Citazioni da “Una storia della lettura”, di Alberto Manguel

Un braccio abbandonato lungo il fianco, l’altro piegato a sorreggere la testa, il giovane Aristotele legge languidamente un papiro che tiene srotolato in grembo, sui morbidi cuscini di un seggio, i piedi confortevolmente incrociati. Infilando con due dita un paio di occhiali a molla sul naso ossuto, un Virgilio inturbantato e barbuto sfoglia le pagine di un  volume in un ritratto dipinto quindici secoli dopo la sua morte. Seduto su un ampio scalino, accarezzandosi graziosamente il mento, San Domenico è assorto nella lettura del libro che tiene spalancato sulle ginocchia, dimentico del mondo. Due amanti, Paolo e Francesca, si stringono l’uno all’altra sotto un albero, leggendo il verso che segnerà il loro destino; Paolo, come San Domenico, si sfiora il mento con la mano; Francesca tiene il libro aperto, con due dita sotto una pagina che non verrà mai raggiunta. […]

Lontano dal tumulto cittadino, tra sabbie e spuntoni di roccia, San Gerolamo, come un vecchio pendolare in attesa del suo treno, legge un manoscritto formato tabloid mentre il paziente leone gli fa compagnia accucciato in un angolo. […]

Completamente nuda, una ben pettinata Maria Maddalena, dall’aria assai poco pentita, sta sdraiata su un panno steso sopra una roccia nel deserto, leggendo un grosso volume illustrato. Tutto compreso del proprio ruolo, Charles Dickens impugna l’edizione tascabile di un suo romanzo, leggendolo a un pubblico ammirato. Appoggiato al parapetto di pietra del Lungosenna, un giovane è immerso nella lettura di un libro di cui ci piacerebbe conoscere il titolo. Spazientita, o forse solo annoiata, una madre tiene aperto un grosso volume davanti al figlioletto dalla rossa chioma, il quale compita le parole seguendo le righe con un dito. Il cieco Jorge Luis Borges strizza gli occhi per meglio seguire un lettore invisibile. In un’ombrosa foresta, seduto su un tronco muscoloso, un giovane regge con entrambe le maniun volumetto leggendo nella pace più assoluta, padrone del tempo e dello spazio.

Sono tutti lettori, e i loro gesti sono i miei stessi gesti; io condivido con loro il piacere, la responsabilità e il potere che derivano dalla lettura.

Non sono solo.

Sono le prime pagine di Una storia della lettura, di Alberto Manguel (Mondadori, traduzione di Gianni Guadalupi). Ero un po’ titubante, mi interessava ma temevo che potesse rivelarsi un arido sfoggio di erudizione o uno stucchevole elenco commentato di opere senz’altro amate, ma rese monodimensionali e piatte dal fatto stesso di scriverci su un saggio. I miei timori erano del tutto infondati. Conoscevo Manguel di nome ma non avevo mai letto niente di suo, prima. Questo mi pare un racconto di vita, d’amore, di viaggio e di avventura. Più vado aventi, più fatico a metterlo giù, perché voglio vedere come prosegue. Bello, bello, bello.

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