Pallottolina di pelo

Sono sempre stata circondata da gatti, da che mi ricordo. Il primo non era nostro, ma circolava per il giardino del condominio in cui vivevamo. Era tutto nero, e spelacchiatissimo, non senza ragione: infatti mi attaccò la tigna in un’epoca in cui non era come adesso, una cremina e via. Dovetti stare in ospedale alcuni giorni e ricordo il fazzoletto da befana in testa per coprire i capelli rasati, e un ragazzino tremendo che si chiamava Ciro e che forse fu la prima persona che odiai davvero nella mia vita. Comunque neanche questo riuscì a spegnere la mia simpatia streghesca per i gatti neri. Dopo ne abbiamo avuti tanti di ogni colore, ma neri in effetti no, a pensarci. Forse perché sono abbastanza rari, almeno tra i trovatelli.

Quello che mi è rimasto di più nel cuore, prima di Tippete, è stato Paciughino, tutto rosso, di un’intelligenza da non credere, grande come un leoncino e bello come il sole.

Tippete è rimasto con noi diciassette anni, ha riempito tanti vuoti e ne ha lasciato uno enorme. Abbiamo aspettato un po’, ma alla fine, quando abbiamo saputo di questa pallottolina di pelo che tra volpi e macchine si trovava davvero in serissimo pericolo, non abbiamo resistito. Forse la chiameremo Nosy, ma ancora non siamo proprio sicurissimi, comunque ci ha catturati subito. Sembrava spaventatissima, è rimasta un giorno e una notte in un minuscolo spazietto irraggiungibile per noi umani, ma nonostante le apparenze, è curiosa e spericolata: un mese e mezzo di roba e già si arrampica su qualunque oggetto arrampicabile (e ci tenta anche con quelli che non lo sono). E nonostante la paura, la zampetta sulla mano me l’ha messa. Le unghiette fuori, ma ad ogni costo doveva capire se poteva fidarsi. È un amore!

 

 

In compagnia di una coccinella

Si può restare mezzora a contemplare estasiati una coccinella che fa avanti e indietro tra tastiera, cavi e coperchio del tuo computer? Beh, se ci si può incantare davanti a un bruco…

Che meraviglia! sembrava voler trovare una strada, poi ripensarci e riprendere a camminare dalla parte opposta. Ogni tanto apriva le alucce un istante, quasi a dire “se davvero volessi andarmene, potrei farlo in qualsiasi momento. Ma come vedi, sono qui”. È un pensiero così dolce, in questi giorni in cui è più che mai preziosa ogni espressione di vita legata a te in qualsiasi modo possibile.

La lettrice della domenica – nuovi libri e altre storie

Image result for vacation cats

 

Biblioteca arricchita grazie al buono libri ricevuto come seconda classificata al Premio di Poesia Maria Maddalena Morelli – Corilla Olimpica, molto ben organizzato dall’Associazione Etruria Faber Music. (questa la pagina Facebook=. Personaggio interessante lei, tra l’altro, parlo dell’artista a cui il premio è intitolato: poetessa improvvisatrice del Settecento, appartenente all’Arcadia, incoronata in Campidoglio, decisamente non conforme al ruolo femminile tradizionale. Sono doppiamente orgogliosa quindi di questo riconoscimento in nome di una persona anticonvenzionale.

La poesia premiata è Vento in fiamme.

Nel frattempo non trascuro i vecchi amori. Di Claudio Magris e del suo bellissimo libro L’infinito viaggiare ho già parlato, e ne ho anche recentemente tratto una citazione, ma è uno di quelli di cui non mi stanco mai. Leggo meno di quanto vorrei, ma mi capitano quasi sempre libri splendidi, e infatti non mi limito a leggerli, ci viaggio dentro, in un tempo dilatato: letture che un tempo avrei completato in un paio d’ore, mi occupano giorni, mesi, talvolta non finiscono proprio, perché continuo a riprenderle, scorgendovi segreti sempre nuovi, proprio come in un luogo familiare, abitato o visitato migliaia di volte, sarà sempre possibile scoprire un segreto nuovo, un angolo, uno scorcio, una strada, o anche solo il fugace riflesso di una luce o un’ombra mai osservata prima, e che non si ripeterà.

