Due horror anni ’20

Sto provando a guardare Nosferatu di F.W. Murnau un film molto noto del 1922. Nello stesso anno dovrei poi passare a Dr. Mabuse di Fritz Lang, un altro caposaldo del cinema horror. Non garantisco che riuscirò a finirli, penso stasera di riuscirci con Nosferatu, al momento è inquietante ma non particolarmente spaventoso. Vi saprò dire, spero che non mi vengano gli incubi, non amo il genere ma nella mia personale ricostruzione di una storia del cinema che abbia qualche significato, non potevano mancare. Almeno come tentativo… Direi che il problema qui non è tanto il mio terrore dei vampiri, quanto quello dell’espressionismo tedesco!

#Robin’s Monday – Piccole Gemme – l’incontro con Koko

Koko è una gorilla femmina, diventata famosissima in America per essersi presa cura di un gattino e, soprattutto, per la sua capacità di esprimersi in una lingua dei segni che pur non essendo la stessa di quella umana, consente una comunicazione di livello molto più alto di quella normalmente possibile con altri primati della sua specie. Secondo la sua istruttrice, Koko, alla quale è stata insegnato anche l’inglese, conosce circa 2000 parole oltre ai segni e benché le sue capacità siano discusse, mostra una coerenza tra le sue azioni e i segni che utilizza. Inoltre, ha dimostrato una certa capacità di pensiero astratto, essendo in grado di ricordare e di riferirsi a oggetti che non erano presenti, e ha passato il test dello specchio, essendosi riconosciuta. Ha passato la vita nello zoo di San Francisco e un giorno del 2001 Robin è stato invitato a conoscerla. Ne è nata una lunga conversazione, un impegno ancora maggiore per l’ambiente e la salvaguardia delle specie (temi sui quali Robin era sempre stato sensibile del resto) e un’amicizia talmente duratura che Koko ha mostrato emozioni molto evidenti alla notizia della morte dell’uomo che diversi anni prima era riuscito a farla sorridere per la prima volta in sei mesi, dopo la morte del suo compagno Michael.

Il prezzo

Ho letto nei giorni scorsi scritti di diverse persone che si dicevano incazzate. Qui meno che su FB, immagino (su FB ci bazzico abbastanza poco e certo non per questo tipo di argomenti), ma comunque. Beh lo sono anch’io. Moltissimo. Oggi avevo le lacrime agli occhi dalla rabbia. Quando qualcuno blatera di guerra io mi incazzo. Quando qualcuno proclama che siamo in guerra perché ci sono già state centinaia di morti in Europa occidentale (di fatto, 352 dal 2010 a oggi, quasi 600 solo se contiamo gli attentati di Madrid e Londra del 2004 e 2005; il 2004 peraltro è stato l’anno con meno attentati, il record “spettando” al 1979, con 993 episodi; insomma, non è che un tempo vivessero nel migliore dei mondi possibili), io mi incazzo di più. Potrei forse non avercela contro chi nega il valore della vita? Non essere incazzata con chi cerca pretesti in ogni dove per la sua smania di autodistruzione e il suo istinto di morte? Con chi spaventa a tal punto le persone da far andare nel panico un’intera folla per (a quanto ho capito) un petardo? Però bisogna rispettarli, i morti. Quando siamo coinvolti personalmente, o sono coinvolti i nostri figli, le reazioni “forti” sono sicuramente comprensibili, nell’immediato. Poi si riflette. Vittime del terrorismo in Iraq nel solo 2014: 9929; segue la Nigeria con 7512. Cioè, un solo paese (etichettato indifferenziatamente come “terrorista”) ha avuto in un anno 16,5 volte il numero dei morti di tutta l’Europa occidentale in 12 anni. Naturalmente, molti erano bambini, come sempre. Figli nostri. Di tutti, della Terra. Contro chi la facciamo la guerra? Chi è il nostro nemico? Vogliamo definitivamente radere al suolo interi Paesi con i loro abitanti? Dice: ma i terroristi sono spietati, dobbiamo ripagarli nello stesso modo, ci minacciano nei nostri valori. Cioè, intendiamo fare esattamente quelle cose per cui consideriamo (giustamente) i terroristi degli assassini. Colpire, senza badare a dove finiscono i colpi. Civili? Persone che hanno perso parenti uccisi dai terroristi? Ma sì, che importa, lo fanno anche “loro”, no? Difendiamo i nostri valori cancellandoli, schiacciandoli e danzando sulle rovine fumanti. Wow.

