Dimmi dell’addio

Dimmi di questo addio che un cielo
vestito di niente e senza scarpe
sorvola come una rondine crudele;
la geografia di quest’erba
è una cintura di fuoco dietro l’orizzonte,
il passo del glicine che divaga
tra punti e linee, meridiani e paralleli
di un sentiero che si appaga
di desertici languori.
Dimmi di un addio che è
un rifugio antiatomico da un tempo
di stalattiti e stalagmiti dentro rocce
che accampano pretese sul mio mare,
un bunker d’acqua contro i barili
di benzina gettati sugli incendi.
Quando canti e s’alza il vento
dimmi di questo addio di navi e porti
che rompe gli indugi e spacca il cuore
per fare poesia anche dalla fame,
questo addio di braccia e mani
che va oltre il silenzio e l’aria;
dimmelo tu di questo addio, ti prego,
io ho perdite di addii sui muri,
passi in sovrimpressione sugli schermi
dell’onniscienza da spiaggia a fine estate,
un naufragio d’opposte stelle palpitanti,
e per il resto, vedi, non so niente.

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