Musica

Quanto male, quanto bene fa scrivere di te, e rileggere quello che ho scritto, perdermi e ritrovarmi ancora infinite volte. La mia impazienza, però, fa rumore. Quando tutto il resto tace, sento solo lo scalpitare di una smania inutile, da cui non nascono parole, ma un frastuono taciturno, un  silenzio fragoroso. Ho bisogno di ritrovare la tua musica.

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LA LETTRICE DELLA DOMENICA – La natura dell’amore

Sono più irrequieta che mai, incapace, in questo momento, di avere pazienza. Sono costretta ad aspettare, ma scalpito. Intanto leggo, e non è poco. Non sono più capace come un tempo, però, di farmelo bastare. Scrivere, poi, scrivere è uno strumento prezioso e una ferita, una risorsa e un dolore in più.  Non trovo sufficientemente gratificante il processo creativo in sé, devo essere sincero. Quello che voglio è avere un pubblico (da: The World’s Greatest Dad, Il papà migliore del mondo).

Buffa, la natura dell’amore, così evanescente, inafferrabile eppure capace di raggiungere vette di intensità che nient’altro può eguagliare, con un suo aspetto solido, e talvolta, forse meno raramente di quanto si pensi, dotato di salde fondamenta. Parlo di ogni forma possibile dell’amore, evidentemente, compresa quella per la scrittura, per il giardino o per qualunque altra passione vera e duratura che possiamo avere.

Questo libro, che parla principalmente dell’amore romanico e/o sensuale, non mi ha coinvolta come mi aspettavo, eppure ci torno sopra, vado avanti e torno indietro, mi segno mentalmente frasi, poi altrettanto mentalmente cancello quei segni e ne creo altri.

La citazione di oggi è questa:

A nove anni amavo quasi tutto in maniera più o meno incondizionata. Lo scenario ovattato della prima neve dell’anno. L’acqua che scrosciava nei canali e nei fossati al disgelo. L’arco disegnato da una palla ben lanciata nel cielo estivo. Lo guardo distante degli occhi di Judy Garland che, a un’interruzione della noiosa trama, apriva bocca e cantava. I “Signore., pietà” e le tonache nere del Venerdì Santo. L’ostia ridotta in poltiglie sulla lingua e gli sfottò delle liceali mentre camminavo per Stenhouse Street e attraversavo i boschi lungo l’allevamento di Kirk. Soprattutto amavo le sorelle maggiori dei miei compagni di scuola, ragazze ancora snelle che mutavano in donne più o meno avvenenti, non ancora rovinate dal matrimonio: erano creature meravigliose, libere, col denaro nella borsetta e, sulle labbra ripassate con il rossetto, un sorriso dolce per il ragazzino melenso che ogni tanto le incrociava. Tutto ciò mi rendeva felice e non mi preoccupava che quella felicità fosse momentanea. Pochi minuti, un’ora, un pomeriggio di settembre nel parco, i momenti arrivavano e sparivano, restando misteriosi e incontaminati: erano un dono e non un peso.

(John Burnside, La natura dell’amore, Fazi 2017, traduzione di Giuseppina Oneto)

SABATOBLOGGER 56 – I blog che seguo

Avvocatolo Beh, è un piacere che sia arrivato il momento di presentare il blog di Avvocatolo in questa rubrica, appena rientrata dopo la (lunga) pausa estiva, proprio quando finalmente ha finito di esordire ed è diventato un autore pubblicato a tutti gli effetti. Aria chiara, aria azzurra è uno dei suoi post buffi (sì, ne scrive tanti). I pesci che brindano ad nutum (o ad nuotum) al diluvio universale varrebbero da soli una lettura del post, che dite? Ma poi che, gli faccio ancora pubblicità? Ha più seguaci di Oshu, o come si chiama lui, lo seguono talmente in tanti che prima o poi denuncerà WordPress per stalkeraggio. O viceversa. Poi già molti lo sanno che proprio sul più bello, quando pensi che il suo blog sia un posto da frequentare per ridere (che è tutt’altro che poco), ti tira fuori uno di quei post dolorosi, duri eppure belli, di cui questo è solo un esempio

