E’ tornata…

Dopo una giornata di lavoro, mi sono ritemprata con cappuccino a pandolce, e la pausa è servita, la protagonista del mio nuovo racconto lungo /romanzo breve o quel che sia è infine tornata a trovarmi. Le sono sempre più affezionata, potrei anche essere quasi pronta a parlarvi di lei, se non altro a dirvi il suo nome. Spero che siate almeno un po’ curiosi…

Robin’s Monday – Sotto le rocce: del lato oscuro dei comici

Oh, certo che i comici hanno un lato oscuro, perché voglio dire, lo guardano in faccia. Nel processo di creazione della comicità devi essere profondamente onesto. E nel farlo, scopri che esiste un altro lato. Occasionalmente, vai a scavare sotto le rocce, per trovare materiale per far ridere. Ma è sempre la faccenda del clown triste? No. Però trovo che i comici siano persone molto oneste, nel senso di guardare al materiale dai due lati, anzi, da tutti i latiUna volta ho accettato di essere su una copertina di… credo fosse Newsweek, per il loro numero sull’uso di droghe. E quando il tipo mi fa: “quindi, ti capita di essere depresso?” io dico “Beh, sì, a volte sono triste“.

E così, d’improvviso mi trovo etichettato come maniaco-depressivo. E io pensavo, uhm, è una condizione clinica? Io non sono così. Il mio stile è a volte sovreccitato? Sì. Sono sempre sovreccitato? No. Mi capita di essere triste? Ma certo. È una cosa che fa male? Oh sì, molto male. Colpisce duro, come credo succeda a tutti noi, qualche volta. Guardi il mondo intorno a te e pensi, “Ehi, basta, stop, fermatevi!”. E poi in altri momenti guardi e pensi, “Dai, tutto sommato è ok“.

(Robin Williams)

Di nuovo in cammino

Modulo di iscrizione inviato con successo.

Polvere di fata, pensieri felici (che ci sono), ma come ti dicevo, anche quando le ali non le trovo, in qualche modo, presto o tardi, riesco a volare lo stesso. La “nostra” creatura forse non vola, ma si muove, ed è così che deve essere, di solito, come ben sapevi, se la strada è in salita è probabile che sia quella giusta, le strade troppo facili fanno anche più presto a smarrirsi.

Come sempre, quando parte del mondo intorno va in pezzi (sì, parlo per esempio di Mogadiscio, e non solo), vivere, sentendo dentro tutta la forza dell’immaginazione, dei pensieri, dell’amore, dei desideri, e delle azioni che vengono dai desideri, è la sola risposta che conosco.

Qualche novità su premi e segnalazioni

Questa volta unisco un po’ di belle notizie in un unico post, visto che le ho avute tutte nei giorni scorsi. Il mio racconto  I ladri del tempo ha vinto il primo premio al concorso “Città di Mesagne” dell’Associazione Solìdea, e nello stesso concorso ho vinto il primo premio anche per la poesia (sì, l’ho saputo stasera e ancora non ci credo) con La metamorfosi delle farfalle! Oggi  mi ero dedicata alle pulizie casalinghe ed ero sfinita, ma ora sono al settimo cielo! Il racconto Sabbia sporca ha invece ricevuto una segnalazione di merito al Premio I Fiori sull’Acqua, e infine due mie poesie, Un gioco d’amore e vento e Un sonno lieve di conchiglie sono tra quelle inserite nell’antologia del Concorso “San Martino“. Mi spiace trascurare le rubriche del blog, ma bisogna conciliar varie cose… Come sempre, grazie anche tantissimo a voi, che avete contribuito non poco a darmi il coraggio di provarci, e continuate a sostenermi.

E se non siete troppo lontani dalla Toscana, vi ricordo domenica prossima. 22 ottobre, alla 11 la premiazione al Circolo Culturale “La Viaccia” di Bonelle (Pistoia).

 

Pienezza

È venerdì 13 e sto pensando che sono davvero molto fortunata. Magari domani non mi sentirò così, ma penso sia importante scriverlo, fotografare questa sensazione, che c’è nonostante certe fatiche anche abbastanza pesanti, ma che sono ampiamente ripagate.