Non mi è mai piaciuta la matematica, è fredda, ma qualche numero lasciatemelo dare ancora: in Italia (Italia soltanto, non Europa) i morti per incidenti stradali sono stati, nel solo 2015, oltre 1400. Quei morti però non ci distraggono mentre a poco a poco ci lasciamo portar via i diritti con la scusa della sicurezza.

Prima guerra mondiale, tra quindici e sessantacinque milioni di morti (una stima precisa è impossibile). Molti civili. Innumerevoli soldati, che sarebbero stati nostri figli, se fossimo stati madri e padri a quel tempo. Sono i nostri bisnonni, i nostri nonni, i nostri padri, i nostri fratelli, i nostri figli. Seconda guerra mondiale, 54 milioni di morti, con il numero dei civili (30 milioni) che supera quello dei militari. Chi la vuole fare questa guerra? Io no. Io spero che se mai dovesse vincere questo opposto fanatismo, i miei figli non combattano. Vi dirò una cosa (visto che tra l’altro oggi, come ogni lunedì, per me è “Robin’s Monday” e forse dopo posterò qualche cosa di più dedicato): quando molti dei conservatori (americani e non solo) stavano lì al sicuro a casetta a chiacchierare di muri e di cacciare la gente oltreconfine e di difendere “i nostri valori” bombardando e torturando, e chiamavano i liberal vigliacchi e antiamericani, un noto liberal come Robin Williams, ostile da sempre a ogni guerra, autore di molte battaglie contro la lobby delle armi, diventava famoso anche come “il comico amato dai militari” andando svariate volte a portare sollievo ai soldati in Iraq, Afghanistan, Bahrein e altri teatri di guerra, perché essere contro la guerra non significa certo essere contro i soldati. Anzi. Rischiando in prima persona come non so quanti di quelli che oggi definiscono gli altri “buonisti” come se fosse un insulto abbiano fatto. A volte penso a quale immensa fortuna è per me essere in condizione di provare ammirazione per questo tipo di uomini. Perché essere pacifisti quando tutto è tranquillo è facile e sono capaci tutti. Ma amare la pace quando è sotto attacco e in pericolo è molto più difficile. Non venitemi, per favore, a dire che chi propone soluzioni violente è controcorrente e fuori dal coro, come se non fossero queste che hanno portato solo morte e dolore dall’inizio del mondo, senza che mai le si bollasse finalmente e una volta per tutte come la stronzata che sono. Per odiare le guerre e amare le persone, soldati compresi, al punto da smettere di farne dei simboli e farne davvero figli e fratelli, nostra carne e sangue, per quello sì, ci vogliono le palle. Essere buoni costa. Ma siamo proprio sicuri che essere cattivi (lasciare che gli altri ci facciano diventare cattivi, se preferite) non abbia poi alla fine un prezzo molto più alto?

P.S.: i dati sugli incidenti stradali sono presi da qui: https://www.istat.it/it/archivio/189322

