Esausta ma di nuovo in partenza…

Domani sono a Roma per Più Libri Più Liberi (chissà che non ci si possa incontrare con qualcuno), l’8 a Latina per il Premio di Poesia Antica Sulmo (dove sono prima tra i finalisti non vincitori, per così dire, con Vedrò il tuo cielo) e il 9 a Pistoia per il Premio Maddalena Morelli (dove mi sono classificata seconda con una poesia che mi diranno quel giorno, una delle tre che avevo inviato). Dopodiché si torna a Genova e il 15 a Ostia dove sono tra i primi classificati con un racconto, La fiamma dell’infinito, dedicato a Giordano Bruno (anche lì, la classifica finale sarà resa nota il giorno della premiazione). Seguiranno foto e resoconti, quindi, anche se cercherò di non esagerare!

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Da Mesagne con amore <3

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Di ritorno da Mesagne, dove ho ricevuto il primo premio per la poesia inedita (con La metamorfosi delle farfalle) e il primo premio per la narrativa inedita (con I ladri del tempo). Mesagne, come altri che forse non avrei visto senza il “pretesto” di qualche premio letterario, è un luogo sorprendente. Nota per il barocco, nasconde in realtà anche alcuni segreti più antichi. Non c’è forse bisogno di dire che è anche molto ospitale e accogliente!

Lo so, ho saltato il lunedì di Robin, ma spero che mi perdonerete, perché ieri sono stata in viaggio per una bella fetta di giornata e quando sono arrivata ero veramente distrutta. Lui credo che mi perdonerà anche solo per il fatto che La metamorfosi delle farfalle appartiene a lui almeno quanto a me.

A Mesagne per premio letterario primo posto sia per poesia che per narrativa inedita! Troppo felice 😂😂

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Euterpe n. 25 – Numero dedicato agli autori internazionali e alla loro influenza nella letteratura italiana


 

A questo link si parla del numero 25 di una rivista di letteratura online molto bella, Euterpe, di cui mi onoro di far parte con una poesia, ma in cui trovate anche altre poesie e narrativa, articoli, critica letteraria, interviste, concorsi e altro ancora.

http://rivista-euterpe.blogspot.it/2017/11/linfluenza-degli-autori-stranieri-nella.html

Potete anche scaricarla direttamente da questo link:

https://drive.google.com/file/d/1iWTDkYDcNKOPqN49eiZEb6nDOPGEjSWF/view

Se ne parla infine anche nel  Blog letteratura e cultura, che vi invito caldamente ad andare a vedere se questi mondi vi affascinano

Gli anni

Ti ho parlato degli anni d’acqua,
rassegnati a prendere la forma del bicchiere
o scivolati sulla pelle, senza lasciare traccia.
Ti ho parlato degli anni di sale,
rimasti in bianche distese inaridite al sole,
abbaglianti e amari, come la verità e la poesia,
Degli anni delle scarpe strette, anche,
quando il cammino era ferita dei piedi,
e le piaghe ricucivano gli orli del tempo.
E ancora, degli anni di terra,
trascorsi a mettere radici un po’ dove potevo
senza perdere la libertà dei semi di volare.
Degli anni di pietra, infine,
il duro lavoro di costruirmi casa, perché non fossero
troppo nudi i miei pensieri, troppo scoperte le spalle.
Ora ti parlo degli anni in cui vivo,
la mia carne a far da eco ai desideri, e tu, acqua e sale,
tu amore mio, ferita e terra, radice, e pietra, e casa.

La lettrice della domenica – sulla bontà, citazione da “L’infinito viaggiare” di Magris

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L’immagine della bontà è spesso collegata a un rapporto confidenziale e amichevole con le cose, a una rispettosa familiarità con gli oggetti, a un’attenta e sapiente capacità di maneggiarli con abilità, ma anche con cura e riguardo. La gentilezza rivolta alle persone, agli animali, alle piante si estende, spontaneamente, alle cose. al bicchiere in cui infila il fiore; la bontà è anche nelle mani, nel modo in cui si tendono verso altre o prendono un portacenere dal tavolo. L’attenzione, è stato detto, è una forma di preghiera, il riconoscimento della realtà oggettiva, di un ordine, di confini; un modo di guardare al di là e al di sopra del proprio Io, di sapere che nessuno è il satrapo tirannico e capriccioso del mondo né può devastarlo a suo arbitrio, come ci accade in quei penosi e impotenti scatti di collera in cui, non potendo distruggere noi stessi, gli altri o l’universo, facciamo a pezzi il primo oggetto che ci viene a tiro. C’è una robusta bontà delle mani, proprio di chi bada all’altro e non si concentra sterilmente solo sulle proprie smanie; assomiglia all’infanzia, la cui fantasia si accende per un sasso o per una scatola di fiammiferi vuota, e assomiglia soprattutto all’arte, che non esiste senza questa sensuale, curiosa e scrupolosa passione per la concretezza fisica e sensibile dei particolari, per le forme, i colori, gli odori, per una superficie liscia o spigolosa, per la rivelazione che può venire dall’orlo della risacca o dal bottone fuori posto di una giacca.