Sono fortunata perché le mie scelte mi rispecchiano, in fondo è sempre stato così, anche quando poi, nel tempo, sono cambiata. Alcune cose non le rifarei, ma quando le ho fatte, era giusto così. Ho dei rimpianti, non credo sia possibile non averne neanche uno; ma sono molto dentro a quello che ho, a quello che faccio. La mia famiglia, la mia scrittura, e molto di tutto il resto. La sensazione di quando finisco qualcosa di importante, qualcosa che mi coinvolge davvero molto. Quel vuoto che non è un vuoto, ma attesa e vortice, seguito immediatamente dal senso di pienezza, dall’intensità che precede un’altra storia, un altro pezzo di strada.

Solitudini

Perché è così dura stare vicino alle persone che ami nei momenti difficili? Perché quando la sofferenza è più forte tendiamo a respingere tutti, fino a crearci il deserto intorno? Perché si crede a volte che autonomia significhi combattere da soli e non aver bisogno di nessuno? Dimmelo tu, mio amato, che lo hai scoperto sulla tua pelle e hai saputo parlarne, non da esperto o terapeuta, ma da uomo. Ho nel cuore le tue parole sulla solitudine, quella cercata, voluta, preziosissima e irrinunciabile, e quella subita, che resta in scie di dolore e non si cancella mai davvero, ma a cui puoi attingere per rendere la tua vita e quella degli altri più intensa e vera.

Robin’s Monday –

Per una volta non pubblicherò una citazione, uno spettacolo o un’intervista di Robin, ma il riassunto (la “sinossi”) con cui ho presentato e penso di presentare ancora, a editori e concorsi, il libro che ho scritto su di lui, perché terrei a sapere cosa ne pensate, essendo un po’ il biglietto da visita di questo scritto per me particolarmente importante.

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Il ribelle gentile non è propriamente un romanzo. Il suo protagonista è Robin Williams, un uomo reale e anche ben conosciuto, tuttavia, come ho voluto chiaramente premettere nell’introduzione, non è neanche un libro biografico. L’ho pensato come un cammino, un viaggio alla ricerca del filo che lega il suo percorso al mio e forse a quello di molti di noi. Nonostante le ricerche accurate, sono consapevole che quello di cui ho scritto è in buona parte il “mio” Robin Williams. Come il personaggio di un romanzo, mi serve per esplorare emozioni, costruire i miei principi, trovare un modo possibile di guardare il mondo, scavando nelle mie emozioni e però anche uscendo da me, utilizzando uno sguardo diverso. Per questo il libro ha la forma di una lettera, scrivo per me, ma mi rivolgo, come in un dialogo, all’uomo che da sempre è il mio modello di riferimento. Al tempo stesso, mi sono resa conto che tantissime persone hanno vissuto questa profonda identificazione, ancor più di quanto normalmente avvenga con qualunque personaggio pubblico. Ho idea che al di là dei miei particolari sentimenti per lui, Robin abbia espresso con non comune intensità qualcosa in cui tutti possono rispecchiarsi: un’esigenza di profonda onestà con sé stessi, il coraggio di cercarsi al di là della paura, e una ferma volontà, unita a una notevole capacità, di descrivere l’umanità in tutti i suoi aspetti, compresi i peggiori, ma facendo sì che fossero i migliori a mostrarsi in tutta la loro luce.

Robin era un poeta, un cantastorie, un pensatore, un uomo eclettico, dalla personalità molto forte, sfaccettata e poliedrica, uno spirito libero, che non ha mai avuto paura di dire quello che pensava, né di esprimere opinioni distanti dal comune modo di vedere, ma lo faceva con tale grazia, con una tale sensibilità di fondo da poter essere spietato senza offendere (quasi) mai.  Da qui il titolo che ho dato al libro, che spero sia tanto difficile da definire quanto il suo protagonista. La sua straordinaria intelligenza è forse uno dei lati di cui si parla meno, ma uno sguardo acuto e un cuore grande danno vita a un modo di osservare il mondo al tempo stesso non convenzionale, intimo ed estremamente interessante.

