Siamo così piccoli, così piccoli… e così grandi, quando la consapevolezza del limite si accompagna al senso di infinito. Così grandi, quando accogliamo e condividiamo il dolore della finitezza, e lo facciamo diventare pensiero e domanda, musica e poesia, parola e scoperta, fratellanza e tenerezza. Così grandi, quando smettiamo di voler essere tutto.

Voti di Sanremo

Ci ho pensato un po’, faccio la mia classifica, non la faccio, detesto dare i voti anche nelle materie di cui so qualcosa, figuriamoci la musica; ma è un gioco, e ovviamente, come sempre, scrivo per me stessa: per le canzoni che non vorrei dimenticare, anche se magari alla radio le faranno sentire per tre giorni e poi basta, e per le canzoni che decisamente voglio dimenticare (c’è di buono che quest’anno mi sembra che quelle che voglio dimenticare io le vogliano dimenticare in tanti, quindi ci sono buone speranze).

E visto che di insulti ne vengono distribuiti a bizzeffe e non certo solo in campo musicale, e che cantanti e canzoni che io trovo insopportabili possono piacere ad altri, parlerò solo in positivo, e quando proprio non posso trovare niente di buono da dire, tacerò.

Tenete anche conto che non ho visto le serate, se non la prima parte dell’ultima, e per il resto, ho solo ascoltato le canzoni via internet, spesso una volta sola – a meno che, avendomi colpita una prima volta, non mi sia venuto l’uzzolo di risentirle.

E allora andiamo con la mia personale classifica, “giudizi” compresi, per quel che valgono:

23° posto Elettra Lamborghini – Musica (e il resto scompare): ecco, qui taccio.

22° posto Junior Cally – No grazie: idem

21° posto Riki – Lo sappiamo entrambi: idem con riserva (lo conosco talmente poco, che potrei ricredermi in futuro. Mi è già successo con altri).

20° posto Raphael Gualazzi – Carioca: so che piace moltissimo, di solito, a chi si intende di musica, quindi deve essere bravo. Mi dispiace, qui probabilmente c’entra il mio non essere “del mestiere” ed è solo un gusto personale, ma non mi piace. Da sempre. Non riesco a sentire la sua voce, e a me piacciono le voci che si sentono.

19° posto Rita Pavone – Niente (resilienza ’74): sulla fiducia. Nel senso che il suo pezzo non l’ho sentito e non intendo sentirlo, per cui taccio.

18° posto Levante – Tikibombom: l’ho sentita la prima volta e non mi è arrivata. L’ho sentita la seconda volta, e niente. Taccio.

17° posto: Giordana Angi: gran bella voce. Peccato per la canzone.

16° posto Alberto Urso – Il sole ad est: qui comincia il difficile, perché io metterei una decina di cantanti/canzoni intorno al secondo posto a pari merito e altri cinque o sei al primo a pari merito. Dico Urso, perché la canzone secondo me era inascoltabile. Claudio Villa era già vecchio quando io ero bambina (a volte ritornano, ma non sempre è una buona cosa). Però lui (Urso, dico) ha davvero una splendida voce e ha poco più di vent’anni. Dopotutto, il mio idolo Josh Groban ha cominciato cantando soprattutto musical (Bring him Home cantata da lui nei Miserabili è una delle otto o nove o venticinque o seicentosettantaquattro meraviglie del mondo, ma questo è un altro discorso), e oggi scrive e interpreta splendide canzoni con una vocalità da paura. Anche Urso ha tempo di trovare testi e musiche che valorizzino la sua voce senza dover sembrare scritti alla metà del secolo scorso.

15° posto Achille Lauro – Me ne frego. Per il coraggio, e perché a me sono davvero piaciute le sue performance (lui stesso le ha chiamate così). Intendo, visivamente parlando. Ha mostrato spirito e autoironia, nello stesso contesto in cui altri, per molto meno di quello che hanno detto a lui, si sono adombrati e imbizzarriti come primedonne. Mi è piaciuto molto nel duetto con Annalisa, soprattutto come atteggiamento (lei ha una voce strepitosa). Ha una storia di lavoro, impegno e fatica e non è venuto su “dal niente”. Insomma, l’ho molto rivalutato rispetto all’anno scorso. Certo, poi la canzone non mi è piaciuta granché e comunque bisognerebbe migliorare un po’ il timbro, l’intonazione e la dizione. Ma c’è tempo.

14° posto Elodie – Andromeda: ha una bella voce, e a un primo ascolto la canzone non mi era dispiaciuta, ma nei ritornelli urlati già avevo pensato che Tosca e Irene Grandi sono tutt’altra cosa. Al secondo ascolto non sono riuscita ad arrivare oltre la metà. Mi riservo di ascoltare qualche altro brano, ma poi non so se lo farò. Forse dovrei scambiarla di posto con Lauro, ci ho pensato parecchio.

