E comunque anche questo è cinema

Già che il mio blog parla anche (tanticchia) di cinema, forse qualche parola su Villaggio sarebbe anche giusto che la dicessi, non saprei, forse no, è sempre difficile in questi casi, quando non sei d’accordo neanche con te stesso e una parte di te dice che faresti meglio tutto sommato a startene in silenzio  Però anche ignorarlo non mi parrebbe giusto.

Il fatto è che non ho mai amato Villaggio. Non l’ho amato da bambina, quando non avevo fatto ancora in tempo a leggere le critiche fatte “col sopracciglio alzato” da chi in seguito è stato additato come snob (e magari alcuni erano un po’ fuorviati dall’idea che ciò che è popolare non può essere “importante”). Non l’ho amato dopo, quando, come spesso succede, è stato rivalutato anche tanto per moda, perché a un certo punto è successo che se prima per essere intelligente dovevi disprezzare la sua comicità, dopo per essere intelligente dovevi osannarla. E a me non faceva ridere prima, e neanche dopo. Né adesso. Dietro ci ho sempre sentito una disperazione senza rimedio, un pessimismo cosmico, addirittura uno svilimento delle persone che raccontava (con molta rabbia e con molto rancore, secondo me) tale da sfociare nella rassegnazione, nel non provare neppure a pensare che potesse esistere un modo diverso di essere.

Non ho letto i suoi libri, ho forse visto un paio dei film che perfino i più altolocati critici cinematografici avevano approvato, senza cambiare mai idea sui suoi personaggi comici, e senza restarne particolarmente impressionata. Non credo che apprezzerebbe un omaggio fatto solo perché è morto, non lo amo e credo che a chi mi segue sia molto chiaro il perché. Detesto la cattiveria, soprattutto poi quando sfocia in una sorta di complicità – pur involontaria, sicuramente. Non lasciare speranza di cambiamento rischia di giustificare chi si crogiola in quegli stessi difetti che si volevano mettere alla berlina.  La mia idea è che certi aspetti del mondo e della vita faranno pure schifo, e nel mostrare quello schifo si potrà pure riuscire a far ridere (che richiede indubbiamente un talento), ma poi ci si ferma lì, non si riesce a intravedere un “oltre”. E io credo che l’oltre sia tanto importante quanto quello che vedi, probabilmente di più. Se non immagini che si possa arrivarci, non puoi arrivarci.

E’ come con i bambini: se vuoi davvero farli crescere, con l’affetto e fiducia nelle loro potenzialità, facendo leva sui loro lati migliori, ottieni smisuratamente di più. Da lì potrai poi partire per criticare poi quelli peggiori (e naturalmente anche facendo ridere, se si è capaci, anzi, sarebbe il modo migliore; e anche con ferocia, se ci si rivolge agli adulti), senza però mai disprezzare e deridere o lanciare il messaggio “sei così, non cambierai mai, finirai male”; o magari “sei una merdaccia”.

Detto questo, c’è però una cosa che capisco molto bene, ed è il dolore per qualcuno che ha in qualche modo, anche indirettamente e a distanza, avuto un ruolo più o meno importante nella nostra vita. Quando muore una persona nota, accanto al ricordo di chi l’ha apprezzata c’è sempre chi dice “vabbè, ma tutto questo casino solo perché era famoso”. Io penso che chi dice così non abbia capito molto del meccanismo del successo. Se hai successo, grande o limitato che sia, vuol dire che sei stato capace di esprimere in modo efficace le idee, le emozioni, i desideri, i timori, il coraggio e direi la vita, forse l’anima di un certo numero di persone. Mai di tutte, ovviamente, perché questo è legato alle differenze individuali, così come ciascuno di quelli che ti apprezzano lo farà in modo e per motivi diversi, ma comunque arrivare al cuore e all’intelligenza di  persone resta è una bella capacità, e in questo senso, dopotutto, credo che Villaggio sia stato comunque grande. Il ritratto che ha fatto di alcune caratteristiche umane era sicuramente accurato e forse anche, come molti pensano, geniale; non gli toglie nulla il fatto che fosse un ritratto parziale e volutamente grottesco. Mi dispiace molto che sia morto, per chi gli ha voluto bene da vicino o da lontano. Io continuerò a non guardare i suoi film ma credo che in fin dei conti non se ne farà un cruccio.

