La mia misantropia – 2 (breve spiegazione)

orso-png (1)immagine presa da Google

Dicevo ieri che la mia misantropia sta raggiungendo livelli critici (avrei anche potuto dire drammatici). Ho avuto questa illuminazione durante una telefonata (svoltasi in mia presenza ma in cui io non ero nemmeno un’interlocutrice), perché dopo i primi dieci secondi avevo voglia di dire “ok, ha chiesto come stiamo, abbiamo risposto, basta, che altro c’è da dire? Lasciatemi in pace!”.

Da lì, ho cominciato a rimuginare come al solito: ok, capita a tutti di essere insofferenti se si viene interrotti mentre si lavora, si scrive o si svolge comunque un’attività che richiede concentrazione.

Complice una chiacchierata con una delle due, tre persone al massimo con cui riesco a stare al telefono per (parecchio) più di dieci minuti di fila, ho elaborato meglio quella sensazione di fastidio.

Insomma, c’è una parte di me che invidia chi ha spesso persone a pranzo e a cena, vede gli amici in giro, organizza feste. Penso sempre di invitare almeno gli amici e i parenti più stretti, poi non lo faccio mai. Allora mi è venuto da chiedermi: visto che quello che veramente si vuole, si trova sempre il tempo per farlo, forse non voglio così tanto vedere persone (a parte sempre quelle due o tre). Tendo a essere insofferente, a infastidirmi con troppa facilità.

La verità, e del resto è un po’ che lo so, è che sono gelosissima della mia solitudine, probabilmente perché sono gelosissima della mia libertà. Tutti i miei interessi, al di là delle persone che davvero amo, sono interessi solitari.

Mi piace molto incontrare persone, in realtà, ma faccio fatica ad approfondire e tendo comunque a ritrami nel “nido” per gran parte delle mie giornate.

Questo va bene? Sono semplicemente fatta così ed è venuto il momento di accettarlo? Oppure invece, visto che ne parlo e che avverto un disagio, vuol dire che devo dare più retta alla parte “sociale” e meno a quella “orso”? Solo il tempo lo dirà, forse.

27 Pensieri su &Idquo;La mia misantropia – 2 (breve spiegazione)

  1. Io penso che la questione sia molto più semplice: se stai bene così vuol dire che per te, adesso, va bene così, e non credo ci sia nulla di sbagliato.
    I dubbi e le domande che ti poni sono probabilmente condizionamenti derivanti dalla società che ci vuole in un determinato modo (più estroversi, sociali, ecc.), ma magari per noi questo non va bene.
    Ovvio che se la cosa ti facesse soffrire o facesse soffrire qualcuno a cui vuoi bene e che ha bisogno della tua presenza il discorso cambierebbe.

      • Ah, non credere, io faccio tanto la saggia a parole poi nei fatti mi complico le cose nel peggiore dei modi perché anche per come vivo io nulla è semplice.
        Però, sì, spesso lo è.
        L’importante credo sia ascoltarsi per capire ciò di cui noi – e non l’immagine di noi che dobbiamo dare al mondo – abbiamo bisogno.

        (ora ti lascio e vado a pettinarmi la lunga barba bianca 😉)

      • Certo, sarebbe più… semplice essere semplici, ma in fondo, siamo complicate proprio perché cerchiamo di capirci a fondo, e non è poi un gran male 😂 (quanto alla barba, la mia ormai si è ingarbugliata pure lei dalla disperazione)

  2. Mi aggancio a quanto dice Valeria. Ci sono momenti in cui prevale il bisogno di contatti con gli altri ed altri in cui si sta bene un po’ defilati. Si seguono i propri interessi e se ne trova soddisfazione. L’importante è che tu non senta la mancanza di vita più “socievole”….. ciao!

  3. Mi chiedo se sia una libertà o una prigionia di cui tu sei la carceriera.
    Nei periodi in cui voglio essere libero e solo, periodi non rari e non brevissimi, di solito, mi chiedo se sia veramente desiderio di libertà e non invece una pulsione negativa che non riesco a controllare.

    • No, io sono sicura che sia un desiderio di libertà e solitudine, sto benissimo con me stessa, però penso che ci siano spesso in noi desideri contrastanti, almeno per me è così, e si tratta di capire quale è più importante in un certo momento o periodo, perché probabilmente anche questo cambia, e forse quando avvertiamo un fastidio è segno che non stiamo dando retta al desiderio più significativo per noi “in quel momento”. Non credo ci siano pulsioni positive o negative in assoluto.

      • Non mi sono spiegato, concordo che sia un desiderio, ma non sono sicuro sia sempre libertà, non voglio dire che non senti, cosí come me, quel desiderio e che ti possa appagare, ci mancherebbe. Dico che alle volte ci appaga un comportamento nocivo, come l’abuso di alcool o tabacco, abuso che ci fa sentire bene ma ci rende prigionieri.
        Le pulsioni sono negative o positive se a posteriori possiamo dire di avere avuto de vantaggi o degli svantaggi. E alla reiterazione di queste potremmo sapere, facendo una media, se vanno bene o meno per la nostra salute.

      • No, in questo senso non credo di essere d’accordo. Credo che noi sappiamo, dentro di noi, che cosa ci porta un “bene vero”, al di la’ dell’appagamento momentaneo. Certo che ci sono cose che appagano in maniera illusoria, e un abuso forse sarebbe negativo anche nel caso della solitudine, ma essere “capaci di stare da soli” e interrogarsi sulla liberta’ (perche’ non si puo’ fare molto piu’ che interrogarsi, no? E a differenza del vino, non te la puoi comprare quando vuoi…) resta importante. Solo tu puoi sapere quando “e’ troppo” e rischi di chiuderti in te stesso, di scappare e in questo senso, forse, di danneggiarti. Penso proprio che la scelta tra desideri contrastanti vada fatta in base a quello che senti “buono per te”. Se senti che ti porta piu’ svantaggi che vantaggi, o se ti senti prigioniero, allora forse vuol dire che non stai ascoltando i tuoi “reali” desideri. Io quando sono sola non mi sento per nulla prigioniera, anzi. La sento come una cosa molto bella e positiva (anche perche’ amo immensamente leggere e scrivere e quasi sempre anche pensare), ma questo non vuol dire che (nello stesso o in altri momenti) non possa sentire come positivo anche “uscire nel mondo” o “lasciar entrare il mondo”, diciamo.

  4. Io sono come te! Secondo me è normale perché più si va avanti più si diventa esigenti nei confronti della compagnia altrui. Il disagio nasce perché siamo comunque animali sociali con bisogno di interazione, ma se l’interazione non è di qualità meglio soli! 🙂

  5. Me lo sono chiesto ogni giorno per anni. Il dubbio era terribile, mi sentivo dire: ma come, non sei andata a vedere …? non sei andata mai in quel ristorante … ? non hai mai gente a cena …? Mi sono sempre sentita (e me lo dicevano) un’asociale. Poi ho capito che io adoro stare sola, che mi piace fare in solitudine le cose che amo, che mi piace stare con poche persone e scelte, quelle con cui si può parlare di tutto senza fronzoli e mezze misure, quelle con la mentalità aperta che non mettono paletti ad argomenti, quelli che mentre si parla non stanno a guardare continuamente il cellulare. Poi, quando ho voglia di mondanità, vado a guardare il mare oppure la campagna, gli alberi, gli animali, è questa la mia idea di divertimento.

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