La lettrice della domenica – Runaway, di Alice Munro

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Splendida giornata, oggi. Non che abbiamo fatto niente di particolare, anzi, a dire la verità abbiamo lavorato tutto il giorno, ma insieme, abbiamo messo a posto cose che aspettavano da tempo, ci siamo presi cura della casa e di noi e l’uno dell’altro, e quando è così sembra davvero di acchiappare un pezzo di felicità, senza nessun bisogno di grandi cose. Ora farò la mia recensione domenicale e poi mi metterò a scrivere o guardare un bel film anni ’20 o entrambe le cose, e mi creerò ancora un altro angoletto di cose belle.

La recensione per la rubrica di oggi è forse la cosa più impegnativa della giornata. Ho comprato questo libro d’istinto, ho letto i primi quattro racconti (ossia circa la metà) quasi d’un fiato, complice forse anche l’influenza, poi mi sono arenata. C’è qualcosa che mi piace molto, e penso che potrebbe essere l’introspezione, visto che credo di avere in anch’io una scrittura introspettiva. O forse all’opposto, temendo di avere una scrittura “troppo” introspettiva mi aggrappo alle descrizioni più oggettive, ai dialoghi rivelatori, ai dettagli che mostrano più di tante riflessioni raccontate.

Qualcosa però mi respinge. Forse l’introspezione, forse le descrizioni oggettive, forse qualcosa di un po’ asettico, forse “il dolore e la desolazione sotto la superficie” (dalla quarta di copertina), uniti a quella forma “portata all’estrema perfezione, e senza alcun tentennamento”, che invidio ma che mi impediscono in qualche modo di sentire quell’empatia, che pure si dice che la scrittura della Munro possieda.

I racconti certamente riguardano le vite di persone comuni, avvenimenti cardine in vite ordinarie, ma anche questi avvenimenti sono spesso (anche se non sempre) di per sé ordinari, cambiano una vita a seconda del contesto e del carattere di coloro a cui capitano. Al tempo stesso, però, personalmente non riesco a rispecchiarmici, mi paiono storie di vite perdute in una specie di fango grigiastro, di nebbia di inutilità, che forse ottiene il miracolo di raccontarci esattamente cosa significa essere umani, come dice il Times, ma io tutto sommato spero di no.

6 Pensieri su &Idquo;La lettrice della domenica – Runaway, di Alice Munro

  1. È un’arma a doppio taglio quella di calarsi così tanto nell’ordinario: a volte ha su chi legge l’effetto che ha provocato a te, altre volte riesce a ottenere risultati sorprendenti. Un caso particolare, che a me pare dell’altro tipo, è un racconto di Pirandello, “Il treno ha fischiato”, in cui un personaggio inetto e infelice, che fantozzianamente subisce da una vita ogni sorta d’angherie, viene convinto a ribellarsi da un dettaglio imprevisto che, per chiunque altro, non avrebbe significato niente: un treno passa fischiando nella campagna fuori dalla finestra dell’ufficio. Era parecchio strano, in effetti.

    • Ma hai assolutamente ragione, non ho letto il racconto cui ti riferisci ma ci sono scritti straordinari sull’ordinario, se mi perdoni il bisticcio, e comunque Alice Munro è considerata una maestra indiscussa in questo senso, quindi probabilmente è una cosa del tutto mia personale, il fatto di avere questa “resistenza”, fermo restando che non è che il libro non mi piaccia, e che lei scrive splendidamente.

      • Certo, in fondo non si può mai essere tanto dogmatici quando si legge un libro: la critica a volte esalta opere che non arrivano a larghe fette di pubblico, o stronca lavori che diventano “cult” (si vede ancora meglio nel cinema). In questo caso tu hai sperimentato la fondatezza dei giudizi critici, pur avendo una riserva tua; e nulla lo vieta 😉

  2. delle diverse ipotesi di “respingimento” condivido la terza, “qualcosa di un po’ asettico”. E’ lo stesso disagio che provo a volte io leggendola, come mi portasse fino a un certo punto in mezzo ai suoi personaggi, ma poi mi mollasse lì, dicendomi “adesso cavatela da solo, commuoviti se vuoi, non mi riguarda più”
    ml

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