Parole d’argine

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Immagine presa da qui

Poesia segnalata al concorso “Voci… verdi” dell’Associazione Va’ Pensiero di Bassano del Grappa.

PAROLE D’ARGINE

Ho parole d’argine, segrete
per quando gonfia troppo il fiume
canto di ciò che tiene la terra quando frana:
un albero di magnolia, forte e fiorito
un angolo di casa al vento
e la notte per confortare la ferita della luce.
Io il fragore dell’onda lo sento dal mattino
provo a smorzare il silenzio del tempo
lo spietato lume che ci mostra
le miniere nude del cuore, i detriti;
è così lieve il tuo peso da portare
eppure mi pare a volte
che cedano le spalle alla fatica,
all’inquieta stanchezza d’ombre del cielo.
Anima mia, musica del mio sangue,
è troppo fragile questo guscio di noce
l’oceano è grande, sono lacere le vele,
a malapena sfioro il mormorio dell’acqua.
Non c’è limite alla bellezza del mare,
né al suo crudele inganno: sembra
che tutto torni, ma quel che restituisce
non è mai quel che s’era preso.
Dimmi del dolore che si fa poesia e teatro,
parlami delle tue mani diventate ali,
delle migrazioni di uomini e pianeti.
Mi perdo in questo gioco di terre e acque
e fuoco e cielo e nel tuo spazio d’alba
io che ti guardo da lontano
ti vedo come fossi il mio gomito, un ginocchio
le gambe aperte al mondo, l’incrociarsi
dei porti e delle assenze, fino
all’avvicinarsi delle strade. Ti ascolto piano,
a fior di labbra, il mare tra le tue dita
mi dà la misura del mio tempo;
e allora ridi sui miei fianchi, ridi amore mio,
che forse pioverà, e mi cresceranno i fiori
e le ali.

9 Pensieri su &Idquo;Parole d’argine

  1. Incantevole, davvero! Io amo la poesia e le immagini che riescono a provocare un’eco dentro di me. Già il titolo colpisce subito e poi “quel canto che tiene la terra quando frana”. Rivedo un po’ ciò che cerco di fare anch’io, quando sofferenza e dolore sembra che stiano per sopraffarti… e allora li trasformo in colore, in musica, in poesia e teatro…
    Grazie di tanta bellezza!
    Cristina

    • Ti ringrazio moltissimo, hai espresso perfettamente il senso che forse neanch’io sapevo dare, a questa come ad altre cose che scrivo. Si parlava con un’altra persona di poesia civile, che io quasi mai amo, a parte casi eccezionali, forse perché non mi sento in grado di usarla così. Non esprimo, di solito, indignazione legata a fatti concreti. Però certo, ci sono momenti in cui il dolore sembra sopraffarti, e non è legato solo all’interiorità, ma anche al mondo che ti circonda, e allora le parole, la musica, l’arte, possono trasformarlo in qualcosa che argina, lenisce, restituisce al lato più luminoso la sua luce, senza negare l’ombra, ma senza lasciarle uno spazio eccessivo.

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