San Valentino con l’appendicite

Io sono tendenzialmente tra coloro che pensano che si ama tutti i giorni, e  difficilmente lo festeggio in modo particolare, però passarsi tutta la notte con dolori addominali, nausea e vomito non era proprio neanche nei miei pensieri più eccentrici e antiromantici. Stamattina ho dovuto per forza andare al pronto soccorso, ero piegata in quattro per il male da ore. E lì ho scoperto di avere un’appendicite acuta da operare. Uffffaaaaaa!!!

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SABATOBLOGGER – I blog che seguo

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Ci riprovo, forse finirò per abolire tutte le rubriche, compreso il Robin’s Monday, per la semplice ragione che questo è  “Robin’s Blog” parlo di lui anche quando sembra che parli d’altro, e inoltre, come ho detto altrove, io NON sono una scrittrice disciplinata. Questa però vorrei riprenderla e poi mantenerla. Altrimenti mi studierò un modo per parlare comunque dei blog che seguo, perché mi piace creare incontri e perché se non lo faccio rischio di perdermene tanti, ed è un peccato.

Tarabundidee, l ‘immortalità all’indietro raggiunta grazie ai libri e alla lettura. Sul blog sono in due, Carla e George, ma George è George Hautecourt, e se non ricordate chi è, fate una capatina sulla pagina “About” e lo saprete. La ferrovia sotterranea, un libro sul razzismo, sugli stereotipi, sulle relazioni umane, un premio Pulitzer, insomma, qualcosa che vale la pena di leggere.

La ragazza con i capelli verdi ha un blog soprattutto per ricordarsi e ricordare che a trent’anni è possibile eccome iniziare nuove avventure (e anche molto dopo, per fortuna! I capelli verdi sono forse un simbolo come un altro di questa voglia di ricominciare da capo (e non è un caso che di recente io abbia avuto la voglia, che del resto c’è ancora, di farmi un ciuffo blu). Ho scelto Me adulta vs me bambina perché a chi non è successo di voler recuperare quella parte rimasta piccola, che sia quella che ha voglia di giocare, quella più romantica e avventurosa o solo più capace di emozionarsi e meravigliarsi, comunque c’è, e reclama il suo spazio.  Chi non va a riguardarsi vecchi film, a cartoni o meno, o a ripercorrere altre passioni che sono la base su cui abbiamo costruito quelle che durano ancora oggi?

Il Blog di Demonio, che nonostante il nome mi pare poco diabolico e molto saggio. Ho scelto L’ultima lettera perché amo le storie di amicizie “contro ogni circostanza avversa” e credo che alcune, specialmente poi quelle vere come queste, andrebbero conosciute molto di più. Forse più delle giornate (talvolta comunque utili, altre meno), più dell’indignazione a comando o della conflittualizzazione di ogni rapporto umano, credo che l’educazione emotiva passi attraverso questo: le nostre emozioni non hanno confine, non ne hanno le risate, le lacrime, gli sbadigli, nessuna cosa veramente importante ne ha.

Il Grimorio della Strega che già dal nome mi piace. “Non posso descrivere tutto ciò che sono, perchè sarebbe un lavoro troppo lungo. E non posso descrivere ciò che non sono, perchè non sono sicura che troverei le parole adatte. Amo la lettura, la musica, il cinema. Mi interesso di tutto e di niente. Scrivo. Ciò che desidero, quando lo desidero. Ma scrivo”. Un film che vorrei vedere presto (la wishlist si allunga, ahimè, quasi come quella dei libri da leggere…)

 

Miss Brownies io non sono una grande amante della cucina, ma qualche blog gastronomico lo seguo, quelli un po’ più curiosi, che parlano anche d’altro, che danno qualche idea sfiziosa per le rare volte che mi viene voglia di spadellare ma sono anche luoghi da frequentare per sorridere o fare due chiacchiere con leggerezza ma non con superficialità. Frizzante e pieno di voglia di superare difficoltà, malinconie e piccole noie quotidiane, anche con un manicaretto, perché no. Può risolvere talvolta la tristezza di un amore finito, o semplicemente una giornata irritante trascorsa nella Sala dell’attesa infinita, vale a dire un qualunque studio medico, dove il tuo turno comunque non arriverà mai.

