Di nuovo in cammino

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Polvere di fata, pensieri felici (che ci sono), ma come ti dicevo, anche quando le ali non le trovo, in qualche modo, presto o tardi, riesco a volare lo stesso. La “nostra” creatura forse non vola, ma si muove, ed è così che deve essere, di solito, come ben sapevi, se la strada è in salita è probabile che sia quella giusta, le strade troppo facili fanno anche più presto a smarrirsi.

Come sempre, quando parte del mondo intorno va in pezzi (sì, parlo per esempio di Mogadiscio, e non solo), vivere, sentendo dentro tutta la forza dell’immaginazione, dei pensieri, dell’amore, dei desideri, e delle azioni che vengono dai desideri, è la sola risposta che conosco.

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Pienezza

È venerdì 13 e sto pensando che sono davvero molto fortunata. Magari domani non mi sentirò così, ma penso sia importante scriverlo, fotografare questa sensazione, che c’è nonostante certe fatiche anche abbastanza pesanti, ma che sono ampiamente ripagate.

Sono fortunata perché le mie scelte mi rispecchiano, in fondo è sempre stato così, anche quando poi, nel tempo, sono cambiata. Alcune cose non le rifarei, ma quando le ho fatte, era giusto così. Ho dei rimpianti, non credo sia possibile non averne neanche uno; ma sono molto dentro a quello che ho, a quello che faccio. La mia famiglia, la mia scrittura, e molto di tutto il resto. La sensazione di quando finisco qualcosa di importante, qualcosa che mi coinvolge davvero molto. Quel vuoto che non è un vuoto, ma attesa e vortice, seguito immediatamente dal senso di pienezza, dall’intensità che precede un’altra storia, un altro pezzo di strada.

Solitudini

Perché è così dura stare vicino alle persone che ami nei momenti difficili? Perché quando la sofferenza è più forte tendiamo a respingere tutti, fino a crearci il deserto intorno? Perché si crede a volte che autonomia significhi combattere da soli e non aver bisogno di nessuno? Dimmelo tu, mio amato, che lo hai scoperto sulla tua pelle e hai saputo parlarne, non da esperto o terapeuta, ma da uomo. Ho nel cuore le tue parole sulla solitudine, quella cercata, voluta, preziosissima e irrinunciabile, e quella subita, che resta in scie di dolore e non si cancella mai davvero, ma a cui puoi attingere per rendere la tua vita e quella degli altri più intensa e vera.

Musica

Quanto male, quanto bene fa scrivere di te, e rileggere quello che ho scritto, perdermi e ritrovarmi ancora infinite volte. La mia impazienza, però, fa rumore. Quando tutto il resto tace, sento solo lo scalpitare di una smania inutile, da cui non nascono parole, ma un frastuono taciturno, un  silenzio fragoroso. Ho bisogno di ritrovare la tua musica.

SABATOBLOGGER 56 – I blog che seguo

Avvocatolo Beh, è un piacere che sia arrivato il momento di presentare il blog di Avvocatolo in questa rubrica, appena rientrata dopo la (lunga) pausa estiva, proprio quando finalmente ha finito di esordire ed è diventato un autore pubblicato a tutti gli effetti. Aria chiara, aria azzurra è uno dei suoi post buffi (sì, ne scrive tanti). I pesci che brindano ad nutum (o ad nuotum) al diluvio universale varrebbero da soli una lettura del post, che dite? Ma poi che, gli faccio ancora pubblicità? Ha più seguaci di Oshu, o come si chiama lui, lo seguono talmente in tanti che prima o poi denuncerà WordPress per stalkeraggio. O viceversa. Poi già molti lo sanno che proprio sul più bello, quando pensi che il suo blog sia un posto da frequentare per ridere (che è tutt’altro che poco), ti tira fuori uno di quei post dolorosi, duri eppure belli, di cui questo è solo un esempio

Righe orizzontali   Emiliana, sposata e madre di due bambini, Stefania lavora nelle pubblica amministrazione. Nel suo tempo, scrive. Mi ha colpito questo modo di esprimersi, perché non parla del suo “tempo libero”, ma proprio del “suo tempo”, ci ho visto un’intenzione ben precisa, quella di escludere la scrittura dalla categoria degli “hobby”, per farla entrare a pieno titolo nelle cose che danno un senso alle giornate. Il che me la fa sentire molto vicina. Romanzi, racconti, storie. Un solo istante è un fermo immagine, l’istantanea di un distacco per volare oltre ciò che è coerente e immacolato, verso qualcosa di imperfetto e di vero. In punta di dita, un racconto di stanchezza che pure diventa musica, musica delle parole usate, del ritmo con cui sono messe in ordine, in pochi versi, in modo da creare proprio una sorta di canto della stanchezza. Poi ho trovato questo In viaggio con Ayrton, piccola storia di una lunga passione, per un personaggio che del resto colpiva, aveva colpito anche me che di corse automobilistiche ne so meno che di sanscrito. Ma mi hanno colpito le parole, in cui mi sono profondamente rivista. L’oggetto è diverso, l’amore è lo stesso.

