Flying together as one

This is the English version of this article (and part of the book I’m writing on Robin Williams)

Questa è la versione inglese di questo articolo (e parte del mio libro su Robin Williams).

Flying together as one

So you’ve come into my dreams at last. I knew it was just a matter of time, although I seldom remember them, and when I do, lately, it’s usually in a vague, hazy way. Yet that night’s dream was so clear, one of those in which when you wake up you have to refocus for a moment, realize what’s actually reality, and what is not. A dream that was so gentle, so graceful, I might say, that I felt a touch sad when I woke up, but at the same time, it got across its sweet taste throughout my day, giving me more determination, stronger desire and passion for everything I’m doing and going to do.

It’s the sense of taking care of things; of walking, at the slow pace of the sun and of air, that very road you’ve been guiding me on for so long. It’s the feeling of your fingers wrapped around mine, the tenderness that protects me from cold weather, your making a home of any place, your being a haven for ships yet to come and for those that are going to leave again. It’s the ability to turn yourself into silence to listen to the world, and into words to understand it. It’s the hand that fills with a light but solid presence, the derangement of when you change your course so as not to betray the sea. It’s the shiver, given by fear, but not without a sort of secret happiness, of one who’s suspended on a wire, several meters above the earth, and now and then takes an acrobatic jump between the objective reality of things and the poetry of instants. Because for me, you’ve always been there, and always caught me in perfect time for the terror of the void to make way for the magic of flying together as one.

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Scegli la strada in salita / Choose the road up hill

Ieri sera il cielo era così. Ti penso. Non ti scrivo lettere, in questi giorni, neanche questa lo è, non come vorrei. Qualche frammento di poesia, che ancora non so che forma prenderà. Un po’ di traduzione, per il “tuo” libro, che sembra avere la strada un po’ in salita, ma del resto io amo le salite, non a caso San Francisco e Genova sono le mie città del cuore, e le amavi anche tu (prendi la strada in salita, non quella più facile). Ogni tanto un pezzo di un racconto lungo/romanzo breve in cui mi immergo solo quando mi “chiama”, perché il tuo libro continua ad avere la priorità. Naturalmente. Intanto continuo ad andare in bicicletta, ogni giorno un pezzo di strada in più, una piccola conquista, come se imparassi a camminare. La lentezza della campagna smorza le ansie, la crisi su quale, di queste sette o otto cose che hanno la priorità nella mia vita, sia la più importante. Ti sento vicino. In fondo ho questa strana convinzione, che qualunque decisione prenderò, sarà quella giusta.

Yesterday evening, the sky was like this. I’m thinking of you. I’ haven’t been you proper letters lately, even this one is not a letter like I’d want to write. A few fragments of a poem, of which I don’t know the shape it will take yet. The translation of another part of “your” book, for which the road seems to be uphill, ut on the other hand, I love uphill roads, or my heart wouldn’t be in San Francisco and Genoa, and you loved them too (take the road up hill, not the easy road). Now and then, a passage of a long short story or short novel I dive into only when it “makes me to”, because your book still has priority. Of course. In the meantime, I keep cycling, every day a bit further on the road, a small step, as if I was learning to walk. The slow pace of the country eases anxiety, the issue of what of the seven, eight things that have become vital to me is the most important. I feel you close to me. I have this odd idea, that whatever decision I take, it will be the right decision.

Premio Pigliacampo – Città di Porto Recanati

Volevo condividere con voi un’altra enorme soddisfazione, visto anche il luogo di cui si parla e la “longevità” del premio: ho vinto il XXVIII Concorso Internazionale di Poesia Città di Porto Recanati – Premio Pigliacampo! Come sempre, se qualcuno fosse nelle vicinanze e volesse venire, ne sarei felicissima, anche perché sarebbe una bella occasione per conoscerci di persona!

La poesia vincitrice è questa:

LA PAZIENZA DELLE RONDINI

Mi piace immaginare la pazienza delle rondini
se fosse loro dato il nostro cammino indeciso senza ali,
la tenerezza contraddittoria delle tartarughe,
se lasciassero il loro guscio come gli uccelli il nido,
la fatica delle isole, quando il mare le guarda,
le sfiora e non si ferma,
la gioia stremata dei naufraghi a pochi metri dalla riva
la vertigine di ritrovarti ancora, infine, nella tua pelle;
i pattinatori e il loro muoversi sul ghiaccio,
e questi vicoli stretti, afferrati alle spalle a tradimento
da un bagliore d’inattesa luce
che si riverbera nella lenta dolcezza della sera.
Non possiamo commuoverci al profumo delle viole,
quando saliamo scalzi dal lato scosceso del dolore
e le nostre lacrime non ci riconoscono allo specchio
benché non siamo nulla più di ciò che siamo sempre stati
e nulla più di ciò che non fummo mai.
Neppure mia madre, oggi, sa chi sono:
le ho lasciato solo il ricordo di un sospiro
e il pesce rosso nella boccia accanto alla finestra
perché possa immaginare da lontano le acque chiare
in cui volevamo navigasse, leggera, la barca dei sogni.
Troppi sguardi che non sono il tuo sguardo, madre,
la compassione sa essere spietata come la sabbia del deserto
e mia moglie ha in grembo quel figlio che tu non vedrai, madre.
Ci resta solo la speranza di essere vivi anche domani
e di non essere più stranieri quando inviteremo un amico a cena,
perché l’amicizia, lo sai, ha lo stesso profumo dappertutto.

