Robin’s Monday –

Per una volta non pubblicherò una citazione, uno spettacolo o un’intervista di Robin, ma il riassunto (la “sinossi”) con cui ho presentato e penso di presentare ancora, a editori e concorsi, il libro che ho scritto su di lui, perché terrei a sapere cosa ne pensate, essendo un po’ il biglietto da visita di questo scritto per me particolarmente importante.

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Il ribelle gentile non è propriamente un romanzo. Il suo protagonista è Robin Williams, un uomo reale e anche ben conosciuto, tuttavia, come ho voluto chiaramente premettere nell’introduzione, non è neanche un libro biografico. L’ho pensato come un cammino, un viaggio alla ricerca del filo che lega il suo percorso al mio e forse a quello di molti di noi. Nonostante le ricerche accurate, sono consapevole che quello di cui ho scritto è in buona parte il “mio” Robin Williams. Come il personaggio di un romanzo, mi serve per esplorare emozioni, costruire i miei principi, trovare un modo possibile di guardare il mondo, scavando nelle mie emozioni e però anche uscendo da me, utilizzando uno sguardo diverso. Per questo il libro ha la forma di una lettera, scrivo per me, ma mi rivolgo, come in un dialogo, all’uomo che da sempre è il mio modello di riferimento. Al tempo stesso, mi sono resa conto che tantissime persone hanno vissuto questa profonda identificazione, ancor più di quanto normalmente avvenga con qualunque personaggio pubblico. Ho idea che al di là dei miei particolari sentimenti per lui, Robin abbia espresso con non comune intensità qualcosa in cui tutti possono rispecchiarsi: un’esigenza di profonda onestà con sé stessi, il coraggio di cercarsi al di là della paura, e una ferma volontà, unita a una notevole capacità, di descrivere l’umanità in tutti i suoi aspetti, compresi i peggiori, ma facendo sì che fossero i migliori a mostrarsi in tutta la loro luce.

Robin era un poeta, un cantastorie, un pensatore, un uomo eclettico, dalla personalità molto forte, sfaccettata e poliedrica, uno spirito libero, che non ha mai avuto paura di dire quello che pensava, né di esprimere opinioni distanti dal comune modo di vedere, ma lo faceva con tale grazia, con una tale sensibilità di fondo da poter essere spietato senza offendere (quasi) mai.  Da qui il titolo che ho dato al libro, che spero sia tanto difficile da definire quanto il suo protagonista. La sua straordinaria intelligenza è forse uno dei lati di cui si parla meno, ma uno sguardo acuto e un cuore grande danno vita a un modo di osservare il mondo al tempo stesso non convenzionale, intimo ed estremamente interessante.

Il libro è diviso in otto capitoli. Sono partita dalla sua morte, per poi dedicarmi ai vari periodi della sua vita, per raccontare, attraverso le sue vicende personali, la sua attività artistica, i suoi pensieri e le sue emozioni, il modo in cui ha finito per influenzare così fortemente le mie scelte e il mio modo di essere, fino a una conclusione che non può che essere  aperta, perché la mia ricerca è tutt’altro che finita.

16 Pensieri su &Idquo;Robin’s Monday –

  1. E’ molto personale. C’è trasporto emotività da parte dell’autrice. Amore, direi, nei confronti del “protagonista” di quello che sembra stare – come tu stessa spieghi – a metà fra biografia e romanzo. Originale la scelta della lettera, del dialogo. Ti dà libertà espressiva e voce. Ma ti espone, anche, ti porta in primo piano (e qualcuno potrebbe obiettare, per poi magari ricredersi di fronte la bontà del tuo lavoro). Questa “vicinanza” emotiva tra te e l’oggetto, reale, esistente-esistito, documentato della bio-fiction è, a mio parere, ciò che conduce al piano emotivo che si percepisce nella tua sinossi. Sei coinvolta e appassionata, è evidente. Si legge nel modo in cui hai scritto questa presentazione e descrivi la valenza della persona e del personaggio che l’hanno ispirato. Non è certo la sinossi fredda, tecnica e in qualche modo distaccata con cui a volte si descrive e si prende al contempo distanza (oggettiva?) dal proprio lavoro.

    • Credo di non essere proprio in grado, almeno in questo caso (ma forse raramente o mai) di prendere distanza dal mio lavoro, che forse sarebbe in qualche misura utile. Il tuo commento mi piace moltissimo, va in profondità in più di un senso, prende in considerazione aspetti che possono essere tanto motivi di interesse quanto di perplessità ed era proprio quello che mi chiedevo. Mi pare però alla fine che emerga dai vostri commenti (se ho capito bene) l’idea che questo è il “mio” modo e può piacere o no, ma forse vale la pena di “lanciarsi”, di presentarmi così come sono e presentare il libro per quello che è (emotivo, coinvolto, altroché, è una storia d’amore in piena regola, benché unilaterale).

      • E’ direi inevitabile il tuo coinvolgimento, la tua passione. Credo che liberarsi, staccarsi dal proprio “lavoro”, dalla propria opera (meglio) sia come recidere un cordone ombelicale. Dire basta, vai con le tue gambe, per la tua strada. Altro da me. Ma qui… qui è diverso. Non stiamo parlando di personaggi e situazioni (ri)creati da te, tuoi al 100%. Qui c’è un uomo di cui sei innamorata, c’è un diario. Ci dei dentro, fino al collo.
        A tuo rischio e pericolo, l’abbiamo detto.
        Ma, concordo, non può essere che così. Così è nato, cresciuto, vissuto in pancia questo libro. Così sarà il primo vagito. Modificare l’approccio equivarrebbe a disconoscerlo, snaturarlo.

      • Ci sei dentro fino al collo, ma in qualche modo non lo governi, come non si può controllare il sentimento d’amore per una persona. Non conduci da sola la danza, sei regista e autrice a metà, in fondo. Dentro e fuor di metafora, c’è sempre lui a condizionare i tuoi pensieri, i tuoi movimenti, le tue scelte.

  2. A me piace tantissimo!
    Un libro così insomma lo leggerei.
    È come se Robin tu lo avessi davvero conosciuto, vissuto, amato.
    (Perché tu non lo hai mai conosciuto, vero? È da un po’ che volevo chiedertelo.)
    In bocca al lupo per questa nuova avventura. 🤞😘

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