Vermi e bruchi

Quando si ama tanto una persona che soffre di periodiche crisi “di natura depressiva”, qualunque forma prendano, si impara non solo a far tesoro di certi momenti preziosi e a vivere minuto per minuto, ma anche a non sentirsi responsabili per niente di più che non sia “esserci” e “usare tutte le risorse che si hanno”. E questo finisce per allargarsi ad altri campi della vita, nel senso che le scelte altrui sono le scelte altrui. Posso non condividerle, possono anche farmi arrabbiare e persino piangere, se hanno una qualche influenza anche indiretta sulla mia vita e sul mondo che mi circonda. Ma se non mi rappresentano, non mi rappresentano. Se non posso cambiarle, passo oltre. Eleggere certe barbariche invasioni dei cervelli a forme emblematiche dell’essere umano, farne prova del nido di vermi che tutti avremmo nel cuore, invocare l’estinzione della razza? Anche no, grazie. Io amo persone che possono semmai avere dentro un dolore profondo, e magari un nido di bruchi, future farfalle, ma niente vermi. E ho scelto per stella guida un uomo che la bellezza dei bruchi l’ha sempre capita a fondo e raccontata, non certo perché non conoscesse i vermi, ma perché gli interessavano molto meno.

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