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48 Pensieri su &Idquo;E comunque anche questo è cinema

  1. anch’io la penso come te. Alcune scenette sono restate nella mia memoria ad emblema di certe situazioni tragicomiche, ma il resto è perso… non credo rivedrò quei film

  2. Quello che scrivi nel secondo paragrafo, sulla sua comicità e sul perché non ti mai piaciuto, è esattamente quello che ho sempre avvertito anche io, una disperazione senza rimedio che non mi è mai sembrata divertente. Mi ha sempre dato l’idea di una persona profondamente infelice e in conflitto con se stessa.

  3. Scrivi: «a un certo punto è successo che se prima per essere intelligente dovevi disprezzare la sua comicità, dopo per essere intelligente dovevi osannarla. »
    Quant’è vero!!!!
    Lo stesso è accaduto con Totò.
    Ti dirò che quando apparve Fantozzi (prima di materializzarsi in serie di film si era prodotto in spezzoni dell’allora TV ancora in bianco e nero) io non ci trovai niente di nuovo, ma anzi mi sembrava una ripresa dell’esistente da un secolo Monsu Travet. Monsu Travet aveva avuto tanto successo da avere diffuso il termine “travet” di uso comune – e diventare protagonista, ancora negli Anni Sessanta, di vari film.
    Per anni e anni, per definire l’impiegatuccio sfigato, il “mezzemaniche”, il tirapiedi, il burocrate minimo – si usava dire che era un povero “travet”.
    Fantozzi, in definitiva, è la ripresa di cose pre-esistenti aggiornate ai tempi, Sessantotto e dintorni, sboccature comprese (“cagate” e “merdacce”).
    Più che le Muse scomoderei la sociologia e, paradosso per paradosso, un po’ sul serio e un po’ per scherzo, è il guitto che mi viene da considerare antesignano dell’odierno cosiddetto populismo 🙂
    (Ho apprezzato la serenità e onestà e grande misura e controllo con cui hai affrontato questa notizia, cosa non facile in clima di sovrastanti retoriche e relativi opportunismi)

    • Grazie, è che capisco l’emozione, anche se l’ho provata per altri. Ricordo di aver sentito parlare di Monsù Travet e conoscevo il termine, anche se non ho mai visto i film. Di solito si dice che non si inventa niente, forse la genialità sta anche nel prendere spunti dal passato e rielaborarli in modo originale e adatto al proprio tempo, quando si ha la capacità di osservarlo e descriverlo, e credo che questa Villaggio l’avesse, in buona parte almeno. Anche se continua a non piacermi la sua comicità-

  4. Ciao, 
    da un lato condivido la tua analisi, perché giustamente dici: andate oltre! non fatevi incastrare dal personaggio che Fantozzi descriveva (in modo efficace, questo bisogna riconoscerglielo)…
    dall’altro lato ti dirò però che avendo vissuto sulla mia pelle quella situazione, avendo condiviso per un certo tempo quei momenti da impiegatuccio vessato e frustrato, ebbene devo dire che proprio per questo vedo in Fantozzi qualcosa di geniale…
    anch’io da ragazzo, in età pre-lavorativa, non amavo Fantozzi e anzi lo trovavo piuttosto banale… 
    poi, quando sono rimasto invischiato in ciò che descrive, ne ho compreso la genialità e ho cambiato completamente parere…
    perché sono d’accordo con il fatto che si debba andare oltre, ma nella vita ci vuole un pò (anzi tanta) autoironia… e Fantozzi in ciò è geniale…
    non per nulla anche nel mondo impiegatizio ci si divide tra chi adora Fantozzi e chi invece lo vive come un’oppressione (curioso che in questo contesto non ci siano le vie di mezzo)… è ciò che accade, rispettivamente, a chi sa vivere la propria condizione con autoironia (che non necessariamente vuol dire rassegnazione) e chi invece si prende troppo sul serio e non è disposto ad ammettere un ancorché minimo fallimento personale (per quanto assolutamente reversibile, sia chiaro)…
    riprenderò queste frasi che ho buttato giù in fretta e furia in un post che abbiamo in programma di far uscire giovedì sul ns. blog (una recensione di Fantozzi vista dal di dentro, diciamo così)… per cui, stay tuned…
    ciao ciao