LA LETTRICE DELLA DOMENICA – Bisogno di libertà di Bjorn Larsson

Risultati immagini per bjorn larsson bisogno di libertà

La scrittura di Björn Larsson mi è entrata nel cuore dai tempi della vera storia del pirata Long John Silver, libro che ho amato a tal punto da comprare tutti i libri suoi che potevo, e poi per anni non leggerli per timore di restare delusa. Timore infondato, come avrebbe dovuto essermi chiaro almeno dal giorno in cui ho assistito a una presentazione di Larsson a Genova e lungi dal ridimensionarsi, la mia stima nei suoi confronti è salita alle stelle.

Quest’estate, cercando qualcosa da portarmi in vacanza, i suoi tre libri che non avevo ancora letto mi si sono “fatti incontro” con tale entusiasmo che non avrei più potuto lasciare inascoltato il loro rischiamo rimandando ancora. E Bisogno di libertà (Iperborea 2013, traduzione dal francese di Daniela Crocco) in particolare, dopo un inizio in sordina, mi ha scavato dentro con la stessa forza del primo, benché sia molto diverso. Il tema della libertà è l’unico filo rosso che unisce questi come, a quanto ho potuto capire, tutti gli altri libri di Larsson.

Libertà e scrittura, libertà e amicizia, libertà e servizio militare, libertà e amore…

Appena l’ho finito, senza neanche accorgermene mi sono trovata il libro stretto al petto, come in un abbraccio, e non mi era mai successo. Si dice spesso che leggere apre sempre un “dialogo” con l’autore, ed è così, eppure raramente ho avvertito la verità “materiale” di questa frase come in questo libro, era un continuo riconoscermi, confondermi, ritrovarmi, trovare spunti di riflessione, ribellarmi a certe cose che credevo di non condividere e che poi però lasciavano tracce di inquietudine… Finisco sempre per amare ciò che mi inquieta, un libro rasserentante, che lasciasse in me esattamente quello che c’era prima, non mi sarebbe servito.

L’ho riletto da capo, dopo un paio di settimane. Lo rileggerò ancora, non è un libro da divorare e dimenticare, almeno per me. Ho bisogno di assimilarlo, lasciarlo decantare, lasciarlo agire in profondità.

I’ve been crazy about Björn Larsson’s writing style since the time of Long John Silver – The True and Eventful History…, which I loved so much I had to buy all the books of this author I was able to find, and yet avoided reading them for years, for the fear of being disappointed. An unfounded fear, as I should have realized at least since the day I attended a presentation of one of Larsson’s books in Genoa and far from being reduced, my admiration for him skyrocketed.

Earlier this summer, while I was looking for a book to take on holiday, his three books I still hadn’t read “came to me” with such enthusiasm I could no longer leave their call unanswered, putting this off again. And Besoin de liberté in particular, after a lukewarm start, has dug into me as deeply as the first one, although it’s quite different. the issue of freedom is the only red thread that connects these two and, as I understand, all other Larsson’s books.

Freedom and writing, freedom and friendship, military service, love…

As soon as I finished it, I found myself almost unawaredly holding the book to my chest, as if hugging it, something that never happened to me before. They say reading always opens a “dialogue” with the author and it’s true, but I’ve seldom felt the “material” truth of this idea as in this book, I kept identifying myself, losing and finding myself, getting confused, finding food for thought, fighting against certain ideas I thought I disagreed with, and yet sowed a seed of unrest… I always end up loving the things and persons that disquiet me; a soothing book, one leaving myself exactly as I was before, would have been no use to me.

I read it over again after a couple of weeks. I’ll reread it some other times, too, it’s not a book to be devoured and forgotten, not for me, at least. I need to absorb it, let it settle and kick in.

L’avere sfiorato la perdizione non mi ha distolto dal tornare in foresta (…) Ma da quel giorno mi sono sempre, per così dire, “coperto le spalle”. Ho capito che per essere liberi dobbiamo sapere dove siamo. Chi è smarrito, chi non ha il senso della realtà, chi ignora come va il mondo non è libero. Non si può essere liberi che con cognizione di causa. Essere liberi non è perdersi e lasciarsi andare senza avere la minima idea di una direzione […] Bisogna essere realisti, radicati nella realtà, e insieme sognatori, per non rimanere vittime involontarie del mondo reale. (p. 24)

