Crisi (vogliononvogliopossononposso)

Tra ieri sera e stamattina sono andata un po’ in crisi. Ci si sono messe un po’ di cose, la rinuncia definitiva al nuovo ufficio per ragioni di costi, l’esigenza, non sempre rispettata, che il mio lavoro venga riconosciuto in famiglia, certe critiche che non mando giù, metteteci anche l’età, un libro di poesie che avrebbe dovuto essere pubblicato questo mese ma mi sa che non vedrà la luce per un bel pezzo, e poi quest’altro libro che adesso sembra “non volermi lasciar andare”, mentre io ero propensa a ritenerlo finito, chiuso, e tornarci sopra ancora è un’esperienza intensa, forse preziosa ma non semplice.

Comunque, quando si dice che le crisi possono essere fertili, qualche volta è vero. E poi mi godo il felice momento con i ragazzi, il grande che ha passato l’esame di teoria per la patente e ha iniziato le guide, il “piccolo” che è più affettuoso che mai e inizia a guardarsi intorno per capire la persona che vorrebbe diventare, avendo un po’ più l’idea che può farcela.

Tanto che pensavo, e se ci rinunciassi del tutto? Non a scrivere, ovviamente (non potrei mai), ma a pubblicare. Se tornassi a scrivere solo per me e per chi ha voglia di leggere, senza questi stress, questi sbalzi d’umore, queste paturnie? Con maggiore libertà e forse maggiore freschezza?

In realtà, passato il momento di sconforto, è tornata l’idea di continuare a provarci, e vada come vada, però uff, che patema, come se non bastassero gli squilibri ormonali (che in realtà secondo me non ho affatto, è tutta solo tensione da celafarònoncelafaròvogliononvogliopossononpossodevo)…

21 Pensieri su &Idquo;Crisi (vogliononvogliopossononposso)

  1. Se ti guardi dentro, sai già ciò che desideri e ciò che ti fa stare bene veramente. Non rimuginare, in certi momenti la ragione è solo un freno a mano tirato. Lascia che siano cuore e istinto a guidarti 😘

    • Non e’ proprio cosi’ semplice, certo, so che voglio scrivere e su questo non rimugino. Ma quando vuoi scrivere per gli altri, e possibilmente pubblicare, cuore e istinto non sono l’unica cosa che conta, non conta solo quello che “vuoi”, ma anche “come farlo arrivare”. E a volte le due cose sono in parte in conflitto e devi decidere quanto spazio dare all’una e all’altra.
      E la crisi e’ stata del tutto una crisi “di cuore”. Non e’ neanche sempre cosi facile capire cosa davvero vuoi, sai?

    • Mi sto rendendo conto che, come mi sta succedendo un po’ troppo spesso, non mi sono spiegata molto bene. Forse quello che mi sembra di avere chiaro in testa non è poi così chiaro, non sarebbe la prima volta. Comunque alla fine il dilemma tutto sommato è questo: io voglio fortemente scrivere una certa cosa in un certo modo, ma quanto è giusto rimanere fermi sulle proprie idee, quando vuoi anche, altrettanto fortemente, raggiungere gli altri?

  2. Fa tutto parte del gioco. E’ un processo continuo e contraddittorio.
    A tutti viene voglia di mollare, per tutti arrivano i momenti in cui ci si sente inadeguati e addirittura stupidi. Ed è bene così. Dobbiamo essere critici nei confronti di noi stessi. Metterci in discussione. Prenderci sul serio e smettere di farlo, di tanto in tanto.
    Ma tutto ciò – a mio avviso – è parte del “lavoro” che stiamo portando avanti, del processo che ci sta attraversando e che si manifesta nelle nostre parole, nei nostri scritti.
    Come persone, come scrittori, siamo sempre in divenire, in movimento, un magma che può solidificarsi e cristallizzarsi in forme precise, definite, in minerali indeformabili e immodificabili, pietre e fossili per i posteri (o l’oblio assoluto). Ma tutto tornerà comunque a spingere, nel tempo, a scaldare, fondere. A esplodere. Distruggendo e riassorbendo quanto già scritto e solidificato in precedenza.

    • Quello che dici e’ molto bello e molto vero, mi piace tanto la parte del magma che si cristallizza in alcuni momenti, ma comunque non definitivamente. Siamo in continuo movimento, e quello che oggi sembra davvero esplodere (e’ stata una sensazione anche fisica molto forte in alcuni momenti) e’ parte della spinta creativa, ricostruttiva. Tutto lavora in noi, la serieta’ e la leggerezza, le pause di immobilita’ e la spinta del fuoco che ogni tanto torna a ruggire e fondere e rimodellare. In realta’ non c’e’ niente di indeformabile e immodificabile e qui sta la fatica ma anche, naturalmente, la bellezza e il segreto della passione e dell’entusiasmo che ci mettiamo. Ho letto e sto leggendo cose bellissime sulla scrittura nel tuo blog. Credo che se non attraversassimo quessti momenti in cui ci sentiamo “stupidi”, vorrebbe dire che non abbiamo chiesto alla scrittura tutto quello che puo’ darci.

      • Sì. E’ bello e faticoso (anche) tutto ciò (e senza fatica non si va da nessuna parte). Ma qualcosa ci spinge a riprendere mano scritti anche vecchi di anni (io lo faccio relativamente spesso). A rimasticare, stravolgere, rivivere in una nuova chiave. Anche questo è parte della nostra ricchezza, prima di tutto umana.
        Grazie Alexandra, mi fa molto piacere saperti anche fra le mie righe.
        Un abbraccio.

