Concorsi letterari – le mie esperienze

Image result for premi letterari

Immagine presa da qui

Da giugno di quest’anno ho partecipato a vari concorsi letterari. È un tempo breve, ci vorrebbe un anno solo per farsi le ossa, ma voglio comunque condividere alcune esperienze, riflessioni e criteri, visto che è un argomento interessante per molti. Si scrive per molte ragioni, ma spesso, anche se non sempre, chi lo fa prima o poi si imbatte nel fatidico sogno di essere pubblicato, e io non faccio certo eccezione, tutt’altro.

Esiste un certo scetticismo sui concorsi. Non è sempre infondato, c’è una giungla là fuori. Partecipare richiede tempo, pazienza, spesso anche qualche investimento economico. D’altra parte, può essere un buon modo per iniziare a farsi conoscere, per far valutare il proprio lavoro da persone imparziali, e così via. Come orientarsi? Questi sono i miei personalissimi criteri di scelta, comunque soggetti a modifiche in corso d’opera, per così dire:

  1. Beh, il primo è forse ovvio e intuitivo, ma lo dico lo stesso: se il bando è sciatto, scritto in un italiano approssimativo, oppure anche molto altisonante e retorico, meglio lasciar perdere.
  2. Concorsi a pagamento: salvo ragioni economiche personali, sono i primi da prendere in considerazione, contrariamente a quanto si pensa. I concorsi costano e i finanziamenti alla cultura latitano ovunque. I concorsi gratuiti in genere si finanziano di fatto in altri modi, ad esempio proponendo agende e antologie con le (numerosissime) opere segnalate per la pubblicazione. Se non c’è obbligo di acquisto (e non c’è quasi mai) va benissimo anche questo, basta sapere che oltre alla soddisfazione di leggere il proprio nome in un’opera collettiva, non ci sarà alcun altro vantaggio, morale, materiale o di qualsivoglia altra natura. I concorsi a pagamento usano le cifre raccolte per le spese organizzative e per costituire un monte premi da distribuire ai vincitori. Di solito la cifra chiesta va dai 10 ai 15-20 euro per sezione, se ce n’è più di una. Indicativamente, le sezioni sono: poesia singola; silloge di poesie; narrativa (divisa talvolta in romanzi e racconti) e inoltre a volte ci sono sia sezioni per l’edito che per l’inedito; alcuni prevedono anche saggistica, giornalismo, letteratura per ragazzi, ecc. Naturalmente, se si spende un po’ di denaro è bene prestare particolare attenzione nella scelta, ma visto che anche quando non si usa il denaro si usa il tempo, risorsa ancora più preziosa, l’attenzione è sempre ampiamente consigliabile.
  3. Concorsi legati alla pubblicazione: verificate sempre le informazioni sull’editore legato al concorso, alcuni sono noti EAP (editori a pagamento) e magari promettono la pubblicazione gratuita per poi chiedere soldi per l’editing ecc.; altri, a quanto ho sentito pubblicano ma poi abbandonano l’autore a sé stesso senza fare alcuna promozione. Si tratta della vostra creatura, va accudita per un bel po’ di tempo e con affetto, in modo realistico, bilanciando i desideri con le possibilità concrete, ma senza compromessi che lascino l’amaro in bocca.
  4. Concorsi organizzati dai piccoli comuni: li ho sentiti considerare “inutili”, ma non sono d’accordo, a meno che l’idea di fondo sia “o mi pubblica una grande casa editrice mondiale, o niente”. A parte che scartare questi significa scartarli quasi tutti, una delle ragioni per istituire un concorso è proprio dare lustro a un piccolo comune: farlo attraverso eventi culturali mi pare tutt’altro che inutile.  Talvolta si vincono piccole somme di denaro, che se non altro pagano il viaggio. Dici poco. Ho scoperto in questo modo, e molti di voi lo sanno, alcune tra le più straordinarie località italiane che abbia mai visto.  Inoltre, ho conosciuto persone con simili interessi e con cui anche solo parlare è stato un grandissimo piacere. Magari non saranno “utili” in termini editoriali, ma lo sono spesso in termini umani. Ultimo ma niente affatto meno importante, non di rado le giurie sono molto più competenti di quanto si sia portati a pensare.
  5. Concorsi organizzati da osterie, bar, ecc. (sì, ce ne sono diversi): perché no, anche in questo caso si può essere sorpresi positivamente, dopotutto
  6. Concorsi organizzati da associazioni amatoriali, ONLUS, ecc. A volte è anche l’occasione di dare un contributo a iniziative importanti, enti di beneficenza, ecc., e di farlo grazie a un’attività che amate, come la scrittura.
  7. Un ottimo indizio della serietà di un concorso è la pubblicazione dei nomi dei giurati già al momento del bando, benché anche qui, non sia una prova decisiva, così come la mancata pubblicazione non necessariamente denota mancanza di serietà.
  8. È importantissimo leggere tutto il bando. Inoltre, ogni volta che è possibile, andare sul sito dell’associazione o ente che organizza il premio. Se non è una prima edizione (e la presenza di un buon numero di edizioni precedenti è un altro buon indizio), suggerirei di guardare almeno alcune di quelle precedenti, prendere informazioni sui giurati, vedere quanti e quali sono stati i vincitori e i segnalati, ecc. Anche il fatto il sito in sé vi “piaccia” ha la sua (non secondaria) importanza.
  9. come sempre (siamo in Italia) si temono brogli. Io posso solo dirvi che ho iniziato a giugno a proporre alcune cose mie, senza avere nessun aggancio, ho sempre scritto ma mai frequentato salotti intellettuali o altri ambienti presuntivamente “chiusi”, e nonostante questo ho avuto ottimi risultati, di cui sono stata molto soddisfatta, sempre nella consapevolezza che probabilmente non saranno quelli a spalancarmi l’Empireo dei Grandi Scrittori, ma un po’ di fiducia in più in sé stessi non guasta mai. Forse il rischio è più elevato nei concorsi molto noti e importanti, ma tenderei a pensare di no, certo è chiaro che se partecipano 40 scrittori, o 200 o 2000, la probabilità di vincere il primo premio cambia.

