L’esondazione delle parallele

L’esondazione delle parallele
ha spaccato il ponte
in due metà quasi perfette,
come un frutto diviso, una dimenticanza.
Come un mare ferito dai corpi galleggianti,
dalla crudeltà feroce della speranza
fondata sui cadaveri degli altri.
Eppure, ricordo
il mio corpo d’uccello
violato dal tradimento, più
che dai colpi delle mani chiuse a pugno.
Il mio corpo che ora vola con le tue ali di neve,
ha percorso lungo la pioggia
infiniti granelli di sabbia
per non esserti da meno
quando il colore dell’acqua
era luminoso silenzio dello sguardo.
Io non posso, oh, non posso
credere all’inverno dei confini
quando condividiamo l’odore degli agrumi:
tu hai camminato nel mio giardino,
ed è stato mio l’onore.
Prestami il tuo scalpello, le sbarre
non possono tenerci, scaverò col cucchiaino,
ne uscirò viva, lo giuro, terrò quei giorni in una mano
di quando il mare scava le strade,
e il mare che ha occhi di grano e limpida voce
ti restituirà l’ombra che si allunga la sera
tra gli alberi notturni, verso la terra.

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