Una stroncatura

Forse salutare, ma che colpisce duro.

Avevo mandato il mio libro su Robin al Premio Calvino (forse sono stata davvero troppo ambiziosa) e del resto ero ben consapevole che quando si manda un proprio scritto a un concorso che fa delle schede di lettura uno dei propri punti di forza (era uno dei motivi principali per cui lo avevo fatto), ci sta anche il giudizio impietoso.

Struttura rigida, elaborato privo di qualsiasi sistematicità, e soprattutto la figura di Robin ne uscirebbe “sempre impeccabile e perfetta nei tratti (da risultare presto disumanizzata e quindi fortemente irreale, quasi ci si trovasse di fronte a un santone)”, oggetto di una “divinizzazione ossessiva” in un “discorso che finisce per fare dell’autoreferenzialità il suo tratto caratteristico” (cazzo se colpisce duro, a riportarne qui i punti salienti mi fa stare di nuovo malissimo). Anche della scrittura, pur dando atto di una buona padronanza della lingua, viene detto che si muove sempre su territori comodi e (fin troppo) facili”. E dire che io ho sempre timore di non riuscire a scrivere in modo sufficientemente “semplice”.

.Colpisce duro anche perché so che c’è molto di oggettivamente vero. Specialmente in questi ultimi giorni, stavo cominciando a rendermene conto un po’ anch’io, ma non credevo fino a questo punto, e insomma… avevo proprio adesso cominciato a lavorarci di nuovo, pensando di avere trovato una strada migliore, senza dover rivoluzionare tutto, e forse lo penso ancora, ma… oh, cazzo…

(scusate, lo sapete che di solito sono una signora, più o meno, sono solo temporaneamente un po’ out of my mind).

53 Pensieri su &Idquo;Una stroncatura

  1. Ammiro prima di tutto l’onestà con cui hai voluto esternare il giudizio “subito” (e il dolore che ha provocato). E’ una mazzata tanto potente, quanto alta è la “cattedra” da dove cala. Sono certo che ne saprai fare comunque tesoro. Serve. Serve anche questo.

    • Serve sicuramente, anche se ci vuole un po’ di tempo per digerirla e non farsene travolgere al punto da smettere di scrivere, o comunque di far leggere quello che scrivo (come forse avrei fatto una volta). La cosa che piu’ mi fa soffrire e’ il discorso del ‘santone’, lontanissimo da quello che sento e che evidentemente non sono riuscita a trasmettere come speravo. Forse, paradossalmente, mi riesce meglio nelle poesie, di cui spesso dicono che sono del tutto antiretoriche e questo mi consola molto, Grazie di cuore del tuo sostegno.

      • Davvero non vorrei essere al tuo posto in questo momento. Sono certo che una delle ragioni – o l’unica – per cui mi censuro, non mi metto in competizione, né vado a sollecitare giudizi. Ma sono convinto che se si vuol imparare-migliorare-evolvere… bisogna farlo. Il tempo farà il suo lavoro. E – come dici tu – non c’è ragione di smettere o lasciare intentata ogni strada. Sono convinto, poi, che un giudice onesto e bravo possa stroncare e plaudire con la stessa sincerità e convinzione. Non deve esserci a mio avviso una preclusione aprioristica, riconoscendo le capacità e le potenzialità di uno scrittore. Non sei una principiante. Più degli allori ti servono le critiche per metterti alla prova e forgiare il tuo carattere e il tuo stile.
        Quello che scrivi tu stessa in merito alla mancata “comunicazione” del tuo “romanzo-biografia” è importante. Ci sei, vedi? Sei già lì, al nodo cruciale del problema. E volente o nolente ci stai già lavorando. Perché è questo che sai e vuoi fare.

      • Una volta non l’avrei mai mandato. Averlo fatto è già un successo, mettiamola così. Sapevo di essere forte abbastanza per accettare una critica senza che mi crollasse il mondo addosso e anzi usandola per cercare di andare avanti, di questo sono contenta! Grazie ancora, davvero.