Righe orizzontali   Emiliana, sposata e madre di due bambini, Stefania lavora nelle pubblica amministrazione. Nel suo tempo, scrive. Mi ha colpito questo modo di esprimersi, perché non parla del suo “tempo libero”, ma proprio del “suo tempo”, ci ho visto un’intenzione ben precisa, quella di escludere la scrittura dalla categoria degli “hobby”, per farla entrare a pieno titolo nelle cose che danno un senso alle giornate. Il che me la fa sentire molto vicina. Romanzi, racconti, storie. Un solo istante è un fermo immagine, l’istantanea di un distacco per volare oltre ciò che è coerente e immacolato, verso qualcosa di imperfetto e di vero. In punta di dita, un racconto di stanchezza che pure diventa musica, musica delle parole usate, del ritmo con cui sono messe in ordine, in pochi versi, in modo da creare proprio una sorta di canto della stanchezza. Poi ho trovato questo In viaggio con Ayrton, piccola storia di una lunga passione, per un personaggio che del resto colpiva, aveva colpito anche me che di corse automobilistiche ne so meno che di sanscrito. Ma mi hanno colpito le parole, in cui mi sono profondamente rivista. L’oggetto è diverso, l’amore è lo stesso.

Pensieri sotto la neve è tanto che Andrea non scrive, ed è uno di quei casi in cui l’assenza si sente. Un blog dove si parla molto di montagna, come in questo post sul Tudaio, luogo di passeggiate, di bellezza e di storia. Si parla però anche molto di libri, e per scelta tanto di classici quanto di nuovi autori, magari persone che hanno esordito proprio da un blog, come Stefania Sabattini con “È così fragile”. Stefania Sabattini che, l’ho scoperto solo dopo e sembra una di quelle coincidenze che ti fanno pensare che le coincidenze non esistono, è proprio l’autrice del blog Righeorizzontali… Andrea poi affronta anche la diversità, l’economia, le maratone, la cucina e molti altri temi più o meno lievi, più o meno impegnativi, sempre con il passo di chi va a piedi e percorre molte strade ma lentamente, approfondendone la conoscenza non solo visiva, ma interiore, profonda, vitale. Dicono che sotto la neve sia il luogo più sicuro in cui rifugiarsi dal freddo, forse persino dalle valanghe, ed è in effetti una bella metafora. Trovare il proprio spazio di respiro, il calore che ti ripara quando fuori gelo e intemperie rischiano di farti perdere di vista la strada del ritorno e addirittura di assiderarti. Questo è davvero un bellissimo rifugio.

Trecuggine: Che fare in una assolata estate del sud Italia, quando uscire sarebbe una pessima idea? Leggere, naturalmente. Così, aiutate dalla ricca biblioteca della zia, le tre “cuggine” iniziano divorando tutto quello che capita a tiro, premi Nobel o Harmony non importa, purché si legga. Così si coltiva l’amore, provando e riprovando fino a trovare “quello giusto”, o nel caso dei libri “quelli giusti”. E se le scelte restano “un poco più consapevoli, ma neanche più di tanto”, almeno con i libri gli errori non si pagano mai troppo cari. E visto che i consigli di amici e cugini si sono rivelati e si rivelano preziosi, perché non provare a condividerli? Così è nata l’idea del blog, e mi pare un ottimo modo di nascere. Di Yeruldegger avevo sentito parlare non troppo tempo fa, mi incuriosiva l’ambientazione in Mongolia ma non credo che mi invoglierà a leggerlo, pigra come sono in materia di gialli. La recensione però è bella, anzi, più che una recensione è il resoconto di una chiacchierata avente ad oggetto il libro, e per questo mi piace ancora di più. Proporrò alte due citazioni prese vagando un po’ qui e là, non a caso, perché il caso, naturalmente, non esiste: diciamo GrossmanElizabeth Strout, due autori che vorrei leggere.