Scusate se sono poco presente, ma amore e scrittura sono intrecciati per me in un vincolo inseparabile, e questo non lascia molto spazio ad altre cose, che comunque cerco di non trascurare mai del tutto.

17 Pensieri su &Idquo;Concorsi letterari – le mie esperienze

  1. i concorsi letterari Italiani hanno una valenza, sul piano pratico, prossima allo zero, anche i più prestigiosi, tuttavia fanno “curriculum” e non producono effetti collaterali particolarmente dannosi.

    Gli editori a pagamento, quasi sempre, sono satelliti diretti o indiretti dei grandi editori che prendono soldi dalla finestra per poi dirottarne una parte, passando dal portone, agli scrittori contrattualizzati. Un business che si autoalimenta seguendo logiche di mercato distanti anni luce dalla cultura e dalla narrativa intesa come performance letteraria.

    comunque, come suol dirsi, per i neofiti tutto fa brodo

      • in ogni ambito esistono situazioni serie e meno serie, anche nella editoria. Dove non vige la logica meritocratica i criteri diventano sempre e comunque opinabili.
        Sai, io in questo mondo ci sguazzo da quasi 40anni, non parlo per sentito dire, sono solo riflessioni, poi, ovviamente, ognuno si muova come meglio crede.

      • Infatti, certo, credo anch’io che ovunque ci siano situazioni serie e meno serie. Quello che cercavo di dire è proprio di cercare di fare molta attenzione, selezionare, per quanto possibile. Poi naturalmente un’idea più precisa ce la si può fare solo con l’esperienza personale e ognuno può muoversi in maniera diversa secondo criteri che in minima parte sono generali ma per lo più sono molto individuali

  2. Anni fa, per lavoro, ho organizzato un premio letterario nella mia città.
    Si trattava di un premio vecchio, datato, riservato alle opere prime, che si era svolto per tanti anni ininterrottamente e poi era stato abbandonato, ma l’amministrazione comunale aveva deciso di rispolverarlo e di riproporlo con una veste un po’ moderna.
    Mi sono divertita un sacco a lavorarci, c’era da pensare a tutto: scrivere e pubblicare il bando, inviarlo alle case editrici, costituire la giuria di esperti, leggere i libri che arrivano, fare la cernita e organizzare infine la serata finale di premiazione.
    Sul palco i tre finalisti, un gruppo di archi che facevano da sottofondo musicale ad un’attrice che prestava la sua voce per leggere brani dei libri e tanto, tanto entusiasmo.
    Al vincitore un assegno di 3.000 euro da spendere in attività di promozione del libro e della cultura in genere.
    Questo è solo un piccolo concorso letterario, e tu come ho già detto, meriti lo Strega o il Campiello! 😊🤗

      • Sì, lo fanno ancora e sta crescendo ogni anno di più in numero di partecipanti e qualità di case editrici (però come ti dicevo è riservato solo ad opere prime di narrativa).
        L’edizione di quest’anno è stata ad ottobre, se mi dai una mail nei prossimi giorni ti mando il link del bando e altre informazioni così il prossimo anno puoi partecipare 😊

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...