Claudio Magris, L’infinito viaggiare, Oscar Mondadori

La saga di Gosta Berling, Peter Pan, Paris qui dort e Rupert di Hee-Haw

The Saga of Gösta Berling, dal primo romanzo di Selma Lagerlöf, quando ancora non era famosa (e lo sarebbe diventata con quel libro), il primo film con Greta Garbo, quando ancora non era famosa (e da questo film è stata lanciata). Inizialmente l’avevo giudicato noiosino e moralista per i miei gusti, mi sono in parte ricreduta, specialmente sul primo aggettivo. No, in realtà “prende”. Un po’ moralista lo è, anche se non tanto quanto pensavo. È che in questo momento il moralismo, anche a piccole dosi, mi provoca strani sintomi, sicuramente di origine allergica. Per i tempi è comunque più moderno di quanto si potrebbe pensare, è una specie di romanzo di formazione in cui il protagonista (Lars Hanson), un sacerdote di buon cuore ma dedito all’alcol, viene “spretato” per questa ragione ed evitato da tutti. L’unica che gli dà lavoro lo fa per suoi motivi del tutto ignobili. Da lì, Gösta passa attraverso amori, tentativi di redenzione, fallimenti, fino a convincersi di essere la rovina per tutti coloro che lo amano, quando in realtà la rovina è spesso causata almeno altrettanto dai vizi di chi lo circonda, ammantati di perbenismo. Non svelo il finale, naturalmente 🙂

Peter Pan di Herbert Brenon, con Betty Bronson nel ruolo principale. La differenza tra il teatro fiabesco e quello realistico è che nel primo tutti i personaggi sono in effetti bambini, con uno sguardo bambino sulla vita. Questo vale tanto per i cosiddetti adulti della storia quanto per i protagonisti più giovani. Togliete la barba al re delle fate, e scoprirete il volto di un bambino. È lo spirito di questa commedia. Ed è indispensabile che tutti voi – non importa quale età ciascuno abbia raggiunto – siate bambini. PETER PAN per gioco getterà polvere di fata nei vostri occhi ed ecco! Tornerete subito all’infanzia, e crederete ancora alle fate, e lo spettacolo andrà avanti (dalla nota di James Barrie). Ho sempre amato Peter Pan. Un giorno ho scoperto che era anche tra le storie preferite di Robin Williams e che il film di Disney era, tra i cartoni animati quello che amava di più. Non mi ha stupito, ma è stata una bella conferma. Questo primo film del 1924 è incantevole e spiritoso, a partire dalla reazione molto britannica di Mr. Darling quando la moglie gli racconta del ragazzino che era entrato in casa qualche notte prima, accompagnato da una sfera di luce che si muoveva per tutta la stanza come una cosa viva, e che aveva dovuto lasciar lì la propria ombra, rimasta chiusa dentro quando lui era volato fuori dalla finestra (this is very unusual).

Paris qui dort, primo film scritto e diretto interamente da René Clair. Un giorno Parigi si addormenta. Davanti agli occhi stupiti e anche un po’ irritati del guardiano notturno della Tour Eiffel, la città appare immobile e semivuota, e le poche persone che vede sono immerse in un sonno profondo e molto particolare, essendosi immobilizzate evidentemente tutte insieme, ciascuna nella posa in cui si trovava in quel momento come quello del castello della Bella Addormentata.  Solo lui e un gruppo di cinque persone arrivate in aeroplano sono sfuggiti, grazie all’altezza a cui si trovavano, a quello strano fenomeno, che si scoprirà essere dovuto a un raggio misterioso… Il film, girato nel ’23, uscì nelle sale nel 1925 in seguito al successo del cortometraggio Entr’Acte, di cui avevo parlato nelle puntate precedenti. È considerato un precursore del genere fantascientifico. Grande maestria nel padroneggiare tutte le tecniche conosciute, ma non posso dire che mi sia particolarmente piaciuto.

Rupertof Hee-Haw, con Stan Laurel, una parodia di “Rupert di Hentzau, seguito del Prigioniero di Zenda, di cui pure avevo parlato. Carino, mediamente direi che preferisco Stan Laurel senza Oliver Hardy e che comunque dall’uso che fa delle didascalie, pare non veder l’ora che arrivasse il sonoro. La sua comicità si basa sulla mimica facciale ma anche sulle parole, in larga misura, e a me questo piace.

La mia poesia Fino al mare quarta classificata al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti

Il prossimo sabato, 18 novembre, sarò a Seravezza (Lucca), mi sono classificata quarta al Premio Michelangelo Buonarroti dell’Associazione Arte per amore ed è una grande soddisfazione anche per il numero di partecipanti. La premiazione sarà al Teatro delle Scuderie Granducali di Seravezza​ (Patrimonio Mondiale UNESCO) Viale Leonetto Amadei n. 230. Io lo dico, spero sempre di incontrarvi, ed è anche l’occasione per vedere un posto che credo sia splendido 🙂

FINO AL MARE (che alcuni hanno già visto) inizia così:

Il mio cuore è un gatto che sonnecchia al porto,
tra le immobili navi e le reti e d’improvviso
con balzo felino scatta, come avesse visto
qualcosa che nessun altro vede […]

Il resto qui, dove trovate anche una specie di introduzione, pensieri in libertà che accompagnano la poesia (ma che non ho inserito nella versione inviata al Premio).