quelli sul terrorismo da quiqui e qui

SABATOBLOGGER 55 – I blog che seguo

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Un cielo vispo di stelle (Paolo): Come tanti, sottrae tempo ad altro per dedicarsi alle sue vere passioni. Fra queste la letteratura.
Scrivere per lui è “prima di tutto un atto necessario. Il quale può anche trasformarsi in una forma di piacere che, come ogni altra, richiede una commisurata dose di narcisismo, fatica e dedizione”.  Paolo ha stampato alcune opere in self-publishing ma prima di cercare un editore vuole avere qualcosa per cui valga le pena di “investire tempo e fatica”. Il che mi sembra indice di quella modestia “buona” che implica la cura e anche il legittimo orgoglio (in prospettiva) per qualcosa a cui si pensa di dedicare il meglio di sé, prima di esporsi a pareri professionali e al grande pubblico. Per quel che può valere, a me piace molto come scrive e trovo interessanti i temi degli scritti stampati finora, dalla solitudine di chi “entra in se stesso” e così facendo inevitabilmente si estrania dal mondo, alla nostalgia, il senso di incompletezza, fino all’amore inteso come “quello che della vita pare essere, se non l’unico, il più autentico assertore”. Le poesie sono tutte riunite in una categoria, ma ho voluto inserirle perché mi sembrano molto belle, a me personalmente basterebbero questi versi, in cui in larga misura mi riconosco: “Scrivo e non mi raggiungo, non sfioro le parole / che di te sulla pelle mi dicono“. Déjeuner sur l’herbe è invece un racconto. L’incontro tra un ex fotografo, che della professione ha mantenuto l’abitudine a osservare senza farsi vedere, e una ragazza dai modi, dal viso e dalla figura molto particolari, un volto “i cui difetti erano tenuti insieme da uno sguardo“. Una ragazza che sembra averlo osservato per tanto tempo come avrebbe dovuto fare lui, senza farsi notare, e che “Affermando la propria esistenza (…) rivelava al mondo quella di lui“. Orrido, infine, è una riflessione che sembra in qualche modo dettata dalla strada che si percorre, da ogni sua curva, dalle sue fratture, gli sbocchi, l’acqua, le pietre, le paure che si fanno tutt’uno.

Parole d’ottobre (Juana R.) Finita a Londra per sua decisione, a Manchester per uno scherzo del Karma, che forse potrebbe anche essersi rivelato, alla fine, “il bacio in fronte della Vita”, Juana ha pubblicato nel 2007 Vita di Coppia, ovvero “184 pagine su una coppia di pazzi esauriti”, e da allora oltre a scrivere, “clima inglese permettendo”, esplora il suo Paese d’adozione, o prova a trovare angoli fotografabili di Manchester, o si infila in qualche bookclub. Scrive cose serie, poesie, o cose più rilassanti. Ha imparato, conclude, “ad essere mutevole quanto il clima che c’è fuori dalle finestre”. Scrivere significa tante cose per Juana: è un po’ come prendere una medicina. “Una liberazione, un mezzo per sfogare i propri sentimenti”. “Riversare in parole questo fluido emotivo, plasmandolo ai ritmi delle storie, sfruttandolo per fortificarle, ampliarle, renderle più vere e vive e reali, lascia smarriti ed esausti e increduli”. Ciò che è infine uscito da noi sotto questa pressione dovrà essere poi riletto, rivisto, migliorato fino a che saremo infine “diversi, rigenerati, appagati”, perché in quello che abbiamo “scritto sotto la spinta dell’esasperazione e dell’ispirazione” ci sono pezzi di noi, forse le parti migliori, quella creatività a cui possiamo dare spazio, se vogliamo. E infatti, per esempio, come si può voler diventare uno scrittore e poi non farlo? Dev’essere un desiderio inarrestabile, una tale passione da poter stare in piedi metù della notte e poi ricominciare la giornata come se nulla fosse, pur di non rinunciare. La traccia di chi non c’è più è invece un bello scritto sugli incontri, sulla perdita e sui piccoli ricordi che sono, appunto, tracce delle altre persone che ci restano dentro. Mentre con Vivi come non lo sono mai stati torniamo a parlare di letteratura, di scrittura e di quanto “sentiamo” ciò che “sentono” i nostri personaggi, quanto ci immedesimiamo in loro al punto da non sapere più qual è il confine (oh sì, ne so decisamente qualcosa).

