INCIPIT di tre racconti premiati al Casentino

Questi sono gli incipit di tre miei racconti che – ho saputo due o tre giorni fa – hanno ricevuto il Premio Speciale della Giuria al Premio Casentino. Premiazione il 22 giugno a Poppi (AR), nella bella Abbazia di San Fedele, di origine medioevale (benché molto rimaneggiata, ma riportata quasi all’aspetto originario, almeno all’esterno, dall’ultimo restauro ai primi del Novecento).

I LADRI DEL TEMPO

Parole. Parole scagliate, schiantate come una cascata verso la valle. Come stalagmiti di ghiaccio, bellissime e fredde, scintillanti e feroci. Le parole hanno inventato i sentimenti. Le parole hanno inventato l’uomo, e non il contrario. Le parole disegnano i nostri contorni, sono un seme piantato nella terra, e il grano che cresce, il vento che piega le spighe, la grandine che le schiaccia, il sole che le matura e la falce che le taglia. Oggi non avevo più parole, le avevo finite tutte. E per un istante, quell’istante in cui sono rimasto senza parole, ho smesso di esistere.

IL FIGLIO DELL’OMBRA

So bene che il rapporto tra uomini e lupi non è mai stato facile. Sono un lupo e non sono imparziale, ma non sono qui per dire che i lupi siano creature inoffensive, candidi e dolci come agnellini. Che poi gli agnelli mica sono candidi, sono giallognoli e puzzano, ed è vero che se capita l’occasione ce li mangiamo volentieri… ma questo lo fate anche voi. Di storie sui lupi però se ne sono raccontate e se ne raccontano tante e qualcuna, se me lo consentite, è un po’ esagerata.

NIVES

Nelle città ci sono strade che si incontrano, si intersecano a volte in grovigli e labirinti, in un dedalo che ti disorienta senza un filo per ritrovare la via, perché i fili si sono tutti aggrovigliati e annodati e a sbrogliarli ti ci vorrebbe la vita. Strade fatte apposta per confondersi e smarrirsi.
Altre strade, invece, scorrono parallele, non come rette precise e geometriche, ma di solito come serpentine ondeggianti, che sinuosamente strisciano tra le case e le persone, infiltrandosi in mezzo ai tombini, palesandosi d’improvviso dietro una piazza, eppure senza mai deviare dal tracciato dell’itinerario di sempre.

I blog che seguo – Il Giardino dei Poeti

Il giardino dei poeti è stato inspiegabilmente bloccato da Facebook in questi giorni, in base, a quanto ho capito, a una segnalazione anonima (è la prassi, bloccare a seguito di qualsiasi segnalazione). Forse una svista, forse (mi piacerebbe pensarlo) diffondere la bellezza davvero serve, tanto da dare (molto) fastidio, a chi preferisce l’odio e la chiusura. A me il blocco è servito a scoprire un blog che non conoscevo, benché già leggessi Cristina Bove come poetessa. Nel “Giardino” accoglie i versi di altri poeti, ed entrambi sono sicuramente blog  da seguire per chi ama la poesia, e crede in quella fondamentale importanza del “superfluo” che qualche volta le parole riescono ad avere.

Senza titolo

Oggi compio gli anni e penso,
grazie per i capelli, fili d’intreccio,
seta di ragnatele,
vele allunate e stralli,
e alberi e sartiame,
che in viaggio sono nata e di viaggiare
non ho smesso ancora, ma
troppo tempo ho passato
tra le mie colline, fino a farle diventare
parte del mio seno, terra nella carne.
Grazie delle ginocchia, delle croste
lasciate dalla bicicletta
sulle discese senza mani fino ai box,
del gatto nero con la tigna,
di quello rosso che mi parlava
come gli fossi stata madre,
e di quella bianca che ora
mi dorme tra un cuscino e l’altro.
Grazie per le botte no, ma
per esserne uscita viva penso grazie,
e grazie per le mani che ho
quasi smesso di mangiarmi;
per la voglia di perfezione no, ma
per quella di imparare penso grazie,
e grazie per la culla e per gli occhi
che hanno un’altra forma forse,
ma di certo il tuo colore.
Per i figli penso grazie, e per tutti quelli
che mi amano senza pensarci troppo,
– ché a pensare troppo basto io,
per San Francisco e per il mare,
per l’inglese che è la mia altra casa,
quella senza muri,
e per le notti a scrivere
e forse a piangere, che il dolore
come la scrittura non si sceglie,
ma se sei scelto vai avanti e speri per il meglio.
Grazie per i piedi e il loro andare
sgraziato, un po’ da papera, dicevano, ma
lontano abbastanza, è quel che conta.
per il naso e per la lingua,
inusuali mezzi di trasporto
vie d’aria e d’acqua, canali navigabili
verso qualcosa che sta dall’altra parte.
Grazie per l’assenza no, ma perché c’eri
e quel tuo esserci, appunto, è il filo
che lega i miei capelli a tutto il resto.

Qualche foto di Bologna e di Villa Griffone – Museo Marconi a Pontecchio

Un salto a Villa Griffone vale la pena, anche per i profani dell’elettrotecnica & affini. Si trovano strumenti antichi, anche esteticamente bellissimi, e due guide esperte e appassionate che riescono a far entrare qualche nozione anche nella testa degli allievi più recalcitranti alla materia, come me. Alla peggio, poi, si può sempre rifugiarsi in giardino.

Premio Versante Ripido a Bologna (una delle poesie finaliste)

Weekend a Bologna per la premiazione del Concorso Letterario Versante Ripido, in cui ero finalista (quarta classificata ex aequo, diciamo) con una mini-silloge. Seguirà più tardi qualche foto, intanto posto una delle poesie della mini-silloge premiata.

IL SILENZIO LUCENTE DELLA SERA

Quando la sera mi viene incontro
ha un silenzio lucente,
un suono invisibile, ma preciso
e metallico, come lo scatto
della trappola inesorabile del vuoto
che si attorciglia
al canto notturno dei lampioni
negli angoli nascosti, tremanti di luce.
Quando vado incontro alla sera
col suo dolore concavo,
dolce come la pioggia,
la vita cambia le geometrie,
confondo preghiere: angelo di dio
che sei il mio custode
rimetti i miei debiti.
Angelo delle carezze
toccami il cuore e il ventre,
chiedi e ti sarà dato
bussa e ti sarà aperto.
Sia benedetto il tuo nome,
Dio madre di tutte le creature.
Sono le cifre della carne,
sulla nostra corona
ogni spina ha una rosa
per ogni ferita un dono,
e il rosso del sangue allora
si confonde con la sera
col sole che si riempie
del fuoco del cielo,
e noi alla fine guardiamo le stelle
per regolare l’infinita rotta
verso il lento mistero delle cose.