    • Mia cara, questa è un po’ la mia casa letteraria, un pezzo di famiglia, parlo delle cose belle e anche di quelle meno belle, come si fa con gli amici, magari anche per essere “consolata” , a volte fa bene. Ma anche perché ci metto la faccia, quando ricevo i premi ma anche quando mi prendono a pomodori 😂
      Un abbraccio grandissimo tesoro, che se non sei positiva tu… 😘😘😘

  2. Questi giudizi aiutano tantissimo. Adesso digeriscilo con calma. Aspetta a riprendere in mano il manoscritto. Poi, tra un po’, rileggilo e sottolinea tutti quei punti che secondo la scheda presentano i “difetti”. Prova a riscrivere i pezzi senza davanti il manoscritto, come se lo facessi per la prima volta. Almeno, io farei così. E non ti scoraggiare. Ciao, Pina

    • Per me vale forse la regola della bicicletta, meglio risalirci subito, anche perché avevo già ripreso a lavorarci, dopo averlo lasciato riposare parecchio, ci riprovo, non mi scoraggio, al limite lo mando in America 😂
      Grazie mille, un abbraccio

  3. Fa male, ma è utile. Vedila così. Anche se penso bisognerebbe sempre tenere a mente che è solo un giudizio, non la verità assoluta. Credo sia sempre un lavoro di mediazione tra quello che ti dicono gli altri e quello che pensi tu stessa di ciò che scrivi. E se ti aiuta ad aprire gli occhi e migliorare è una gran fortuna.

    Buona serata 😉

    • Sicuramente, devo sempre tenere conto che tu che hai scritto non hai a volte la distanza giusta per metterti nei panni del lettore, ma anche che esistono molti lettori, anche se, come dice Paolo, questi sono qualificati e per questo fa più male, ma probabilmente serve anche di più a migliorare. Grazie, e benvenuta!

  4. Mi dispiace molto, davvero. Sei da ammirare anche per questa condivisione, quando altri avrebbero preferito leccarsi le ferite in silenzio. Hai una gran forza dentro e la voglia di far uscire ciò che senti, quindi non dubito che saprai trovare il registro giusto. Ti abbraccio forte e impreco pure io per te! 😘

    • Sai, come dicevo ho anche tanto bisogno di conforto, anche se mi piace pensare che è stato comunque buono per me essere riuscita a mandarlo accettando anche la possibilità di un responso negativo. Sono più forte, posso andare avanti da qui. E so che nel vostro conforto c’è affetto e fiducia e questo aiuta più di ogni cosa, oltre al fatto che qualcuno possa anche darmi consigli preziosi 😊

      • Capito bene! Beh, allora in questo caso poco male…anzi, magari tu ritieni costruttiva qualcuna delle critiche e non può che servire.
        Spero!
        Io tifo x te, Alex❤💋💋

  5. Ecco perché ti seguo.
    Perché oltre alle tue doti come scrittrice, sei una persona vera. Senza maschere.
    Dannatamente sincera!
    Come piace a me.
    Ci sono andati giù duri. Cavolo!
    Ma le critiche son come la carta vetrata.
    Fan male, ma spesso rendono le superfici più lisce e ricettive a nuove tinteggiature…
    Notte, Ale❤️

  6. Il tuo bradipo è dispiaciuto 😲
    Tuttavia, un giudizio, seppur severo, è un motivo che deve spingerti a progredire. Comunque, il tuo amore per Robin, quello difficilmente la lettura per schede può capirlo 😊
    Bacionissimo 💕
    Sid

