Chi l’avrebbe detto

Chi l’avrebbe detto che io, che vestivo talmente male da essere chiamata (a quindici anni) befana, e in una occasione anche “carciofo”, avrei imparato a usare tubini e lamé, a fare attenzione al taglio, agli accostamenti di colore, a volte persino (persino!) agli abbinamenti di scarpe e borse?

Chi l’avrebbe detto che io, che consideravo ogni spesa per la cura della persona come uno spreco, quasi un peccato, una caduta nel peggior consumismo, avrei finito per dedicare a questo rito parecchio tempo la mattina, per prima cosa, prima ancora del caffè, e la sera, prima di dormire, anche se crollo dalla stanchezza?

Chi l’avrebbe detto che io, che non alzavo la mano neanche per chiedere di andare in bagno, se appena appena potevo evitarlo, io che come dicevo qualche giorno fa, sono un orso asociale, avrei presentato libri e tenuto seminari e conferenze persino all’estero, per il puro piacere di farlo, divertendomi un mondo?

Non dico certo che la vita cominci a cinquant’anni, e neanche a quaranta o trenta, la vita comincia da subito, anche prima che ci accorgiamo di viverla. Ma continuiamo a cambiare, a crescere, a imparare cose nuove, a migliorare quelle che già conosciamo, ed è una cosa bella. Mi godo la mia età, anche con il dolore che si porta dietro, ma sicuramente con molta più gioia, allegria e leggerezza di quando avevo vent’anni; amo anche di più il mio corpo, con tutti i suoi “difetti”, e con buona pace di chi vorrebbe che le donne si fermassero a venticinque anni, presumibilmente per poter restare eterno ragazzino e non dover fare la fatica di crescere con loro. Ascolto e rido e scrivo e amo e guardo e leggo e parlo e studio e sono cose che ho sempre fatto, ma sono più consapevole di quanto sia contenta di farle.

Hanno provato a tarpare le ali anche a me, oh, se ci hanno provato. Questo carciofo ha sviluppato foglie esterne dure e spine, ma le sue ali se le è tenute.

Artichoke flower, image from the web

15 Pensieri su &Idquo;Chi l’avrebbe detto

  1. bellissimo post. il quale dimostra come non tanto la tenacia, ma la voglia di essere se stessi fino in fondo, paga sempre, soprattutto se la gioia interiore viene ripagata dalla soddisfazione di aver sempre fatto la cosa migliore. Alla fine, ci rimane quel sorriso splendido che si rispecchio dentro il nostro io, ed è quello che conta (!)

    • Grazie, Sul fare sempre la cosa migliore non so, ci si prova, ma concordo moltissimo sul fatto che cercare si essere se stessi fino in fondo (anche solo cercare, che dopotutto non si arriva mai) dia una profonda gioia. Ci si guarda allo specchio e ci si riconosce, nonostante le rughe (che comunque un po’ pesano, eh!).

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