Idee in movimento Già solo per la scelta della frase che rappresenta il blog, non avrei potuto non seguirla. Un’idea improvvisa, senza necessariamente una spiegazione, se non la voglia di parlare di qualcosa, non importa sapere prima di che cosa: “cose serie e meno serie, passioni e idee, frivolezze e pensieri profondi”; senza tempi, regole o temi particolari “se non io, me stessa, cosa passa per la mia testa”. Troiverete dunque post dedicati, in una categoria intitolata semplicemente “A…”, dedicati di solito non a una persona specifica, ma a chi si trova in una particolare situazione, che sia la solitudine, la tristezza, un terremoto; oppure a tutta l’umanità. Poi ci sono gli articoli dedicati ai viaggi, e ho scelto questo perché sebbene il “mio” posto del cuore non sia (più) Londra, le sensazioni incredibili che dà il luogo che il nostro cuore ha scelto per noi le conosco molto bene e Tabita le descrive perfettamente. Tra le recensioni ho scelto invece La vita segreta delle api perché l’avevo letto anch’io e anche a me era piaciuto. L’ultimo articolo che propongo è una fiaba che forse spiega anche un po’ il nome che l’autrice del blog ha scelto per sé, Ali di farfalla.

Lady Nadia  Lady Nadia, libraia da sempre adora leggere, scrivere, vendere i libri. Prende spunto da personaggi o fatti del quotidiano e li trasforma in racconti o poesie. Le categorie del blog comprendono tra l’altro i “racconti di vita”, ma la vita è ovunque, nell’osservazione di piccoli gesti, di rapporti, di persone e cose che poi acquistano un’esistenza diversa, diventano parte di un mondo letterario senza perdere nulla della loro realtà. Lei è, più che un racconto, la descrizione di un personaggio, una donna che è come vetro, come uno di quei fiaschi antichi, scuri e spessi tanto da non poter vedere ciò che contenevano, e distribuisce una bevanda che può essere veleno, medicina o pozione, più pericolosa e inebriante di qualunque vino. Bungee Jumping Rewind è ciò che accade quando alla fine segue l’inizio di un’altra, è un inno di libertà. Trovate anche racconti noir, fantascienza (categoria “nel futuro”), un poco di magia, ma l’ultimo suggerimento che vi do è questa Leggenda del dragone perché ha il sapore di quelle storie antiche in cui il piccolo che cerca una vita fuori dai confini paga un prezzo alto, ma acquista il diritto al ricordo per tanto, tanto tempo.

Arte&Cultura (Pietro Barnabé) Un blog molto particolare, nato per condividere la passione e il mestiere dell’autore, “Restauratore artigiano di: opere d’arte, arredi lignei fissi e mobili, materiale lapideo anche decorato e dipinto, materiale etnografico”. Da lì quindi ha origine una serie di articoli dedicati proprio al restauro, volti da una parte a dare informazioni ai lavoratori del settore su concorsi, nuove normative, ecc.; dall’altro a diffondere conoscenze quanto meno di base tra i “non addetti ai lavori”, come ad esempio questo Materiale etnografico – Definizione, che è parte della categoria “Laboratorio di restauro”. Non mancano le notizie sulle mostre, come questa che ho scelto per motivi del tutto campanilistici, perché si svolge a Genova: Animali, miti poesia: l’eleganza di Sinibaldo Scorza, purtroppo solo fino a domani 4 giugno (a Palazzo della Meridiana, se qualcuno si trovasse qui e fosse interessato). Altri post riguardano invece l’economia e la politica (non solo in rapporto all’arte). Come terzo post però ho preferito proporre ancora qualcosa di strettamente artistico, e sia pure insolito: la citazione di un articolo che tratta di opere realizzate da un artista filippino con la tecnica della “lente su legno“, andate a vederle perché sono belle davvero!

La cupa voliera del Conte Gracula Daniele dice che dietro l’inquietante maschera del Conte Gracula, si nasconde un “innocuo tizio nella media”. Sennonché, immediatamente dopo confessa di avere un carattere un po’ alieno in quanto “sardo da parte dei genitori, rettiliano da parte della vasca di clonazione” (e infatti sì, è noto che tutti gli innocui tizi nella media devono in parte il loro patrimonio genetico a una vasca di clonazione rettiliana). Comunque niente paura, il blog è protetto contro i mostri lovecraftiani!