    • Non lettura per schede, ma una scheda di lettura fatta (questo va detto) leggendo tutto il libro. Ma forse è proprio questo che devo capire meglio: come trasmettere un amore ideale, letterario se vuoi, per una persona in cui certo mi identifico moltissimo, ma penso che contrariamente a quanto hanno scritto, l’amore ideale e la ricerca di assoluto, sia comunque un tema potenzialmente universale, e non necessariamente legato a “ossessioni adolescenziali”. A me il compito di trovare la strada migliore perché l’ossessione diventi “leggibile”. Probabilmente anche, è qui concordo con la lettura, mettendomi più in gioco nel senso di raccontare di più della mia vita, di mettermi più al centro, come anche altri mi hanno suggerito (anche se sembra un po’ in contrasto con l’autoreferenzialità, ma forse invece non è necessariamente così). Un bacio e scusa per il commento fiume, mentre rispondo continuo a elaborare… 🌹

      • Forsse, ciò che ti estranea, che ossessiona, è il credere che questo amore, non bilaterale, sia adolescenziale, irrisolto nella sua impossibilità. Forse, sarebbe meglio creare una sorta di botta-risposta colloquiale tra te e il tuo Robin, sarebbe più immediato nella lettura 😛
        I romanzi di questo tipo sono sempre difficili da condividere, perchè in sè hanno il germe della esclusività intima.
        Bacione ❤
        Sid

  7. Guarda che al premio Calvino ci vanno sempre giù duri con tutti, non preoccuparti. Anzi, se ti dedicano più di due righe vuol dire che li hai interessati. Anche a me è successo che mi criticassero e anche ad altri che conosco.
    Non darci troppo peso, fa parte del percorso.

    • Allora potrei quasi spacciarla per una recensione ultrapositiva, visto che mi hanno dedicato una pagina intera, margini strettissimi e interlinea 1, di 32 righe (mi sono presa lo sfizio di contarle dopo le tue parole!) e anche se in fondo avrebbero potuto condensarle in una riga sola: non scrivi poi malaccio, tenta con altro, questa sbobba banale e sentimentale non interessa a nessuno. Quindi, a parte le battute, potresti avere ragione, se si sono presi tutto questo disturbo, vale la pena a maggior ragione di approfondire e farne tesoro, per, appunto, proseguire il percorso. Ma tu avevi poi riprovato con il Calvino?

      • No. Sto rinunciando a scrivere, non fa per me.
        Ma davvero, non so se mi capisci, ma io avrei pagato per vedere un critico serio scrivere 32 righe su di me. Su un mio testo.
        Tanta attenzione nel mondo della letteratura di oggi te la danno in pochi a quanto ne so.

      • A me dispiace sempre quando qualcuno rinuncia a scrivere, specialmente se si tratta di qualcuno con questa consapevolezza, ma se hai deciso che non fa per te, immagino che tu abbia considerato bene tutti i fattori, e prima di tutto quanto forte era il desiderio. Io ho una “urgenza”, un amore fortissimo per la scrittura, che a volte crea qualche problema, nel senso che non aiuta a creare una distanza, ma non credo che potrei farne a meno, e credo di capirti benissimo. Come dicevo infatti, la scheda di lettura era uno dei motivi principali che mi ha spinto a inviare il manoscritto. Rischiando, ma per qualcosa che vale molto, vale anche la pena rischiare. E credimi, dico seriamente, mi ha fatto molto piacere il tuo commento, mi hai fatto ripensare alla cosa in modo diverso, concentrandomi piuttosto sull’attenzione di cui parli, e che concordo, e’ merce rara e preziosa (scusa gli apostrofi al posto degli accenti, scrivo con tastiera americana al momento}

  8. quando si partecipa a concorsi importanti bisogna accettare anche i giudizi che mettono a nudo le nostre deficienze.
    Il tema della scrittura semplice è assai dibattuto, perché scrivere in un buon italiano serve a poco, Qualcuno critica una struttura troppo involuta, altri una troppo semplice. Però leggendo molti libri mi accorgo che questo punto è un’arma usata impropriamente. Serve per stroncare e basta.

