Aplomb britannico

images-2

Immagine presa da qui

Voglio imparare a ridimensionare le cose, dar loro il giusto valore, o meglio ancora, prenderle per quello che sono, senza infilarmi in un ginepraio di ansie che alla fine mi impediscono di sentire quello che realmente provo e di esprimerlo in maniera (per quanto possibile) semplice e diretta.

Ho capito che la distrazione è un aspetto di me con cui non sono ancora riuscita a venire del tutto a patti. Dimentico tutto da sempre. A scuola, odiavo la ginnastica e il flauto e regolarmente  lasciavo a casa il necessario. Ma odiavo anche questo: essere al centro dell’attenzione – e spesso punita – in quanto “addormentata”, in quanto “dovevo fare in modo da ricordarmi le cose” – come se si potesse a comando decidere di non essere distratti.

Col tempo, ho fatto la pace con questo aspetto, che del resto, ho scoperto, condivido con molti altri. Però, mai del tutto: una parte di me ancora vorrebbe potersi dare quel comando, “non dimenticarti, non essere distratta!”. Metto il caffè nella macchinetta, verso l’acqua, prendo la tazzina e a quel punto già mi sono dimenticata se il caffè l’avevo effettivamente messo o no; preparo lunghe ed elaborate liste della spesa, che poi lascio a casa, insieme ai sacchetti – e sì che detesto le “borsine” di quel materiale che si sbriciola a soffiarci sopra e ogni volta cerco di evitarle, ma spesso senza successo; mi porto il cellulare dietro quando giro per casa e lo lascio nei posti più improbabili; in qualunque luogo vada, “lascio qualche pezzo” (a volte anche di cuore, ma quello sarebbe il meno).

Il fatto è che tutto questo ha a che fare con la testa, con il controllo, aspetti per me delicati; se poi si aggiungono altre preoccupazioni, addio. Mi vado a impelagare in possibili perché e percome che sono quasi sempre sbagliati e anche se fossero giusti, comunque non servono se non a far crescere l’ansia fino a livelli intollerabili. Mentre anche se non sembra, è più facile e anche meno rischioso, alla fine dei conti, dirsi e dire: è successo così, mi sento cosà; sono triste/arrabbiata/stanca (ma anche, viceversa, sono contenta/felice/mi fa piacere questa cosa). E basta. Dirlo abbassa di tanto la soglia emotiva. Essere diretti permette di non farsi prendere dal panico per cose che – lo so benissimo – sono assolutamente rimediabilissime. E di evitare l’effetto pentola a pressione, per cui, cercando di trattenere, di reggere, avendo sempre un po’ timore di dire troppo, alla fine si fa saltare il coperchio, e allora sì, possono essere guai.

Ci sto lavorando. Un giorno arriverò ad avere un vero aplomb britannico, senza alcuno sforzo e senza fingere, ma proprio perché riuscirò ad accettare, oltre ai vari lati del mio carattere, anche le cose del mondo che non hanno un’immediata spiegazione, che sono contraddittorie e spiazzanti, e su cui non abbiamo il famigerato controllo!

 

5 Pensieri su &Idquo;Aplomb britannico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...