’altra bambina semi-assiderata e affamata e comprendendo il destino cui rischiano di andare incontro, decide inopinatamente di prenderle con sé entrambe “con la tipica incoerenza umana”, è il commento della didascalia. La provvidenza provvede, evidentemente, perché le due bimbe in qualche modo crescono vispe, sane e fin troppo belle per il loro quieto vivere. Quando la peste le rende appunto orfane, e lascia Louise cieca e incapace di badare a ste stessa, le due ragazze vanno a Parigi dove quella cecità potrebbe essere guarita. Qui però si imbattono in una serie di disgrazie una dopo l’altra: Henriette viene rapita da un marchese lussurioso dedito a terribili orge. Louise, rimasta sola e senza protezione, viene trovata dalla perfida signora Frochard, che a suon di botte la costringe a chiedere l’elemosina. Henriette è salvata in extremis da un giovane cavaliere di cui giustamente si innamora, ma essendo i due appartenenti a classi diverse, l’amore è impensabile: lei viene sbattuta in un carcere per donne perdute, e lui mandato in esilio. Scoppia la rivoluzione e tutti i prigionieri sono liberati, ma non pensate che per la povera Henriette i guai siano finiti: il suo bel cavaliere, tornato a Parigi nelle vesti di un popolano per rivederla, viene riconosciuto da un ex servitore vendicativo e arrestato insieme all’amata, accusata di aver dato rifugio a un aristocratico…

Griffith nel film denuncia la tirannia e l’egoismo della nobiltà, che esaspera il popolo spingendolo a ribellarsi, ma anche il fanatismo di alcuni rivoluzionari, in particolare Robespierre, che instaura un governo basato su “Anarchia e Bolscevismo” (per gli americani evidentemente già un incubo a quel tempo). Una frase mi ha colpito in una delle didascalie: “Per strano che possa sembrare, entrambi questi malvagi uomini di potere [il Re e Robespierre cioè] erano uomini altamente morali sotto ogni aspetto, ad eccezione del fatto che vedevano il male in CHIUNQUE NON LA PENSASSE COME LORO” [il maiuscolo è nella didascalia]. La sua preferenza va palesemente a Danton (di Marat non si fa alcun cenno).

Henriette e Louise sono interpretate da Lillian e Dorothy Gish. Lillian Gish in particolare è considerata una delle grandi attrici di quel tempo e non solo, ha avuto forse la carriera più lunga in assoluto, 75 anni, avendo iniziato da piccolissima in teatro e recitato da ultimo in un film dell’84, Whales of August, a 93 anni.

Qualche parola anche su Lucille La Verne, “Mamma” Frochard, leggendaria attrice teatrale e caratterista ai suoi tempi, benché oggi non se ne senta praticamente più parlare. Uno dei suoi ruoli di maggior successo è stata l’interpretazione “vocale” nel ruolo della matrigna di Biancaneve (sia come Regina Cattiva che nei panni della vecchia malvagia che dà alla fanciulla la mela avvelenata), inserita dall’American Film Institute tra i primi dieci nella lista dei migliori “Cattivi” in cento anni .

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4 Pensieri su &Idquo;#Film 1921 – Orphans of the Storm (Le due orfanelle)

  1. Mi ricorda i cartoni giapponesi un po’ sfigarelli di quando ero piccolo, per lo più tratti da romanzi europei… che ansia, Lovely Sara (da La piccola principessa) non riuscivo a guardarlo! 😛

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