Image result for magris l'infinito viaggiare

Così anche le parole non sono mai uguali, la stessa frase cambia suono secondo il nostro umore, il periodo che stiamo vivendo, o semplicemente il momento del giorno, della sera o della notte in cui l leggiamo. Se piove, il senso di quella frase non sarà lo stesso di quando il cielo è sereno. Ogni nuvola e ogni sbuffo di vento pure cambierà qualcosa.

Quello di Magris è un libro che racconta naturalmente di viaggi, sia pure in senso lato, e mi capita di leggerlo quasi solo mentre sono in viaggio. Quando ne scorro qualche pagina a casa, la sera, non lo trovo certo meno bello, tutt’altro, ma diverso. Leggerlo in viaggio mette in moto una serie di pensieri, di osservazioni, di modi di guardare la realtà fuori dal finestrino, su qualunque mezzo mi trovi, alzando spesso gli occhi dal libro; mentre quando sono ferma in poltrona mi lascio trascinare solo dal ritmo delle pagine, come se, non spostandosi il mio corpo, anche la mia mente si muovesse di meno. Ma anche questa temporanea immobilità è necessaria, per lasciarsi attraversare dalle parole altrui, senza interromperle con le proprie. Ci vogliono entrambe le cose, un equilibrio tra il lasciarsi ispirare e il lasciarsi trascinare, tra una lettura che diventa movimento e azione e una che invece celebra l’otium e uno spazio di quiete e silenzio al riparo da tutto, anche dai pensieri.

E poi in questo momento rifletto molto sul significato della scrittura, e della poesia in particolare, e anche questo mi dà uno sguardo diverso su un libro che di per sé, come molte cose belle, ha tanti strati, è semplice senza perdere la sua complessità, e viceversa.

Da Mesagne con amore <3

IMG-20171203-WA0008[1]

Di ritorno da Mesagne, dove ho ricevuto il primo premio per la poesia inedita (con La metamorfosi delle farfalle) e il primo premio per la narrativa inedita (con I ladri del tempo). Mesagne, come altri che forse non avrei visto senza il “pretesto” di qualche premio letterario, è un luogo sorprendente. Nota per il barocco, nasconde in realtà anche alcuni segreti più antichi. Non c’è forse bisogno di dire che è anche molto ospitale e accogliente!

Lo so, ho saltato il lunedì di Robin, ma spero che mi perdonerete, perché ieri sono stata in viaggio per una bella fetta di giornata e quando sono arrivata ero veramente distrutta. Lui credo che mi perdonerà anche solo per il fatto che La metamorfosi delle farfalle appartiene a lui almeno quanto a me.

 

Qualche foto di Pistoia – premiazione del concorso di Racconti Brevi Il Torrente

20171021_14372720171022_20374520171021_14370420171021_143840

Qualche foto di Pistoia, dove siamo arrivati ieri per la premiazione del concorso di racconti brevi “Il Torrente”. La premiazione è stata questa mattina, e dopo abbiamo mangiato (molto bene) alla Casa del Popolo di Bonelle.

Questa la motivazione della Giuria che ha assegnato il primo premio al mio racconto “Accidia”:

Il racconto trasporta il lettore, con un incipit potente, nella totale indifferenza della protagonista, spiazzando talvolta per il contrasto tra gli aggettivi fortemente negativi legati in modo originale a sostantivi che di solito sono sinonimo di allegria, serenità e pace (il sole, disperatamente luminoso, i silenzi, letali da svegliare).

In maniera sempre più claustrofobica, la protagonista si concentra sul non sentire con una scrittura che segue un ritmo sempre più centripeto compiendo la metamorfosi finale, in un mondo che finalmente la ingloba, la pietrifica, congela il suo sentire al pari dello sguardo di Medusa.