      • Oh, lo faccio anch’io spesso di riprendere gli scritti vecchi!
        E’ strano, io ti seguo da un bel po’, ma non mi arrivavano le notifiche dei nuovi post nemmeno nel “lettore WP”, a quanto pare, e adesso devo recuperare il tempo perduto. E’ un piacere soprattutto per me!
        Grazie a te, ricambio l’abbraccio.

    • Certo, ma l’ansia fa parte di questa fortissima volonta’, non se ne puo’ fare a meno credo, almeno entro certi limiti l’ansia serve, come serve per prepararsi al meglio agli esami (quando non soffoca). Serve per spingerti a dare il meglio, dopo di che, sul resto intervengono anche fattori fuori dal tuo controllo e va bene cosi’, bisogna tenerne conto e vivere comunque bene, anche se non tutto va come speriamo.
      Alericambiagliabbracci 😀 ❤

      • Sono parzialmente in disaccordo con te l’ansia è qualcosa da evitare per il raggiungimento sereno dei nostri obiettivi.
        ” ANSIA1. Stato di agitazione, di forte apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa…”

        sherabbraccicari

      • Anch’io sono in parte in disaccordo con te… ma ci sta. Del resto, credo che si debba accettare, entro certi limiti, il modo in cui si e’ fatti. Nel tempo ho ridimensionato l’ansia, ma resta parte di me e l’accolgo in quella parte che appunto e’ incertezza, attesa di qualcosa, anche apprensione se vuoi, ma non necessariamente “forte”. Fa parte del gioco, fa parte del fatto che cio’ a cui tieni (e la scrittura e’ qualcosa a cui tengo immensamente” ti entra dentro nel bene e nel male, ti prende, ti crea attese che non vivi del tutto male, anzi. Il desiderio, l’attesa, sono aspetti non secondari. Come in amore, se ci pensi…

      • Che poi, mi sto rendendo conto di due cose: una (in realtà la sapevo da tempo) è che bisogna intendersi sul significato che una certa parola assume per ciascuno di noi, perché quello che per me è ansia per te potrebbe essere semplice “attesa” o “aspettativa”, quindi meglio usare questi termini che non hanno connotazioni negative.
        L’altra cosa è che in realtà forse vale la pena di fare un altro post, pur breve, per chiarire meglio la questione che mi stava a cuore. La mia non era una crisi d’ansia né di apprensione, aspettative, attesa, timore o quant’altro), ma riguardava piuttosto quel momento in cui altri leggono quello che hai scritto e non lo vedono come lo vedi tu (ovviamente), e questo ti chiarisce meglio alcune cose ma ti pone anche il “problema” (che in fondo è un bellissimo problema) di quanto “andare incontro”, quanto l’essere “dentro” la tua scrittura ti impedisce di vedere cose che altri vedono meglio, e via discorrendo.

      • Nel mio primo commento intendevo liberarsi dell’ansia nella sua accezione negativa non certo in quella di aspettative cui incanalare la propria progettualità
        .
        shera

      • Infatti, ho capito, per questo mi sembrava giusto specificare meglio. Noi siamo persone attente alle parole, che le rispettano, ma spesso, mi sono resa conto, hanno ambiti di significato che non coincidono per tutti 😘😘😘

  3. coi sono momenti di crisi ma poi ragionandoci con attenzione non lo sono affatto. Semplice riposizionamento della propria vita. Pubblicare? Niente stress. Se sì, bene. Se no, una pietra sopra.
    Serena serata

  4. Se non altro, riflettere su una crisi accaduta o in corso – ma è più facile dopo che durante – può aiutare a far chiarezza sugli errori da evitare una seconda volta. Anche il peggiore dei disastri, in questo senso, può essere utile – ma so pure che è più facile dirlo quando non se ne vivono. Alla fine com’è andata?

    • Ma sai, qui non si trattava tanto di errori. E’ una questione (tuttora irrisolta, in realta’) che riguarda la scrittura e la pubblicazione, quanto si scrive per se’, quanto per gli altri, fino a che punto sia giusto scendere a compromessi (nel senso soprattutto di andare incontro ai gusti di un ipotetico pubblico), per vedere il tuo libro pubblicato ecc. In soldoni: ho scritto un libro. L’ho mandato. Ho ricevuto un solo riscontro (da un concorso) molto negativo per certi aspetti, ma con un certo incoraggiamento a continuare a scrivere (altro). Ho riscritto il libro quasi da capo, tagliandolo spietatamente. L’ho fatto leggere a chi me lo ha chiesto tra i lettori del blog, ricavandone opinioni a volte anche diametralmente opposte. Mi rendo conto che la seconda versione e’ piu’ agile, piu’ maneggevole, meno intima (per quanto lo sia ancora molto), piu’ autobiografica e insomma, molto diversa. Sono abbastanza soddisfatta, nei limiti in cui riesco a esserlo di quello che scrivo, eppure c’e’ una voce che continua a dirmi, quello che davvero volevi scrivere era l’altro. E pero’: se lo scrivi e lo pubblichi (magari autopubblicandolo perche’ non sembra al momento che ci ciano altre possibilita’) e nessuno lo legge, che senso ha? Al momento la crisi e’ piu’ acuta che mai, infatti non sto scrivendo niente. Ma so anche che senza crisi non “rinasco”.

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