13° posto Piero Pelù – Gigante: Anche lui, un bel coraggio. A fare il nonno rock, quello un po’ strano, che però alla fine è sempre rimasto sé stesso, nel bene e nel male. Non è il mio genere, non mi è mai piaciuto, ma ho sempre apprezzato questo aspetto. E comunque, il duetto con Bobby Solo è geniale.

12° posto Marco Masini – Il confronto: Niente male la canzone, certo, è un po’ sempre la stessa, lui si interroga sempre molto e questo in fondo è una buona cosa. A ogni canzone, finisce pur sempre per imparare qualcosa di nuovo. Poi non ha una voce “bella” nel senso classico del termine, ma è graffiante al punto giusto (per me), ed è pure (quasi sempre) intonato, che non guasta.

11° posto Le Vibrazioni – Dov’è: Più che altro li ho fatti salire di un paio di posti per via della bella idea di portare il (bravissimo) interprete di lingua dei segni. La voce del cantante, che in molti trovano bellissima, a me personalmente non piace. La canzone non mi ha detto molto, ma devo anche precisare che l’ho sentita una volta sola, e comunque non mi è dispiaciuta. Penso che quasi sicuramente sarà tra quelle che si ascolteranno varie volte in radio nei prossimi mesi, e forse ne guadagnerà. Vedremo.

10° posto Enrico Nigiotti – Baciami adesso. Mi era piaciuto l’anno scorso, anzi, di più; mi è piaciuto anche quest’anno, ma trovo che non abbia ancora fatto il salto di qualità. Ha una voce che potrebbe emozionarmi, e le sue canzoni sono sempre “sul punto di”, ma per me manca sempre qualcosa.

9° posto Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso: Molto bravo, commovente, mi piace il suo stile, nel senso di quell’approccio cortese da gentiluomo d’altri tempi, e anche la sua voce. Credo che dovrebbe ancora trovare una sua personalità più definita, staccarsi un po’ dal padre, anche se mi rendo conto che è difficilissimo – parlo del cantare, ché in altri campi della musica mi risulta che la sua strada l’abbia trovata, e molto bene.

8* posto Michele Zarrillo – Nell’estasi o nel fango: Anche lui, non è proprio l’innovazione fatta persona, ma il mestiere si sente eccome. E’ sempre una garanzia di musica quanto meno gradevole, a volte anche molto di più. Grande esperienza, e poi il fatto di aver portato la cover di quella che è forse la migliore canzone di Fausto Leali (una delle voci più belle di sempre, purtroppo praticamente mai valorizzata come avrebbe dovuto), gli ha fatto guadagnare qualche punto. Inoltre, sono dell’idea che la sua canzone sia una di quelle che possono guadagnare dall’essere ascoltate più volte.

7° posto Anastasio – Rosso di rabbia: che bella la versione di “Spalle al muro” con la PFM. Mi è piaciuta davvero tanto. Devo dire, anche la sua canzone mi è piaciuta parecchio e se non ci fosse stato Rancore, avrebbe meritato ancora di più, e lo dico da tutt’altro che amante del rap, anzi. Se a ventun anni è così, devo dire che promette davvero molto bene, e speriamo che mantenga.

6° posto Pinguini Tattici Nucleari – Ringo Starr: già il nome merita. Poi sono divertentissimi e si divertono (pare) tantissimo. Il medley dei 70 anni era fantastico. Anche nella scelta dei brani da “omaggiare”. A parte che forse la teatralità è superiore alla vocalità, ma comunque mi piace anche come cantano. Credo siano stati giustamente premiati, come gli altri due giunti sul podio, proprio per il loro essere del tutto fuori dai giochi di visibilità, polemiche, pettegolezzi e quant’altro. In realtà sono contentissima che siano arrivati terzi. Solo che io avrei voluto vedere Irene Grandi e Tosca più in alto, e il testo di Rancore l’ho trovato stupendo. Per cui…

5° posto Rancore – Eden: che dire… è straordinariamente bravo, piaccia o meno il genere, a me il suo testo è quello che è piaciuto di gran lunga di più. Vorrei davvero sentirgli cantare una melodia. Sono sicura che “spaccherebbe”. Ha una voce incredibile. E il pianoforte… è il brano che ho ascoltato più volte e l’ho messo al quinto posto, ma forse se l’ascolto ancora un po’, finirò per spostarlo al primo. Edit: giuro, non sapevo che gli avessero dato il premio per il miglior testo, l’ho scoperto dopo aver scritto (e pubblicato) il post, curiosando qui e là. naturalmente, ne sono molto felice.

4° posto Francesco Gabbani – Viceversa: Dai, ha già vinto per la giuria demoscopica e quella popolare, non me ne voglia se lo piazzo “solo” al quarto posto, ma in realtà il secondo era meritatissimo. Da una parte, ha riportato in vita i modi e un tipo di canzone un po’ alla Fred Buscaglione (dici poco); dall’altra parte, si sentono dietro uno spessore, una personalità, una storia e un’esperienza notevoli. Infatti, pare che abbia scritto canzoni bellissime, che mi è decisamente venuta voglia di ascoltare. L’anno scorso non lo avevo apprezzato particolarmente, quest’anno non mi sarebbe dispiaciuto affatto se avesse vinto. Il “Viceversa” ci piace. E solo in pochi potevano permettersi di portare “L’italiano“, una delle vette trash della storia (non solo musicale) italiana, riuscendo a farne un omaggio alla parte italiana migliore (Parmitano compreso) tanto ironico quanto sincero e azzeccato dal punto di vista “comunicativo”. Chapeau, davvero.