Il libro è diviso in otto capitoli. Sono partita dalla sua morte, per poi dedicarmi ai vari periodi della sua vita, per raccontare, attraverso le sue vicende personali, la sua attività artistica, i suoi pensieri e le sue emozioni, il modo in cui ha finito per influenzare così fortemente le mie scelte e il mio modo di essere, fino a una conclusione che non può che essere  aperta, perché la mia ricerca è tutt’altro che finita.

Musica

Quanto male, quanto bene fa scrivere di te, e rileggere quello che ho scritto, perdermi e ritrovarmi ancora infinite volte. La mia impazienza, però, fa rumore. Quando tutto il resto tace, sento solo lo scalpitare di una smania inutile, da cui non nascono parole, ma un frastuono taciturno, un  silenzio fragoroso. Ho bisogno di ritrovare la tua musica.

LA LETTRICE DELLA DOMENICA – La natura dell’amore

Sono più irrequieta che mai, incapace, in questo momento, di avere pazienza. Sono costretta ad aspettare, ma scalpito. Intanto leggo, e non è poco. Non sono più capace come un tempo, però, di farmelo bastare. Scrivere, poi, scrivere è uno strumento prezioso e una ferita, una risorsa e un dolore in più.  Non trovo sufficientemente gratificante il processo creativo in sé, devo essere sincero. Quello che voglio è avere un pubblico (da: The World’s Greatest Dad, Il papà migliore del mondo).

Buffa, la natura dell’amore, così evanescente, inafferrabile eppure capace di raggiungere vette di intensità che nient’altro può eguagliare, con un suo aspetto solido, e talvolta, forse meno raramente di quanto si pensi, dotato di salde fondamenta. Parlo di ogni forma possibile dell’amore, evidentemente, compresa quella per la scrittura, per il giardino o per qualunque altra passione vera e duratura che possiamo avere.

Questo libro, che parla principalmente dell’amore romanico e/o sensuale, non mi ha coinvolta come mi aspettavo, eppure ci torno sopra, vado avanti e torno indietro, mi segno mentalmente frasi, poi altrettanto mentalmente cancello quei segni e ne creo altri.

La citazione di oggi è questa:

A nove anni amavo quasi tutto in maniera più o meno incondizionata. Lo scenario ovattato della prima neve dell’anno. L’acqua che scrosciava nei canali e nei fossati al disgelo. L’arco disegnato da una palla ben lanciata nel cielo estivo. Lo guardo distante degli occhi di Judy Garland che, a un’interruzione della noiosa trama, apriva bocca e cantava. I “Signore., pietà” e le tonache nere del Venerdì Santo. L’ostia ridotta in poltiglie sulla lingua e gli sfottò delle liceali mentre camminavo per Stenhouse Street e attraversavo i boschi lungo l’allevamento di Kirk. Soprattutto amavo le sorelle maggiori dei miei compagni di scuola, ragazze ancora snelle che mutavano in donne più o meno avvenenti, non ancora rovinate dal matrimonio: erano creature meravigliose, libere, col denaro nella borsetta e, sulle labbra ripassate con il rossetto, un sorriso dolce per il ragazzino melenso che ogni tanto le incrociava. Tutto ciò mi rendeva felice e non mi preoccupava che quella felicità fosse momentanea. Pochi minuti, un’ora, un pomeriggio di settembre nel parco, i momenti arrivavano e sparivano, restando misteriosi e incontaminati: erano un dono e non un peso.

(John Burnside, La natura dell’amore, Fazi 2017, traduzione di Giuseppina Oneto)

SABATOBLOGGER 56 – I blog che seguo

Avvocatolo Beh, è un piacere che sia arrivato il momento di presentare il blog di Avvocatolo in questa rubrica, appena rientrata dopo la (lunga) pausa estiva, proprio quando finalmente ha finito di esordire ed è diventato un autore pubblicato a tutti gli effetti. Aria chiara, aria azzurra è uno dei suoi post buffi (sì, ne scrive tanti). I pesci che brindano ad nutum (o ad nuotum) al diluvio universale varrebbero da soli una lettura del post, che dite? Ma poi che, gli faccio ancora pubblicità? Ha più seguaci di Oshu, o come si chiama lui, lo seguono talmente in tanti che prima o poi denuncerà WordPress per stalkeraggio. O viceversa. Poi già molti lo sanno che proprio sul più bello, quando pensi che il suo blog sia un posto da frequentare per ridere (che è tutt’altro che poco), ti tira fuori uno di quei post dolorosi, duri eppure belli, di cui questo è solo un esempio