Appassionato di storie “da quando ha memoria di essere vivo”, con una preferenza per i giochi di ruolo, quando riescono come si deve (del resto cerca anche di creali da sé) e le storie di genere fantastico: horror, fantascienza, fantasy e loro sottogeneri. Ben poco della “letteratura” che si studia a scuola, quasi solo le opere classificate come “realismo magico”, dato che hanno “un tocco di fantastico”. Qui si potrebbe pensare che ci sia poco in comune, se non fosse per: 1) l’amore per le storie (diversi i mezzi, diversi i generi, identica la passione); 2) lo studio della mitologia, delle leggende, del folklore (meno quello delle religioni del mondo, ma mi interessano comunque); 3) il dilettarsi come scrittore; 4) last but not least, il blog mi ha immediatamente quanto irrazionalmente conquistata (direi quasi “lovecraftianamente”, se conoscessi Lovecraft a sufficienza) benché non sappia un’acca di giochi di ruolo (ok, ho una passione preventiva per Zelda, ma questo è un discorso a parte), e pochissimo di più di fantascienza, horror, fantasy e sottogeneri. che volete che vi dica, di questo blog mi piacciono pure i titoli e il post sui cookies (nonché il banner). Tra le recensioni dei film ho scelto Descendants perché le stroncature, anche per me che non sono (quasi) capace di farne, sono più divertenti delle critiche positiveramica sulle mie passioni. I petalosi fiori del male è invece un accorato appello a non creare bagarre stupide perché amare una lingua non significa chiuderla in una riserva per specie protette in via di estinzione. O come in modo più erudito si esprime Daniele “Le lingue cambiano, come cambiano le persone che le parlano e scrivono. Panta rei, take it easy! e Carpe diem, trote gnam!”. bellissimo poi questo confronto tra due “Gemelli diversi”:  Castelli erranti a confronto. Ho amato tantissimo il Castello errante di Howl di Miyazaki, non ho letto il libro e non so se lo farò, ma l’analisi comparatistica è godibilissima e molto interessante!

Buon viaggio tra i blog, a sabato prossimo!

SALONE DI TORINO

Ieri sono stata al Salone. Mariangela di Nuvole sparse tra le dita è stata così gentile da invitarmi a una informale chiacchierata con i suoi studenti riguardo alla traduzione, che è il mio mestiere. Lì abbiamo anche incontrato Dora di Almeno tu, che ha presentato il suo libro in cui tratta dell’abuso sui minori. Per inciso, pur non avendolo ancora letto, sono sicura, per come scrive lei, che sia un libro delicato, ben scritto, intimo e personale ma al tempo stesso una storia che può riguardare tutti da vicino.

Ne ho approfittato naturalmente per farmi un giro tra gli stand e ho fatto provviste, non per l’inverno, in questo caso, ma per l’estate, stagione nella quale conto di recuperare dopo un periodo in cui ho letto meno per varie ragioni. Non ho visto tutto ma ho visto cose belle. Per prima Bianco e Nero, una casa editrice dedicata a chi ha difficoltà a leggere (per dislessia ma non solo). Ho trovato i libri adattati in una maniera non semplicistica, una buona attenzione a stile e contenuti, e ne ho presi cinque tra quelli che ho più amato ma ne avrei presi molti di più. C’è anche il CD e questo è un aspetto importante che può invogliare chi, come mio figlio grande, ama le storie ma fa davvero fatica con libri voluminosi e magari tradotti in maniera non attualissima. Dettaglio non da poco, il carattere leggibilissimo.

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Racconti è, come dice il nome, una casa editrice specializzata in short stories, con uno splendido catalogo, per essere nata solo da un anno. Io ho preso questo

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ma ancora una volta, mi sono (molto) limitata! L’ho quasi finito e mi piace moltissimo, ne farò una recensione a parte.

Lascio per ultima la casa editrice che più mi ha colpita favorevolmente, Fazi. Naturalmente già la conoscevo, ma principalmente per i noir, genere che di solito non è il mio; in realtà hanno molti interessi e l’impressione è che di qualunque cosa si occupino, tirino fuori gioielli inestimabili. Avrei davvero comprato tutto. Non l’ho fatto, ma ho comprato parecchio, diciamo. E la breve chiacchierata che ho fatto allo stand ha confermato una passione vera e palpabile che diventa conoscenza approfondita dei libri che scelgono di pubblicare, amati e curati con affetto.