3° posto Irene Grandi – Finalmente io. Io questa donna l’adoro. A parte che riesce a essere bellissima semplicemente sorridendo. A parte che ha cantato una canzone che senza forse raggiungere vette di originalità, è comunque una bella canzone, rock e grintosa e sprintosa al punto giusto per un/una circa cinquantenne (età nella quale io mi identifico a pieno titolo), che non ha bisogno né di mascherarsi con mise improbabili, né di strizzarsi in vestiti di quattro taglie più piccoli, né altrimenti di conciarsi in modo da far parlare di sé per altro che non sia la voce e la canzone. E ha, lei sì, tra tutte, una voce con la quale può permettersi di urlare quanto vuole, perché non stona mai, e in realtà non “urla” mai. Alza semplicemente il tono della voce, che resta ricca e piena. La cosa buffa è che molti hanno detto sì, vabbè, certo, con una canzone di Vasco, grande Vasco (e il co-autore Curreri), se solo l’avesse cantata lui… e a me Vasco Rossi, a parte due o tre canzoni, non è mai piaciuto. Se non come autore. Quando gli altri cantano le sue canzoni, io rivaluto lui.

2° posto Diodato – Fai rumore: Secondo solo perché ha già vinto, e meritatamente, secondo me. La canzone forse non era la migliore del Festival, ma comunque mi è piaciuta molto, e poi ho un debole per chi oltre a cantare, le canzoni le scrive. Del resto, ho già fatto un post su di lui, e su quella canzone (Che vita meravigliosa) che non sapevo fosse sua, che non è quella di Sanremo ecc., ma che conferma e amplifica tutto il bene che ne ho pensato la prima volta che ho sentito Fai rumore. Uno che dà l’impressione di non tirarsela per niente, anzi. Con una voce d’angelo, che si rivela altrettanto – e più – emozionalmente intensa quando il volume aumenta. La versione di Ventiquattromila baci l’ho trovata strepitosa, e più per merito suo che di Nina Zilli. E poi diciamocelo, cantare in quel modo sdraiato sulla schiena dei ballerini, senza fare manco un plissé (cit.)… ci vuole una grande voce. Io non sapevo chi fosse, ora che lo so, devo recuperare il tempo perso.

1° posto Tosca – Ho amato tutto. Voce inarrivabile, e la canzone è quella che mi ha emozionato di più. Anche al secondo ascolto (ai successivi vedremo). E anche lei, una di quelle persone che non fa parlare di sé, che non si veste in maniera appariscente (almeno, non abbastanza per me, che non noto come sono vestite le altre donne a meno che non indossino l’equivalente di una scatola di cartone o un abito di eleganza stratosferica), che non mi risulta faccia polemiche, della cui vita privata si sa poco o niente. Arriva, canta magnificamente, ossia, fa il suo mestiere, che non è mica una parolaccia, proprio il contrario; e poi sorride, ringrazia e se ne va. Una vera signora, e credetemi, non lo dico come un complimento sessista. Lo dico esattamente nello stesso modo in cui potrei dire che Diodato è un vero signore, ecco. E francamente, a parte l’intonazione (ho letto con questi occhi un commento in cui si diceva che pretendere l’intonazione dai cantanti oggi è indice di snobismo e intellettualismo becero, che finalmente si guarda ad altre cose… fate conto che qui abbia inserito la faccina con le mani nei capelli), anche questo non guasta.

Che vita meravigliosa – e di una delle pochissime volte in cui il podio di Sanremo e io andiamo (abbastanza) d’accordo

Sai, questa vita mi confonde
Coi suoi baci e le sue onde
Sbatte forte su di me
Vita che ogni giorno mi divori
Mi seduci mi abbandoni
Nelle stanze di un hotel

Tra le cose non fatte per poi non doversi pentire
Le promesse lasciate sfuggire soltanto a metà
Mentre pensi che questo non vivere sia già morire
Chiudi gli occhi lasciando un sospiro alla notte che va

ah, che vita meravigliosa, questa vita dolorosa
seducente miracolosa
Vita che mi spingi in mezzo al mare
mi fai piangere e ballare, come un pazzo insieme a te
e non vorrei mai lasciarti finire,
no, non vorrei mai lasciarti finire...

Sì, questo ragazzo mi piace davvero molto. E poi piace anche a Luca Barbarossa, il che lo farebbe salire nella mia stima anche a occhi e orecchie chiuse. E sì, lo so che non è questa la canzone con cui ha vinto. Ma va bene comunque.