Farfalle

Chiedo scusa se ho saltato ancora una volta la rubrica del sabato sui blog che seguo, Sabatoblogger, spero di non doverla sospendere per tutto il periodo estivo, proverò a mantenerla ma probabilmente non in maniera costante, richiede tempo e attenzione e in questo momento ho un bel po’ di carne al fuoco. In più, come qualcuno di voi sa, in estate sono in campagna quasi tutti i fine settimana, con connessione notevolmente ballerina. Ma in compenso, con tante farfalle così domestiche da mettersi in posa. Già l’anno scorso mi aveva colpito questo fatto, non si spostano, non volano via. E’ come se si fidassero. Il nostro giardino diventa sempre più un paradiso per le più diverse specie di insetti (e credo anche di altre forme di vita, l’altro giorno ho visto una grossa coda verde spuntare tra il fogliame e poi scomparire, penso a un ramarro o qualcosa del genere. Non voglio pensare ai serpenti, invece…).

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Due horror anni ’20

Sto provando a guardare Nosferatu di F.W. Murnau un film molto noto del 1922. Nello stesso anno dovrei poi passare a Dr. Mabuse di Fritz Lang, un altro caposaldo del cinema horror. Non garantisco che riuscirò a finirli, penso stasera di riuscirci con Nosferatu, al momento è inquietante ma non particolarmente spaventoso. Vi saprò dire, spero che non mi vengano gli incubi, non amo il genere ma nella mia personale ricostruzione di una storia del cinema che abbia qualche significato, non potevano mancare. Almeno come tentativo… Direi che il problema qui non è tanto il mio terrore dei vampiri, quanto quello dell’espressionismo tedesco!

Vedute e scorci

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Foto da qui

Non sono un’appassionata dei panorami e delle vedute dall’alto, preferisco gli scorci, i dettagli, ciò che si può vedere meglio (o solo) da vicino, meglio ancora, anzi, immergendocisi completamente. Chissà se vuol dire qualcosa, o se ha semplicemente a che fare con la miopia fortissima che mi offusca lo sguardo fin dalla nascita, impedendomi tanto di discernere i particolari osservando l’insieme, quanto di intuire l’insieme dal particolare. È uno sforzo costante per me, che dal mondo fisico si trasmette alla scrittura, quello di riuscire a mettere a fuoco le minuzie che creano un quadro, o di veder già, partendo da una piccolezza, la pittura completa nella mia mente. E’ una mancanza di cui risento, eppure mi piace anche pensare (quando sono ottimista) che questo mi dia la possibilità di scegliere la luce e la distanza, a seconda che il disegno debba risultare nitido e senza sbavature, oppure al contrario avvolto in quella sorta di cortina di vapore che rende le immagini più vaghe e imprecise, conferendo loro la consistenza impalpabile dei sogni, e al tempo stesso il senso di imperfezione della realtà.

A proposito di cinema

Che bella serata, sono proprio contenta! Si è parlato di film, musica, kitsch e sublime (“un mix di ispirazioni dalle più empiree, somme, superbe a le più pacchiane e di cattivo gusto che la storia cinematografica ha saputo produrre”, come da invito). Il “relatore” era il mio professore di inglese delle superiori, già allora innamorato del cinema e in parte responsabile di avermi trasmesso la passione, con il corso che teneva al pomeriggio (sì, la mia era una scuola sperimentale, nell’ora di scienze facevamo l’orto, in quella di sociologia studiavamo sui ritagli di giornale e le pubblicità per capire il linguaggio del marketing, e andavamo a scuola anche al pomeriggio, ma spesso le materie erano particolari, si poteva scegliere chitarra o, appunto, cinema, e io ho avuto la felicissima intuizione di scegliere il secondo). È stato un piacere incontrarlo e ascoltarlo, come era un piacere allora, e quando sei un insegnante, è un gran bel dono. Abbiamo visto spezzoni di Psycho, City Lights, e poi un pot pourri di varie scene con Esther Williams – e qui il kitsch giunge davvero all’apoteosi. E che meraviglia però, le coreografie di Busby Berkeley! Una meraviglia kitsch, ma pur sempre una meraviglia. Che raggiunge vertici inimmaginabili di cattivo gusto, sconfinante nella grandezza inarrivabile, con la fantasia di banane della scena con Carmen Miranda che canta The Lady in the Tutti Frutti Hat in The Gang’s All Here (in italiano Banana Split, giustamente). E poi Cleopatra, e Anna Magnani in La Sciantosa, e Pane, amore e… Tutto con le osservazioni di un conoscitore colto e spiritoso, capace di infilare pillole tecniche in modo del tutto naturale e anche molto divertente.

