#Film 1933 – L’amaro te del Generale Yen

Cina, anni ’30, la guerra civile che porterà (diversi anni dopo) il comunismo al potere (contro il Kuomintang) è già in atto. Una giovane missionaria (Barbara Stanwick, nel pieno del suo fulgore) viene separata dal fidanzato durante gli scontri e viene salvata dal generale Yen, un ribelle cinico e spietato ma affascinante (l’attore in realtà era Nils Asther, svedese, bellissimo e notoriamente gay in un’epoca in cui esserlo non era per niente facile. A un certo punto pensò bene di chiedere nientemeno che a Greta Garbo di sposarlo, ma il suo aspetto non bastò a indurla ad accettare). Nonostante i suoi fortissimi pregiudizi e la differenza di vedute, la ragazza presto finisce per essere attratta dal bel generale… uno dei primi, se non il primo esempio di amore interrazziale, in epoca pre-codice Hays, con dosi considerevoli di erotismo ed esotismo. Il regista è Frank Capra ma non pensate a la vita è meravigliosa, questo è del tutto diverso. Fotografia notevolissima, credo abbia preso anche qualche premio.

Robin’s Monday – The Crazy Ones (Pilot)

Ho pensato che era un po’ che saltavo il Robin’s Monday. Ho pensato che certi sentimenti a volte vanno centellinati, specialmente quando sono così assurdi, fuori dal mondo. Ogni tanto serve una pausa. Non che in questo tempo abbia dimenticato, ma non ho “incoraggiato” questa cosa che vive da sempre solo nella mia testa e nel mio cuore. Ho sospeso la lettura delle sue (peraltro bellissime) biografie, non ho guardato film  o spettacoli, non mi sono “andata a cercare” le farfalle nello stomaco e il batticuore, convinta addirittura di poter tenere a bada le emozioni, che ormai, dopotutto, è passato tanto tempo, e posso permettermi di essere oggettiva.

Stasera ho guardato la puntata pilota del tv show The Crazy Ones, e mi è persino balenata l’idea, per un momento, che Robin potesse davvero aver “perso il suo tocco”, in quegli ultimi anni. No, assolutamente no. Dopo cinque minuti ero daccapo: con la commozione e le risate e le gambe molli e le farfalle e tutto quanto, e con il cuore che come sempre, quando si tratta di lui, batteva a modo suo. Un uomo ideale è necessario, e quanto sono felice di aver scelto lui.

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#Film 1932 – Night After Night

Night After Night

L’ultimo film del 1932, per il momento, ce n’erano almeno un altro paio che avrei voluto vedere, ma non li trovo in rete e per il momento non sono convinta di comprarli.

Per quanto sia uno dei film inseriti tra i migliori del 1932, francamente l’ho trovato piuttosto insipido, a parte il (piccolo) ruolo di Mae West (al suo primo film), spiritosa e anticonvenzionale fin da subito. Per il resto , una storia di “bullo e pupa”, con il protagonista Joe Anton (George Raft) titolare di un club clandestino dove si beve ai tempi del Proibizionismo che si destreggia tra due fidanzate e una gang che vuole il suo locale. Joe si innamora di una ragazza dell’alta società (Constance Cummings), che ogni sera va al locale perché prima della crisi del ’29 apparteneva alla sua famiglia ed era la casa in cui era cresciuta.

Tutto molto superficiale, mi è parso, tanto la parte “gangsteristica” quanto quella romantica. Fose la parte meglio riuscita è proprio quella comica, che avrebbe dovuto essere del tutto secondaria, ma mi chiedo se non sia merito più di Mae West che del regista, il quale secondo me ha voluto mettere insieme troppe cose.

Purtroppo la versione che ho trovato (l’unica) è un po’ difettosa, ma non tanto da non riuscire a vederla.

Chi l’avrebbe detto

Chi l’avrebbe detto che io, che vestivo talmente male da essere chiamata (a quindici anni) befana, e in una occasione anche “carciofo”, avrei imparato a usare tubini e lamé, a fare attenzione al taglio, agli accostamenti di colore, a volte persino (persino!) agli abbinamenti di scarpe e borse?

Chi l’avrebbe detto che io, che consideravo ogni spesa per la cura della persona come uno spreco, quasi un peccato, una caduta nel peggior consumismo, avrei finito per dedicare a questo rito parecchio tempo la mattina, per prima cosa, prima ancora del caffè, e la sera, prima di dormire, anche se crollo dalla stanchezza?

Chi l’avrebbe detto che io, che non alzavo la mano neanche per chiedere di andare in bagno, se appena appena potevo evitarlo, io che come dicevo qualche giorno fa, sono un orso asociale, avrei presentato libri e tenuto seminari e conferenze persino all’estero, per il puro piacere di farlo, divertendomi un mondo?

