Solitudini

Perché è così dura stare vicino alle persone che ami nei momenti difficili? Perché quando la sofferenza è più forte tendiamo a respingere tutti, fino a crearci il deserto intorno? Perché si crede a volte che autonomia significhi combattere da soli e non aver bisogno di nessuno? Dimmelo tu, mio amato, che lo hai scoperto sulla tua pelle e hai saputo parlarne, non da esperto o terapeuta, ma da uomo. Ho nel cuore le tue parole sulla solitudine, quella cercata, voluta, preziosissima e irrinunciabile, e quella subita, che resta in scie di dolore e non si cancella mai davvero, ma a cui puoi attingere per rendere la tua vita e quella degli altri più intensa e vera.

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40 Pensieri su &Idquo;Solitudini

      • Sì, ci sono momenti in cui è davvero faticoso, vuoi fare da spalla, sostegno, punto fermo, e dentro sei lì che tremi e sei stanchissimo e vorresti qualcuno che facesse da punto fermo per te, ma non sempre lo trovi, allora devi “creartelo”, costruirti una tua voce positiva interna 🙂

      • pensa che quando è morta mia madre , con la quale avevo un rapporto meraviglioso , ho dovuto consolare io le sue amiche , i parenti , ma poco dopo , ho pagato dazio e ancora oggi , la ferita è talmente aperta che ad ogni ricordo sono fiumi di lacrime

    • È un modo di respingere anche questo spesso, lo usa mio figlio grande e a volte anch’io. Forse è anche una richiesta di aiuto silenziosa, ed è ovvio che quando dico che la usiamo non intendo consapevolmente, è una sorta di automatismo, una reazione istintiva che ci portiamo dietro, ma se ci se ne accorge si può attenuare

  1. Respingiamo tutti perchè non accettiamo di farci vedere deboli e vulnerabili. Viviamo in un mondo in cui se non sei (o non appari) forte e magari anche bello sei out. Credo siano emozioni che tutti quanti noi viviamo quotidianamente. Simone

    • Probabilmente è sempre stato un po’ così, ma credo ci sia anche la nostra idea di noi stessi. Anche i bambini, che non sono ancora così condizionabili, hanno quel tipo di reazione, certo, probabilmente perché magari non sono stati abbastanza ascoltati da piccolissimi e hanno imparato a difendersi chiudendosi a guscio e magari estraendo le spine.

  2. nella mia vita ho incontrato la malattia e l’ho vissuta e vissuto le terapie in solitudine, per non far soffrire chi mi voleva bene e mi era accanto. Ho sempre sorriso anche se nel cuore avevo la morte. Li ho aiutati a vivere quel periodo difficile e pericoloso il più serenamente possibile . Per loro. Io ne sono uscita devastata,

    • Parlo per me, io sarei e sono molto più forte quando chi amo mi parla delle sue paure, dei suoi umori, delle sue emozioni, belle o meno che siano, lo sento come fiducia. Poi è chiaro che non sempre sono in grado di reagire come vorrei, quando si tratta di emozioni forti, intense e dolorose. Però mi è comunque più facile. Il silenzio, anche coperto da un sorriso, il fatto che l’altro si allontani e viva le cose da solo mi fa soffrire di più. Mi sento inutile, impotente. E quando chi ami è devastato, te ne accorgi.

  3. Ma se intorno a te hai qualcuno che attende in un silenzio vigile, quando sai che se allunghi la mano trovi l’altro pronto a stringerla, allora credo che anche combattere una battaglia in solitudine sia meno difficile. Io mi rintano e lecco le ferite come i gatti, finché non sto meglio, ma so che chi mi ama è accanto a me.

    • Certo, io spero sempre che la mia (la nostra) presenza in qualche modo si senta e sia d’aiuto, ma a volte non è un rintanarsi, è proprio un cacciar via, e so bene che ci sono dietro forti emozioni, lo faccio anch’io quando sono molto, molto arrabbiata. Vorrei che qualcuno mi consolasse, ma se lo fanno, mi rivolto contro come una furia. E vedo che non sono l’unica, ma so che poi si sta male, allora mi dispiace, vedere un ragazzo, mio figlio, che cerca di combattere da solo mi addolora, ma alla fine non puoi fare molto, sperare solo che veda quella mano allungata, e anche se non la afferra, gli serva comunque, prima o poi, anche solo il fatto che sia lì.

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