Il principio di massima entropia

Non ho il senso del tempo, confondo
le ore, i giorni e le stagioni,
è stato un anno fa, dico,
e invece sono cinque, o dieci, o cento.
Ridendo e scherzando, s’è fatto tardi;
mi sono sfuggite alcune stragi,
qualche guerra troppo lontana
per accorgersene in tempo,
un terremoto e l’offesa del fango,
gli incendi delle case e delle foreste.
Guarda questa polvere,
le ragnatele accumulate tra le tombe
di questo cimitero di campagna,
che raccontano lo scorrere del fiume,
il passaggio delle onde, ad una ad una
irreversibili.
Riconosciamo il tempo dalle foglie,
che respirano al vento,
il loro aggrapparsi al ramo come ultima
resa al principio di massima entropia,
il miracolo del disordine del vivere,
delle possibilità infinite
contro gli officianti di un ordine mortale,
della fatale sicurezza della quiete
che solo appartiene a ciò che non esiste.
Avete seppellito il mio cuore, e
non sapete dove, ma il mio ginocchio ferito
è un’isola di sale a cui Nessuno torna,
una creazione del mare che mi riporta
l’eco degli assenti con cui da sempre parlo
e che sempre mi rispondono.

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