A proposito, in questi giorni a Genova c’è Cinepassioni – Storie di immagini nel collezionismo, su cui trovate notizie dettagliate qui: un’esposizione accompagnata da rassegne, incontri e fuori-mostra fino al 30 luglio. Non perdiamocela!

SALONE DI TORINO

Ieri sono stata al Salone. Mariangela di Nuvole sparse tra le dita è stata così gentile da invitarmi a una informale chiacchierata con i suoi studenti riguardo alla traduzione, che è il mio mestiere. Lì abbiamo anche incontrato Dora di Almeno tu, che ha presentato il suo libro in cui tratta dell’abuso sui minori. Per inciso, pur non avendolo ancora letto, sono sicura, per come scrive lei, che sia un libro delicato, ben scritto, intimo e personale ma al tempo stesso una storia che può riguardare tutti da vicino.

Ne ho approfittato naturalmente per farmi un giro tra gli stand e ho fatto provviste, non per l’inverno, in questo caso, ma per l’estate, stagione nella quale conto di recuperare dopo un periodo in cui ho letto meno per varie ragioni. Non ho visto tutto ma ho visto cose belle. Per prima Bianco e Nero, una casa editrice dedicata a chi ha difficoltà a leggere (per dislessia ma non solo). Ho trovato i libri adattati in una maniera non semplicistica, una buona attenzione a stile e contenuti, e ne ho presi cinque tra quelli che ho più amato ma ne avrei presi molti di più. C’è anche il CD e questo è un aspetto importante che può invogliare chi, come mio figlio grande, ama le storie ma fa davvero fatica con libri voluminosi e magari tradotti in maniera non attualissima. Dettaglio non da poco, il carattere leggibilissimo.

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Racconti è, come dice il nome, una casa editrice specializzata in short stories, con uno splendido catalogo, per essere nata solo da un anno. Io ho preso questo

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ma ancora una volta, mi sono (molto) limitata! L’ho quasi finito e mi piace moltissimo, ne farò una recensione a parte.

Lascio per ultima la casa editrice che più mi ha colpita favorevolmente, Fazi. Naturalmente già la conoscevo, ma principalmente per i noir, genere che di solito non è il mio; in realtà hanno molti interessi e l’impressione è che di qualunque cosa si occupino, tirino fuori gioielli inestimabili. Avrei davvero comprato tutto. Non l’ho fatto, ma ho comprato parecchio, diciamo. E la breve chiacchierata che ho fatto allo stand ha confermato una passione vera e palpabile che diventa conoscenza approfondita dei libri che scelgono di pubblicare, amati e curati con affetto.

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Non sono una bellezza?