Non dico certo che la vita cominci a cinquant’anni, e neanche a quaranta o trenta, la vita comincia da subito, anche prima che ci accorgiamo di viverla. Ma continuiamo a cambiare, a crescere, a imparare cose nuove, a migliorare quelle che già conosciamo, ed è una cosa bella. Mi godo la mia età, anche con il dolore che si porta dietro, ma sicuramente con molta più gioia, allegria e leggerezza di quando avevo vent’anni; amo anche di più il mio corpo, con tutti i suoi “difetti”, e con buona pace di chi vorrebbe che le donne si fermassero a venticinque anni, presumibilmente per poter restare eterno ragazzino e non dover fare la fatica di crescere con loro. Ascolto e rido e scrivo e amo e guardo e leggo e parlo e studio e sono cose che ho sempre fatto, ma sono più consapevole di quanto sia contenta di farle.

Hanno provato a tarpare le ali anche a me, oh, se ci hanno provato. Questo carciofo ha sviluppato foglie esterne dure e spine, ma le sue ali se le è tenute.

Artichoke flower, image from the web

It’s not the same moon

Quanto mi piace…

 

Did you ever hear the theory of the universe?
Where every time you make a choice,
A brand new planet gets created?

Did you ever hear that theory?
Does it carry any sense?
That a choice can split the world in two,
Or is it all just too immense for you?

That they all exist in parallel,
Each one separate from the other,
And every subsequent decision,
Makes a new world then another,
And they all stretch out towards infinity,
Getting further and further away.

Now, were a man to reconsider his position,
And try to spin the world back to its original state?

It’s not a scientific proposition,
And relatively speaking…you’re late.

It’s not the same moon in the sky,
And these are different stars,
And these are different constellations,
From the ones that you’ve described.

Different rules of navigation,
Strange coordinates and lines,
A completely different zodiac,
Of unfamiliar signs.

It’s not the same moon in the sky,
And those planets are misleading,
I wouldn’t even try to take a bearing or a reading,
Just accept that things are different,
You’ve no choice but to comply,
When smarter men have failed to see,
The logic as to why.

It’s not the same moon,
It’s not the same moon,
In the sky.

#Film 1932: Grand Hotel

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Grand Hotel è il capostipite di quel genere di film  detti portmanteau, che potrebbero probabilmente essere chiamati così anche in italiano, in mancanza (almeno credo, i conoscitori del cinema potranno aiutarmi su questo) di un termine corrispondente di uso comune. Oppure, prendendo in prestito un termine della linguistica, si potrebbe parlare di film macedonia.

Si tratta di film che raccontano frammenti di vita di varie persone, unite in genere da una situazione o dal luogo in cui si trovano, come, in questo caso, il Grand Hotel, appunto, e i cui destini a volte si intrecciano, a volte no. Sono solitamente soprattutto delle “parate di star”, e questo non fa eccezione, ma è un gran bel film comunque.

La pellicola fu candidata all’Oscar solo come miglior film, vincendolo, e ad oggi resta l’unico caso in cui un’opera abbia vinto l’Oscar senza aver ricevuto alcuna altra nomination.

Diretto da Edmund Goulding, ambientato a Berlino, ha un cast di tutto rispetto: John Barrymore è il Barone Von Geigern, un nobile decaduto finito a vivere di espedienti e scommesse, con un debito che non gli permette di uscire dal “giro” losco in cui si è infilato; il fratello Lyonel è Klingelein, un piccolo impiegato al quale resta poco da vivere, e che ha deciso di trascorrere gli ultimi giorni nel lusso. Wallace Beery è il viscido industriale Preysing, l’ex datore di lavoro di Klingelein, anche lui al Grand Hotel per cercare di concludere a qualunque costo una fusione societaria che potrebbe salvarlo dalla rovina. Greta Garbo è la ballerina russa Grusinskaya, ormai sul viale del tramonto e in piena crisi, che si innamora del barone Von Geigern quando questi entra nella sua camera per rubare una collana di perle. Joan Crawford è Flaemmchen, una giovane e alquanto disinvolta stenografa, che in realtà aspira a fare l’attrice ed è alla ricerca dei soldi necessari.

Questo leitmotiv dei soldi è un altro tema in comune tra i protagonisti: chi ne ha tanti non è destinato a goderseli, come la ballerina Grusinskaya, creatura estremamente sola, o il Barone, che li ha dilapidati, o Preysen, che ne ha guadagnati tanti ma persi di più a causa della sua mancanza di scrupoli. Chi non ne ha, come, ancora una volta, Von Geigern e Preysen, e come Flaemmchen, è disposto a tutto o quasi tutto per averli. Tuttavia, Von Geigern e Flaemmchen hanno mantenuto la loro umanità, e avranno entrambi un ruolo nel dare a Kringelein un po’ di felicità: sicuramente breve, ma a lui tutto sommato sembra non importare poi tanto. È l’unico al quale forse davvero quel po’ di soldi messi da parte in una vita di lavoro consentiranno di essere felice, finalmente e per la prima volta nella sua vita.