Una sensazione fantastica

È forse la prima volta che un racconto si forma nella mia mente quasi tutto direttamente in inglese, la mia lingua padre, quella che coltivo ogni giorno e in cui penso e sogno così di rado. Così questa volta ho dovuto tradurlo in italiano. Quale che sia il risultato, è una sensazione fantastica. E poi, solo dopo aver scritto il racconto, e aver deciso il titolo, ho scoperto questa canzone che non conoscevo. Intitolata nello stesso modo, e con un mood così simile…

It’s the first time a story comes to my mind almost entirely in English, my father tongue, the language I’ve been nurturing every day for ages and in which I rarely dream and think, though; so this time I had to translate it into Italian. Whatever the result, it’s an amazing feeling. And then, after I’d finished the story and decided its title, I’ve found out this song. With the same title, and with such a similar mood

Neither the beginning, nor the end

P.s. tra poco posterò il racconto in italiano

Non abbastanza

Io amo. Amo moltissimo. A volte più i personaggi delle persone reali, più le persone lontane di quelle vicine, più i morti dei vivi. A volte, le persone reali, vive e vicine le amo tanto da vederle a fondo, averne rabbia e paura e amarle lo stesso, tanto che non mi sembra nemmeno abbastanza. Amo le loro ginocchia e le mani, le loro bugie, le loro impressioni sbagliate, le sbucciature, le ferite e il sangue, i loro ritorni e le ripartenze, e la voglia di viaggiare più ancora dei viaggi. Amo le righe, e le letture tra le righe, i percorsi a zigzag, gli scarabocchi, le crêuze (molto più delle strade). Amo le caviglie, specialmente quelle un tempo avvolte da catene saldate a sfere di piombo, le palle al piede, e i segni che portano le persone che si sono liberate. Amo le persone e le loro storie, le dita, le ossa, le vigilie dei compleanni, le cosce tremanti e rannicchiate per l’orrore di qualcosa, che forse è solo un brutto sogno, forse no. Le fughe, le note musicali, i segreti di Pulcinella, le cose che non vanno dette e i pensieri colpevoli, i tralci di vite, i rami di alloro e gli alberi sacri della vita e della conoscenza. Le mele, il chiasso, i figli e i loro silenzi duri, i loro abbracci favolosi e pieni d’incertezza, le persone incontrate per caso, i giardini inglesi, le piogge ininterrotte, gli oggetti aggiustati alla meno peggio e le rotture irreparabili. Gli screzi, le screziature, gli urli liberatori, i gesti teatrali e le scene melodrammatiche, le foto in bianco e nero, le stoffe, le passeggiate a mare, le creature solitarie. Amo le persone e le loro voglie insoddisfatte, i loro capelli, i gomiti e i soffitti delle loro stanze, le soglie delle porte, le tessere dei mosaici e le pietre da coastruzione. Amo moltissimo. Infatti non è abbastanza.