    • Ma io l’ho detto che l’aspetto del ritratto è accurato e notevole. E’ che non ci vedo molta autoironia, è una mia impressione del tutto personale, ma per me è solo un “guardate che vita di merda facciamo”, punto. Non sono un’impiegata ma ho vissuto da “praticante” in uno studio qualcosa di abbastanza simile. Tra l’altro ho sempre pensato più a una satira sugli italiani che a una satira del mondo impiegatizio, anche se so che nasce da lì. Non mi sento comunque particolarmente oppressa, anche se sono disposta ad ammettere che probabilmente mi irritino anche alcuni aspetti che posso temere in me stessa (non so, potrebbe essere). Ma più che altro, presenta un personaggio talmente irrimediabilmente disperato e odioso, contornato da persone talmente disperate e odiose che non capisco che diavolo ci sia da ridere. Ma come dico, non ci ridevo neanche da bambina quando non c’era nessuna implicazione. I miei figli per esempio ridono per certe scene diciamo “sgangherate” e va bene. Leggerò il vostro post con molto piacere, come con molto piacere ho letto omaggi bellissimi in giro. Non è il mo genere di comicità, potrei dire, se sapessi che “genere” è il mio. Ma una cosa la so. Dietro ci deve essere una forma di amore per l’umanità. Se penso a Rascel, a Walter Chiari, anche a Chaplin, con tutte le sue contraddizioni personali, (beh, anche gli altri non scherzavano), anche tralasciando il Genio del mio cuore, penso che questo (e l’amore per le parole, anche) sia forse l’unico aspetto che li accomuna. Per il resto, ho sempre pensato che la comicità sia la cosa più soggettiva, personale e persino “intima”, in un certo senso, che esista. Scusa il commento fiume, diciamo che l’argomento comicità mi prende moltissimo 😀

  5. Sui sentimenti che provano gli altri, giusti o ingiusti che siano, non mi esprimo e quindi non commento il desiderio di tanti di salutare uno sconosciuto molto famoso.
    Però vorrei parlare dei suoi film. Premetto che anche io da infante non li apprezzavo e non li capissi, ma credo che siano una rigida e realistica critica della società in cui la cattiveria, specialmente quella piú bieca e villana, viene messa in mostra, senza maschere, senza filtri.
    La folla che ride per i personaggi di Fantozzi molte volte ride per cattiveria, ride perché si riconosce nel cattivo e ne gode.
    Non sono film leggeri o di passatempo, per farsi quattro risate, sono spunti di riflessione. Non tutti sono pronti o predisposti per questi spunti, ovviamente, ma credo sia questo il motivo per cui inizialmente sia stato rivalutato, prima ovviamente che si trascendesse senza ritegno.

