Per forza ero stanca…

Uff, stamattina, glicemia altissima a digiuno, mi tocca mettermi a regime sul serio, e meno male che mi piacciono la quinoa, il pesce e le verdure e adoro il sesamo, e l’olio mi è permesso (se no sai che ridere, tutto bollito e scondito). Ho postato due ricette neanche poi così golose e subito… zan! La cosa più scocciante è che devo mangiare sempre tutto, primo, secondo e soprattutto contorno, ovviamente in dosi ragionevoli, ma così ogni volta mi tocca cucinare due pasti diversi, una per me e una per i miei compagni di vita e di avventure. Oggi riso e quinoa (spero che la quinoa compensi quel poco di riso che ho mangiato) conditi con filetto di orata bollita e un po’ di carota (come contorno, ogni tanto va bene) e di cipolla prese dal brodo di cottura del pesce. Beh, almeno, se a regime devo stare, mangio il pesce che piace a me.  E per un  po’ non sgarro!

Di stanchezza e polpettoni

Volevo vedere Dinner at Eight, uno degli ultimi film del 1933 che ritengo da non perdere, tenuto conto che purtroppo King KongDuck Soup, ovvero La guerra lampo dei Fratelli Marx, sono fuori dalla mia portata, perché non si trovano su Internet e non mi attirano tanto da comprarli, solo che di nuovo sono stanchissima. È un periodo che ho sempre sonno e sempre fame. Del resto, sto lavorando molto, dopo una pausa un po’ “molla”, e quando le consegne si accavallano, subentra un po’ di ansia. Aggiungeteci i problemi adolescenziali dei figli e un polpettone di verza, patate e mortadella…

Ieri sera, a dire la verità, chiacchierando fuori con un’amica ho fatto abbastanza tardi e sarei andata avanti ancora un bel po’. Ma per la prima volta in vita mia, dormo sonni abbastanza agitati, mi sveglio almeno una volta a notte e non è da me. Così a concentrarmi sul film non riesco, andare a dormire ancora non posso, la lavatrice l’ho già impostata, che faccio? Proverò a scrivere della mia fanciulla e del suo esploratore. Spero di farcela, scrivere può essere sfiancante o una fonte di energia, secondo i momenti e le circostanze.

Intanto qui posto la ricetta del polpettone, spero che siate interessati, e in più serve a me, perché è piaciuto molto e voglio ricordarmi cosa ci ho messo, visto che cambio tutte le volte…

Allora, ho soffritto due piccolissime verze coltivate da noi (penso che valgano come mezza verza di quelle normali, ma erano veramente buone) in una cipolla, due spicchi d’aglio, un pezzo di gambo di sedano e mezza carota (una piccola andrebbe bene lo stesso, quella era grande). Ho aggiunto un po’ di vino bianco e della maggiorana (e sale e pepe), ho fatto andare il tutto per una ventina di minuti, poi ho aggiunto un etto abbondante di mortadella tritata, e dopo poco ho spento. Nel frattempo ho bollito in acqua salata 5 o 6 patate (sempre delle nostre, ma non è indispensabile), sbucciate e tagliate a pezzi per far prima. Ho versato la verza e la mortadella in una coppa, ho aggiunto le patate, schiacciandole con una forchetta, poi due uova, un po’ di pangrattato e del formaggio grattugiato. Ho messo il tutto in teglia, appianandolo con la forchetta, e sopra ho grattugiato dell’altro pane. Infine, un po’ d’olio e sale sparso in superficie, e informato per circa mezzora a 160-170 gradi (in forno ventilato), più dieci minuti col grill per la doratura. Niente foto, purtroppo, cercherò di far meglio la prossima volta!

Shopping benefico

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Chi dice che andare a fare shopping non dà la felicità? Molti acquisti… da Oscar, ieri, più due intrusi, ma tutti destinati al mio benessere, ed eventualmente a quello di chi li guarderà con me: Pomeriggi (o Serate) al Cinema!

E pensare che devo ancora finir di vedere i migliori film del 1933, per passare al 1934… ma ogni tanto mi permetto di “sgarrare” dall’ordine cronologico.

Alcuni dei film comprati li avevo visti moltissimi anni fa, e molto amati, ma da troppo tempo per ricordarmeli. Altri, invece, non li ho mai visti e costituiscono gravissime lacune, essendo appassionata di cinema quasi da sempre. Quindi, i commenti sono ovviamente benevenuti e molto apprezzati, ma niente spoiler!

