Robin’s Monday – Piccole gemme – resilienza

Sto lavorando e purtroppo non riesco a fare di più, ma il lunedì di Robin non voglio saltarlo. Una piccola frase, ma riassume bene quello che è stato l’amore di Robin per il suo lavoro,  sempre svolto per passione, mai inseguendo il successo a ogni costo, ma ottenendolo semplicemente perché arrivava al cuore delle persone passando dal proprio.

Quando il tuo primo film viene fatto a pezzi, beh, questa cosa mi ha temprato. Curiosamente, è una specie di dono… Hai combattuto la tua prima battaglia. Non è stata una completa vittoria, ma non ti hanno proprio massacrato. Per cui, vai avanti.

(Robin Williams)

“Uno capace di fare Il mondo secondo Garp, Mosca a New York, Club Paradise e Good Morning, Vietnam in rapida successione negli anni ’80, nel pieno del suo fulgore, non ha evidentemente il benché minimo timore riguardo al tipo di carriera che ‘dovrebbe’ intraprendere” (Tim Grierson, Perfectly Imperfect, Saying Goodbye to Robin Williams).

12 Pensieri su &Idquo;Robin’s Monday – Piccole gemme – resilienza

    • Ha interpretato praticamente tutti i ruoli possibili, sempre a giocare e sperimentare e guardarsi dentro, molti film sono stati criticati, ma io credo che abbia sempre fatto quello che sentiva, che è la cosa pià importante. In tutti c’è per me qualcosa di significativo, anche in quelli cosiddetti minori… Grazie a te, felice serata 🙂

    • Ed era anche molto giovane quando le ha dette, circa 27 anni, aveva avuto un successo strepitoso con Mork & Mindy, era una star della tv, mentre il primo film, Popeye (di Altman) era stato quasi un fiasco (secondo me del tutto ingiustamente, ma questo è un altro paio di maniche). Altman stesso gli aveva suggerito saggiamente di non guardare troppo le recensioni, in generale. Fatto sta che da quel momento non si è mai fatto problemi, se un film andava male poteva dispiacergli, poteva anche essere ferito da certi attacchi, ma ha sempre avuto quell’atteggiamento bellissimo, oggi può andar bene, domani può andar male, ma io sono sempre lo stesso…

      • Anche questo è vero: ci vogliono tanta forza di volontà e tanto fegato… è incredibile come i maggiori sforzi siano quelli pretesi dalla realizzazione delle cose logicamente ovvie…

      • Sì, a volte mi è capitato di pensarci, ma tu lo hai messo a fuoco, è un po’ come se ci complicassimo le cose più semplici, diciamo. Però nel caso dell’essere sé stessi non direi che sia proprio una cosa semplice e ovvia, sono stati spesi fiumi d’inchiostro per capire “chi siamo” e “quanti siamo”. Eppure la cosa buffa è che quando qualcuno riesce particolarmente a essere “sé stesso” ce ne accorgiamo benissimo. E’ come se fosse qualcosa che sappiamo riconoscere senza saperla definire, che non sempre riusciamo a mettere in pratica anche se vorremmo, ma vediamo quando qualcun altro ci riesce e lo amiamo (a volte odiamo) per questo. Un discorso un po’ confuso ma spero di essermi fatta capire 🙂

      • Sì sì, capito. Devo ammettere che nella mia frase di prima mi basavo molto sul concetto filosofico, quasi letterale, di “essere sé stessi”. In questo senso ho quasi fatto una battuta, per quanto non sia proprio un’accezione banale del termine.

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