Pensieri su un pomeriggio denso

La protagonista del mio romanzo ha la sua “voce”, il co-protagonista anche, scrivo e scrivo, lavoro e scrivo, visito bellissime mostre e scrivo, guardo vecchi film e scrivo, sono orgogliosa dei miei figli e scrivo, scrivo, la malinconia degli ultimi giorni si dirada e mi sento quasi felice.

Stasera riguardavo una piccola parte di Moscow on the Hudson e anche quello è stato un piccolo frammento di felicità. Manchi da togliere il respiro, ma sono felice anche di questo, nel mio strano modo contorto, sono felice della nostalgia, e del fatto che né l’assenza, né un mondo così diverso da quello che immaginavi e che avresti voluto, né qualunque altra cosa della vita ha mai avuto il potere di togliermi il tuo pensiero dal cuore.

Stasera, The Final Cut

Alle 11:30 passate, meno male che io ho il dvd. Di Omar Naim. Con Robin Williams. Nell’inedito ruolo del protagonista in fuga di un film d’azione. Però… naturalmente un ruolo interpretato in modo tutto suo. Un uomo complesso, un film stracolmo di domande, senza risposte, come è nello stile di Robin. Un film (recensito qui) che io amo moltissimo. E non so neanche perché. Ma comunque è così.

Il mio augurio

Un augurio di qualche tempo fa, che va sempre bene da fare a me stessa e a chi lo sente suo. Aggiungo (sempre per me e per chiunque lo consideri importante) l’augurio di un anno pieno di parole importanti e preziose, di poesia e di scrittura, e prima di tutto di affetto e di luce e di quelle altre poche cose che ci aiutano a vivere meglio.

E adesso vado a farmi una tisana allo zenzero, che dopo l’ultima settimana di batoste, tra cui (anche se non è la peggiore) una bella influenza con febbre e tosse, la bocca dello stomaco grida vendetta e io non vedo l’ora che sia domani.

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Immagine presa da qui

LASCIO CHE LE PAROLE MI SCORRANO DENTRO

Lascio che le parole mi scorrano dentro come sangue,
sa essere crudele il suono del velluto, ma le stelle
scintillano sui tasti del pianoforte, e il sassofono
insegue la traccia di una storia.
Il canto dell’ombra mi riempie la bocca di notte,
presenze immaginarie affollano le note, le scale
s’illuminano di una musica imperfetta di uccelli.
Io sono seduta e mi chiedo di quale volo dovrò vivere
e morire la prossima volta, perché il profumo non mi basta,
il mare io lo voglio dentro, il mare e la terra
e i rami di rosa canina malvoluti, i loro selvatici
ostinati fiori un po’ felini, perché la pelle, sai, si graffia
a volte anche di troppa bellezza improvvisa
che non t’appartiene e che non cogli in tempo,
anche se puoi vederla. Più di tutto mi graffia il cuore
l’ombra delle farfalle, e mi ferisce la tua terra,
per l’amore stesso che le porti. Brucia
nei miei occhi un cielo di sale, che va facendo
tremare nel mio sguardo l’indomita acqua
di una lacrima sottile tra le braci accese
annidate nel mio petto. Voltati, guardati indietro,
che il viaggio è breve, ma un augurio serve sempre
a togliersi se non altro di dosso la polvere e la sabbia.
Ti auguro una via leggera, e un’onda piccola di vento
a sostenerti per ogni sorriso che hai lasciato.
Ti accompagnino gli alberi, ti sia amica la brina,
i suoi disegni di ghiaccio effimero e fatato;
si fermino da te i passi dei viandanti, a consolarsi
delle salite e di tutta la strada sulle spalle, ci sia sole
a riscaldare le ossa dell’inverno, e rugiada
a bagnarti le labbra e pioggia per la sete dei tuoi campi,
t’addolcisca ogni confine il passo ornato delle siepi
che ogni fiume abbia un guado ed ogni muro un varco
o un punto basso per arrampicarti, e cadere
poi tra le viole, e ti sia morbido il prato,
per sdraiarti a contemplare da un unico punto
tutti gli angoli e le vite e gli anni; ti sia benigno
ogni cielo possibile e impossibile, e si fermino
le nuvole e il vento per farsi materia di teatro
e gioco. Possa tu ricordare ogni risata
ed ogni amore, passo dopo passo si ricomponga
il quadro di ciò che s’era perso. Non ti auguro
una terra lieve, o un pacifico riposo,
ma il peso delle scelte, perché non riesco
a immaginarti prigioniero di una certezza,
qualunque sia, e anche la verità, credo,
deve avere qualche contraddizione,
per piacerti, qualcosa che si possa sovvertire.
Possa tu riprendere da dove hai lasciato
e fare errori nuovi, per cercare ancora
l’oceano sotto i sassi e l’ago nel pagliaio.
L’amore, però, ti auguro d’immaginarlo
così forte, di sognarlo così nitido, così
ferocemente bello da non sbagliare niente,
costruirlo con le tue mani e tenerlo stretto
e portarlo con te, dovunque vada, e che
sia più tuo di tutto il resto.
E per ultimo
un augurio a me, che possa incontrarti
un giorno a un crocevia, uno di quei nodi
di traffico e passaggio, uno scambio di binari,
un luogo qualunque, e tra mille tu mi veda
perché sono la stessa, sai, da sempre,
intagliata dalle tue mani, scolpita
d’infinito dai tuoi occhi, viva
tra le tue dita e nel tuo cuore,
e il mio cielo è respirarti accanto.