Tra amore e libertà non c’è unità di misura. L’uno non può equilibrare l’altro, né compensarlo. Tuttavia non si può vivere né senza l’uno né senza l’altro, per lo meno non a lungo. Ma se si dovesse assolutamente scegliere? Se si potesse scegliere? Ebbene, sceglierei senza ombra di dubbio la libertà, perché senza quella non potrei vivere. Senza amore, forse. (p. 72)

Per andare da Passy a Saint-Germain-des-Près e a Montparnasse, i miei quartieri d’elezione, prendevo il metrò che attraversava la Senna sul Pont de Grenelle. Passando sul ponte si gode di una vista magnifica su Parigi e ogni volta guardavo con ingordigia il Sacré-Coeur, i tetti di Parigi e la Senna. Poi, un giorno mi sono reso conto che avevo attraversato il ponte leggendo Le Monde senza neanche sollevare la testa, come tutti gli altri passeggeri che andavano al lavoro. Parigi mi era diventata familiare. (…) Ricordo perfettamente quel che ho pensato: ecco, è ora di proseguire il cammino, di andare a vedere altrove, per spezzare la cecità dell’abitudine che non ti fa vedere più niente. Non sono ripartito subito. Ma avevo capito fino a che punto avessi un bisogno vitale di novità e di resistenza da parte della realtà, e fino a che punto temessi di adattarmi alla routine. Questa necessità di cambiare paesaggio e ambiente, per non intorpidirmi nei confronti della vita, non mi ha mai abbandonato (p. 72-73)

Qualsiasi materia, studiata a fondo, diventa interessante sia da un punto di vista intellettuale che esistenziale. Dico sempre ai miei allievi che la scelta precisa di una materia o di una formazione non è poi così fondamentale. Conta di più spingere lo studio il più a fondo possibile. Alla fine del percorso, si scoprirà inevitabilmente la ricchezza e la complessità dell’esprienza umana. (…) L’errore che mi sembra commettano molti oggi è quello di fermarsi a metà strada, di fare lo stretto necessario per ottenere il primo impiego, insomma di vivere la vita facendo zapping. (p. 76)

Paradossalmente, se l’amore appassionato rischia di rendere meno liberi gli innamorati stessi, al tempo stesso, spezzando i codici e le regoledi una morale e di una società restrittive, possiede una forza liberatice che non va sottovalutata. In effetti, la grande maggioranza dei grandi romanzi d’amore racconta il conflitto tra la passione e la pressione di una società che non può permettere alla gentedi amarsi in qualsiasi modo, al di fuori del matrimonio, scavalcando classi sociali e razze. (…) Anche se non si sceglie di innamorarsi, ci sono sempre amori che esigono un vero coraggio e che costituiscono atti dalle implicazioni politiche molto forti, addirittura esplosive. (…) Ho sempre anche detto, e ugualmente lo ripeto, che non scriverò mai romanzi d’amore. Mi chiedo seriamente se servano a qualcosa. Ne sono già stati scritti di bellissimi, eppure continiamo a commettere gli stessi errori e le stesse idiozie. So perfettamente che la letteratura non ha come unica funzione di insegnarci a vivere concretamente. Resta che non può insegnarci ad amare meglio. Può tutt’al più – ed è già molto – consolarci di sapere amare così male (…). L’essenza della letteratura è essere l’espressione della libertà umana. E l’amore, appunto, non è l’espressione della libertà. Ecco la ragione profonda per cui i romanzi raccontano l’amore infelice e tragico. Quel che raccontano non è solo l’amore. È anche la lotta tra il bisogno d’amore e il bisogno di libertà. In questa lotta, non c’è mai vincitore. (p. 92)

 

Tramonto in collina / Sunset over the hills

In una delle foto, quella in cui il cielo è più scuro, a guardar bene si intravede anche qualche frammento di luna tra le nubi. Ma le luci della prima sembravano un dipinto.

In the picture with the darkest sky, looking closely you can see a fragment of the moon through a crack in the clouds. But the lights in the first one look like a painting, don’t they?

La svolta / Turning point

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La mia Belva 🙂

Giorni fa ho scritto di aver “rotto il ghiaccio”, riprendendo ad andare in bicicletta, dopo molti anni e su una mountain bike, invece del carrarmato da passeggio che era il veicolo della mia infanzia e adolescenza. I miei primi approcci erano molto goffi e lo sono ancora, ma per la prima volta oggi ho sentito la bicicletta come una potenziale amica. Siamo ancora semplici conoscenti, ma iniziamo a esserci reciprocamente simpatiche. Prima c’era più che altro la determinazione a imparare, oggi è nato il piacere di andarci. Ho iniziato la giornata di buon umore!

A few days ago I wrote that I had “broken the ice”, as I’ve begun cycling again after many years, and on a mountain bike at that, instead of the chopper-like velocipede I used as a child and teenager. I was very clumsy at first, I still am, but today for the first time I’ve felt my bike may actually become my friend. We’re still just acquaintances at the moment, but I think we’re beginning to like each other. Initially, it was rather a matter of determination to learn, but from today on, cycling will be a pleasure. I’ve started my day in a good mood!