Josh Groban come magnifica reazione allergica

Le canzoni dei post precedenti veramente non erano reazioni a Sanremo, anzi, piuttosto canzoni “trovate grazie a” Sanremo, perché sono partita da quella di Silvestri di quest’anno (che mi piace tanto, soprattutto come testo), da Ron e da Cristicchi (di cui ho scoperto alcune perle), quindi poi sono approdata al trio notevole, per me, Fabi-Gazzé-Silvestri. Gazzé non mi fa impazzire, ma insieme quei tre sono tali che ho “dovuto” uscire oggi e comprarmi il cd.

Però poi si parlava de “Il Volo” e allora sì, ho avuto una reazione allergica. Qualcuno parlava di voci da lirica… e io ho pensato a Josh Groban, perché io cerco bellezza anche nelle reazioni allergiche, e Groban ha una voce limpida, intensa, di una bellezza incredibile, e senza paragoni (pur non avendo mai cantato propriamente lirica, in senso stretto). Ne parlavo qui, dicendo di quanto forte fosse per me l’emozione di ascoltarlo.  È ancora lo stesso, anzi, se allora dicevo “a parte Sting”, oggi posso dire che mi sconvolge di più ancora, arriva a una parte di me davvero molto profonda.

Sono felice di aver trovato un negozio dove mi hanno ordinato due dei suoi ultimi tre cd. Come farsi del bene.

Intanto…

 

E naturalmente, questa cosa pazzesca… che lo ha fatto conoscere…

 

Perché Sanremo è Sanremo!

Allora, io lo so che non stavate più nella pelle dall’ansia di sapere cosa ne penso delle canzoni di Sanremo, dei presentatori di Sanremo, delle gag di Sanremo, dei fiori e delle spiagge di Sanremo, delle polemiche di Sanremo, quindi vi accontenterò, con alcune premesse (brevi, giuro).

Primo: non ho visto Sanremo. Cioè, ho visto gradualmente alcuni spezzoni su Raiplay, spizzicando tra le varie serate, la prima, poi la seconda, di nuovo un po’ la prima, la quarta… (ma quante erano?!) un po’ qui e un po’ là, ché lo sapete che non faccio niente nel giusto ordine e in modo lineare. Quindi mi sarò sicuramente persa un sacco di fiori, di gag e di polemiche ecc.

Secondo: dato che ho visto amicizie trentennali rompersi e famiglie distrutte a causa di una divergenza su chi meritasse il quarto posto, che la politica e le minacce alle conquiste delle donne ci fanno un baffo, questa precisazione è necessaria: sarò in alcuni casi un po’ sarcastica, Sanremo solletica quel mio lato lì come nient’altro mai, ma è un gioco, e sono mie opinioni strettamente personali, tanto l’anno prossimo avremo dimenticato praticamente tutti. In altre parole, se a voi la Berté è piaciuta, vi voglio bene lo stesso, vogliatemene anche voi.

Terzo: non mi chiedete di dare un parere spassionato sulla conduzione, Baglioni per me non sbaglia mai, non ne sono mai stata innamorata più di tanto, neanche ai tempi della famigerata maglietta fina, ma mi piace ogni giorno di più, e dopo i quarant’anni secondo me ha scritto alcune delle canzoni più belle della musica italiana, ovviamente poco note (Stelle di stelle, una su tutte). Ha una voce immensamente più bella di tutti i concorrenti, ad eccezione forse di un paio. Ed è intonato, per giunta. Ma ripeto, non sbaglia mai, perché non si lancia da dilettante allo sbaraglio, ma fa le cose da persona seria, studiando, con classe, eleganza e preparazione. Se vi par poco… vale, all’inverso, la stessa cosa che ho detto della Berté.

Veniamo alle cose serie, le canzoni, e partendo dal fatto che io, invece, sì, sono una dilettante. E considerate che inoltre ho una tale età da ricordarmi i Sanremo presentati da Baudo quando era ancora (relativamente) giovane (anche se a me sembrava vecchio).

Partiamo (ehm) da Ultimo. Non avrei fatto ironie sullo pseudonimo, in molti hanno già dato e l’avrei anche trovata una cosa poco simpatica, però se l’è proprio un po’ cercata, dài. Gli ultimi saranno i pri… ehm, no. Ma ripijate, che non sei il Tutankhamon della canzone italiana. Goditela, sii felice, il secondo posto a Sanremo? E ti lamenti? Ma leccati le ferite della vanità lontano dai riflettori, che altrimenti rischi di sembrare un bambino viziato (ho detto sembrare? Ops… scusate). E poi stona anche quando fa ooh (a parte che è una delle rane dalla bocca larga che ormai imperversano ovunque, e dice santo invece di sento).

Mahmood: ha una bella voce.