Il 23 dicembre 1987

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… usciva Good Morning, Vietnam, il film che ha consolidato il mio amore per Robin, ai tempi ancora acerbo. Un bell’articolo su Repubblica-spettacoli me lo ha ricordato, confermando anche, una volta di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, che lo stomaco continua ad aggrovigliarmisi spietatamente ogni volta che si parla di lui, per quanto tempo possa passare.

Il film non l’ho riguardato, oggi, ma solo perché lo conosco praticamente a memoria. Il più bello che abbia visto in vita mia, un concentrato delle qualità di Robin, che somiglia a Adrian in maniera impressionante (anche perché ha creato una parte considerevole della sceneggiatura, improvvisando, e infatti scherzava dicendo che era tanto più felice che il film fosse piaciuto, perché interpretava il ruolo che gli riusciva meglio – sé stesso). Nonostante le battute, spesso aspre, anche più di quello che sembra a prima vista, non aveva la pretesa di sembrare rivoluzionario a tutti i costi. La sua è stata una ribellione gentile, esattamente come quella che il suo protagonista a portato avanti con ogni singolo atto della sua vita. E infatti dura ancora oggi. Ha cambiato il punto di vista. Potrà sembrare di no, certe ribellioni richiedono tempo, non si esauriscono in pochi mesi, né in pochi anni, ma sono le uniche che danno buoni frutti. L’irriverenza da questo punto di vista è uno strumento alquanto efficace, e Robin l’ha usata più e meglio di chiunque altro.

Il mio Natale, tra ricordi e auguri

Non ti ricordavo di più ieri, né ti ricorderò di più domani,
ad ogni istante una voce, una frase, un paio di occhiali
ogni cosa contiene in sé un frammento di memoria
e io ho ancora sulla pelle i giorni delle stelle di terra,
i giorni bambini, di risate e lacrime come se piovesse,
e come se la pioggia avesse arcobaleni in ogni goccia.
Ho sulla pelle anche i giorni dimenticati, in cui dormivo
o pensavo ad altro, e non c’era porta di contatto con l’altrove
né una pietra calda su cui posare l’orecchio ed ascoltare
il suono delle impronte che mi portava sui tuoi passi.
Ma lo stesso vento che inaridisce la terra e le parole
spargerà i semi di una quercia di Natale, un albero nudo,
senza nastri colorati, né oro o argento nelle pigne,
ma la tua tenerezza in ogni vena, la tua forza nei graffi,
la magia nell’ironica, nascosta bellezza delle ghiande:
controcorrente come sempre.

Con i miei auguri per tutti, per chi crede al Natale e chi no, per chi comincia l’anno nuovo a settembre e per chi festeggia il capodanno cinese, per chi fa l’albero e chi il presepe, per chi viene da fuori e per chi vive qui da quando è nato e non si sposterebbe neanche dipinto, per chi ama, chi ha amato e chi amerà, per chi preferisce l’inverno e chi adora l’estate, per i freddolosi e i calorosi, per chi ha un desiderio segreto e per chi ne ha tanti e per nulla segreti, per chi tra rimpianti e rimorsi non riesce mai a scegliere, per chi si sente sempre dal lato sbagliato della barricata, e però porta comunque avanti una sua battaglia senz’armi, e non meno dura per questo. Per tutte le persone che illuminano la vita di qualcun altro, magari senza neanche accorgersene.