Righe orizzontali   Emiliana, sposata e madre di due bambini, Stefania lavora nelle pubblica amministrazione. Nel suo tempo, scrive. Mi ha colpito questo modo di esprimersi, perché non parla del suo “tempo libero”, ma proprio del “suo tempo”, ci ho visto un’intenzione ben precisa, quella di escludere la scrittura dalla categoria degli “hobby”, per farla entrare a pieno titolo nelle cose che danno un senso alle giornate. Il che me la fa sentire molto vicina. Romanzi, racconti, storie. Un solo istante è un fermo immagine, l’istantanea di un distacco per volare oltre ciò che è coerente e immacolato, verso qualcosa di imperfetto e di vero. In punta di dita, un racconto di stanchezza che pure diventa musica, musica delle parole usate, del ritmo con cui sono messe in ordine, in pochi versi, in modo da creare proprio una sorta di canto della stanchezza. Poi ho trovato questo In viaggio con Ayrton, piccola storia di una lunga passione, per un personaggio che del resto colpiva, aveva colpito anche me che di corse automobilistiche ne so meno che di sanscrito. Ma mi hanno colpito le parole, in cui mi sono profondamente rivista. L’oggetto è diverso, l’amore è lo stesso.

Pensieri sotto la neve è tanto che Andrea non scrive, ed è uno di quei casi in cui l’assenza si sente. Un blog dove si parla molto di montagna, come in questo post sul Tudaio, luogo di passeggiate, di bellezza e di storia. Si parla però anche molto di libri, e per scelta tanto di classici quanto di nuovi autori, magari persone che hanno esordito proprio da un blog, come Stefania Sabattini con “È così fragile”. Stefania Sabattini che, l’ho scoperto solo dopo e sembra una di quelle coincidenze che ti fanno pensare che le coincidenze non esistono, è proprio l’autrice del blog Righeorizzontali… Andrea poi affronta anche la diversità, l’economia, le maratone, la cucina e molti altri temi più o meno lievi, più o meno impegnativi, sempre con il passo di chi va a piedi e percorre molte strade ma lentamente, approfondendone la conoscenza non solo visiva, ma interiore, profonda, vitale. Dicono che sotto la neve sia il luogo più sicuro in cui rifugiarsi dal freddo, forse persino dalle valanghe, ed è in effetti una bella metafora. Trovare il proprio spazio di respiro, il calore che ti ripara quando fuori gelo e intemperie rischiano di farti perdere di vista la strada del ritorno e addirittura di assiderarti. Questo è davvero un bellissimo rifugio.

Trecuggine: Che fare in una assolata estate del sud Italia, quando uscire sarebbe una pessima idea? Leggere, naturalmente. Così, aiutate dalla ricca biblioteca della zia, le tre “cuggine” iniziano divorando tutto quello che capita a tiro, premi Nobel o Harmony non importa, purché si legga. Così si coltiva l’amore, provando e riprovando fino a trovare “quello giusto”, o nel caso dei libri “quelli giusti”. E se le scelte restano “un poco più consapevoli, ma neanche più di tanto”, almeno con i libri gli errori non si pagano mai troppo cari. E visto che i consigli di amici e cugini si sono rivelati e si rivelano preziosi, perché non provare a condividerli? Così è nata l’idea del blog, e mi pare un ottimo modo di nascere. Di Yeruldegger avevo sentito parlare non troppo tempo fa, mi incuriosiva l’ambientazione in Mongolia ma non credo che mi invoglierà a leggerlo, pigra come sono in materia di gialli. La recensione però è bella, anzi, più che una recensione è il resoconto di una chiacchierata avente ad oggetto il libro, e per questo mi piace ancora di più. Proporrò alte due citazioni prese vagando un po’ qui e là, non a caso, perché il caso, naturalmente, non esiste: diciamo GrossmanElizabeth Strout, due autori che vorrei leggere.

Mi spiace per l’edizione ridotta, ma volevo riprendere, se no poi non faccio in tempo a riaprire la rubrica che arriva la pausa natalizia 😀

Buona domenica e buon viaggio tra i blog!