    • Che si devano accettare non ci piove, infatti dicevo che sono contenta di essere riuscita a mandare il libro, implicitamente sottoponendomi anche alla possibilita’ di critiche, e che comunque su alcuni punti sicuramente ci sono ampi margini di miglioramento, diciamo. Sulla scrittura, non sono del tutto d’accordo che sia un’arma per stroncare e basta. Entro certi limiti e’ sicuramente questione di gusti, ma penso che possano esserci, e anzi, siano abbastanza frequenti, degli errori di forma e di stile che pure non sono errori di grammatica e sintassi, ma che rendono il testo appunto involuto o semplicistico e lo banalizzano. In fondo temi e storie in letteratura sono in numero limitato e moltissimo dipende da “come” ne scrivi. A volte una storia interessante perde molto a essere scritta in uno stile sciatto o ridondante, ecc. E anche viceversa, basta pensare a chi riesca a scrivere dei racconti magnifici in cui non “succede” niente, si descrivono vite quotidiane, piccoli episodi comuni a tutti, ma proprio “il modo” li rende letterari. Benche’ abbiano definito il mio un testo “a cui non manca certo l’ambizione” non aspiravo sicuramente a scrivere il libro del secolo, ma possibilmente una storia interessante e bella da leggere magari… ci devo pensare, per capire come interpretare al meglio delle critiche che ovviamente sono abbastanza generali, e non riferiti a singoli punti del libro, ma ci stavo lavorando gia’ prima, e in un certo senso questo e’ uno sprone.

      • certamente lo stile di scrittura fa la forza del testo. Però dire ‘ è scritto in un buon italiano ma è troppo semplice’ mi pare una contraddizione – opinione personale – L’italiano è una lingua ricca di sfumature ma mai banale. Mi sta bene se dicono ‘ che ho banalizzato la scrittura’ ovvero ho scritto, scritto senza dire nulla. Ma dire che è troppo semplice, perché il paragrafo è costituito da forme brevi e non da una reggente e diverse subordinate vuol dire – non sempre – che il lettore guarda alla forma e non al contenuto.. Dico questo perché anch’io ho avuto l’ambizione di partecipare a concorsi e ricevere questo tipo di critica. Però se sottopongo certi manoscritti pubblicati e pomposamente definiti ‘capolavori’ a un test di leggibilità ne uscirebbero con le ossa rotte.
        Comunque qualsiasi critica, secondo me, non capziosa è un beneficio per migliorarsi.

      • Io sono tra chi pensa che la forma è (almeno in buona parte) sostanza… E che l’italiano non sia mai una lingua banale non penso, esiste una sciatteria del linguaggio (qui ovviamente andiamo oltre il concetto di semplice, ma nella pratica distinguere può essere meno facile di quanto si pensi) che non dipende dalla sostanza di quello che scrivi, che può anche essere ottima, ma resa male.

      • detto così sono d’accordo. Lo stile narrativo è qualcosa di diverso dallo scrivere semplice. Posso avere uno stile narrativo che è in grado di trasformare il nulla in poesia, usando anche un linguaggio semplice ma efficace. Ecco il perché parlare di scrittura semplice con una buona forma di italiano non riesco ad accettarla.

      • Hanno detto che è una scrittura che “si muove sempre su territori comodi e fin troppo facili”, in realtà. Su questo per esempio penso di dover cercare di approfondire, capire cosa intendono, forse strappalacrime? Non credo che intendano nel senso di troppo accessibile o comprensibile…

  9. Se pensi che la critica abbia colpito i punti “critici” se è onesta e non volta solamente a stroncare, penso che possa servire. Ma è dura da mandar giù! Brava, continua ad essere coraggiosa e a riprovarci!

  10. Io credo che già l’essere riusciti a spedire un proprio libro ad un concorso letterario sia una gran vittoria, poi i giudizi sono sempre e solo giudizi.
    Ricordiamoci che Vasco è arrivato ultimo a San Remo e che Einstein ci impiegò 10 anni per ottenere un posto come professore universitario quando i suoi sconosciuti colleghi lo ottennero fin da subito finita l’università.
    Certo la speranza ed il sogno che il proprio lavoro sia da subito un best-seller credo sia nel nostro immaginario collettivo ma alla fine si tratta spesso di capire se siamo interessati un un’ovazione dal pubblico oppure da noi stessi.

