The Thief of Bagdad / Il ladro di Bagdad

Ho sviluppato una notevole ammirazione per Douglas Fairbanks (sr.): i film in cui recitava (e di cui spesso era anche il produttore) sono caratterizzati da un’ironia a volte evidentissima, a volte più fine, ma sempre presente. Spesso, poi, una critica sociale traspare in modo abbastanza chiaro anche nelle pellicole che sembrano di puro intrattenimento, che restano divertentissime e avvincenti, lasciando al tempo stesso la piacevole sensazione di non avere “perso del tempo”.

Per questa ragione, in primo luogo, avevo deciso che nella mia selezione di film del 1924 non poteva mancare questo Ladro di Bagdad, che infatti non mi ha deluso. Guardandolo, ho capito inoltre che si tratta quasi sicuramente di un antenato di Aladdin, film che come sapete amo appassionatamente, non solo (anche se in buona parte, of course) per via del Genio. Anche la musica iniziale mi pare sia stata ripresa in Arabian Nights, una delle canzoni della colonna sonora originale di Aladdin.

Aladdin mischiava in realtà due o tre storie (quella del Ladro di Bagdad con Aladino e la lampada magica e nei sequel anche Alì Babà e i Quaranta Ladroni), ma il tessuto principale del racconto viene da qui: il ladruncolo di strada che si innamora delle principessa e si mescola ai pretendenti di alto lignaggio fingendosi principe (di nuovo, la scena della parata dei vari nobili, ricchissimi e tronfi e pieni di titoli e glorie non si sa quanto reali è stata ampiamente ripresa in Aladdin), trovandosi a fare i conti con un rivale malvagio e ambizioso e restando invischiato nella propria stessa tela, non sapendo più come rivelare alla principessa la verità.

La regia è di Raoul Walsh, che in seguito avrebbe diretto molte pellicole anche del cinema sonoro, lavorando, tra gli altri, con attori come Humphrey Bogart, Gregory Peck, John Wayne, James Cagney e molti altri e attrici come Dolores Del Rio, Marlene Dietrich, Ida Lupino, Olivia de Haviland…

Le scenografie del Ladro di Bagdad lasciano un po’ a desiderare, almeno secondo la mia opinione di profana, e l’idea dell’Arabia è quella ottocentesca, odalische, magia, indovini che pretendono il futuro, tigri e scimmie a guardia del palazzo (anche questa è un’idea che Aladdin ha mantenuto, rivisitandola in chiave un po’ più moderna). Non pretendiamo troppo, comunque, l’epoca era quella che era, e benché ci fossero registi in grado di stupire anche da quel punto di vista (penso per esempio a Lubitsch o Rex Ingram), mi pare che in genere quella sensazione di falso fosse onnipresente. In ogni caso questo distoglie solo marginalmente lo sguardo e l’interesse dalla trama e dalle prestazioni acrobatiche di Douglas Fairbanks, ottimamente coreografate tanto quanto, ancora una volta, largamente ironiche. Credo che includere il film nella mia watching list per il 1924 sia stata un’ottima scelta 😀

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