Mi spiace per l’edizione ridotta, ma volevo riprendere, se no poi non faccio in tempo a riaprire la rubrica che arriva la pausa natalizia 😀

Buona domenica e buon viaggio tra i blog!

Primo premio al mio racconto “Accidia”

Un’altra grandissima gioia,  il 22 ottobre prossimo sarò a Pistoia, alla premiazione del concorso letterario “Il Torrente“, organizzato dal Circolo Culturale La Viaccia. È la prima volta che vinco il primo premio con un racconto: benché abbia sempre scritto più in prosa e mi senta davvero poco “poetessa”, fino a questo momento i maggiori riconoscimenti erano andati proprio alle poesie.  Certo, quando quest’estate ho iniziato, al principio quasi per gioco, a mandare i miei scritti “a tappeto” a tutti i concorsi letterari che mi sembravano minimamente seri (e credetemi, ce ne sono davvero tanti), non mi aspettavo questi risultati. Sono un’iniezione di fiducia, e mi hanno spinto a fare sempre più “sul serio”, l’ho preso quasi come un altro lavoro. Non che mi mancassero le cose da fare, ma la scrittura ha la precedenza su quasi tutto. Accidia è uno dei racconti più apprezzati anche qui sul blog, ed è una belle emozione vederlo “crescere”.

A Kazuo Ishiguro il Nobel per la letteratura

…e potrei dire finalmente uno di cui ho letto qualcosa “prima” che vincesse il prestigioso premio (potrebbe anche essere che sia già capitato, ma non ne sono certa). Quel che resta del giorno è un libro bellissimo, da cui è stato tratto un film bellissimo con quei due magnifici attori che sono Emma Thompson e Anthony Hopkins. Ma insomma, sono felice per Ishiguro e per me che ho letto il suo (ribadisco) bellissimo libro.

Il cavallo d’acciaio, come ti costruisco l’America

Sono raffreddatissima, forse influenzata, adesso mi guardo un altro film ma volevo raccontarvi brevemente Il Cavallo d’acciaio, un altro di quei film che hanno contribuito a costruire il mito americano. Bello, bellissimo, talmente espressivo che ti sembra di sentirli parlare i personaggi, benché sia un film muto. E ancora una volta, gli ingredienti classici, ma molto sapientemente dosati: un progetto ambizioso che cambierà per sempre la faccia dell’America unendo l’est all’ovest, sogni, spirito di iniziativa, magnifici paesaggi, amore, indiani, cavalli, bufali, e tanto,  tanto lavoro, portato avanti da irlandesi, italiani, cinesi…

https://m.youtube.com/watch?v=BLxKxD3USrgBLxKxD3USrg

 

La storia delle madeleine

La sapete la storia delle madeleine? no? Dovreste saperla. C’era questo scrittore, un po’… uhm… un po’ strano, Proust. Una volta, bevendo del tè, ha intinto uno di questi biscotti, una madeleine, e ha avuto un lampo, si è ricordato di tante cose del suo passato, e ha scritto dei libri che sono diventati famosi, alla ricerca del tempo perduto.

Fedelmente, quasi letteralmente, tratto da una conversazione realmente accaduta. Tra amiche, non a scuola. Ho volutamente lasciato in minuscolo l’ultima parte, è vero che si riferiva al titolo, ma nel contesto poteva anche riguardare ciò che questo strano scrittore cercava scrivendo. In effetti, Proust un po’ strano lo era. E come ricostruzione degli eventi che hanno portato ai libri in questione, questa mi sembra talmente geniale,  che potrebbe essere proposta nelle scuole come invito alla lettura, chissà che non riesca a rendere digeribili persino le Madeleine!