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Non sono una bellezza?

La leggerezza dell’infinito

Due giorni splendidi, con un gruppo che amo moltissimo. È un gruppo di “psicoterapia avanzata”, nel senso che siamo tutte persone che hanno finito la terapia ma affiniamo i nostri strumenti incontrandoci e lavorando insieme 4-5 volte l’anno. Ne esco ogni volta più forte e questa è stata particolarmente intensa. Emozioni, colori, il mio amatissimo mare, ricordi, sensazioni presenti e una porta aperta sul futuro, dietro la quale ho visto, per la prima volta con questa chiarezza, che quello che voglio è prima di tutto scrivere, o forse, anzi, solo scrivere. Ho avuto un senso fortissimo di morte e rinascita, qualcosa che mi ha coinvolta completamente, mi sono sentita come se fossi immersa nel mare e avessi il mare dentro di me, tutto il mio corpo era mare, e si è perso e ritrovato sull’onda di un fremito vitale, di una tale dolcezza e bellezza da stordire. Davvero non ho più paura. Sono io. Sono l’ala dell’aereo che si muoveva nel mio presente, e il cielo in cui volava, sono piena di amore e passione, di tenerezza ed energia, ho finalmente riconosciuto la mia capacità di scompigliare, riprendermi in mano la mia scintilla di follia, a cui tengo tanto, il gioco, la leggerezza dell’infinito. Sono io e sono in movimento, e amo così tanto esserci che neanche io sapevo fino in fondo quanto.

SABATOBLOGGER 54 – I blog che seguo

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Luoghi d’autore Web Magazine di viaggi e cultura a cura di Emanuela Riverso, come si legge nella presentazione, esplora il rapporto tra l’autore e il luogo che sceglie come “suo”, non necessariamente quello dove è nato, può esservi anche giunto per caso, ma è quello dove si crea un legame con ciò che scrive. Si racconta, insomma, l’Arte del Viaggiare sfogliando le pagine di un libro, curiosando fra piccoli e grandi eventi, catturando immagini e descrivendo i rifugi del viaggiare, storiche dimore o accoglienti locande, quei luoghi di incanto che completano le suggestioni di un viaggio”. Sapete quanto io ami i viaggi, in senso stretto e in senso ampio (beh, non per nulla sono una viandante, sia pure intempestiva), e dunque anche chi ne parla, li racconta, segue un sogno proprio o altrui o la traccia di un artista amato ripercorrendo i suoi luoghi. Visto che è ancora in corso, vi propongo dunque questa manifestazione, “AUTORI DI OGGI. CAPOLAVORI DI IERI” – EDOARDO ALBINATI E LE AVVENTURE DI PINOCCHIO, che si svolge nelle Ville medicee di Poggio a Caiano e Artimino (Firenze) fino al 27 maggio prossimo. Altra cosa interessante, questa Guida alla letteratura britannica, che suggerisce luoghi e itinerari legati ai grandi autori del Regno Unito. infine, il festival che ogni anno si svolge a Odense, dedicato al mio amato H.C. Andersen.

Sirena Guerriglia (Lorella Ronconi) soffre di pseudoacondroplasia-poliepifisaria, e anche dopo aver superato un delicatissimo intervento chirurgico che la ha salvato la vita, è costretta per molto tempo a letto a causa dei dolori che le sue condizioni le provocano. Nel tempo si è dedicata a molte attività, sia di impegno civile (conducendo una battaglia senza fine per l’abolizione delle barriere architettoniche con moltissimi riconoscimenti anche di grande importanza), sia artistiche. In questo campo in particolare ha iniziato con la pittura, anche su stoffa, ma avendo dovuto abbandonarla per l’aggravarsi della malattia, ha iniziato a esprimersi attraverso la poesia e la scrittura in genere. Per quanto riguarda le barriere architettoniche, ad esempio, potete trovare un approfondimento qui, con una particolareggiata descrizione della disciplina legislativa (purtroppo con norme non sempre applicate poi nella pratica); tra le poesie questa Io ruoto, in un mondo fatto di passi, esprime tutta la sofferenza e il desiderio impossibile di libertà, ma anche la determinazione di chi comunque non si ferma. Anche se, rispetto a questa poesia, l’autrice osserva che appartiene a un passato in cui ancora si “ripiegava sulla sua condizione”. Avendo ritrovato ancora più forza e autostima e cambiato pelle, dice, ora “guizza”: è diventata una Sirena che “nuota e si muove in energica sintonia con il suo mondo”; e combattiva (da cui “Guerriglia”) per l’uguaglianza dei diritti nell’unicità di ciascuno. Sabbia infine è una canzone di Paolo Mari dedicata a chi combatte contro la malattia.

