La saga di Gosta Berling, Peter Pan, Paris qui dort e Rupert di Hee-Haw

The Saga of Gösta Berling, dal primo romanzo di Selma Lagerlöf, quando ancora non era famosa (e lo sarebbe diventata con quel libro), il primo film con Greta Garbo, quando ancora non era famosa (e da questo film è stata lanciata). Inizialmente l’avevo giudicato noiosino e moralista per i miei gusti, mi sono in parte ricreduta, specialmente sul primo aggettivo. No, in realtà “prende”. Un po’ moralista lo è, anche se non tanto quanto pensavo. È che in questo momento il moralismo, anche a piccole dosi, mi provoca strani sintomi, sicuramente di origine allergica. Per i tempi è comunque più moderno di quanto si potrebbe pensare, è una specie di romanzo di formazione in cui il protagonista (Lars Hanson), un sacerdote di buon cuore ma dedito all’alcol, viene “spretato” per questa ragione ed evitato da tutti. L’unica che gli dà lavoro lo fa per suoi motivi del tutto ignobili. Da lì, Gösta passa attraverso amori, tentativi di redenzione, fallimenti, fino a convincersi di essere la rovina per tutti coloro che lo amano, quando in realtà la rovina è spesso causata almeno altrettanto dai vizi di chi lo circonda, ammantati di perbenismo. Non svelo il finale, naturalmente 🙂

Peter Pan di Herbert Brenon, con Betty Bronson nel ruolo principale. La differenza tra il teatro fiabesco e quello realistico è che nel primo tutti i personaggi sono in effetti bambini, con uno sguardo bambino sulla vita. Questo vale tanto per i cosiddetti adulti della storia quanto per i protagonisti più giovani. Togliete la barba al re delle fate, e scoprirete il volto di un bambino. È lo spirito di questa commedia. Ed è indispensabile che tutti voi – non importa quale età ciascuno abbia raggiunto – siate bambini. PETER PAN per gioco getterà polvere di fata nei vostri occhi ed ecco! Tornerete subito all’infanzia, e crederete ancora alle fate, e lo spettacolo andrà avanti (dalla nota di James Barrie). Ho sempre amato Peter Pan. Un giorno ho scoperto che era anche tra le storie preferite di Robin Williams e che il film di Disney era, tra i cartoni animati quello che amava di più. Non mi ha stupito, ma è stata una bella conferma. Questo primo film del 1924 è incantevole e spiritoso, a partire dalla reazione molto britannica di Mr. Darling quando la moglie gli racconta del ragazzino che era entrato in casa qualche notte prima, accompagnato da una sfera di luce che si muoveva per tutta la stanza come una cosa viva, e che aveva dovuto lasciar lì la propria ombra, rimasta chiusa dentro quando lui era volato fuori dalla finestra (this is very unusual).

Paris qui dort, primo film scritto e diretto interamente da René Clair. Un giorno Parigi si addormenta. Davanti agli occhi stupiti e anche un po’ irritati del guardiano notturno della Tour Eiffel, la città appare immobile e semivuota, e le poche persone che vede sono immerse in un sonno profondo e molto particolare, essendosi immobilizzate evidentemente tutte insieme, ciascuna nella posa in cui si trovava in quel momento come quello del castello della Bella Addormentata.  Solo lui e un gruppo di cinque persone arrivate in aeroplano sono sfuggiti, grazie all’altezza a cui si trovavano, a quello strano fenomeno, che si scoprirà essere dovuto a un raggio misterioso… Il film, girato nel ’23, uscì nelle sale nel 1925 in seguito al successo del cortometraggio Entr’Acte, di cui avevo parlato nelle puntate precedenti. È considerato un precursore del genere fantascientifico. Grande maestria nel padroneggiare tutte le tecniche conosciute, ma non posso dire che mi sia particolarmente piaciuto.

Rupertof Hee-Haw, con Stan Laurel, una parodia di “Rupert di Hentzau, seguito del Prigioniero di Zenda, di cui pure avevo parlato. Carino, mediamente direi che preferisco Stan Laurel senza Oliver Hardy e che comunque dall’uso che fa delle didascalie, pare non veder l’ora che arrivasse il sonoro. La sua comicità si basa sulla mimica facciale ma anche sulle parole, in larga misura, e a me questo piace.

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