L’ora del tè

È l’ora del tè, ho messo su il bollitore e mentre aspetto cerco un senso che non trovo. Certe ore passano lente, anche se le giornate, poi, corrono sempre via velocissime. A volte mi sembra che sarebbe bello vivere sempre così, scrivendo e perdendo tempo e bevendo tè mentre, ispirata da qualche scrittore a me caro, immagino vite avventurose, ma in fondo del tutto avulse dalla realtà, tra i moli di New Orleans, foschie artiche, notti di chiacchiere e racconti pubblicati su riviste letterarie. La realtà del resto mi piace pochissimo, ora, ma forse mi è sempre piaciuta pochissimo. La vita, invece, “che vita strana e bella è questa… incredibile e incantevole come il mare. È difficile dire addio. Ci sono molte cose che potrei dire ora, ma non le dirò, così, se non dovessi tornare mai più, nessuno mi piangerà. Ecco perché me ne vado, tranquillamente, con i miei progetti, e non faccio voti e non mi aspetto nulla, ma amo ogni cosa” (J. Keoruac, Lettere dalla Beat Generation, traduzione di Silvia Piraccini).

Il tè è pronto.

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