LA LETTRICE DELLA DOMENICA – Vita di un uomo, di Giuseppe Ungaretti

I libri di poesia, si sa, non hanno un inizio e una fine. Anche quando non si tengono sul comodino come, al momento, faccio con questo, sono comunque sempre in attesa, di un momento, di un umore, di un tempo giusto o di una certa combinazione di pianeti. Il che è vero, dirà qualcuno, per qualunque libro, e indubbiamente è così. Ma per altri libri, tutto ciò porta a una lettura – o più letture – comunque racchiuse in uno spazio ben delimitato, con un inizio e una fine; mentre lo spazio di un libro di poesie è di per sé inconcluso, in attesa anche nel momento stesso in cui lo leggiamo, sempre aperto.

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle

[Giuseppe Ungaretti, Sereno, da “Vita d’un uomo”, Mondadori, 1974

4 Pensieri su &Idquo;LA LETTRICE DELLA DOMENICA – Vita di un uomo, di Giuseppe Ungaretti

  1. Mi permetto di dire che siamo abituati a un tipo di lettura che poco ha a che fare con l’arte. Se guardiamo un quadro, ci attendiamo forse che quel che è rappresentato abbia una conclusione? Siamo noi che, se sappiamo guardare, traiamo delle conclusioni che sono estetiche emotive ma certamente non logiche.
    Se il poeta è bravo usa le parole come il pittore i colori o lo scultore la mazza e lo scalpello. Perché dovremmo chiedere alla poesia più di quello che chiediamo a un quadro o a una scultura ?

    • Credo che ci siano forme diverse di arte, senza che necessariamente una sia superiore all’altra. Se leggo un romanzo, anche un capolavoro assoluto, mi aspetto che abbia un certo inizio e una carta conclusione, ancge se poi, come a volte si dice, il dialogo con un libro significativo prosegue anche oltre. La poesia in questo senso è più libera. Mio parere personale. Sui quadri non saprei, non ci ho mai pensato, cerco altre cose in un dipinto.

  2. io sono convinto che oggigiorno si è sperimentato di tutto, anche con la poesia, ma se le altre espressioni artistiche sono in una fase di stallo (qualcuno dice di confusione), la poesia fra tutte è quella che si è mantenuta più pura. Metaforicamente, se nella lirica di Ungaretti la nebbia descritta è paragonabile al sopracitato periodo di transizione, in cui si vede e non si vede il fine del concetto di “Arte” in quanto tale, alla fine, intravedere le stelle, consiste proprio nel ritorno della bellezza come l’abbiamo sempre immaginata.

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