La leggerezza dell’infinito

Due giorni splendidi, con un gruppo che amo moltissimo. È un gruppo di “psicoterapia avanzata”, nel senso che siamo tutte persone che hanno finito la terapia ma affiniamo i nostri strumenti incontrandoci e lavorando insieme 4-5 volte l’anno. Ne esco ogni volta più forte e questa è stata particolarmente intensa. Emozioni, colori, il mio amatissimo mare, ricordi, sensazioni presenti e una porta aperta sul futuro, dietro la quale ho visto, per la prima volta con questa chiarezza, che quello che voglio è prima di tutto scrivere, o forse, anzi, solo scrivere. Ho avuto un senso fortissimo di morte e rinascita, qualcosa che mi ha coinvolta completamente, mi sono sentita come se fossi immersa nel mare e avessi il mare dentro di me, tutto il mio corpo era mare, e si è perso e ritrovato sull’onda di un fremito vitale, di una tale dolcezza e bellezza da stordire. Davvero non ho più paura. Sono io. Sono l’ala dell’aereo che si muoveva nel mio presente, e il cielo in cui volava, sono piena di amore e passione, di tenerezza ed energia, ho finalmente riconosciuto la mia capacità di scompigliare, riprendermi in mano la mia scintilla di follia, a cui tengo tanto, il gioco, la leggerezza dell’infinito. Sono io e sono in movimento, e amo così tanto esserci che neanche io sapevo fino in fondo quanto.

Un bisogno infinito di mare

Ho un bisogno infinito di mare, il bisogno di sedermi in un luogo dove si senta forte la tua presenza, e non esiste un posto così che non sia legato al mare. Ho bisogno di vivere a fondo il rimescolio che sento nelle viscere ogni volta che ti guardo. Sono in gabbia, una gabbia di non-senso. So che con il senso c’entri sempre tu, ma non so come, né dove cercarti quando, come adesso, sembra che il tuo viso si faccia più vago e il ricordo si allontani. Le parole? Oh, ma le tue parole le conosco quasi a memoria, compresi gli intercalari, e l’espressione che hai quando li pronunci. Quindi evidentemente non si tratta di questo. Ho ripreso a leggere, è tanto che volevo e pensavo servisse anche a questo, a ritrovare un senso, ma forse ho sbagliato libro. Quello che ho preso – che mi ha chiamato dallo scaffale, direbbe qualcuno, perché l’ho notato in mezzo agli altri e scelto d’istinto – è un libro sulla mancanza di senso. È un libro che la mancanza di senso te la fa respirare, vedere, udire, assaporare. Dicevo tempo fa che forse un senso non serve, che sta semplicemente nell’esserci. Ma non riesco a smettere di cercarlo. Vivo nei sogni, mentre tu hai vissuto i tuoi sogni, Sono sempre scissa, tra fuga dal mondo e voglia di starci dentro più che mai, tra l’insofferenza per la solitudine, la voglia di stare in mezzo agli altri, e l’amore per la solitudine, il bisogno di stare con me  stessa e con poche persone ben scelte; tra cuore e mente, tra istinto e razionalità, tra rabbia e dolcezza, tra severità e indulgenza; tra la scarsa voglia di litigare e la crescente consapevolezza che per il quieto vivere finiamo per ingoiare rospi che alla lunga ci distruggono il fegato; tra paura e coraggio; tra il desiderio di punti fermi e quello di non averne neanche uno; e tra tanti amori, nessuno dei quali è meno prezioso degli altri. Ho bisogno di mare, ho bisogno di risposte su di me che vengano ascoltandomi mentre guardo le vele e mi immagino in viaggio, perché devo vivere, scegliere un sogno e viverlo fino in fondo. Ho pensato una piccola cosa, un minuscolo atto di ribellione, di incoscienza, di anticonformismo. Ma proprio minuscolo. Non per me, però, per me non è così minuscolo. E non so se ne avrò il coraggio. Ora che viene l’estate e non c’è bisogno di essere seri, ora che compio cinquant’anni e tanta voglia di allegria, ora che continuo ad avere cinquanta progetti in mente ma finalmente ne ho completato almeno uno di quelli tosti, di quelli che per una vita mi sono sembrati desideri campati per aria e nulla più. Partire da lì per scompigliare il mio mondo un altro po’, perché alla fine è sempre lì che sei, è sempre lì il senso. Non chiedersi più cosa penseranno gli altri, ma fare quello che si sente e basta, che se qualcuno ha voglia di criticare, un modo lo trova comunque, e piacere a tutti non si può. Forse non è poi una sfortuna.