Pensieri sotto la neve è tanto che Andrea non scrive, ed è uno di quei casi in cui l’assenza si sente. Un blog dove si parla molto di montagna, come in questo post sul Tudaio, luogo di passeggiate, di bellezza e di storia. Si parla però anche molto di libri, e per scelta tanto di classici quanto di nuovi autori, magari persone che hanno esordito proprio da un blog, come Stefania Sabattini con “È così fragile”. Stefania Sabattini che, l’ho scoperto solo dopo e sembra una di quelle coincidenze che ti fanno pensare che le coincidenze non esistono, è proprio l’autrice del blog Righeorizzontali… Andrea poi affronta anche la diversità, l’economia, le maratone, la cucina e molti altri temi più o meno lievi, più o meno impegnativi, sempre con il passo di chi va a piedi e percorre molte strade ma lentamente, approfondendone la conoscenza non solo visiva, ma interiore, profonda, vitale. Dicono che sotto la neve sia il luogo più sicuro in cui rifugiarsi dal freddo, forse persino dalle valanghe, ed è in effetti una bella metafora. Trovare il proprio spazio di respiro, il calore che ti ripara quando fuori gelo e intemperie rischiano di farti perdere di vista la strada del ritorno e addirittura di assiderarti. Questo è davvero un bellissimo rifugio.

Trecuggine: Che fare in una assolata estate del sud Italia, quando uscire sarebbe una pessima idea? Leggere, naturalmente. Così, aiutate dalla ricca biblioteca della zia, le tre “cuggine” iniziano divorando tutto quello che capita a tiro, premi Nobel o Harmony non importa, purché si legga. Così si coltiva l’amore, provando e riprovando fino a trovare “quello giusto”, o nel caso dei libri “quelli giusti”. E se le scelte restano “un poco più consapevoli, ma neanche più di tanto”, almeno con i libri gli errori non si pagano mai troppo cari. E visto che i consigli di amici e cugini si sono rivelati e si rivelano preziosi, perché non provare a condividerli? Così è nata l’idea del blog, e mi pare un ottimo modo di nascere. Di Yeruldegger avevo sentito parlare non troppo tempo fa, mi incuriosiva l’ambientazione in Mongolia ma non credo che mi invoglierà a leggerlo, pigra come sono in materia di gialli. La recensione però è bella, anzi, più che una recensione è il resoconto di una chiacchierata avente ad oggetto il libro, e per questo mi piace ancora di più. Proporrò alte due citazioni prese vagando un po’ qui e là, non a caso, perché il caso, naturalmente, non esiste: diciamo GrossmanElizabeth Strout, due autori che vorrei leggere.

Mi spiace per l’edizione ridotta, ma volevo riprendere, se no poi non faccio in tempo a riaprire la rubrica che arriva la pausa natalizia 😀

Buona domenica e buon viaggio tra i blog!

Primo premio al mio racconto “Accidia”

Un’altra grandissima gioia,  il 22 ottobre prossimo sarò a Pistoia, alla premiazione del concorso letterario “Il Torrente“, organizzato dal Circolo Culturale La Viaccia. È la prima volta che vinco il primo premio con un racconto: benché abbia sempre scritto più in prosa e mi senta davvero poco “poetessa”, fino a questo momento i maggiori riconoscimenti erano andati proprio alle poesie.  Certo, quando quest’estate ho iniziato, al principio quasi per gioco, a mandare i miei scritti “a tappeto” a tutti i concorsi letterari che mi sembravano minimamente seri (e credetemi, ce ne sono davvero tanti), non mi aspettavo questi risultati. Sono un’iniezione di fiducia, e mi hanno spinto a fare sempre più “sul serio”, l’ho preso quasi come un altro lavoro. Non che mi mancassero le cose da fare, ma la scrittura ha la precedenza su quasi tutto. Accidia è uno dei racconti più apprezzati anche qui sul blog, ed è una belle emozione vederlo “crescere”.

La storia delle madeleine

La sapete la storia delle madeleine? no? Dovreste saperla. C’era questo scrittore, un po’… uhm… un po’ strano, Proust. Una volta, bevendo del tè, ha intinto uno di questi biscotti, una madeleine, e ha avuto un lampo, si è ricordato di tante cose del suo passato, e ha scritto dei libri che sono diventati famosi, alla ricerca del tempo perduto.

Fedelmente, quasi letteralmente, tratto da una conversazione realmente accaduta. Tra amiche, non a scuola. Ho volutamente lasciato in minuscolo l’ultima parte, è vero che si riferiva al titolo, ma nel contesto poteva anche riguardare ciò che questo strano scrittore cercava scrivendo. In effetti, Proust un po’ strano lo era. E come ricostruzione degli eventi che hanno portato ai libri in questione, questa mi sembra talmente geniale,  che potrebbe essere proposta nelle scuole come invito alla lettura, chissà che non riesca a rendere digeribili persino le Madeleine!