Sulle frequentazioni dei ragazzi

So che a moltissimi è capitato di sentirsi dire, da ragazzi, “vorrei che non frequentassi quelle persone”. so che è stato detto anche a mio figlio (non da me) che sarebbe meglio che non stesse con certi ragazzi. Io capisco, ci sono delle ragioni anche valide, ma è una cosa che proprio non mi va giù (tralasciando il fatto che in una località piccola, è difficile evitarlo). Naturalmente, in casi veramente gravi lo farei, ma in fondo non ho una ragione plausibile da portare. Penso che siano parole davvero brutte, emarginanti, e credo che l’emarginazione non aiuti mai. E poi, sarà pure vero che c’è il rischio che qualcuno possa avere una certa influenza negativa su mio figlio, ma c’è pure il caso che sia lui, ad avere un’influenza positiva, ma a questo difficilmente si pensa. E poi ognuno ha le sue debolezze, ma anche le sue risorse. Si parlava in famiglia un paio di giorni fa del fatto che in una prima classe elementare dove si stavano costruendo le regole di convivenza, la prima che era venuta fuori (dai bambini) fosse “essere gentili”, e di come in fondo da lì discenda tutto il resto. Ecco, io vorrei che i miei figli capissero quale strumento meraviglioso è la gentilezza, darla e riceverla. Le persone cambiano, non parliamo poi dei ragazzi, e se una ferita ci può indurire, c’è anche il caso che un’accoglienza gentile e senza preconcetti possa far stare meglio chi la riceve. Sicuramente fa stare meglio chi la offre, io almeno penso questo.

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15 Pensieri su &Idquo;Sulle frequentazioni dei ragazzi

  1. Come direbbero i gggiovani, “ti quoto su tutto”: ricordo situazioni simili da bambino e adolescente, la tristezza di chi “non era da frequentare” perché magari, a tredici anni, è stata beccata a limonare con uno a caso e si è beccata l’ostracismo manco fosse cannibale…

    Credo che un po’ sia anche la scusa per non vigilare, da parte di un genitore/tutore: evitando le situazioni a rischio emulazione, non c’è bisogno di sorvegliare strettamente i propri cuccioli.
    Pigrizia.

    • Sì, alla fine penso che sia un po’ questo, da una parte vorremmo esserci 24 ore al giorno, sapere sempre tutto quello che i “cuccioli” fanno, con chi sono ecc., così però forse ci sentiremmo più sicuri noi che loro. E comunque non è possibile, quindi bisogna lasciare che si prendano qualche rischio, dando loro la consapevolezza di quello che è buono o non è buono per loro e però anche sapendo che oltre un certo limite non si può fare altro che “sperare in bene”. Bisogna “esserci” senza “opprimere” ed è difficilissimo

  2. Certe volte i genitori sono iperprotettivi. Non capiscono che un figlio potrebbe anche non farsi influenzare (negativamente) dai “cattivi” esempi. Non parlo di casi estremi, ma di semplici atteggiamenti che possono far indignare un genitore. Bisogna dare fiducia, secondo me. Non alle frequentazioni del bambino, ma al bambino/ragazzo stesso. Concordo con il tuo discorso, assolutamente.

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