Recensione: “Sono solo io – Storia di uno strano”, di Massimo Della Penna

Massimo Della Penna ho avuto modo di conoscerlo prima come blogger (col nome di Avvocatolo), poi come scrittore col suo primo Romanzo, L’ultimo Abele. Avevo notato un modo di scrivere molto particolare, direi inconfondibile, un passare con naturalezza da un’ironia quasi beffarda e persino caustica a un linguaggio estremamente emotivo, ricco di metafore talvolta azzardate ma sempre espressive.

Ho ritrovato questo stile, ulteriormente affinato, nel secondo romanzo, Sono io – Storia di uno strano (e so che siamo già al terzo, ma io ho i miei tempi), così come ho ritrovato un’altra caratteristica sua peculiare, il gioco con il lettore. Dalla numerazione dei capitoli all’identità del/dei narratore/i, alla trama stessa, Massimo si diverte a spiazzare, a condurci su una strada per poi mostrarci che in realtà la strada era un’altra, e l’arrivo, poi, era lontanissimo da quello che sembrava di intravedere all’inizio.

Ogni evento, ogni emozione viene visto da angolature diverse a seconda di chi lo racconta, ed è un pretesto per ricordarci che ognuno di noi ha una sua visione della realtà, che non coincide mai con quella degli altri, ognuno ha un frammento di verità e occorre metterne insieme tanti per potersi anche solo avvicinare a una visione più completa di quanto è realmente accaduto. Con parole quasi identiche si possono costruire concetti diametralmente opposti (l’episodio del cane che inseguiva le macchine è indicativo in questo senso), così come i quadri dipinti da diversi artisti sulla base della stessa immagine non potranno mai essere identici e talvolta, anzi, sarà difficile persino trovarvi elementi in comune.

Cugini che non sono cugini, fratelli che non sono fratelli, un incesto che non è un incesto, follia, una passione per i libri che rasenta l’odio, benché non sia forse che l’espressione di un odio per il mondo, che poi è un odio che a sua volta pare nascere da una passione… mi fermo qui, spero di avervi incuriositi, aggiungo solo un paio di citazioni:

Lei sta morendo, lenta, perché ha la scorza dura. Finalmente.

Mi è bastata una fugace occhiata nel suo animo lucente affinché s’imprimesse nella mia retina l’immagine residua della sua effige. Da allora, tutto quello che guardo è punteggiato dalla sua immagine residua, una rotonda luce in sovrimpressione come quando guardi per sbaglio uno spicchio di sole.

Io che ho sempre temuto i libri, questi ponti stranieri alla mia terra, con le loro voraci braccia tese a strapparmi dal mio eremo. Non avrei mai immaginato un’epifania così potente che potesse avvilupparmi tutto come un sacco amniotico. Finalmente realizzerò il mio più alto ideale di bellezza su questo mondo. Priva di qualsiasi orpello sentimentale, la bellezza a me pare la ferita crudele del tempo sull’universo. La lascerò emergere purificandola d’ogni sostrato estetico infierendo sul mondo con un fendente letale.

L’unico, vero scopo del progresso tecnologico di tutte le epoche è sempre stato assecondare l’umana, innata tendenza alla pigrizia e alla megalomania. Ottenere molto di più facendo sempre di meno, questo lo scopo. Fino a ottenere tutto facendo un bel nulla.

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