La poetica delle cose

Dicono che i poeti devono sporcarsi le mani, giusto? E dunque, sia: da poetessa (o poeta?!) e traduttrice a donna di fatica è un attimo. Ho carteggiato e stuccato una stanza, dato la pittura di fondo, svuotato cuffe di carbone per gli operai che ci mettono il “zetto” ossia le rovine della demolizione, sfoderato e prelavato a mano un divano, fatto la lavatrice, lavato i pavimenti (un sacco di volte!), spostato un materasso, iniziato a riordinare il garage, e nel frattempo lavoro anche (inteso nel senso di lavoro pagato…).  E ancora non ho messo le mani nella terra… spero domani, il giardino aspetta, e forse la poesia si nasconde anche lì, tra un bruco e un’achillea.

Adesso però mi piazzo sul divano con un bel film, e non ci sono per nessuno!

Fortune non scontate

Stasera su Raistoria, canale che mediamente ci piace, davano un programma su De André. E ho pensato, non per la prima volta, che lo ascolto sempre troppo poco, benché conosca praticamente tutte le sue canzoni, che ad ogni ascolto vanno un po’ oltre, danno qualcosa in più. Come succede solo ai più grandi, o a quelli che danno molto di sé e consentono a tanti di identificarsi in maniera più vicina, quasi affettiva: quando muoiono mancano enormemente, li si piange come fossero stati amici, persone care, e al tempo stesso, è come se fossero sempre lì, hanno una forza, un’intensità non comune nella presenza e nell’assenza. Credo sia perché qualunque cosa facciano, la fanno per passione e per amore, ma anche sempre senza prendersi troppo sul serio. Dando l’impressione che avrebbero potuto in effetti tranquillamente fare altro, e facendoti sentire tanto più grato della loro scelta, perché in quel caso, il mondo, o almeno il tuo mondo, sarebbe stato molto meno ricco. De André diceva che le canzoni erano “l’ornamento” di una vita in cui c’era comunque molto altro dentro; Robin Williams aveva scoperto il suo talento per l’improvvisazione casualmente, mentre studiava scienze politiche, e aveva cambiato strada, mantenendo la consapevolezza che comunque di strade ce n’è sempre più di una, che il loro mestiere, per bellissimo che sia, non è “tutto” e non li “identifica”. Allora dentro di me c’è un po’ sempre questa idea, guarda che fortuna hanno avuto, guarda che fortuna abbiamo avuto, e magari nel mio amore c’è anche questo: la bellezza che hanno regalato alla mia vita non era affatto scontata.

Esausta ma felice

Stiamo ristrutturando casa e oggi mi sono dedicata a svuotare la cucina e pulirla, prima di darla via (che vuol dire anche trovare un posto, provvisorio ma non senza criterio, per tutto il contenuto); ho fatto due sughi con le verdure dell’orto; ho sciroppato pere e more precedentemente raccolte e ci ho fatto una cheesecake (tutto a km zero insomma); ho svuotato anche il bagno perché domani iniziano i lavori; e domani ci sarà da coordinare: chi viene a prendersi la cucina, chi viene a portare e montare un mobile, chi viene a fare le demolizioni in bagno. Sono distrutta, ma contentissima di questo sogno che si realizza.

E stasera qui il cielo era così:

Premiazione al Circolo Pickwick

Piacevolissima premiazione e persone deliziose oggi al Circolo Pickwick di Besana Brianza, Il nome sulla targa l’hanno scritto alla brasiliana, ma va bene uguale); orgogliosa del secondo premio ricevuto per Il territorio delle civette, che è questa poesia qui:

Mi fido della notte, di tutte le cose
invisibili ed oscure, e mute,
sbriciolate tra le dita:
quelle che, come il buio e il silenzio,
ti spezzano l’anima, per ricomporla
in un ordine diverso, un altro modo.
La notte è per chi
ha i margini strappati e il cuore denso,
perso in un intrico di vecchi arnesi,
chiodi, canne da pesca
e regali, che non sai più di chi;
perché per camminare di notte
bisogna costringere i piedi riottosi,
disubbidire alla strada,
sfuggire alle belve, ai rapaci, ai vetri rotti
e per il resto fare
come se si sapesse tutto.
La notte è di chi varca il mare,
senza perdere tempo a tracciare i confini;
è il territorio delle civette,
che ti percorrono il cuore
in cerca di un indizio.
La notte sono i tuoi occhi dispersi,
sono io che li cerco
tra i segreti di quel fuoco di stelle.
Mi fermo a guardarti, e alla finestra
si affacciano le nebbie della darsena,
ma in tutto questo buio, tu
forse non te ne accorgi.

Felice anche di aver conosciuto il Barman del Club, e se ancora non sapete chi è, suggerisco di precipitarvi al Sourtoe Cocktail Club, dove non mancheranno buone letture e buona musica!

La poesia e il brucaliffo

Alla presentazione l’altro giorno si è parlato di molte cose, a partire dalla fatidica domanda: cosa è la poesia? Mi viene subito alla mente il brucaliffo:

Coosa essere tu?

Ma per far più bella figura, ho trovato una citazione da Wislawa Szymborska, che finiva con queste parole: La poesia – / ma cos’è mai la poesia? / Più d’una risposta incerta / è stata già data in proposito. / Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo / Come alla salvezza d’un corrimano.

Così ho pensato che sì, c’è salvezza in questo non sapere, questo non sapere, dopotutto, ti permette di scrivere, perché è quel non sapere fino in fondo cosa stai facendo che ti permette di guardarti e guardare il mondo da un altro lato, o in modo diverso. Sentendo forse che il rischio del ridicolo è sempre in agguato, ma che, dopotutto, anch’io preferisco il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne.

Il resto alla prossima puntata!

Essere, fare e colori autunnali

Questo autunno continua a produrre fiori e frutti, alcuni di stagione, altri meno.

A proposito di frutti, l’incontro dell’altro giorno è stato davvero fertile, ha portato idee, pensieri e connessioni che vi racconterò.

Quanto al cinema, ancora anni ’30, ho visto I 39 scalini di Hitchcock, e anche di quello vorrei parlarvi, per cui ho tante cose da dire, altro che declino, qui si preannuncia una stagione di fervore creativo e colori gioiosi. Più i lavori di ristrutturazione, più la scrittura, lo studio per la patente, le traduzioni, la famiglia, i libri, il cinema, l’università della terza età… Sento forte il desiderio di esserci e sento che per esserci bisogna, più che mai, fare (intendiamoci, il fare può ben includere lo star seduti in poltrona con un libro o un film, ogni tanto almeno!).