    • Concordo, anche per me e’ una vittoria personale aver spedito il libro al concorso, sapere di poter accettare una critica anche severa, cosa che una volta non avrei avuto la forza di fare. Per il resto… cerco di mantenere i piedi per terra e la testa ben piantata in aria… Diciamo che per me e’ importante scrivere qualcosa in cui credo molto, nel quale sia molto coinvolta in prima persona, ma sono felice quando riesco a condividerlo con altri in modo da coinvolgere anche chi legge, non un’ovazione (beh, magari, certo…), ma un riconoscersi, che poi puo’ essere di tanti o di pochi, ma vorrei cercare di fare in modo da interessare piu’ persone possibile, questo senz’altro (scusa gli apostrofi, la tastiera americana non mi permette di inserire accenti nei comnenti)

  11. onore innanzitutto alla tua onestà intellettuale per aver dato conto di una stroncatura, autorevole quanto vuoi ma non meno cocente.
    non so come avessi impostato il tuo lavoro, ma ho letto qui tanti tuoi brani su Robin che credo di conoscere ogni piega del tuo rapporto con lui. E mi viene da darti un suggerimento: ti rimproverano l’autoreferenzialità, bene fai di questa il punto di forza del libro senza pretendere distacco o obbiettività. Ricordo ancora il primo brano in cui parlavi di lui, o meglio a lui, sembrava una lettera ad un amante lontano, sai di quegli amanti speciali che oltre ad amare insegnano a vivere, fanno crescere con il solo loro modo di essere, senza voler insegnare nulla. Era un brano emozionante come molti altri dedicati a lui. Ecco a mio parere questo dovrebbe essere il fil rouge del tuo libro.
    ml

    • Ti ringrazio tantissimo, il tuo commento mi ha davvero colpito molto. In effetti non ho mai finto distacco o obiettivita’, non avrei potuto, ma probabilmente il libro risente di una sorta di eccesso di materiale, ho voluto inserire tutto, o quasi: tutti quei brani scritti a lui, molte delle poesie, le “recensioni” di tutti i suoi (tantissimi!) lavori… Alla fine forse non si capiva se voleva essere una biografia, un memoir, un diario, un po’ di tutto questo… e per quanto a me piaccia la “contaminazione” tra i generi, probabilmente richiede molta cura, per renderla “digeribile” a chi legge. Credo (non sono sicura di quasi nulla in questo momento, ma credo fortemente) che la forma di lettera restera’, che continuero’ a rivolgermi a lui, ma mettendomi piu’ in gioco, parlando piu’ di me, della mia storia, mettendomi piu’ al centro come diverse persone che hanno letto le bozze mi avevano in effetti suggerito, e puntando tutto su quanto Robin abbia influito “su di me”, sulle mie scelte (come su quelle di centinaia di migliaia di persone, questo va detto, ed e’ il motivo per cui spero che questo libro possa interessare). Devo picchiarmici ancora un bel po’, mi sa, ma forse questa e’ la strada… Un abbraccio

  12. Non avendo letto il testo non posso giudicare quanto sia stata giusta o ingiusta la critica. Sicuramente, dai punti riportati, ruvida lo è stata e non poco ma d’altronde chi deve valutare un lavoro non si pone il tatto di non ferire nel darne un giudizio. Quello che mi fa un po’ storcere il naso nella critica all’opera è il fatto che pur giudicandola una buona scrittura non se ne apprezza la semplicità della forma, come a voler dire che un’opera quanto più astrusa sia tanto più ne guadagna in magnificenza. Trovo questa una critica che avrebbero potuto benissimo risparmiarsi perché – a parere personale ma penso comunque condivisibile da molti – nella scorrevolezza e nella semplicità si annidi la maestria di saper raccontare senza cadere nel banale. Proprio questo punto, fosse stato imputato a me, mi darebbe la forza di non mollare.

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