    • Sì, esatto, penso che sia proprio questo. E capisco l’apprezzamento per l’aver messo in luce questa cattiveria, capisco anche (meno) il trovarci spunti di riflessione, volendo. Ho detto che detesto la cattiveria e in realtà non è vero. Non mi piace la cattiveria per la cattiveria. Non mi piace mostrare solo quella. Non mi piace il compiacimento della cattiveria. Adoro la cattiveria di chi ferocemente critica quelli che rovinano il mondo, per affetto verso chi lo manda avanti a fatica tutti i giorni. Adoro la cattiveria di chi con una battuta rimette presuntuosi e prepotenti al loro posto. Non sento questo nella comicità di Villaggio. Resta il fatto che ha saputo dipingere benissimo la meschinità (lo associo molto a Mr. Bean, altro personaggio che detesto cordialmente, ma sempre per le stesse ragioni del tutto soggettive)

      • Non credo che si compiacesse di quella cattiveria. Anzi credo la detestasse, mettendola in ridicola, mostrandone i suoi piú grotteschi aspetti.
        Ovviamente non dico che debba piacere a tutti, anzi…

      • No, non intendevo questo, mi riferivo più a quello che dicevi tu su chi lo guardava e godeva riconoscendosi nel cattivo. Però sì, un po’ di compiacimento io ce lo vedevo anche in lui, penso però l compiacimento di chi pensa che tutto faccia schifo, che l’uomo faccia schifo e così via. E poi, come dico, un ridere delle disgrazie altrui che già da bambina non mi piaceva (fai conto che strana lo sono sempre stata: mia madre dice che quando ho visto “Biancaneve” ho pianto a dirotto quando la strega è caduta nel burrone, così, per dire) 🙂

  6. @ Vincenzo: condivido parola per parola, come solo chi è stato crocifisso in sala mensa può sapere che razza di geniaccio sia stato Villaggio, pur con i suoi mille limiti e difetti.
    Poi sono anche d’accordo con intempestivoviandante: ognuno ‘piange’ i personaggi pubblici da cui è stato più colpito, e nessun artista può colpire indistintamente tutti.

    • Ecco, forse potrei dire che gli aspetti che trovavo veramente meschini nello studio in cui lavoravo tanti anni fa (più di quelli che vorrei ricordare, ahimè) sono gli aspetti che “Fantozzi” ha dipinto bene, e potrebbe davvero entrarci questo, non nel mio disamore di bambina (in cui forse intuivo solo la disperazione infinita di quest’uomo), ma in quello successivo, quando proprio negli aspetti umilianti tanto per chi li infliggeva, quanto per chi li subiva, non riuscivo proprio a trovarci da ridere. Ridere delle disgrazie altrui, ecco, è quello che ho sempre visto in Villaggio come in Mr Bean, un altro che proprio non mi piace. Ma come dico, siccome invece ho pianto e piango moltissimo l’assenza di altri, capisco benissimo quanto possa far male.

  7. in effetti ti consiglio di leggere i primi due libri su Fantozzi, è un’altra storia, credimi. e poi ci sarebbe tutto quel che Villaggio ha fatto oltre Fantozzi (personaggio che l’ha innalzato ma anche ingabbiato: la vera crudeltà è quella del successo di pubblico), sia a teatro che in letteratura. personalmente, rispetto al cinema preferisco ricordarlo come il maestro Sperelli di “Io speriamo che me la cavo” o anche come il prefetto Gonnella de “La voce della luna”

    • “Io speriamo che me la cavo” l’ho visto ai tempi e non mi era dispiaciuto. Potrei provare con “L voce della luna” anche se (e qui la mia credibilità di critica cinematografica se ne va definitivamente a ramengo) non amo molto Fellini… 😦

      • beh lì è semplicemente questione di gusti: anche se riconosco che Fellini è un genio per il linguaggio che ha inventato, nemmeno io vado pazzo per la maggior parte dei suoi film. molti mi annoiano, addirittura (anche “La voce della luna”, pur essendo molte scene davvero poetiche). l’unico che mi piace dall’inizio alla fine e che anzi è uno dei miei film preferiti è il Casanova.

