Dr. Jekyll and Mr. Hyde (1931)

Dr. Jekyll and Mr. Hyde   Dr Jekyll and Mr. Hide è uno dei pochissimi libri dell’orrore che io abbia non solo letto, ma anche apprezzato, e moltissimo, davvero moltissimo. probabilmente perché non è tanto un libro dell’orrore, quanto un libro, semplicemente, un bellissimo libro – e non stupisce, se si pensa che è di Stevenson. Ha a che fare con il nostro essere “doppi”, e con l’impossibilità di annullare una parte di sé. Pretendere di essere soltanto “angeli” e di cancellare quegli impulsi che siamo abituati a considerare meno nobili, come la rabbia, il desiderio sessuale e persino l’odio, rischia di portare a conseguenze ben peggiori, come sperimenta a sue spese l’idealista dottor Jekyll, che volendo allontanare da sé per sempre la propria parte meno “pura”, finisce invece per esserne dominato. Questa versione cinematografica del 1931 (se cliccate sul link potete vederla) vede la regia di Rouben Mamoulian ed è considerata una delle migliori (beneficiando forse anche del fatto di essere precedente al famigerato Codice Hays, che a breve avrebbe introdotto regole moralistiche e rigidissime, restando in vigore fino al 1968). Fredric March dipinge con notevole bravura le speranze e il desiderio di integrità morale assoluta del dottore, ma anche i suoi tormenti e l’incapacità, tutto sommato, di essere “umano”, così come l’animalità sfrenata di Hyde, che anche nelle movenze e nell’atteggiamento del corpo rivela la propria natura violenta e crudele. Tuttavia, egli condivide l’assenza del limite con il suo “doppio” Jekyll, portato alla rovina proprio da questo sfasamento rispetto alla realtà.

Tra montagne e fiumi e rocce infuocate…

Tra montagne e fiumi, rocce infuocate e freddi gelidi, fame e sete e inondazioni, lupi, orsi e uccelli e fiori, anche il mio terzo libro (secondo romanzo) sta arrivando al termine e adesso mi aspetta un bel lavoro di revisione. Alla mia fanciulla, alla quale sono molto affezionata, ho regalato una storia d’amore preziosa, di quelle che nutrono. Dopotutto se la merita. Per il momento scrivere migliora la mia vita e questo è quello che conta, quanto a pubblicare, vedremo, forse mi deciderò a farlo da me, anche se non sono del tutto convinta… ma intanto almeno qualcuno leggerebbe…

#Film 1930: The Canary Murder Case, All Quiet on the Western Front, Hell’s Angels, The Blue Angel

Il 1930 era un anno cupo in Europa, ma anche negli USA non si scherzava, l’America sembrava anzi in quell’epoca, attraverso i film, mettere il dito tanto sulle proprie piaghe (vedi Piccolo Cesare) quanto su quelle europee, senza risparmiarsi in negatività. Di questi primi quattro film ho visto per intero solo The Canary Murder Case, perché ho amato molto Philo Vance e mi piace William Powell. Gli altri non sono riuscita a reggerli fino in fondo. L’angelo azzurro (ultimo film tedesco con Sternberg regista e M. Dietrich come attrice prima che entrambi approdassero in America, peraltro continuando a lavorare insieme), in realtà l’avevo visto da ragazza, quando forse le capacità di sopportazione sono maggiori. A una certa età uno comincia a pensare che quello che si fa nel tempo libero dev’essere un piacere, e non un dovere, per cui il “questo va visto assolutamente” non funziona più. Però mi sembra giusto segnalare che All Quiet on the Western Front (Niente di nuovo sul fronte occidentale,  dal romanzo di Remarque) fa parte di questa categoria (sempre da ragazzina avevo visto un’altra versione che mi era piaciuta molto). Hell’s Angels, invece, si può guardare, volendo, per le scene aeree, che erano, dopotutto, lo scopo principale per cui Howard Hughes aveva fatto il film. La storia fa piangere, e non in senso buono. Peccato, perché dopotutto lo spunto poteva essere usato in modo molto più interessante. A parte il solito amore per la stessa donna (Jean Harlow), i due fratelli in guerra, uno convinto e l’altro riluttante, e l’amicizia con un ragazzo tedesco che si troveranno poi ad affrontare come nemico al fronte, se non fossero lasciati lì senza costrutto, avrebbero potuto suscitare ben altre questioni. Per quanto mi riguarda, almeno fino a metà del film, trovo che il “fratello egoista”, che pensa a godersi la vita e non ha nessuna voglia di andare a farsi ammazzare in una guerra che nessuno di loro voleva, mi sembra decisamente migliore del “fratello bravo e probo”, che a parte essere noioso come uno sciame di mosche d’estate, sembra anche uno di quei tipi detestabili convinti che solo per loro le leggi della Morale non abbiano segreti, e che se ne vanno in giro insegnando agli altri come devono vivere (magari ammazzandoli pure, se non si adeguano).

Credo però che Piccolo Cesare valga un post a sé stante. Ho grandi aspettative e spero di non restare delusa.

Un passo alla volta

Il mio tesoro sta meglio, lo sento cantare e anche il mio cuore canta.

Tu torni a mancarmi, ed è una mancanza buona, una di quelle cose che dicono che il resto va bene, e allora posso dedicarmi alle mie malinconie, alle mie nostalgie poetiche. Scrivere, e attenuare il mio desiderio di libertà infinita trasformandolo in altro. L’amore è durissimo da scrivere, ma è per questo che prendendosi cura delle parole, ci si prende cura anche di altro.

Sfogo

Sono esausta, distrutta, non ne posso più. Non riesco a scrivere, a leggere, e l’amore che mi ha sostenuto anche nei momenti peggiori (tutti i tipi di amore, vicino e lontano) ora non serve proprio a niente. Devo fare qualcosa, so che insieme potremmo uscirne, ma ognuno deve fare il suo pezzo, altrimenti rischiamo davvero troppo, la posta in gioco è altissima e io sono davvero al limite.

#Film del ’29 – The Skeleton Dance e Mickey Mouse – The Haunted House.

Siamo tornati oggi da New Orleans, luogo del Voodoo Festival, che estende le celebrazioni di halloween a una settimana almeno. Non ce la faccio a scrivere quasi niente, però. Bel viaggio, ma ve ne parlerò nei prossimi giorni. Per adesso vi lascio i primi due cartoni di Walt Disney, 1929, The Skeleton DanceMickey Mouse – the Haunted House, visto che tra l’altro sono in tema con il periodo.