Loredana Berté: amo l’anticonformismo. Di più. Lo ammiro, in alcuni casi lo venero. Ma l’anticonformismo tipo “c’ho avuto ‘na vita difficile e quindi vi posso trattare tutti da str..zi, nonché truccarmi fino a rendermi impresentabile, perché io sono una vera e fuori dal coro” mi aveva già stancata una trentina di anni fa, figuriamoci. Tutti c’abbiamo avuto una vita difficile, anche quelli che tratti a pesci in faccia. L’eccesso maschera l’anticonformismo, non lo rivela. Massimo rispetto per il dolore e per la persona, ma l’atteggiamento non mi piaceva prima e non mi piace adesso. E poi essere intonati, quando canti, è più importante che essere anticonformisti.

Nino d’Angelo: no, non sarebbe giusto parlarne, bisogna almeno aver sentito la canzone tutta intera, io al terzo secondo non ce l’ho più fatta e ho dovuto arrendermi.

Nek: Ma non dovrebbero presentarsi con una canzone inedita, a Sanremo? A me questa mi sembra la stessa di tutte le altre volte. Dicono abbia una bella voce. Boh.

Renga: non mi dispiaceva. Prima che iniziasse a sparare cavolate come se non ci fosse un domani. E comunque lui non è che proprio abbia la voce di Sting, Modugno e Freddy Mercury messi insieme, eh!

Zen Circus: qualche corso di dizione, vi prego.

Patty Pravo: ma no! A parte che se ridesse veramente e non per finta, si scioglierebbe; canta con un altro, ma due voci che c’entrano così poco una con l’altra non le avevo mai sentite. E poi: dimmi dove il cielo va a finire? Argh!

Chi manca? Ah, la Tatangelo. Che ha dato alla sua canzone il titolo, bellissimo, di un romanzo di Haruf che avrei voluto leggere. Lo leggerò lo stesso, ci mancherebbe. E cercherò di dimenticare che Le nostre anime di notte sia mai stato altro che il titolo di un libro.

Paola Turci: a parte un paio di stecche, non mi è dispiaciuta.

Ex Otago: ah, hanno cantato?

Il Volo: voci niente male, la canzone un incrocio tra i Pooh e Al Bano. Con un mezzo secolo di ritardo. Dice: ma piacciono tanto all’estero. Ecco, appunto, viaggiare serve, lo dico sempre io.

Boomdabash: non c’è niente al mondo che vorrei più di te… tu che porti il sole… in questo mondo di plastica… no, ma davero davero?

Enrico Nigiotti: forse devo risentirlo, è uno dei pochi a cui darei una seconda chance. Anche se, dopo mi hai lasciato dentro ad un mondo a pile / Centri commerciali al posto del cortile / Una generazione con nuovi discorsi / Si parla più l’inglese che i dialetti nostri ho pensato che forse si era messo nei panni del nonno, e immaginava di parlare ai nipotini di questo mondo allo sfascio… sembrava di sentire un centenario… una stellina in più per la commozione che ha mostrato.

Dite che demolisco soltanto, senza costruire? Che ho sentito le canzoni solo per il gusto di criticarle? È in parte vero (non lo fanno tutti? Ho il mio lato nazionalpopolare pure io, e quello polemico è pure peggio). Ma ho cercato per tutto il tempo un gioiello e l’ho trovato. Daniele Silvestri, senza nemmeno l’ombra di un dubbio. Canzone di una bellezza struggente, e dopo Baglioni, la voce più bella, nel senso di una voce che procura emozioni forti, vivaddio. Poi salvo Arisa, per me una delle migliori, anche se forse ha cantato cose più belle, ma almeno, sa cantare. Cristicchi, testo non originalissimo, ma canzone molto delicata e commossa, che ha guadagnato dal secondo e terzo ascolto. E il duetto Cristicchi-Ermal Meta è davvero poesia. Stupendo. Altre due voci bellissime. I Negrita, non male. Paola Turci, le voglio un sacco bene, la seguo dai tempi di Bambini e le concedo l’attenuante dell’emozione, anche se ormai a Sanremo dovrebbe esserci abituata. La canzone è comunque discreta. Motta ha guadagnato dal duetto con Nada, insieme erano proprio bravi.

Insomma, primo posto per Silvestri, secondo (ma con un distacco minimo), per Cristicchi-Meta, terzo, al momento, direi per Arisa.

Se ho saltato qualcuno e non potete vivere senza la mia opinione, chiedete pure.

Ah, quasi dimenticavo. Halleluja per Virginia Raffaele, bella, brava, intelligente e simpatica. Non ho ancora visto le sue imitazioni, e sicuramente sono strepitose (un po’ la conosco in quella veste), ma mi piace a prescindere.

E ora vado a leggere che c’è pure qualcuno a cui piacciono le mie recensioni di Lettrice della Domenica.