  8. Forse lo ricordi, forse no, ma a me piacevano molto i primi Fantozzi, nonostante una patina di tristezza o repulsione per certe situazioni.
    A me facevano ridere certe situazioni assurde, come il varo della nave nel secondo film (a “le altre autorità furono varate separatamente” o qualcosa del genere, sono scoppiato a ridere sia da bambino che da adulto).
    Sempre nel varo, ho riso quando la maldestra contessa taglia il dito del vescovo (credo) che inizia a urlare parolacce e viene coperto misericordiosamente dalla banda che suona l’inno nazionale… e questo nonostante mi terrorizzi l’idea di vivere mutilato, foss’anche del solo mignolo!

    Oppure la riunione di condominio che degenera in rissa già all’apertura, mentre alla fine tutti si congedano col sorriso falso…
    Esagerato, eppure descrive in modo credibile certi rapporti tra condomini.

    Diciamo che molte gag mi colpivano per l’assurdità della situazione, mentre altre erano davvero molto amare e magari facevano riflettere o mettevano tristezza. Poi odiavo il personaggio di Calboni, un vanaglorioso come solo certi miei zii! Tanto di cappello all’attore, che riusciva ad avere un’aria viscida e ipocrita niente affatto patinata.

    Coooomunque: il senso dell’assurdo di quelle storie mi faceva ridere, la pochezza morale di molti personaggi mi disgustava – ma ha contribuito a vaccinarmi da certa feccia che tutti incontriamo nella vita.
    Mi spiace che sia morto Villaggio, ma ancora di più che invecchiando, sia diventato una persona molto triste (ricordo certe interviste…)

    • Ho sempre visto solo dei frammenti, da bambina capitavano anche quelli del professor Kranz e sicuramente anche i primi Fantozzi, ma mi spingerò a dire questo: la mia visione del mondo e della realtà è del tutto incompatibile con quella di Fantozzi e degli altri personaggi di Villaggio.

      • Quella presentata da Fantozzi è certo una visione parziale: quando si vuole presentare una certa tesi, capita di concentrarsi sugli elementi che la confermano e i film di Villaggio erano di certo molto concentrati sull’aspetto negativo della realtà. Però…
        Capitava anche che proprio Fantozzi si accorgesse delle porcate che faceva o avallava – per lo più quando a pagarne le conseguenze erano la moglie e la figlia – e a quel punto, un momentaneo stato di grazia lo portava a mettere in scena un po’ di agrodolce.
        Era raro, ma capitava. Persino negli ultimi film, uno peggiore dell’altro.

  9. Sono stata cresciuta da due genitori del club degli “snob” che hanno sempre guardato con disprezzo Fantozzi, etichettandolo come “stupido”. Per cui quando appariva in televisione cambiavano proprio canale; crescendo, vedere Fantozzi in tv mi faceva proprio venire l’ansia. Forse era per la disperazione irrimediabile e senza prospettive future che hai descritto così bene.
    In ogni caso non ho mai imparato ad apprenderne la genialità che citano i commenti qui sopra.
    Eppure ora mi sento un po’ “mancante”, nel senso che mi viene voglia di rimediare e capire come mai questa figura sia diventata un’icona comica per molti italiani.
    E visto che tra i miei obiettivi c’è quello di dare un’infarinatura di cultura italiana il più completa possibile a mio marito (messicano), credo che vedremo uno dei suoi film insieme. Vediamo cosa ne pensa anche lui 🙂

  10. Dimenticavo una cosa fondamentale: quando mi riferisco al personaggio “Fantozzi” e all’analisi di cui sopra parlo dei primi due film e stop… Gli altri non sono assolutamente all’altezza, se non magari per singole trovate, ma la genialità del personaggio si ferma col secondo tragico…ciao