Trip or trek Un blog di viaggi, anzi, di “grandi avventure nate da piccoli passi”, creato da Sara. Viaggi veri e propri, naturalmente: Africa, Asia, Medio Oriente, Europa, ma anche Italia, comprese le destinazioni che si possono visitare anche in un solo giorno, perché non dimentichiamo che viaggiare non richiede necessariamente la distanza, basta essere disposti ad allontanarsi da ciò che è solito. anche solo col cuore o con lo sguardo. Non mancano gli appuntamenti settimanali, con eventi che possono costituire altrettante scuse per muoversi. Ci sono anche le novità più interessanti e le idee più curiose (alcune davvero geniali) nella categoria “accessori da viaggio”. Sappiamo poi anche che uno dei modi più affascinanti (e più economici, se vogliamo) per girare il mondo è anche la musica, come ci ricorda Sara in questo post, appunto il mondo in musica. Ma il clou del blog naturalmente sono i luoghi, tutti speciali, da quelli più “esotici” come il Myanmar (o ex Birmania), a quelli Europei, più o meno classici, dove comunque puoi trovare (ovviamente) l’inaspettato ad esempio visitando una meta poco gettonata come Bratislava, in Slovacchia. E poi come accennavo l’Italia, tra borghi medievali, fossili, ciminiere, terme e persino canyon.

Ma Bohème (Primula): Francesca, ma per tutti Primula, appunto, un nome primaverile per una nascita all’inizio della primavera. Laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne, insegnante di Lingua e Letteratura Francese, appassionata del suo lavoro e della sua materia, ma anche della lettura in genere, “dalla poesia al romanzo, dalla politica alla cronaca” e della scrittura. Il suo blog lo descrive come “un susseguirsi di riflessioni suggerite dalle mie letture e dalle sollecitazioni della vita quotidiana: cronaca, attualità politica, incontri, esperienze… e mi avventuro proprio come una bohémienne”. Se potesse scegliere un’epoca del passato in cui vivere sarebbe quindi quella: “il periodo della Belle Epoque a Parigi tra dandy, bohémiens, caffè letterari, pittori”. Viene fuori, anche da altri post, il ritratto di una persona che ama stare in mezzo agli altri, parlare (oh, come capisco la loquacità!), leale, “dalle mani bucate” (eh!) e nel complesso molto realizzata, serena, attenta (agli altrui sentimenti, intendo), una persona con cui – mi viene da dire – si tocca con mano quanto la vita dia (anche) cose buone. A saperle vedere, naturalmente. Ha scritto un libro che devo assolutamente leggere, già dal titolo (Le radici dell’anima) ma più ancora per il tema e il contenuto. Vi propongo Spazio e armonia, riflessioni a partire dalla poesia Le visage de la paix di Paul Éluard, anzi “29 pennellate di parole” accompagnate dalle illustrazioni di Picasso; L’arte dei liutai a Cremona e L’esperienza del dolore, recensione di un libro, Il bambino al cobalto, che parla di amore per la vita e voglia di fuga in una situazione difficilissima di malattia, perché sono d’accordo con Primula, di certi argomenti occorrerebbe parlarne con calma e non sull’onda di fatti di cronaca.

Buona domenica, buon viaggio tra i blog e a sabato prossimo!