  11. Io nel mio blog non mi occupo di cinema, di solito e quindi non ho commentato la morte di Villaggio. Pur sempre rispettosa e compunta di fronte la dramma della morte che tutti ci accomuna e ammirata davanti alla forza di comunicazione che questo artista indubbiamente possedeva, ti esprimo il mio sostanziale accordo con quanto così acutamente rilevi, trovo la comicità di Villaggio assai difficile da digerire, per l’accanimento nello svilire la persona umana, per il pessimismo che non trova una via di scampo, nemmeno nell’amore e tanto altro ancora. Non ho mai riso, né per Fantozzi, né per Fracchia, forse perché anch’io prendevo l’autobus affollato nella stessa città e nello stesso posto in cui lo prendeva Fantozzi e, arrivata da Genova a Quarto, dopo circa quaranta minuti di percorso, mi facevo la salita del Gaslini di corsa, per giungere al famigerato orologio e timbrare entro le sette e cinquantanove. Ma io ero orgogliosa di lavorare, ero fiera di essere arrivata fino a lì e sopportavo con filosofia le quotidiane faticacce. C’è dignità nel lavoro, io ci credevo e ancora ci credo. 🙂

  12. Contrariamente a te ho “amato” molto Villaggio e, come te, mi è parso doveroso dedicargli qualche pensiero, ma non perché famoso bensì perché parte di un pezzo della mia vita.
    Ho sempre colto in lui la capacità di andare oltre, di inventare anche un linguaggio soprattutto come scrittore. I libri dedicati a Fantozzi li ho divorati mentre, e potrà sembrarti paradossale, non mi piacciono molto i film su Fantozzi. Villaggio era per me un grande autore, vedi i brani che ha scritto per De André, era capace di esprimere profondi sentimenti in tutta la loro gamma, dalla dolcezza al cinismo. È ovvio che può non piacere e delude leggere apprezzamenti anche da chi, in vita, l’ha aspramente osteggiato. Meglio la coerenza. Nessuno credo però possa negare la sua intelligenza.
    Mi permetto di consigliarti “Il segreto del bosco vecchio” di Olmi. Io non scorderò il personaggio di Sebastiano Procolo.

    • Non intendevo parlarne solo “in quanto” famoso, ma in qualche modo mi sembrava giusto perché appunto, appartiene al cinema e ha avuto un’importanza notevole nella costruzione – o descrizione – di una cultura. Proprio per questo ho riconosciuto la sua intelligenza, e non si tratta di un apprezzamento proforma, il fatto che a me piacesse poco non mi impedisce di riconoscergliela.
      A parte le persone che ho avuto e ho vicino “fisicamente”, c’è solo un uomo che è entrato nella mia vita in modo da stravolgerla, ed è Robin Williams, come forse sai. Penso che si senta un’affinità di fondo, poi si approfondisce e quell’affinità viene confermata oppure no, ma di solito l’istinto non sbaglia. In questo senso, dicevo, capisco benissimo il dolore che prende quando senti di aver perso un pezzo di te, della tua vita. A me è successo con lui, per altri le affinità sono diverse, ma il sentimento non cambia.
      Non mi sembra paradossale il fatto che non ti piacciano i film di Fantozzi, molti di quelli che amano Villaggio non li apprezzano particolarmente, proverò sicuramente a guardare il film di cui parli, anche perché nel mio ripercorrere la storia del cinema Olmi c’entra eccome.

  13. Io non ho conosciuto Villaggio ai suoi tempi ma solo di recente, non posso dire che abbia accompagnato i miei anni, o rappresentato il mio mondo, ho guardato il suo primo film l’altra sera e non avuto voglia di cambiare canale, credo che la sua grandezza sia stata soprattutto questa, ha lasciato una traccia di sé, per tutti bene o male conosciamo Fantozzi, la sua nuvola, la figlia Mariangela… 🙂

    • I primi due dicono che siano i migliori. Io non riesco a non cambiare canale, ma sono d’accordo con te, ha lasciato comunque una traccia, anche chi non ha amato il personaggio, bene o male lo conosce, e certe frasi sono entrate comunque nella nostra lingua (“com’è umano lei”, la poltrona di pelle umana, la nuvola dell’impiegato…) e non è poco

  14. Pingback: Confronti: i primi due Fantozzi, in una gustosa carrellata di sequenze e previa una necessaria analisi del personaggio – L'ultimo Spettacolo

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